V come Vendetta

Immagina che la stessa sera di un evento molto importante al quale sei invitata, tuo marito rilasci un’intervista esclusiva sulle reti nazionali per raccontare che il vostro matrimonio è finito, che ti tradisce, da quanto tempo ti tradisce (otto anni) e con chi (la sua ex con cui stava prima che vi spostaste).

D’istinto, chiunque deciderebbe di chiudersi in casa: chi mai avrebbe voglia di gettarsi nella fossa dei leoni e prendere parte a una festa dove tutti parlano di te appena volti le spalle?

Qualcuno si domanderà: “Che stupida, come ha fatto a non accorgersene?”.

Altri sputeranno sentenze: “Nessuno ha mai detto che sarebbe stato facile far parte di quella famiglia. La posizione ha un prezzo e lei lo sapeva”.

Poi ci sono i pietisti: “Tra loro due c’era troppa differenza anagrafica, è stata usata solo per fare figli e garantire degli eredi”.

Chi te lo fa fare? Stai a casa, che i piranha pasteggino senza di te.

La frustrazione però inizia a lasciare spazio a un sottile desiderio di vendetta. Potrà toglierti il cognome, la posizione sociale ma non ti toglierà la libertà di fare quello che vuoi.

Andrai a quella festa.

E sarai una bomba.

Questo è ciò che è accaduto il 24 giugno del 1994, a Londra.

La lei della storia è Lady Diana Spencer, il lui è il Principe Carlo di Galles, erede al trono dei Windsor, l’altra è Camilla Parker-Bowles. Continua a leggere

Un tailleur rosa sangue

Se c’è un abito attraverso il quale è passata la storia, è quello di cui sto per raccontarvi.

Dallas, 22 novembre 1963. La Lincoln Continental decappottabile viaggia a passo d’uomo su Elm Street.

Ai lati della strada, dieto le transenne, si accalcano migliaia di persone che sventolano la mano in segno di saluto al passaggio della coppia reale.

Sì, gli Stati Uniti sono una repubblica federale, ma i coniugi Kennedy, negli anni Cinquanta-Sessanta, sono stati per gli USA l’equivalente dei Windsor inglesi.

John Fitzgerald era un delfino predestinato alla presidenza fin da ragazzo tanto che, ancora oggi, è l’uomo più giovane ad aver coperto la carica.

Pur essendo un democratico aveva riferimenti politici più liberali e moderati che strizzavano l’occhio ai conservatori.

E se c’era una che sembrava fatta con lo stampino della conservatrice, quella era sua moglie Jackie. Continua a leggere

Il vestito che ha inventato Google Immagini

«Credi che sia troppo?»

«È scollatissimo».

«Sei praticamente nuda».

Queste sono state alcune delle considerazioni fatte dall’entourage di Jennifer Lopez la sera del 23 febbraio 2000.

Trovarle un abito per i Grammy Awards non era stata cosa facile. Era impegnata sul set di Prima o poi mi sposo e non aveva tempo per fare lunghe prove e selezioni.

La stylist le aveva proposto diverse alternative ma nessuna aveva convinto Jennifer. Erano rimaste le riserve, quegli abiti che sarebbero stati presi in considerazione solo con una pistola alla tempia.

Tra questi, però, un Versace verde aveva fatto battere il cuore di Jenny from the block.

La cantante lo ha provato e nel momento in cui si è vista allo specchio ha detto: “It’s the one”, “È lui”. Continua a leggere

Abiti iconici: Happy Birthday, Mr President!

ABITI ICONICI: MARILYN MONROE – HAPPY BIRTHDAY, MISTER PRESIDENT

New York, Madison Square Garden. Compleanno del presidente degli USA, John Fitzgerald Kennedy. È il 19 maggio 1962 e, sul palco, davanti a una folla di quindicimila persone, Peter Lawford sta riempiendo i minuti in attesa dell’ospite. I riflettori si sono accesi già due volte, in vano, illuminando uno spot vuoto e Lawford inizia a chiedersi si lei arriverà o no. Non è famosa per la sua puntualità, dice, sollevando le risate degli astanti. Alla terza chiamata, un boato gli fa capire, ancora prima che possa voltarsi a vederla, che è arrivata.

La chioma bionda vaporosa, lo sguardo pigro e il sorriso programmato per sedurre. Avvolta in una pelliccia di ermellino, raggiunge il centro del palco a piccoli passi.

Lawford la presenta con una frase che, con il senno di poi, suona profetica: “Mr President, the late Marilyn Monroe”. Sì, perché quel late, per definirla ritardataria, significa anche defunta, compianta. Nessuno può saperlo ancora, ma quella sarà l’ultima apparizione pubblica della diva, che verrà trovata morta, appena due mesi più tardi, nella sua casa di Los Angeles. Continua a leggere

5 cose +1 cose che non sapevi sulla Birkin

La più iconica delle borse di Hermès si è guadagnata la sua fama negli anni per l’esclusività che la contraddistingue e oggi vi parlerò di quelle curiosità che la riguardano e che l’hanno resa un mito.

1. Investment bag: la Birkin è una di quelle borse che non perde il suo valore nel tempo, anzi, più passano gli anni, più ne acquista, tanto che le primissime edizioni o quelle in pelli pregiate oggi valgono ampiamente due o tre volte tanto il prezzo originale al quale sono state comprate. Se volete investire anziché spendere, si può pensare di accantonare un budget per acquistarne una, certe che tra dieci anni potrebbe ripagarsi da sola (ma, diciamocelo, chi mai avrebbe il coraggio di rivendere una Birkin!?). Il prezzo base per una Birkin è 7’000 euro. Alto, ma non impossibile. Continua a leggere

Dimenticate dalla storia: le ragazze fantasma

Mettiti seduta, ti racconto una storia.

È una storia dell’orrore, anche se non è Halloween.

È una storia dimenticata, come la maggior parte delle storie vere.

Ti parlo di Amelia Maggia, detta Mollie, che morì il 12 settembre del 1922, negli USA.

Una strana malattia aveva iniziato a divorarle il corpo. Iniziò tutto dai denti, che le tolsero uno a uno, a causa dei continui ascessi.

In seguito le si sviluppò una forte infezione che contagiò le gengive con gravi ulcere, fino al punto che nel giro di poche settimane perse l’uso della mandibola.

Accusava dolori lancinanti alle ossa e quando le si ruppe l’anca non poté più camminare.

Poco più tardi, l’infezione alla bocca le era scesa fino in gola e, quando le prese la giugulare, Mollie morì per una emorragia inarrestabile.

Sul certificato di morte il medico scrisse: sifilide.

Mollie fu la prima di una lunga serie di donne che morirono in strane circostanze: a decine perirono in giovane età per problemi di salute gravissimi, con sintomi differenti e senza nessun legame all’apparenza.

Nessun legame a parte uno: il lavoro. Continua a leggere

Andiamo a nozze: galateo matrimoniale

È giugno, il che vuol dire una cosa sola: è estate!!!

No. Si è ufficialmente aperta la stagione dei matrimoni.

Credo di prenderci se dico che ciascuna di noi ha un invito ad almeno una cerimonia e ogni volta si presenta l’annoso quesito: cosa mi metto?

Io non sono Anna Wintour, quindi non mi permetto di deliberare cosa dobbiate indossare, ma tra le poche cose certe della vita, so cosa NON mettere e NON fare a un matrimonio. Continua a leggere

Hai voluto il ciclo? E ora paga!

Sembra un po’ questo il sottotesto che passa quando, all’ennesima occasione di migliorare la qualità della vita delle donne italiane, i politici fanno marcia indietro e trovano un po’ tutte le scuse per giustificare l’IVA al 22% sugli assorbenti e dispositivi igienico-sanitari femminili. Stessa fascia dei beni di lusso, per capirci.

Lasciamo perdere quegli stati europei che la tampon tax l’hanno abbassata: la Spagna dal 10% al 4%, la Francia dal 20% al 5,5%, il Belgio dal 21% al 6%, l’Irlanda l’ha addirittura abolita, noi invece ce la terremo stretta al 22% (sempre che l’IVA non passi, in futuro, al 23%). Continua a leggere