#SalTo30: Pensieri e impressioni Pink

Con il Salone del Libro di Torino ho sempre avuto un rapporto particolare. Prima di quest’anno, non ero mai riuscita a visitarla e la custodivo nel cuore come un sogno non realizzato. Poi è arrivato il 2017, questo maggio pieno di vento che mi ha vista arrivare a Caselle col mio tesserino Pink dopo un volo diversamente rilassante – un atterraggio ritardato di venti minuti, un balletto da giostra nell’ultimo tratto – che però, come si vedrà, ne è valso la pena.

E ne è valso la pena perché la Fiera non inizia dal Lingotto, dalla coda interminabile che si riversa sulla strada, tra le macchine piene di gente che abbassa i finestrini per fissare questi appassionati lettori, editori e scrittori dritto negli occhi. La Fiera inizia dalla metro, dai vagoni che già da Porta Nuova si riempiono di visitatori. Li si riconosce dalla borsa piena di libri da far autografare, dai discorsi, dall’entusiasmo col quale controllano le fermate una dopo l’altra, pur sapendo che il Lingotto è il capolinea, non possono sbagliare. All’arrivo, basta dare un’occhiata al serpentone di gente in coda fin oltre i cancelli per capire che questa edizione sarà un successo. Si chiacchiera, girano voci di editori che nei primi due giorni sono già riusciti a pagarsi lo stand. Quindi i lettori ci sono, è il mio primo pensiero mentre entro nel primo padiglione e sento il caldo umido dei corpi, l’odore della carta che si mescola a quello del sudore, il basso continuo delle chiacchiere e delle risate. Tanta, tantissima gente. Anzi, non “gente”, ma lettori. Persone in piedi intorno agli stand che scelgono i libri, li soppesano, ne leggono la quarta di copertina, spesso li comprano. Il discorso sulle statistiche sulla lettura sarebbe lungo da affrontare, eppure qui, alla Fiera, una scintilla di ottimismo non può che accendersi. Che importa se i ragazzi più giovani sono venuti con la scuola? A che pro le polemiche che sempre ci sono e ci saranno? Ciò che conta è che i libri diminuiscano negli stand, che un autore possa esclamare “Sold out!”, che i piccoli editori abbiano la possibilità, finalmente, di farsi conoscere.

Perché questa Fiera, vi dirò la verità, mi è davvero sembrata il trionfo della piccola editoria di qualità. Ho avuto il piacere di stringere la mano di giovanissimi editori – Las Vegas Edizioni, Astro Edizioni, DZE Edizioni, tra gli altri – e di apprezzare da vicino il loro lavoro, l’entusiasmo col quale ogni giorno affrontano la sfida del riuscire a entrare nelle case dei lettori. Il SalTo è stato anche occasione di incontri con gli autori, emergenti e affermati, che con passione hanno autografato i libri e si sono offerti alle domande dei lettori e alle loro curiosità.

È stato, naturalmente, anche il Salone degli incontri. Tra gli altri, mi piace ricordare l’interessante incontro “Il viaggio femminile nel passato, fra realtà e finzione letteraria”, organizzato dalla Jo March Agenzia Letteraria e incentrato, tra le altre cose, sulle opere di Lucy Maud Montgomery e Mara Barbuni (che ha scritto di Elizabeth Gaskell). Noi di Pink non potevamo che ascoltare incantate il racconto tutto al femminile del viaggio inteso come esperienza di vita che stimola la produzione creativa e si fa fonte d’ispirazione letteraria.

Ho lasciato il Salone col cuore colmo di entusiasmo e di ottimismo, nonché con una borsa decisamente piena di libri. Perché il mondo letterario dovrebbe essere anche questo: aiuto reciproco e sostegno, curiosità di conoscere l’opera altrui e di lasciare recensioni, commenti, segni del proprio passaggio. Lo scrittore ci mette il cuore, ma al lettore spetta il compito di completare l’opera col proprio immaginario e con le sue sensazioni. Ben vengano, dunque, occasioni come quella offerta dal Salone del Libro di Torino per far sì che la lettura non sia soltanto un piacere solitario, ma la condivisione di interi mondi tutti da scoprire.

 

Undici donne nelle pagine di un diario

Ciao booklovers,

non avete ancora deciso cosa leggere nel weekend? Ecco un consiglio per voi.

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“Ci vuole forza per potersi permettere di mostrarsi fragili”

Undici racconti brevi di donne comuni, come tutte noi, donne che hanno un lavoro soddisfacente o che lottano per averlo, donne in cerca di un amore e donne che cercano di capire perché quell’amore che tanto aveva scaldato il loro cuore ora gli si rivolta contro.

Donne che esprimono la loro essenza di donne, che combattono giorno dopo giorno con le difficoltà della Vita. Undici testimonianze di donne diverse fra loro, con diversi problemi e diverse gioie, ma così simili nelle loro fragilità e nella loro forza: undici donne o undici aspetti della stessa donna, perché dentro ognuna di noi c’è un caleidoscopio di emozioni che ci rende enigmatiche, discontinue e originali.

Da Giulia che combatte con la depressione a Monica che affronta un tradimento d’amore passando per Serena che scrive una lettera alla bambina che tiene in grembo: questo testo di Ginevra Roberta Cardinaletti ci permette di leggere una pagina del loro diario, una fotografia dei loro pensieri, un fermo immagine della loro storia in cui scopriamo la loro voglia di non arrendersi e di non fermarsi, e in cui, soprattutto, troviamo una parte di noi che forse teniamo nascosta. E che invece ci permetterebbe di volare.

Perché attraverso i loro occhi possiamo analizzare meglio la nostra vita, attraverso i loro pensieri, i loro sfoghi rabbiosi o le loro manifestazioni di felicità possiamo capire meglio noi stessi.

Passiamo ore e giorni interi a leggere quello che le persone scrivono sui social, ma vediamo solo ciò che vogliono far vedere e questo non ci fa crescere. Ginevra Roberta Cardinaletti, invece, ci porta oltre lo “stato” dei social network, oltre i sorrisi di circostanza, oltre i “ma sì, va tutto bene dai, non possiamo lamentarci”, e ci mostra la loro anima. La nostra anima.

 “Forse stiamo fingendo tutti, ma per dimostrarci cosa?

Non sarebbe più facile se ci aprissimo agli altri, se ammettessimo le nostre incertezze?

Parlare con sincerità di noi ci farebbe sentire più libere, e sentire le storie e i sentimenti delle altre donne ci aiuterebbe a capire che non siamo poi così strane”.

Link di acquisto: Undici donne nelle pagine di un diario

I nuovi classici DeA

Ciao booklovers,

I nuovi classici firmati DeA arrivano in libreria.

Le più belle storie romantiche di tutti i tempi in una nuova traduzione integrale e una veste grafica adatta a tutti i teenager, in grado di avvicinare i giovani lettori ai capolavori immortali della letteratura. Questa è la linea guida che ha orientato la scelta dei nuovi titoli, tutti contrassegnati da preziose prefazioni d’autore: Cime tempestose (Emily Brontë) porta infatti la firma di Tommaso PincioRagione e sentimento (Jane Austen) quella di Evita Greco,Madame Bovary (Gustave Flaubert) e Dracula(Bram Stoker) vedono la prefazione rispettivamente di Andrea Bajani e Claudia Durastanti.

 Link di acquisto: Classici DeA

Al buio di Carlotta Borasio e Andrea Malabaila

Ciao booklovers,

oggi vi parliamo di una storia breve, ma appassionante; una novità Intermezzi Editore. L’abbiamo letto per voi e vogliamo consigliarvelo con le parole degli stessi autori. Lanciatevi in questa lettura, non ve ne pentirete.

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«La luce è tornata dopo mezz’ora di caos, ma a quel punto nessuno aveva più voglia di festeggiare. Le voci erano diventate realtà: sul prato è stato ritrovato il corpo senza vita di un giovane uomo, le cui generalità al momento risultano ignote. Così come sono ancora ignote le cause del decesso.»

Ecco le avvertenze degli autori prima della lettura, che raccontano com’è nato questo progetto editoriale.

– La storia che state per leggere è stata scritta a quattro mani. Una parte l’ha scritta Carlotta, una parte l’ha scritta Andrea. Carlotta e Andrea, al momento della stesura, erano sposati da due anni e stavano insieme da quasi otto.

-Questo racconto nasce come un gioco: facciamo finta che. Facciamo finta che Andrea e Carlotta siano andati a una festa di paese, che ci sia stato un blackout e che durante il blackout ci sia stata una vittima. L’articolo di giornale che riportava la notizia è stato scritto insieme. E poi via libera alla fantasia. Cosa avrebbe fatto Carlotta in una situazione simile? Cosa avrebbe fatto invece Andrea? I due protagonisti erano ben conosciuti agli autori, con i loro caratteri, i loro tic, i loro ricordi. Tutto il resto, una simulazione. Le due storie sono state scritte, come dice il titolo, al buio, senza che uno sapesse cosa stava scrivendo l’altra.

-L’idea è nata dopo aver visto la serie tv The Affair, in cui ogni episodio è diviso in due parti, la prima narrata dal punto di vista di lui, la seconda dal punto di vista di lei. La cosa bella di The Affair è che non si sa quale delle due parti sia veritiera, e probabilmente non lo è nessuna perché ogni fatto, ogni evento, ogni storia cambiano attraverso lo sguardo di chi racconta. A dimostrazione che l’oggettività non esiste, e che tutte le storie – anche quelle che vorrebbero essere più fedeli alla verità dei fatti – sono storie di fantasia.

Buona lettura!

Link di acquisto: Al buio

Jane The Virgin: quando la tv è ancora creativa

I corsi e ricorsi storici in televisione ci sono sempre stati, così come gli spunti, le emulazioni, e perché no, le vere e proprie imitazioni.

Oggi, al tempo di Netflix, che ha sbaragliato la concorrenza con serie originali, inaspettate, e di solito di un numero limitato di episodi, ai network americani restano poche carte sul tavolo.

Alcuni decidono di procedere con infinite stagioni di telefilm ormai in discesa, e come dicono gli americani di ‘mungere la mucca morta’, altri di riesumare vecchie serie chiuse da anni con reboot e remake, altri ancora tentano invano di seguire filoni che ormai stanno giungendo al termine.

La CW di certo non è mai stata molto affidabile sul fronte rinnovi/cancellazioni, e negli ultimissimi anni non è riuscita a mantenere il fascino delle serie veterane (come Supernatural, The Vampire Diaries e One Tree Hill) con i nuovi prodotti, ma tre anni fa, improvvisamente una idea apparentemente debole sul mercato americano, ha cambiato le sorti della rete, diventando una delle comedy/drama più seguite della tv a stelle e strisce, con successo di pubblico, critiche e portando a casa diversi premi.

Jane The Virgin racconta le vicende di una ragazza cattolica latina che vive a Miami con sua madre e la sua abuela (nonna) che viene per sbaglio inseminata artificialmente, e aspetta il figlio del suo capo (per il quale una volta aveva una cotta), pur restando una vergine. Apparentemente una trama debole, da soap opera, scusate da ‘telenovela’, ma il tutto sta proprio qui. La serie unisce elementi tipici della telenovela sud americana, a elementi delle commedie brillanti americane, a elementi di crime e di giallo, con l’elemento musicale che non guasta mai (vi dico solo che tra le guest ci sono anche Gloria Estefan, Charo, Paulina Rubio, Juanes e Britney Spears!), a input da romanzo. Sì, perché c’è una voce narrante onnisciente (o quasi!), che ci narra le disavventure della protagonista.

Lo so, lo so, vi siete un po’ persi, ma semplicemente si parte da questo incidente medico per narrare la vita di una ragazza che sogna di diventare una scrittrice e che vive una serie di inaspettati avvenimenti che cambieranno totalmente la sua vita. Una trama all’inizio solo divertente, che diventa commuovente e appassionante, perché riderete come Jane, vi emozionerete come Michael, rifletterete come abuela, canterete come Xiomara, vi sentirete una star come Rogelio, tramerete come Petra, cambierete come Rafael, e con la semplice trama da telenovela dovrete restare al passo per non sottovalutare il giallo da risolvere, degno di un qualunque altro crime.

Una serie creativa, mi piace definirla così, perché unisce elementi di vari ambiti televisivi e non riuscendo a farli convivere tutti insieme. Un riflesso sulla cultura mista americana, dove si fondono culture, religioni, stili di vita differenti.

A questo si aggiunge un cast eccezionale, all’altezza della difficile impresa del passare dal comico al drammatico, perché l’elemento pathos è sempre dietro l’angolo, e ogni volta che penserete che i sogni di Jane si stiano per avverare, qualcosa stravolgerà la trama… di nuovo.

ABC make-up: Il fondotinta

Ciao beauty lovers, oggi vi spiegherò come e quale fondotinta scegliere.

Una base viso è fondamentale per creare un aspetto curato. Nasconde piccole e grandi imperfezioni dell’incarnato e dona un aspetto sano e luminoso.

Il fondotinta è uno degli alleati di bellezza più usati, ma anche uno dei più difficili da scegliere.

Regola numero 1: scegliere il colore che si avvicina di più alla propria carnagione.

Regola numero 2: scegliere la formulazione  più adatta al proprio tipo di pelle.

Regola numero 3: utilizzare poco prodotto, applicarlo con gli appositi strumenti (beauty blender, pennelli, oval brush). Ricordarsi di stendere il prodotto dal interno verso l’esterno.

In generale,  i fondotinta che troviamo in commercio sono:

  • Il fondotinta stick è adatto soprattutto alle pelli secche e normali, ha un elevata coprenza.
  • Fondotinta compatto in polvere,  assicura una copertura leggera, utile d’estate per uniforme l’incarnato ed è un prodotto ideale per le pelli miste e grasse.
  • Il fondotinta in crema, è un prodotto con altissima coprenza ottimo per chi deve nascondere discromie importanti come vitiligine e macchie senili.
  • Fondotinta minerale, si presenta in polvere libera. Può essere utilizzato sia asciutto o miscelandolo con un po’ di crema viso per farlo diventare liquido.

In estate per uniforme l ‘abbronzatura sono le bb cream, formulazioni che idratano la pelle, la proteggono dai raggi solari e  rendono  uniforme  l’ incarnato  mimetizza no I pori dilatati.

Spero di essere stata utile,  se avete domande contattatemi su pinkmagazineitalia@gmail.com

 

 

Destiny

Ciao Pink readers,

oggi Laura D’Amore ci racconta il nuovo successo editoriale Newton Compton.

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Per Keeley sarebbe stato già un disastro aver preso il telefono sbagliato, l’ultimo giorno di scuola appena prima di partire per le vacanze estive. Ma il disastro si trasforma in una vera catastrofe quando scopre di aver preso per errore quello dell’odioso egocentrico Talon, che tra l’altro se n’è appena andato dal campo di calcio… con il suo telefono. Con riluttanza, i due decidono di inoltrarsi reciprocamente i rispettivi messaggi per una settimana. E così, giorno dopo giorno, Keeley inizia a conoscere un altro lato di Talon, che non le dispiace per nulla. C’è molto oltre la facciata dell’atleta sbruffone che la maggior parte delle persone vede. E inizia a esserci molto di più anche nel cuore di Keeley riguardo a Talon. Troppo. Mentre si scambia messaggi con Talon, anche lei può andare oltre la sua immagine stereotipata di sorella gemella di uno dei ragazzi più popolari della scuola. Messaggio dopo messaggio, riesce a esprimersi come non le era mai capitato, e sente che potrebbe davvero diventare la persona che ha sempre voluto essere…

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Keeley e Talon apparentemente sono due ragazzi completamenti opposti. Lei timida e riservata, lui egocentrico e sicuro di sé.

Eppure niente è come sembra. Il destino si mette sulla loro strada, scambiando erroneamente i loro telefonini. Iniziano così un rapporto via sms, che permette ad entrambi di essere davvero ciò che sono e di dire sempre ciò che pensano.

Il loro prima incontro sembra andare bene, finché Talon non scopre che Keeley è la sorella gemella di Zach, il suo rivale di sempre di football.

Un segreto però aleggia tra i due ragazzi che va ben oltre lo sport ed inizialmente Keeley si allontana dal fratello ma, quando scopre tutta la verità, prenderà definitivamente le distanze da Talon. Per quanto lui si sforzi di farsi perdonare, lei resta sempre ferma sulla sua posizione, riuscirà quindi a riconquistare la sua fiducia? Sarà solo il confronto con Claire a riportare tutti sulla giusta strada.

Il romanzo affronta diversi temi adolescenziali, in primis il rapporto con se stessi, il nascondersi dietro una maschera per apparire ciò che gli altri vogliono che tu sia.

Poi c’è la perenne accondiscendenza nei confronti del proprio gemello, come se fosse impossibile tagliare il cordone ombelicale che lega l’uno all’altra.

C’è l’incertezza sul futuro e la paura di fare la scelta sbagliata per il college, mettendo da parte i propri desideri per rendere felici chi ci sta vicino.

E dulcis in fundo abbiamo un sacco di marshmallow!! Perché? Perché io amo i marshmallow, così come i nostri protagonisti!!

Link di acquisto: Destiny

Partecipate al bellissimo contest sulla pagina Facebook dell’Editore: Contest DestinyMania

Roberto Saviano al #SalTo 2017

Il Salone del Libro di Torino 2017 si intitolava Oltre i confini e ben ha coniugato questo spirito uno dei suoi protagonisti: Roberto Saviano. Lo scrittore ha fatto due interventi di massimo interesse, uno a Radio Radicale, e uno presso la sala gialla oltre a un lunghissimo firma copie; e non parlo per sentito dire ma per esperienza sul campo: allo stand Feltrinelli, la fila era più lunga di quella al museo egizio. Roberto arriva puntualissimo, preceduto dalla scorta che controlla lo spazio messo a disposizione da Radio Radicale, e appare sorridente e sereno, forse un po’ in imbarazzo per la stretta vicinanza con il pubblico, lo spazio era molto piccolo.

Inizia a parlare, è ipnotico, con un eloquio forbito ma chiaro, e racconta di come non esista più il racconto della verità ma come questa sia piegata dalle fake news che diventano in internet subito virali e quindi più difficili da smentire o confutare, parla dell’odio e delle valanghe di bugie a cui è spesso sottoposto soprattutto sui social, grazie ad una fake news è stato dato anche per morto con conseguente disperazione e sconforto della madre, che chiamava tutti i suoi assistenti a ripetizione ma incredula non si è data pace finché non ha parlato con lui in persona. Parla del violento attacco a cui è stato sottoposto per aver difeso le ONG e di come lo stesso Pasolini fosse vittima dei media e, non essendoci ancora internet o i social, avesse la fobia degli attacchi vergognosi subiti dai giornali e dai giornalisti di destra e sinistra indistintamente. Parla di Trump e di come sia stato eletto dal popolo americano non perché preparato o meritevole ma perché percepito, come vero in quanto, apertamente e vergognosamente maleducato, arrogante e presuntuoso ma proprio per questo giusto per vendicare gli americani dalle delusione delle precedenti politiche democratiche. L’incontro molto gradevole e intimo è durato un’ora piacevolissima che è volata via, lasciando tanti spunti interessanti. Dopo l’incontro con i Radicali, corro al firma copie già gremito di gente! Il pubblico di Roberto è eterogeneo e variegato: ci sono in fila adolescenti, ma anche signori e signore, perfino delle ragazze vestite da sposa che rappresentavano a loro modo la lotta contro la mafia con indosso dei vestiti sequestrati al ratchet mafioso, insomma sembra che lo scrittore piaccia un po’ a tutti, in maniera trasversale e tutti lo abbracciano, gli stringono la mano, lo ringraziano.

Il giorno successivo, dopo tre ore di fila, guadagno i primi posti per ascoltare il suo monologo. Parla di Falcone e di come in vita stesse poco simpatico ai suoi colleghi magistrati, per il solo fatto di essere forse più bravo. Roberto Saviano, con una certa rabbia, racconta di come per essere credibili agli occhi degli italiani bisogna morire, preferibilmente ammazzati; quando la prima bomba che serviva per uccidere Falcone non è scoppiata,  fu accusato di aver organizzato lui stesso l’attentato, come se la mafia non potesse sbagliare. L’intervento dura un’ora, la gente applaude stregata; lui saluta, ringrazia e va via.

Vanessa Aresu

Delitto di una notte buia

Questo romanzo breve fu pubblicato per la prima volta nella rivista di Charles DickensAll the Year Round.

Al titolo originale A (Dark) Night’s Work la parola “dark” fu aggiunta da Dickens contro i desideri di Gaskell. Dickens riteneva che il titolo modificato fosse più impressionante, non era la prima volta che i due avevano idee diverse sulle politiche editoriali. Lui era più attento alle esigenze del marketing, piuttosto che a quelle letterarie della sua collaboratrice. Allo stesso modo ebbero disaccordi sul ritmo e metodo seguiti da Gaskell, perché secondo Dickens non suscitavano e mantenevano desta a sufficienza l’aspettativa del pubblico di lettori.

Gaskell è concentrata, secondo lo stile che la contraddistingue, sul dramma umano e quindi sull’approfondimento psicologico dei caratteri e dell’animo dei personaggi, ma qui anche l’intreccio della storia è complesso e strutturato e il ritmo avvincente.

La storia parla dell’avvocato Edward Wilkin che avendo ricevuto un’istruzione di alto livello, si sente in diritto di frequentare ambienti superiori alla sua posizione sociale. È un uomo che beve e spende molto e le sue debolezze si riflettono sul suo lavoro, tanto da costringerlo ad assumere un socio -un uomo sgradevole di nome Mr Dunster. Una notte nel pieno di una lite furibonda, Edward colpisce a morte il socio. La figlia Ellinor e un fidato domestico, Dixon, lo aiutano a seppellire il corpo in giardino. Ma è il personaggio di Ellinor, prostrato dal senso di colpa, a muovere gli ingranaggi della storia diventando personaggio di primo piano.

Elizabeth Gaskell offre al lettore il ritratto di un’anima tormentata dal vizio e dal senso di inadeguatezza, che scivola drammaticamente nell’abuso di alcol; il racconto di un assassinio, in cui è labilissimo il confine tra le diverse responsabilità di chi è coinvolto; lo studio del senso di colpa; la disamina degli effetti dell’orgoglio e dell’ambizione sui rapporti personali; l’interrogativo -a tratti sconcertante- a proposito della natura della verità.

In questo racconto ritroviamo sia i tratti tipici della scrittura della Gaskell, sia un’interessante analisi dei temi “oscuri” e straordinariamente moderni. L’opera è diretta a criticare nemmeno troppo velatamente la discriminazione di classe e la concezione materialistica della vita. I fatti drammatici narrati ammoniscono sulla gravità degli effetti negativi di una cattiva e deleteria condotta.

L’anno 1863 fu particolarmente prolifero per Gaskell perché fu l’anno anche di Gli innamorati di Sylvia, e di altri racconti (tra cui anche Mia cugina Phillis). La varietà di temi e ambientazione dimostrano sia la sua versatilità sia la capacità di sperimentazione. I luoghi di Delitto di una notte buia sono molto lontani dalla costa occidentale e da Whitby; qui il contesto del racconto, dal punto di vista strettamente geografico, è il Cheshire. Il riferimento a Chester è abbastanza esplicito, mentre il personaggio come Ellinor deve, in parte, la sua creazione ad alcune suggestioni personali e anche ad alcune modellizzazioni letterarie di cui Gaskell era esperta conoscitrice.

Quando si inizia un progetto è fondamentale portarlo avanti e coltivarlo, se possibile, con sempre maggiore dedizione. In questa direzione si colloca la presente pubblicazione delle Edizioni Croce che con essa aggiungono un altro tassello alla già lunga lista delle opere di Elizabeth Gaskell riportate alla luce:

Bran e altre poesie

I fratellastri

La casa nella brughiera

Mary Barton – Racconto di vita a Manchester

Racconti

Delitto di una notte buia allora illumina, a dispetto di quell’indicazione di genere “dark”, la preziosa opera di promozione della conoscenza e valorizzazione in italiano di Elizabeth Gaskell, squisita signora e scrittrice inglese, delicata e appassionata al contempo, attraverso un esemplare che acquista pregio da se stesso e dalle firme che lo corredano.

La traduzione

La traduzione è stata affidata alle competenze di Mara Barbuni che si occupa di scrittura femminile dell’Ottocento e in modo particolare di Elizabeth Gaskell: ha recentemente tradotto i romanzi Gli innamorati di Sylvia e Mogli e figlie (mai apparsi prima in italiano), cura il sito intitolato alla scrittrice: https://elizabethgaskell.jimdo.com/.

L’introduzione

L’introduzione è a cura del massimo esperto italiano in materia: l’esimio prof. Francesco Marroni, Vice Presidente della Gaskell Society, professore di Letteratura Inglese e di Storia del Teatro inglese presso l’Università “Gabriele d’Annunzio” di Chieti e Pescara, direttore delle riviste Merope e RSV. Rivista di Studi Vittoriani e del Centro Universitario di Studi Vittoriani e Edoardiani presso il campus universitario di Chieti.

Il libro sarà disponibile entro la prima metà di giugno.