Cena spagnola a la Taberna Vasca

In giro per Milano, passeggiata lungo il Naviglio Grande e poi… cenetta alla Taberna Vasca.

L’atmosfera è tipicamente spagnoleggiante e old. Arredamento è datato, ma fornisce un’impronta indimenticabile a questo locale. Per certi versi sembra proprio di essere in Spagna e un olè quasi scappa. Inoltre si possono ammirare riferimenti allo sport della Pelota Basca, facendo intuire che il proprietario del ristorante sia stato un giocatore di questa specialità.

Il menù è ricco e fa aumentare l’appetito che è già elevato. Il brontolio dello stomaco non fa indugiare molto sulla scelta, così decido per la classica paella valenciana e i gambas al ajillo. Il servizio è impeccabile come il profumo dei cibi che mi portano.

La paella valenciana abbondante e i sapori sapientemente distribuiti; essendo stata in Spagna varie volte e avendo, ogni visita, mangiato questo piatto tipico spagnolo, posso assicurarvi che quella della Taberna Vasca è originale e prelibata. Per chi non lo sapesse la paella valenciana ha: riso, pollo, coniglio, verdure, zafferano e paprika.

I gambas al ajillo anche per chi non conosce lo spagnolo è facilmente intuibile: gamberi all’aglio. Effettivamente è osare molto e lo si può fare se non dovete baciare qualcuno. Comunque questo piatto merita davvero. Gustoso, saporito, indimenticabile e goloso. La ricetta non è difficile: gamberi, tanto aglio, olio, peperoncino, sale e pepe. Dov’è la fregatura? La quantità di spicchi d’aglio e olio d’oliva in cui i gamberi vengono cotti. La pietanza viene servita direttamente con la pentola in cui i gamberi sono stati cucinati. È una sinfonia per le papille gustative e per lo stomaco. Devo ammettere che ho fatto la scarpetta e accompagnato il tutto con dell’ottimo Jerez secco, tipico vino della zona atlantica della Spagna.

L’unica nota dolente è il prezzo che è leggermente alto, ma è un ristorante che merita la prova. Dopo la cena vi consiglio una bella passeggiata lungo l’argine del naviglio respirando l’aria milanese e una sosta alle librerie che si affacciano lungo la via.

 

http://tabernavasca.it/

Annunci

Dalla Francia un assaggio di Alba

Oggi usciamo dai confini italiani e ci addentriamo in quelli francesi. Vi parlo della bottiglia stappata con dei cari amici qualche giorno fa. Il vino in questione è L’Alba dell’azienda vinicola Jean-Louis Tribouley che produce solo vini con certificazione Bio nella zona Latour De France, un piccolo paesino francese vicino ai Pirenei Orientali.

 

Come sempre, prima uno sguardo all’etichetta che è molto semplice, ma rimane impressa nella mente per i suoi colori vivaci.

Ora ci dedichiamo a questo nettare di Bacco. Il colore è intenso e di un bel rosso rubino; i profumi di frutti rossi sono delicati, come le note vegetali. Al palato sprigiona tutta la forza della terra calcarea e argillosa, dal quale proviene e del vigneto i cui ceppi sono cinquantenni. È un vino secco, deciso, dissetante e persistente, che si accompagna molto bene con un piatto di arrosto o del gulasch.

Si consiglia di stappare e lasciarlo decantare così da poterlo assaporare al meglio. Lo consiglio come regalo per chi ama degustare sempre qualcosa di nuovo.

 

Vin de France, 70% carignan, 15% syrah, 15 % grenache, all in ciment tank

 

http://www.bio66.com/fr/annuaire/vins-8/domaine-tribouley-jean-louis-latour-de-france-102.html

Al Carul Cioc si torna con piacere

Al Carul Cioc bisogna andarci almeno una volta nella vita, se non due, tre o sempre!

L’ambiente non è molto grande, quindi è sempre meglio prenotare, ma la simpatia e l’accoglienza che ti riserva Matteo Guatto, il proprietario, sono davvero un perno importante e una garanzia per questo localino di Udine.

Quando entri Al Carul Cioc ti ritrovi in un’atmosfera tipicamente rustica, tavoli e sedie in legno scuro ti invitano a sederti e a gustare gli stuzzichini che vengono preparati in giornata, con prodotti assolutamente freschi. La scelta è ampia e non si sbaglia mai; quando finalmente hai deciso, lo gusti che è un piacere guardando con un po’ di golosità anche l’antipasto del tuo compagno di serata. Ahimè queste bontà cambiano spesso, e dalla mente estrosa di Matteo siamo sicuri che la volta dopo ci saranno altre prelibatezze pronte a essere testate.

Io mi sono fatta tentare da un crostino di baguette con baccalà mantecato alla vicentina accompagnato da un ottimo prosecco. Anche i vini che vengono proposti Al Carul Cioc sono meritevoli; sono prevalentemente regionali e selezionati personalmente da Matteo. Lo stesso titolare ti aiuta nella scelta più adatta, elencandoti e spiegandoti i pregi e i punti di forza del nettare di Bacco, con competenza in materia degna di nota. Dalle sue parole si può notare l’amore che mette nel gestire questo locale e nel rendere felici i suoi clienti.

 

Via Giovanni Battista Tiepolo, 64, 33100 Udine UD Telefono371 337 2772

https://www.facebook.com/carulcioc/ 

Vermentino, sentori estivi

Domenica a pranzo stappo un buon Vermentino della Cantina Sociale Monteporzio Catone in provincia di Roma, lo accompagno a una pasta con condimento di verdure di stagione.

Il Vermentino aggrada molto e al palato si può percepire tutta la sua freschezza. In bocca esprime morbidezza e una leggera nota acidula. Viene normale cercare di riconoscere i sapori che persistono dopo i primi sorsi. Lievi note di mela verde, agrumi e pesca. Con un’analisi visiva possiamo apprezzare la sua limpidezza e il suo colore paglierino con lievi riflessi verdognoli, mentre se lo roteiamo nel bicchiere possiamo stimare la sua consistenza.

Quando lo stappo, all’olfatto, è una sinfonia di profumi che aggradano molto. Sentori che vanno dagli aromi di frutta matura a note floreali. Queste fragranze hanno un richiamo molto forte all’estate, al sole e al mare. Sicuramente è un vino ideale per una bella serata di fine primavera ed estiva accompagnando una deliziosa cena a base di pesce o crostacei. Sento solo io una leggera acquolina?

In dubbio che è un vino giovane, leggero e finemente piacevole. È adatto anche ad accompagnare vari e ghiotti antipasti rigorosamente italiani e rilassandoci e chiacchierando con amici.

Non mi resta che salutarvi, alzando il calice e darvi appuntamento alla prossima recensione.

Dati informativi del Vermentino:

Cantina Sociale Monteporzio Catone – Roma

Grado: 12.50° vol

Varietà: Vermentino

Zona di produzione: Lazio

http://www.cantinasocialempc.com/

Bar ristorante Tiki a Roma

Domenica a pranzo in città, ma quale? La bellissima Roma!

Il tempo metereologico da una piccola tregua e qualche raggio di sole timidamente fa capolino tra le nuvole. Un leggero languore mi dice che é ora di pranzo.

Essendo in zona EUR mi fermo al Bar ristorante Tiki. I tavoli nella veranda mi chiamano a loro, come pure il bel bancone dove c’è ogni ben di Dio.

La mia scelta cade sull’insalata di polpo ai profumi di agrumi e l’immancabile pizza romana. Sono stata brava e ho preso solo un pezzo.

Preso posto in veranda, mi sono gustata la mia scelta e devo dire che é stata ottima. Il polpo, finemente tagliato, si amalgamava bene con le verdure e pezzetti di arancia il tutto con un velo di ottimo olio di oliva.

La pizza alle zucchine era divina, la pasta non spessa e leggermente croccante che ha quel gusto che rimane impresso e non fa rimpiangere la scelta.

Locale pulito e chi mi ha servito é stato molto gentile; la parlata e l’allegria romana sono un contorno davvero apprezzato.

http://www.tikibar.it/

Libere di Vincere! Intervista alla campionessa Manuela Di Centa

Qualche giorno fa ho avuto il piacere di intervistare Manuela Di Centa, che oltre a essere un’amica è una grande atleta che ha regalato all’Italia, al suo Friuli-Venezia Giulia e allo sport molte emozioni e medaglie.

Il suo sorriso ha sempre incantato tutti, come la sua forza e la sua determinazione nello sport e nella vita. Con questa chiacchierata scopriamo l’atleta, ma anche la donna che è Manuela Di Centa. Una donna che con la sua caparbietà ha rotto molti schemi, lasciando alle generazioni future di donne un’eredità da custodire, perché siamo tutte “Libere di vincere”.

Ciao Manuela e grazie per aver accettato l’invito di Pink Magazine Italia per questo caffè. Possiamo iniziate questa chiacchierata chiedendoti della tua carriera di sciatrice, che è iniziata molto presto…

Grazie a voi per l’invito. Provengo da una famiglia di atleti e il mio primo insegnate e allenatore è stato mio padre. Babo portava a sciare me e i miei fratelli non facendo differenze di sesso; ci allenavamo, sciavamo e giocavamo tutti assieme. Sono cresciuta con la convinzione che non ci fossero divisioni – come le chiamano ora – di genere, quindi vivevo come tutti gli altri. L’atleta non è né femmina né maschio. Per me è sempre stata la persona a esprimere il suo valore di sportivo, non il sesso. Babo ci ha sempre detto che ci sono gli atleti e gli atleti si allenano al massimo. Logicamente tutto cambia quando si entra nell’adolescenza e si capisce che ci sono differenze e si entra nell’ufficialità dello sport, ma il mio pensiero non è cambiato. Anche da adulta ho mantenuto questa convinzione; erano differenze date dalla natura, quando si gareggiava non c’era una distinzione sessuale. Proseguendo la carriera ho compreso cosa volesse dire essere una sportiva donna, con la conseguenza di essere valorizzata meno degli atleti uomini.

Quindi ora la domanda che sorge spontanea è: quanti sacrifici fa una donna per raggiungere certi traguardi? Ricordiamo ai lettori che hai vinto sei medaglie olimpioniche, sette medaglie mondiali e le due coppe del mondo. 

Stringi i denti, fai molti sacrifici e allenamenti: una lotta quasi continua per avere le stesse opportunità che gli uomini, in maniera naturale, hanno sempre avuto e hanno. Overcoming è una parola che mi piace molto: andare oltre cioè fare quello che ti viene chiesto con il pensiero che lo puoi fare meglio. A volte non si può fare la rivoluzione e non serve rivendicare, perché è un dispendio di energie e alcuni blocchi culturali devono sciogliersi naturalmente. Quindi negli anni ho imparato che chiedere pari considerazioni per tutti, ragazze e ragazzi, e per raggiungere questi cambiamenti, devi passare per dei momenti in cui devi sopportare e mandare giù bocconi amari. Il pensiero che tu sei più brava, più capace degli altri è un’ancora di rigenerazione che dal negativo ti porta al positivo. Di episodi che hanno segnato la mia vita di atleta ce ne sono molti e posso dire che le nuove generazioni hanno la forza di essere quelle che sono, perché atlete come me si sono battute per il riconoscimento di titoli, retribuzioni e onori. Bisogna comprendere che il campione è senza sesso, non ha bisogno di un tesserino per accertare il suo genere, ma lo dimostra sul campo.

Dopo la tua ultima gara olimpionica hai annunciato il ritiro dalle competizioni e sei diventata una deputata italiana al parlamento Europeo, un membro del CONI e membro CIO eletto, la prima donna italiana a ricoprire queste cariche; come la prima donna a conquistare la vetta dell’Everest. Quanto è difficile per una donna raggiungere alcune posizioni dirigenziali?

Effettivamente nella mia vita ci sono state tante prime volte. Sono stata la prima donna e atleta a livello internazionale a diventare membro eletto CIO, sostanzialmente il parlamento mondiale dello sport. Per cercare di cambiare qualcosa per te e per gli altri bisogna farlo ai tavoli dirigenziali. Ho aperto una porta importante, ma l’ho aperta troppo presto. Sono stata la prima donna in Friuli-Venezia Giulia eletta al Parlamento, certamente io sono atipica perché arrivo dal mondo dello sport e della dirigenza sportiva che hanno aperture mentali diverse, in quanto lo sport ha contatti con diverse Nazioni. Questa contaminazione l’ho portata anche nella politica, ma certamente la mia apertura si è scontrata con delle chiusure mentali maschili. Come donna si può dire che le difficoltà sono maggiori nel ricoprire certe posizioni, basta pensare che nella dirigenza sportiva non c’è una presidente donna in nessuna federazione italiane; ci sono le atlete, ma non ci sono le dirigenti. Nei vari settori troviamo difficoltà negli equilibri di genere, oppure di avere pari opportunità per esprimere nel lavoro quello che un maschio farebbe normalmente, invece una donna deve spiegare perché lo fa, non si dà per scontato che lo può fare. Essendo stata un’atleta ho avuto la possibilità di parlare anche per gli altri e così di accelerare i processi di riconoscimento dei livelli, perché non è entusiasmante sentirsi dire che “essendo una donna, tu vali di meno”.

A tutte noi, in particolare alle donne delle nuove generazioni, quale messaggio vuoi far arrivare?

Di essere sempre se stesse, perché questa è la nostra forza. Di essere libere di esprimersi, di pensare e di agire, di trovare sul loro percorso di vita qualche persona che mostri loro nuove aperture mentali. Una ragazza di adesso deve prendere coscienza, per capire il suo essere e l’area in cui vive o lavora. Questo pone tutte noi su una strada equilibrata, che vuol dire rispetto della propria dignità e quella degli altri. Spero che con i mezzi che ci sono adesso, le nuove generazioni comprendano come vogliono evolvere e dove vogliono andare. Hanno una forza interiore che deve solo esplodere. La grandezza delle donne, delle atlete è che hanno grandi energie per vincere. Una donna realizzata è soddisfatta, serena, tranquilla della propria vita.

Siamo in un momento molto delicato per le donne: un periodo, sfortunatamente lungo, fatto di abusi e omicidi… tu come lo vivi?

La vivo come una ferita; quando sento di questi atti ho dolore per tutte le situazioni che esistono nel segreto dei cuori delle donne che molte volte rimangono muti. Vivo un senso di impotenza, ma sono convinta che tutte queste situazioni, che fanno male a tutte noi, possano far capire a chi sta soffrendo di uscirne prima che sia troppo tardi, di avere il coraggio di cercare aiuto, di denunciare e di dire basta. Non deve essere assolutamente una condizione normale, perché certe azioni sono esecrabili.

Hai molti progetti e una causa che ti sta molto a cuore: le Portatrici Carniche. Dall’emozione che noto sul tuo volto, è un argomento che ti tocca: ce ne vuoi parlare? 

Con molto piacere, perché anche il Presidente Mattarella che le ha ricordare a Redipuglia. Sono figure poche conosciute, per fortuna tutto questo sta cambiando partendo proprio dalla culla della democrazia in Parlamento, Queste donne ora sono entrate nella memoria della grande storia, donne dalle quali trarre grande forza; sono un esempio per tutte noi. Io mi sento una Portatrice e sono nipote di una Portatrice Carnica, ma non ho mai saputo quello che realmente ha passato, la sua sofferenza e le angherie subite. Solo quando ho iniziato a documentarmi ho compreso certe sue frasi e atteggiamenti. Erano delle donne forti e audaci, che in un periodo storico importante per l’Italia, come la Prima guerra mondiale, hanno aiutato il Regio Esercito con coraggio e intraprendenza. I valori della donna che nelle Portatrici possiamo trovare, devono dare forza anche nelle situazioni di fragilità che a volte proviamo. A volte non possiamo cambiare tutto, ma possiamo mettere in moto un cambiamento. Assieme a un’amica, che poi saresti tu (ndr Stefania P. Nosnan), abbiamo aperto un sito www.portatricicarniche.it che è il sito ufficiale ed è nata anche la collaborazione per un romanzo che uscirà nei prossimi mesi.

Grazie Manuela per essere stata con noi, per averci aperto la porta sulla tua vita e sulle tue esperienze che sono state un “apripista” per le nuove generazioni.

 

 

Cioccolato bianco al Limone, il paradiso

È sera tardi, dovrei mettere la parola fine al mio ultimo romanzo, ma mi lascio coccolare e tentare dalla bontà di un cioccolato bianco al limone dell’azienda Mario Gallucci.

Il sapore di questa prelibatezza esplode in bocca avvolgendola completamente, in una sapiente combinazione di cioccolato e limone. Rapisce e provoca sensazioni di golosità che ti impediscono di interrompere l’assaggio. Un rettangolino dopo l’altro, mi riprometto che è l’ultimo, ma mi accorgo che sta per finire e la tristezza prende il posto della beatitudine.

Il gusto di questo dolce è pulito e l’equilibrio tra i due sapori è sapientemente dosato. Il retrogusto di limone persiste a lungo ed è delicato e piacevole. Anche il profumo è invitante, tanto che ora mi gusto l’ultimo rettangolino a occhi chiusi. Quindi miei cari lettori buona lettura e se passate per Napoli vi consiglio di fare scorta di questa squisitezza.

https://www.cioccolatonapoli.com/

CIOCCOLATO GALLUCCI MARIO DAL 1890 | 38, Vc. Lammatari – 80137 Napoli (NA)

Affreschi, un vino rosso barricato

Per i miei lettori ho stappato Affreschi dell’azienda agricola laziale Giulio Pesoli. Un vino IGT rosso ottenuto con uve Syrah e barricato in Rovere per 12 mesi.

Come sempre parliamo dell’etichetta che si presenta semplice, ma allo stesso tempo misteriosa, elegante ed essenziale. Lascia spazio al prodotto che è strepitoso.

Nel calice si può apprezzare tutto il suo colore rubino carico con riflessi purpurei, mentre in bocca esplodono i sapori. Già dal primo assaggio ti senti avvolgere dalle fragranze tipiche di un vino Riserva affinato in barrique.

Il connubio di sapori fruttati e speziati si amalgama bene con quella del rovere esaltando il vino e lo rendono persistente in bocca. I sensi vengono stuzzicati e solleticati dagli effluivi di frutti di bosco.

Un tale vino è ottimo per accompagnare piatti tipici, a base di carne rossa, della cucina romana e non solo quelli. Nel mio caso l’ho abbinato al Gulash e patate novelle al forno.

Dati informativi di Affreschi Rosso Riserva

Azienda: Azienda Agricola Giulio Pesoli di Ariccia

Grado: 13% vol.

Varietà: Syrah

Invecchiamento: 12 mesi in barrique di Rovere

 

http://www.aziendagricolapesoli.it