Karawan – La festa del Cinema Itinerante

Lungometraggi, anteprime, laboratori, incontri, una mostra fotografica, reading di poesia, musica e l’aperitivo tutte le sere: è Karawan festival, in una delle aree più multietniche della Capitale.

Torna a Roma, dal 20 al 24 giugno 2018, Karawan, la festa del cinema itinerante, un open air che, giunto alla settima edizione, porta il grande cinema nei cortili dei quartieri Tor Pignattara e Pigneto, proponendo visioni non convenzionali per trattare i temi della convivenza e dell’incontro tra culture in tono non drammatico. Proiezioni di lungometraggi, tra cui due anteprime, laboratori, incontri, una mostra fotografica, reading di poesia, un tour per il quartiere, musica e ogni sera dalle ore 20.00 il Karawan Bistrot, aperitivo e dj set, in una delle aree più multietniche della Capitale, per il secondo anno consecutivo sostenuto dal Mibact con il bando MigrArti. Tema centrale di questa edizione è La Città, con l’hashtag #Newtown, “a sottolineare – dichiarano i direttori artistici – nuove visioni della civitas come habitat aperto e inclusivo, che fa esplodere i margini e in cui nessuno è ospite, ma tutti sono membri di una nuova, plurale, comunità. Il filo rosso che unisce le storie proposte è proprio il nuovo senso di communitas che si (ri)crea partendo dall’ascolto dell’altro, che diventa globale senza perdere i legami con il territorio di riferimento”. Karawan 2018 presenta, tra gli altri, due film in anteprima: il pluripremiato Newton, candidato indiano all’Oscar per miglior film straniero e il surreale The Village of No Return, firmato dal maestro cinese della commedia Chen Yu-hsun. Programma completo e mappa delle location al link ufficiale: www.karawanfest.it

La serata di apertura di mercoledì 20 giugno si svolge durante la Giornata Mondiale del Rifugiato, in una location non casuale, ovvero Casa Scalabrini 634, ex seminario dei padri Scalabriniani in via Casilina, che dal 2015 ospita una trentina di rifugiati, che vivono in semi-autonomia con un percorso di accompagnamento al lavoro. Alle ore 18:00 il tour di Tor Pignattara condotto da donne e l’inaugurazione della mostra fotografica: “Viaggio alla scoperta del patrimonio culturale e dei luoghi dell’anima”, a cura delle donne della scuola di Asinitas, evento conclusivo di un lungo laboratorio in un lavoro di lettura, interpretazione del territorio ed educazione all’immagine attraverso la fotografia, in collaborazione con Ecomuseo Casilino, Alessia Tagliaventi e Silvia Magna.Alle ore 20:30, “Labili Confini”, reading di poesie di migrazione, viaggio ed esilio, a cura di Francesca Palumbo, Stilo Edizioni. Alle ore 21:00 la proiezione del film L’altro volto della speranza, del regista finlandese Aki Kaurismäki. Il film, vincitore dell’Orso d’Argento al Festival di Berlino per la migliore regia, racconta di un giovane rifugiato siriano, che si ritrova per caso a Helsinki come passeggero clandestino su una carboniera.

La serata di giovedì 21 giugno si tiene nel cortile del condominio di Via di Tor Pignattara 29 e alle 21 vede la proiezione, in anteprima italiana, del film cinese The village of no return, di Chen Yu-hsun, ambientato in un villaggio della Cina del 1914, dove l’arrivo di un misterioso prete taoista con una magica attrezzatura che cancella la memoria, crea una serie di disavventure, inganni e gag in salsa wuxia che ammicca ai vecchi film d’azione in costume, per un’acuta riflessione sulla memoria. Venerdì 22 giugno alle ore 21:00, nel cortile della Casa delle Arti e del Gioco del Municipio V, proiezione, in collaborazione con Goethe Institut Rom, commedia turco-tedesca Hans in salsa piccante, della regista Buket Alakuş, tratta dall’omonimo best seller, racconta con tono divertito le dinamiche dei matrimoni misti dipingendo un affresco vivace e sfaccettato delle giovani donne di origini turche nella società tedesca di oggi. Sabato 23 giugno, sempre alle ore 21:00, nel cortile della Biblioteca Goffredo Mamelial Pigneto con la proiezione, in anteprima romana, del film indiano Newton, di Amir V Masurkar, la storia di un giovane impiegato ministeriale nominato scrutatore per le imminenti elezioni. Con acuto umorismo, il regista racconta le dinamiche che si celano dietro ogni elezione democratica e il “miraggio” della libertà. La serata conclusiva del festival, domenica 24 giugno, si tiene a partire dalle ore 21:00 nel cortile della Scuola Internazionale Carlo Pisacane, con la proiezione, in collaborazione con Rendez-vous Festival del Nuovo Cinema Francese, del lungometraggio Good Luck Algeria, di Farid Bentoumi, fresca e intelligente commedia sull’integrazione, ispirata all’eroica impresa dell’ingegnere Noureddine Maurice Bentoumi (fratello del regista) che partecipò alle Olimpiadi invernali di Torino nel 2006 sotto la bandiera algerina per salvare la sua piccola impresa di sci. A Nel cast, anche Chiara Mastroianni ed Hélène Vincent.

Fin dagli esordi sottolineano i quattro direttori artistici, Carla Ottoni, Claudio Gnessi, Alessandro Zoppo e Gaia Parriniuno degli obiettivi della manifestazione è stimolare una riflessione sui concetti di ‘centro’ e ‘periferia’, Karawan negli anni è diventato un festival diffuso e site specific, che si sposta ogni sera in un cortile diverso, trovando ospitalità in condomini privati così come in spazi pubblici e mettendo in relazione le energie più positive nel territorio”.

KarawanFest 2018 è sostenuto da: Mibact – MigrArti Sezione Cinema III edizione e partecipa al programma Co.Heritage dell’Ecomuseo Casilino e all’Anno Europeo del Patrimonio Culturale 2018. Con il contributo di Goethe Institut-Rom; Rendez-vous Festival del Nuovo Cinema Francese; SIAE. Con il patrocinio di Comune di Roma-Biblioteche di Roma; Comune di Roma-Municipio V; ideato e organizzato da: BIANCO E NERO associazione culturale. Partner: ASINITAS Onlus; con la partecipazione di: Casa Scalabrini 634; Associazione Pisacane 0-11; Cemea del Mezzogiorno; gemellato con: Cinema di Ringhiera; Yalla Shebab Film Festival.

Per maggiori informazioni, il programma completo e la mappa delle location
www.karawanfest.it
www.facebook.com/karawanfest
info@karawanfest.it

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Excellece: il valore del Made in Italy

 

“EXCELLENCE”

Il valore del Made in Italy

The Elegant Business

Domenica 17 Giugno dalle ore 18.00

Palazzo Visconti  – Milano

Domenica 17 Giugno  2018, nell’elegante Palazzo Visconti in Via Cino Del Duca, 8 a Milano, Le Salon de la Mode – l’organizzazione della brillante manager del fashion – presenta Excellence, un appuntamento esclusivo che punta sulle strategie di internazionalizzazione, sull’eccellenza italiana e le nuove opportunità di business nei mercati emergenti dei Paesi dei Caraibi e dell’America Latina.  All’appuntamento brand di moda e di design, eccellenze del Made in Italy, protagonisti di un percorso espositivo curato nei minimi dettagli. Un viaggio ricco di emozioni, un incontro sinergico tra le varie arti (moda, cinema, arte e musica).

“L’invito è rivolto ai buyer internazionali e non solo. Ho voluto creare un salotto dove  la magia delle artisi fonde con le opportunità di nuovi mercati per il Made in Italy” – spiega Gabriella Chiarappa, fashion manager e referente moda per la CC-ICRD ideatrice dell’evento giunto alla nona edizione.

La serata verrà aperta alle ore 18.00 da una perfomance di tango con un passo a due di Roberto Angelica e Loredana Sartori, sulle note inconfondibili di Santa Maria – Gotan Project. Esposizioni e allestimenti animeranno le splendide sale del palazzo catturando l’attenzione degli invitati; presenti anche angoli dedicati all’arte contemporanea con le creazioni di Andrea Prandi reduce dal successo dell’ultima edizione della Biennale di Venezia, al  libro con Scarpediem(storie di scarpe straordinarie), alla sinergia di culture diverse tra l’arte pittorica di Alejandro Juan Ferrante e le creazioni uniche fatte a mano di AlessandraAttanasi e per gli amanti delle essenze verrà presentato un percorso olfattivo con Danhera  e i suoi Profumi d’Atmosfera.  La serata vedrà la presenza dei rappresentanti di alcune rilevanti Camere di Commercio italo estere sullo scenario internazionale tra cui la CC-ICRD con la presenza del Direttore Generale Avv. Elettra Giovanna Livreri, del Presidente CC-ICRD Prof. Giuseppe Frisella, del Presidente della CCIA Dr. Mario Mancinie del delegato della CC-EAU.A seguire grandi sorprese e momenti destinati alla premiazione con ospiti d’eccezione, artisti che si distinguono nelle categorie cinema, musica, moda e giornalismo. Una giuria di qualità  composta dal presidente Roberta Ammendola, giornalista Rai,  Pino Ammendola, attore, regista e scrittore, Maria Letizia Gorgaattrice teatrale e cinematografica. Tra i premiati il grande attore trasformista di fama internazionale Arturo Brachetti, il direttore di Radio Italia Antonio Vandoni per i suoi trent’anni di carriera musicale, il regista internazionale Roberto Piana, la stilista dall’anima candida e dall’eleganza inimitabile Angela Bellomo.

Le Salon de la mode si rivela anche in questa occasione attenta nei confronti dell’impegno sociale e coinvolgerà i presenti in una lotteria di beneficenza per sostenere il progetto della Casa Pediatrica del Fatebenefratelli di Milano diretta dal professor Luca Bernardo, nato dall’idea “Arte come terapia”, progettata da Donata Berger, presente all’evento. Il totale del ricavato sarà devoluto interamente al progetto. Per concludere, un cocktail d’autore offerto dalle aziende marchigiane tra le note jazz d’atmosfera  e degustazioni prelibate realizzate dalla Cake Designer Alice’s Noglù. Numerosi i brand partecipanti per questa nuova edizione: IGJ, SV Calzature Kyara, Revenge con i marchi Norah e Le Gioie di Capri, Marta Jane Alesiani, Caf Calzaturificio con il marchio Giovanni Conti, le sete di  LeiMe, I Duchi Jewels, Belt Bag, Aishha Couture, J’Etrès J’Etrès, Marta Jane Alesiani, Tropical Suit Color Grey Est, Viva Argilla Ceramica Chic.

Alla manifestazione hanno dato il contributo tecnico: Associazione Concappello, Danhera special Parfum, Alice’s Noglu, Italian Design con gli arredi Black Tie, Creative Live, Mise en place Baci Milano, Anisetta Rosati, Benforte, Sigi, Pasta Corona, De Carlonis, Verdesperanza, Salumi Ciriaci, Trevalli, Az. Agr. Michele, 180° gradi.

Make up-artist Liliana Tugui. L’organizzazione Le Salon de La Mode, responsabile grafica Luca Di Carlo.

Media Partner:Fabuk magazine International, FreeMagazine, Alpi Fashion Magazine, The Pink Magazine Italia, Cinderella Goes To,

LE SALON DE LA MODE

Contatti : lesalondelamode@gmail.com

– Communication +39 3387707104 –

Domenica 17 Giugno 2018 ore 17.00 Palazzo Visconti  – Milano

 

               

Lune di miele #anteprima

Esce oggi per Fazi Editore un romanzo esplosivo!

Ralph Crawford e Jim Stark sono scrittori, ma sono soprattutto amici che condividono sogni di libertà e successo e sbarcano il lunario nella California decadente e modaiola degli anni Settanta. Sopravvivendo a povertà, sbronze colossali, bollette da pagare, assegni scoperti, piatti e insulti che volano, i due passano da un bar all’altro, scappano, si ritrovano, s’innamorano. Ma quello che sembrano fare più volentieri i protagonisti di Lune di miele è tradire: Ralph tradisce la moglie Alice Ann con Lindsay; Jim tradisce Ralph sposandosi con Lindsay e lasciando la prima moglie che a sua volta lo tradiva; anche Alice Ann tradirà Ralph, senza però smettere di amarlo e di aiutarlo. E così via, in un susseguirsi di grandi tragedie e grandi risate, di salvezze e fallimenti, di personaggi che, come in una vecchia canzone country, sono mossi da una voglia fanciullesca di ricominciare, di buttarsi a capofitto in nuove vite, sempre immuni dal catastrofismo degli adulti.

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Se anche voi come me amate la letteratura americana follemente e senza riserve, non potrete che vivere intensamente la lettura di questo romanzo che esprime tutta l’essenza più cruda, forte e dissennata di un intero mondo narrativo.

Vi dico solo: California e anni ’70! Direi che già sono due elementi di ambientazione eccezionali.

Un romanzo di non ritorno, di quelli che segnano un’ epoca narrativa e che di certo non si nascondono dietro maschere sintattiche: ogni scena è vita vissuta, vera, cruda, sregolata, piena, emozionale, sopra le righe.

Non mi stupirebbe scoprire che potrebbe seguirne una sceneggiatura cinematografica o una serie televisiva perché tutto il tessuto narrativo è diretto e aperto, senza filtri linguistici né espressivi.

Se non lo avete già letto sbirciando sul sito Fazi Editore, siate onesti, vi sfido a riconoscere chi ha ispirato uno dei personaggi principali, protagonista di questo folle viaggio letterario, se non siete dei “principianti” e conoscete ” il mestiere di scrivere” sono certa che lo capirete! ( Vi ho dato già due grandi indizi!)

Se questi elementi non vi hanno già convinti che questo romanzo “sa da leggere” ecco qui un estratto in anteprima per voi!

“Ti dispiace farmi fare un tiro?, chiese Ralph.
E così tu credi che esista un paradiso delle capre, Ralph? Tieni, cazzo di capra. Non la finire tutta.
Se c’è una giustizia a questo mondo, dev’esserci un paradiso delle capre. Non mi dispiacerebbe neanche un goccetto, vecchio Jim.
E tu ci credi?
Certo. Come no. Perché no? Credo al paradiso delle capre tutti i giorni della settimana. Il paradiso delle capre è un campo infinito di tenera erbetta verde senza massi sparsi qua e là. E non ci sono neanche le corde, nel paradiso delle capre. E se da adesso in poi rigo dritto, sì insomma, mi lavo le zampe prima di mettermi a tavola e pulisco bene il piatto e dico le preghiere prima di andare a dormire e non gioco col mio coso da solo al buio, dove probabilmente mi toccherà passare il resto della mia vita naturale, e se esco dal tunnel e smetto di bere, be’ allora chissà, magari Berta la Capra e io ci incontreremo di nuovo nel paradiso delle capre.
È o non è un pensiero carino, vecchio Ralph?, disse Jim.”

Buona lettura ( non dimenticate una buona birra e un bel vinile in sottofondo!)

Quando mi sei accanto di Olivia Crosio

Sarebbe bello potersi fidare delle parole degli altri per sapere chi siamo davvero. Ma non funziona così.

Siamo alla continua ricerca del nostro essere. Siamo alla ricerca di quella parte di noi che rimane nascosta. Siamo alla ricerca di noi stessi per vivere senza rimpianti.
Il romanzo di Olivia Crosio arriva nel momento giusto, soprattutto per me che avevo voglia di cambiare totalmente genere. Un romanzo dalle tinte delicate alle prese con un amore difficile.

Lo so bene, di essermi creato questo personaggio. È la mia armatura. È anche una parte facile da recitare, per uno con la mia faccia e il mio fisico. Quello che sono davvero, nemmeno io lo so. Sono un cantiere, lavori in corso. Transennato e da avvicinare solo con il casco giallo in testa.

Chiara, Alex e Chicco sono i protagonisti di questa storia che rimane impressa nella memoria del lettore. La loro storia attraversa anni. Anni di amore folle, di tormenti, di crisi.
Un triangolo d’amore che porterà alla luce sentimenti contrastanti, rimpianti e rancori.

Piacere a uno come Alex è conturbante. Spartire dei segreti con lui, sapere che mi guarda e forse è venuto fin qui per me, è come avere fuori dalla fortezza un cavallo sellato che scalpita per portarmi via.

Tre strade che il destino ha voluto far incontrare a un incrocio. Un gioco sadico? O semplicemente un modo per mettere alla prova tre persone di fronte alla vita?
Tre protagonisti davvero ben delineati che aiutano a entrare nel vivo della lettura con le loro frustrazioni, la loro capacità di amare e la paura di affrontare la verità.

Per lei spaccherò il mondo. Lei è la mia regina e io la coprirò d’oro e velluto. Non sono un poeta, non sono un filosofo, non sono né magnetico né misterioso, ma ho un cuore onesto dove custodirla, un petto solido sul quale farla dormire, una mente concreta per darle sicurezza, e occhi solo per lei.

Lo stile dell’autrice è libero di dire ciò che vuole. Non crea false speranze, ma affronta la realtà a testa alta.

Pubblicazione DeA Planeta Libri
Giugno 2018
Disponibile in cartaceo (15 €) e in e-book (7.99 €)

Nel cuore di Jane – Ri-leggendo Persuasione

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Beatrice Battaglia rilegge Persuasione, l’ultimo romanzo compiuto di Jane Austen. L’unico in cui parla d’amore senza filtri e senza ricorrere alla sua notoria ironia.

Si è parlato molto della quota autobiografica inserita da Jane Austen nella creazione delle sue eroine e Anne Elliot è quella che maggiormente sembra rappresentarla ed esprimere tutto il suo rimpianto per l’amore della vita perduto.

Dopo un viaggio a ritroso nelle sue opere precedenti, analogo a quello percorso dalla prof. Battaglia, con il suo romanzo Nel paese degli amori maledetti -che altro non è se non la sua personalissima versione di Persuasione-, Jane Austen è pronta a parlare di “quella passione, quel desiderio che la società patriarcale con i suoi valori le ha negato”.

Scomparsa la leggera risata di Elizabeth e archiviata la verve dissacrante e irriverente di Mary Crawford, la scrittrice si astiene da qualsiasi intervento o commento e la lettrice rimane sola a identificarsi con Anne attraverso la quale vede e sente identificandosi completamente con le sue emozioni, i suoi sussulti, i suoi sentimenti.

Improvvisamente giunge la consapevolezza che Jane Austen non poteva parlare di amore, come fa in Persuasione, con quegli accenti accorati e struggenti, se non avesse amato e perso. Persuasione è la più bella e sincera rappresentazione dell’amore femminile. E quando chiudiamo il libro, e avvertiamo un’ombra a oscurare quel lieto fine, non è la tristezza di Anne che sentiamo, ma è perché intravvediamo le lacrime dell’autrice, scrive il poeta Harold Bloom.

Una Beatrice Battaglia decisamente ispirata individua il giusto registro lirico che conduce irrimediabilmente ad amare ancora di più -se possibile- questo romanzo e la sua autrice.

Dopo aver ammesso di aver sempre tralasciato, nelle sue analisi, Persuasione, la studiosa sceglie questo particolare momento della sua vita per rileggerlo e lo fa raggiungendo vette di struggente poesia:

Ma qui, in Persuasion, è il grande amore perduto per sempre. E che era il grande amore, te ne puoi accorgere solo quando l’hai perduto; solo quando il passare del tempo ti dice che l’hai perduto per sempre.

Fa parte del volume anche una sezione intitolata Austeniana che comprende gli atti di una conferenza tenuta dalla stessa professoressa Battaglia a Mirandola nel febbraio 2017 e delle recensioni di opere critiche inglesi.

Un saggio che non può mancare nella biblioteca personale di ogni janeite che si rispetti e di cui ringrazio, lusingata, Beatrice Battaglia. E ora, tutti a ri-leggere Persuasione!

http://www.liguori.it/schedanew.asp?isbn=6761

 

La moda passa, lo stile resta

«La moda passa lo stile resta», diceva Coco Chanel. Niente di più vero.

Ci sono tuttavia alcuni errori in cui spesso si cade per spirito di emulazione (come quando vogliamo imitare lo stile di qualche diva di Hollywood o di una pop star che ci è particolarmente cara). Se siamo fan di Lady Gaga è più facile cadere in tentazioni bizzarre, date le mise a dir poco estroverse della nota cantante. Diverso il discorso se il nostro idolo è, per esempio, Sarah Jessica Parker, alias Carrie Bradshaw di Sex and the City: in questo caso le cose cambiano e in un certo qual modo si complicano. Se Sarah è diventata un’icona di stile è perché ha saputo valorizzare al massimo il suo fisico esile e minuto, mettendo in evidenza (anziché nasconderli) i suoi difetti. Dovremmo imitare il suo spirito ma non i suoi outfit, se non abbiamo lo stesso tipo fisico. Ci sono tuttavia alcune regole base. Vediamo di seguito cosa è Out e cosa è In per quest’estate 2018:

 

OUT

  1. Leggings con i tacchi. I leggings se li possono permettere in poche, e spesso vengono abbinati con tronchetti, scarpe da ginnastica o ballerine. Perfetto. Non mettete mai le décolleté o, peggio, le Chanel e le zeppe. L’effetto è orripilante.
  2. Borse sproporzionate: siete minute? Perfette le borse piccole o medie. Siete alte o robuste? Perfette le borse medio-grandi.
  3. Pendant: scarpe, borse, collane, calze tutto in tinta? Oddio, che noia!

IN

  1. Perle. Di grande tendenza quest’anno, il filo di perle (anche di vari colori: bianche, rosate, nere). Per essere chic in ogni occasione.
  2. Pizzo. Quest’inverno ha visto il grande ritorno di abiti neri, rossi e bianchi in pizzo.
  3. Labbra rosse: valorizzate le vostre labbra con le tonalità di rosso che meglio si abbinano al nostro incarnato e rendono splendente il vostro sorriso.

Che altro aggiungere? Bonne Chance e siate sempre favolose!

 

 

Intervista a Jules Hofman

Pink Magazine Italia ha incontrato per voi la scrittrice emergente Jules Hofman, che ha pubblicato per Newton Compton Editori il romanzo “Con te o senza di te”. Qui sotto le nostre cinque domande, e le sue cinque risposte, legate alla suddetta opera. Buona lettura.

Come è nata l’idea di scrivere “Con te o senza di te”?

Questo romanzo nasce su Wattpad, con delle parti scritte al cellulare, successivamente ampliate in un romanzo vero e proprio all’interno della piattaforma, perché avevo il desiderio di testarla un anno fa, circa. Capitolo dopo capitolo è nata la storia di Benjamin e Allison, due ragazzi che vivono a New York; e che si conoscono in circostanze casualinel luogo di lavoro di Allison, il Blusher bar. Partendo da qui ho voluto sviluppare una storia lasciandomi ispirare da qualche sogno che ho fatto. La perfetta storia d’amore di condivisione. Infine, ho deciso di inserire un tema delicato come quello della malattia, in quanto è un tema, per me, molto sentito, poiché lavoro nel settore. Per chiudere, con questa prima domanda, diciamo che ho scritto il romanzo che avrei voluto leggere. Un libro d’amore, di separazione, di difficoltà e crescita interiore. Un libro drammatico e romantico, capace di tenermi con il fiato sospeso, pagina dopo pagina.

Come mai hai deciso di ambientare il romanzo a New York?

Perché è una città dalle mille possibilità. Dove sono stata da bambina. E me la ricordo, diciamo, come una città dove tutto è concesso, tutto è possibile, e dove tutto è realizzabile. Quindi la ritenevo la città ideale dove far incontrare e innamorare Benjamin e Allison.

Quanto c’è di Jules Hofman in Allison e Benjamin?

In ogni romanzo c’è molto dell’autore, secondo me, pur non essendo un romanzo autobiografico. Quindi in Allison credo ci sia tanto di me, e nel carattere, e nel modo di affrontare la vita; nel pensare sempre positivo. Vi posso anche dire che il suo modo di parlare, nei dialoghi, sicuramente mi è molto vicino; e quindi Allison in parteè me. Così come anche Ben, rispecchia alcuni tratti del mio carattere.

Benjamin scopre, durante lo sviluppo della sua storyline,di avere una vena artistica, da pittore. È stata una scelta casuale, da contrappore alla carriera sportiva del personaggio, oppure ti piace la pittura e volevi inserirla come nota chiaveall’interno del romanzo?

Amo la pittura in quanto sono circondata da amici pittori. Magari non ne sono una massima esperta, ma la adoro con tutta me stessa. Questa è stata la mia fonte d’ispirazione: vedere loro al lavoro mi ha aiutato a costruire una sfumatura nel personaggio a cui tenevo molto. Una passione. Una forma d’espressione. Uno sfogo, per Ben, che deriva dal dolore.

Con te o senza di te può essere ritenuto il tuo punto di partenza, in una carriera da scrittrice iniziata alla grande?

Spero davvero che sia un punto di partenza. Lo spero perché, ovviamente, non vedo l’ora di scrivere e raccontare altre storie. Non vedo l’ora di essere letta; e non vedo l’ora di riseguire la mia ispirazione. Detto ciò, già ad oggi, è senza dubbio uno dei punti più belli della mia vita.

 

Quella piccola libreria in fondo alla strada

Elise Evans vive a Mills, cittadina inglese non particolarmente eccitante, e sfugge alla noia e alla solitudine curando con passione il proprio giardino e lavorando in una libreria. Tutto cambia quando sul suo cammino incrocia Sefron Wyler, il nuovo vicino, schivo e taciturno. Basta uno sguardo, infatti, perché Elise e Sefron si riconoscano come simili. Avvicinarsi non sarà facile, ma ad aiutarli ci penserà un vecchio diario, che Elise trova per caso, nascosto sotto il pavimento della sua camera: leggendo quelle pagine i due ragazzi rivivranno le vicende di un amore bellissimo, sbocciato cinquant’anni prima all’ombra degli stessi alberi che ora separano le loro case. Un amore non fortunato, purtroppo, segnato da un infausto destino. È forse possibile che la storia di quei due amanti si ripeta? Nonostante il sentimento che sta nascendo tra Elise e Sefron, su di loro aleggia infatti lo spettro di un segreto. Un segreto che Sefron custodisce e che lo tormenta. Che ha interrotto la sua brillante carriera di violinista e lo costringe a vivere in una sorta di limbo. L’amore inaspettato che è sbocciato fra loro riuscirà a liberare Elise e Sefron da un passato scomodo e doloroso?

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Recensione di Laura D’Amore:

Il romanzo racconta l’intreccio di storie d’amore passate e presenti di diversi abitanti della cittadina di Mills. Ai giorni nostri troviamo Elise, una ragazza schietta e stravagante che lavora in una libreria, e Sefron, un ragazzo diffidente e taciturno appena trasferitosi da Dublino. I due abitano in due villette limitrofi, separate solo da un cancello. Il loro rapporto inizialmente sarà molto scostante, ma il ritrovamento di un diario segreto riuscirà ad avvicinarli. Proprio tra queste pagine ritroviamo la storia d’amore tra Adam, il nonno di Sefron, e Sofia, la prozia di Elise. Il loro sembra essere stato un amore intenso ma senza lieto fine. I ragazzi vogliono sapere a tutti i costi cosa è successo tra i due innamorati e, grazie ai racconti di altri personaggi, riescono a scoprire la verità. Troviamo così un altro amore passato, quello tra Brona e Fred, e un altro amore presente, quello tra Frase ed Ellie.

Il romanzo è scritto bene, con descrizioni accurate di paesaggi e personaggi. Il racconto avviene tramite i punti di vista dei due ragazzi che, però, si alternano in maniera scostante non creando un discorso omogeneo. Più scorrevoli invece le parti “storiche”, dove troviamo sempre una sola voce narrante.

Il libro è avvolto da un alone di tristezza e dolore, storie d’amore struggenti, come una melodia che ascoltata soltanto una volta ti rimane impressa nella mente per sempre.

Moda e globalizzazione

In un’epoca come la nostra dominata da comunicazioni estreme e dalla cosiddetta globalizzazione, nell’ambito della moda le contaminazioni culturali sono più che mai il trend che guida gli stilisti siano essi affermati o emergenti.

Le prime sfilate della primavera-estate 2018 ci mostrano ciò che molti giornali hanno definito come: “Il maschio è in crisi anche nella moda…” oppure “L’uomo in gonna!”. Come se in questo ci fosse qualcosa di rivoluzionario, di mai visto prima, mentre  in realtà c’è un persistente ritorno all’antico. Dopo aver rivisitato gli ultimi due secoli non si poteva che guardare al passato più remoto.

L’unica cosa, forse, che oggi possiamo considerare nuova è la tendenza a superare il dualismo di identità, pertanto, avremo sempre più contaminazioni fra maschile e femminile, donne in pantaloni e uomini in gonna sono soltanto una conseguenza.

Come si dice niente di nuovo sotto al cielo,  semplicemente, un ritorno ad antiche mode. Fin dai tempi degli assiri, dei babilonesi, degli egizi gli uomini indossavano tuniche; i  greci e i romani indossavano i pepli  e le toghe sapientemente drappeggiati sui fianchi e sulle spalle; i cinesi e i giapponesi i loro meravigliosi kimono magistralmente ricamati e dipinti.

Alla fine del Seicento abbiamo visto perfino le rhingrave, in pratica delle mutande che si stringevano con una coulisse a formare un volant sopra al ginocchio, molto usati dalla nobiltà dell’epoca; poi i kilt scozzesi, inventati nei primi anni ’30 del Settecento da un quacchero tedesco trasferitosi nelle Highland, è divenuti una tradizione tipica; originariamente il kilt era un rettangolo di tessuto che si arrotolava sui fianchi come una gonna femminile e si portava sulla spalla a mo’ di cappa il tessuto eccedente.

Un ritorno al mondo antico in tempi recenti nei quali tutto sembra correre verso una trasformazione epocale, ma in realtà, percorre strade già note. Insomma, come sempre è una questione culturale, l’unica cosa che dobbiamo salvare è il buon gusto per non cadere nel grottesco!

Angela Arcuri

La Cappella Sansevero e il Cristo velato

Non si può non rimanere colpiti, quasi sgomenti, di fronte al Cristo velato (1753) di Giuseppe Sanmartino, opera esposta nella Cappella dei Sansevero a Napoli. Visitatori e turisti arrivano  da ogni parte di Italia e non solo ogni giorno presso questa piccola e sfarzosa cappella, in un’anonima viuzza a due passi da Spaccanapoli. Il Cristo velato è talmente straordinario nell’impatto che sortisce su chi lo osserva che ho visto rimanere incantati e senza parole perfino orde barbariche di chiassose scolaresche. Basterebbe comunque pensare che tra gli estimatore di questa suggestiva scultura si può annoverare perfino lo scultore Antonio Canova, il quale dichiarò che sarebbe stato pronto a dare dieci anni della sua vita pur di essere l’autore di un siffatto capolavoro.
Il committente dell’opera era stato un personaggio assai chiacchierato, Raimondo de Sangro, dei Principi di Sansevero, che aveva dato una serie di indicazione sulla scultura che voleva fosse realizzata. A essere incaricato però all’inizio era stato Antonio Corradini, che tuttavia ebbe solo il tempo di creare un bozzetto in creta prima di morire. Raimondo allora passò la commissione al giovane scultore napoletano Sanmartino che ignorò quasi del tutto il bozzetto del suo predecessore. La sensibilità di Giuseppe Sanmartino scolpisce, in un unico blocco di marmo, il corpo senza vita e i ritmi convulsi delle pieghe del velo incidono una sofferenza profonda, quasi rimarcasse le linee del corpo martoriato: la vena gonfia e pare ancora palpitante sulla fronte, le trafitture dei chiodi sui piedi e le mani, il costato scavato. Lo scultore poi non tralascia neanche il certosino ricamo dei bordi del sudario e la cura con cui realizza gli strumenti della Passione posti ai piedi del Cristo.

La fama di alchimista di Raimondo di Sangro ha fatto fiorire sul suo conto numerose leggende. Una di queste riguarda proprio il velo del Cristo di Sanmartino: da oltre due secoli, infatti, viaggiatori, turisti e perfino alcuni studiosi, increduli dinanzi alla trasparenza del sudario, lo hanno erroneamente ritenuto frutto di un processo alchemico di “marmorizzazione” compiuto dallo stesso principe di Sansevero.
Tale leggenda è dura a morire: l’alone di mistero che avvolge il principe di Sansevero e la “liquida” trasparenza del sudario continuano ad alimentarla. D’altra parte, era nelle intenzioni del di Sangro  suscitare meraviglia, ma egli stesso constatò che quel velo marmoreo era tanto impalpabile e “fatto con tanta arte da lasciare stupiti i più abili osservatori”.

La statua del Cristo velato è posta al centro della Cappella Sansevero convogliando su di se l’attenzione dei visitatori, ma tutt’intorno lo spazio che l’accoglie è un significativo esempio dello sfarzo dell’arte settecentesca. La cappella in verità ha origini precedenti, quando – si narra – sul finire del XVI secolo, un uomo innocente, trascinato in catene per essere condotto in carcere, passando davanti al giardino del Palazzo de Sangro, vide crollare una parte del muro di cinta di quel giardino e apparire un’immaginde della Beata Vergine; egli promise allora che avrebbe donato una lapide d’argento alla Madonna se fosse stata riconosciuta la sua innocenza: poco l’uomo fu scarcerato e mantenne fede al voto fatto. L’immagine sacra fu motivo di pellegrinaggi e a promotrici di molte grazie, finché Giovan Francesco Paolo de Sangro, molto ammalato, ne ottenne egli stesso la guarigione e per gratitudine fece erigere una cappelletta dedicata a S.Maria della Pietà o della Pietatella, proprio lì dove era apparsa per la prima volta la venerabile effige.  Da allora quel luogo di devozione divenne anche l’“ultima dimora”  della famiglia dei principi di Sansevero, al quale dedicò grande impegno Raimondo de Sangro, chiamando presso di sé pittori e scultori rinomati, seguendo personalmente le fasi di lavorazione e scegliendo i materiali. L’idea era quella di farne un tempio degno della grandezza del suo casato, arricchendolo di sculture di altissimo pregio.

Malgrado i fasti ricercati da Raimondo e che caratterizzano tutti i monumenti sepolcrali collocati nella cappella, per la propria tomba volle una sobrietà quasi severa: su tutto ha principalmente risalto la grande lapide in marmo rosa, su cui è articolato il lungo elogio funebre intagliato senza scalpello, ma con un procedimento a base di solventi chimici ideato dallo stesso principe, mente geniale e fine inventore.
E passando davanti a questa sepoltura si raggiunge una piccola scala di ferro dalla quale si accede a un vano di forma ellittica, la cavea sotterranea, che in un progetto irrealizzato di Raimondo avrebbe dovuto accogliere le sepolture dei suoi discendenti, mentre oggi ospita due grosse bacheche contenenti gli scheletri di un uomo e una donna in posizione eretta, realizzati  da un medico palermitano sotto la direzione di Raimondo de Sangro. Un cronista del Settecento li definì “macchine anatomiche” (in cui il sistema venoso e arterioso si è conservato perfettamente a distanza di duecento anno, ma non se ne conosce attraverso quale procedimento), mentre la fantasia popolare tramandava che essi fossero i resti dei corpi di due servitori del principe nei quali sarebbe stato iniettato un misterioso liquido che avrebbe pietrificato le loro vene e arterie. Messa comunque da parte la leggenda, tutt’oggi non è possibile asserire con certezza quali siano stati i metodi adoperati per tali incredibili “opere”, e ancora più sorprende la verosimiglianza con cui il sistema circolatorio è riprodotto, benché all’epoca le conoscenze in materia non fossero tanto avanzate.

Un po’ tutta la Cappella Sansevero è una sintesi dell’attività di mecenatismo di Raimondo de Sangro, della sua genialità di inventore, la vastità delle sue conoscenze e le sue capacità di alchimista.
“Osserva con occhi attenti e con venerazione le urne degli eroi onuste di gloria e contempla con meraviglia il pregevole ossequio all’opera divina e i sepolcri dei defunti e quando avrai reso gli onori dovuti profondamente rifletti e allontanati”. Così si conclude l’iscrizione dedicatoria sulla porta laterale della cappella, come un invito al visitatore che qui giunge spinto dalla curiosità e da qui va via con sentimenti di intenso stupore.

Sara Foti Sciavaliere