Libri, amori e segreti – Estate di Della Parker

Arrivati alle porte dell’estate, il club di lettura uscito dalla fantasia di Della Parker sembra congedarsi dagli appuntamenti fissi di questi ultimi mesi con il presente episodio.

Questa volta il libro scelto è Il Grande Gatsby che saluta l’ingresso di un nuovo componente nominato membro onorario del club. E non a caso lasciamo l’Inghilterra per volare in America dove il gruppo si sposta compatto.

Sullo sfondo del parco divertimenti di Disney World, dove Anne Marie ha deciso di festeggiare le sue nozze con Thomas, conosciamo il testimone di nozze Mikey, che si inserisce nel gruppo e anzi lo costringe a tirare un po’ le fila del particolare rapporto che si è instaurato ogni volta tra le vicende personali di una di loro -Serena, Grace, Jojo, Kate, Anne Marie- e il romanzo di turno. Averli riuniti tutti è un’ottima occasione per salutarli e riepilogare le loro esistenze e vicende passate.

La tendenza a scegliere romanzi che riecheggiassero la realtà era stato un argomento su cui avevano discusso un bel po’ nei loro incontri mensili, solo che non era poi così sicura che ne avrebbero dovuto parlare in pubblico.

In questo caso Mikey, che si dichiara interessato a Il Grande Gatsby, è deciso a invertire il corso degli eventi: la vita è già abbastanza complicata per farsi condizionare anche dai libri; e da un amore del passato che ci ha tanto ferito. Andiamo a scoprire come?

Intanto Anne Marie è alle prese con un terribile dilemma: lei e suo padre hanno organizzato una mega festa prematrimoniale radunando tutti gli amici in una location -è proprio il caso di dire- da favola ma lei non è più sicura di voler sposare Thomas, di volerlo come compagno di una vita intera… Mille i dubbi che la assalgono, distrutta dal senso di colpa deve far buon viso a cattivo gioco per non rovinare almeno il soggiorno alle sue amiche ciascuna delle quali ha i suoi piccoli guai o segreti da rivelare.

Malgrado l’epilogo debba attraversare una complicazione drammatica, tutto è bene quel che finisce bene!

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Georgiana di Deborah Begali

Elaborato nell’intreccio, personaggi molto curati, originali e alternativi rispetto agli ordinari clichè regency e fatti agire in un contesto storico particolareggiato e ricostruito nei minimi dettagli, senza appesantimenti descrittivi.

Articolata su una pluralità degli sfondi, senza rimanere ancorati alla fissità di un’unica scena, la storia di Georgiana, che definirei più che avventurosa, contrastata, si dipana diversificando ambienti e situazioni con l’annesso e relativo apparato di regole, oggettistica, lessico specifici (cfr. terminologia ippica, nautica, militare).

Una scrittura molto godibile.

Gli eventi si susseguono a ritmo incalzante tra ricevimenti, serate di ballo, passeggiate a cavallo e tranquille giornate trascorse in un cottage di campagna a scrivere. La vita della giovane Georgiana è destinata a oscillare vertiginosamente dalle stelle alle stalle con una velocità impressionante.

Diverse sono le situazioni che richiamano Orgoglio e Pregiudizio: dalla presentazione dello sdegnoso Lucas Benedict, ricco e annoiato, ai suoi modi sprezzanti e alla proposta insolente.

Era nato ricco, figlio unico ed erede di un casato facoltoso e aveva a disposizione una rendita che superava le diecimila sterline.

Le complicazioni sentimentali conseguenti a una proposta di matrimonio, che potrebbe essere risolutiva, conducono ad altrettante complicazioni della trama e a condotte poco coerenti da parte dei protagonisti.

Come verrà risolto l’antico dilemma per una signorina di buona famiglia ma priva di mezzi costretta a scegliere tra il desiderio di sistemazione e la ricerca del vero amore? Sono ammissibili i compromessi?

Ripensò al modo in cui l’aveva trattata e cercò di comprendere le ragioni del folle gesto che l’aveva portata ad andarsene. Non capiva. Non poteva proprio, arido com’era di comprensione nei confronti del genere umano, femminile soprattutto.

Difficile trovare qualità che lo rendano fascinoso in questo protagonista maschile tutt’altro che simpatico; nonostante Georgiana sia una ragazza volitiva e determinata, al cospetto di lui diventa fragile argilla che perde la lucidità.

Ma la memoria non la aiutava. Era come se una candela fosse stata avvicinata a una lettera. Pian piano si scioglieva l’inchiostro, la carta si ritirava e il fuoco ombreggiava ogni cosa. Non rammentava nient’altro.

Nessuno dei due ha fatto i conti con l’irresistibilità del destino e dei sentimenti che sovvertono le regole e le distinzioni, ma non voglio rovinarvi il finale…

Libri, amori e segreti – Aprile

Siamo arrivati all’uscita di aprile e alla riunione mensile del club del libro che questa volta si tiene nell’immensa casa affacciata sul mare di Serena, o meglio nella sua orangerie.

Lo scenario è incantevole e sembra sprigionare il suo fascino conturbante anche sulla serata, avvolgendola di profumi e romanticherie. Il libro preso in esame è un vero e proprio classico della letteratura, Jane Eyre, con la quale Serena sente subito di avere delle inspiegabili affinità, non così evidenti. In questa occasione, infatti, la trasposizione di personaggi e storia del romanzo non può essere automatica e priva di adattamenti avvenendo in tempi e circostanze moderni. Ma Della Parker ci ha abituato a felici esperimenti in questo senso che ci portano a ritrovare in Serena, non una giovane orfana vessata da zii e cugini ma comunque una figlia ignorata da genitori e sorelle anaffettivi, impegnata anche lei in un certo senso nell’insegnamento in quanto preside di una scuola, e un Mr Rochester che per assonanza diventa Mr Winchester e non nasconde in soffitta la moglie, peraltro problematica, dalla quale si sta separando in modo piuttosto tumultuoso.

In questa affatto idilliaca situazione, la lettura del romanzo di Charlotte Bronte con la sua carica di passione e sconvolgimento, incide a livello emozionale: la complicata realtà quotidiana con i suoi imprevisti, le inaspettate tragedie, i drammi improvvisi, si scontra con il sogno di essere un’eroina del diciannovesimo secolo.

Il fatto è che nei momenti difficili e concreti della vita sono molto più efficaci le premure vere di un gruppo di amiche affettuose e solidali e il calore di un timido sentimento nascente da cui farsi convincere e circondare, ma come questo avverrà è tutto da scoprire tra Libri, amori e segreti.

Il profumo del mosto e dei ricordi

Risultati immagini per il profumo del mosto e dei ricordiSi può fuggire dal dolore e si può decidere di chiudere fuori il passato dalla nostra vita, ma i legami familiari sono qualcosa di troppo forte e incancellabile per non tornare a chiedercene ragione.

Il profumo del mosto e dei ricordi ci insegna non solo che ogni libro racchiude una storia unica, ma anche che ogni persona è frutto di destini diversi ed è il risultato di più storie che si incontrano.

Inutile opporre resistenza, far finta di dimenticare: il passato è più tenace e prepotente e trova la via del cuore attraverso uno dei tanti cassettini insondabili della memoria che improvvisamente viene dischiuso da un profumo, una lettera, un nome…

Lavinia vive con sua madre a Firenze dove studia come restauratrice; cresciuta senza sapere di avere un nonno, si ritrova improvvisamente a dover partire per il basso Salento per ricevere in eredità la Masseria che lui le ha lasciato.

Il Salento è tutto un altro mondo rispetto a quello della città in cui è sempre vissuta: l’azienda agricola del nonno è in evidente stato di difficoltà ma pullula di vita e calore umano: tutte quelle persone che hanno vissuto e lavorato per tanti anni nella masseria e che riescono a restituire a Lavinia il suo passato e le sue radici e a trasmetterle il senso di appartenenza a quel luogo, a quella terra così amata da nonno Umberto, così preziosa, così viva.

Riflettei e mi sentii vuota come l’interno di una conchiglia scavata dal mare. A cosa tenevo io? Adoravo la mia città, il mio lavoro, ma c’era qualcosa per cui nutrissi una così forte passione? Amavo l’arte, sì, ma non tanto quanto loro amavano quella terra.

La ragazza non è abituata alle manifestazioni d’affetto e si ritrae spaventata, anche se, nello stesso tempo,  si sente inspiegabilmente attratta dalla Masseria Rosa Bianca che in ogni angolo, ogni recesso, ogni centimetro della tenuta, persino tra ogni filare di vite, nasconde un segreto e una storia di vita vissuta che merita di essere riportata alla luce e tramandata nel tempo.

Perché è la memoria a donarci un senso di appartenenza al mondo. Facciamo parte di questa o quella realtà, poiché ricordiamo. La memoria costituisce la nostra identità.

Se la reazione iniziale era stata di chiudere la porta in faccia a quel passato che si ripresentava nell’intento di liberarsene vendendo la masseria, presto Lavinia troverà più di un motivo per ricredersi.

Un intreccio affatto banale e scontato, proprio come semplice e lineare non è vivere i sentimenti in modo autentico oggi.

Una scrittura bellissima, fatta di belle parole e di belle immagini, pregna, intensa, emozionante:

Detesto l’estate, sono un tipo cui piace l’autunno. Non amo il clamore delle giornate di sole. Sono per me come quelle folle che urlano e ridono, mentre in un angolo sei solo con il tuo bicchiere di malinconia. Amo le giornate uggiose, perché le nubi e la nebbia sanno nascondere ciò che invece svela la luce.

Presto Lavinia si rende conto che le sue radici sono indissolubilmente legate a quelle degli ulivi che dimorano la terra di suo nonno e che i legami familiari non si spezzano mai, nemmeno quando la morte o una scelta sbagliata li separa:

Esistono solchi ben più profondi di quelli scavati da un ulivo, che impiega secoli per tenersi stretta la sua zolla e levarsi verso il cielo. Sono le radici del cuore.

 

Ritratto della scrittrice da giovane, Virginia Woolf con un saggio di Nadia Fusini. Utet Edizioni

Risultati immagini per ritratto della scrittrice da giovaneUna raccolta davvero sorprendente di lettere che mostrano, senza filtri e ipocrisia, gli entusiasmi e i momenti tristi di una ragazza nel pieno della sua giovinezza. Ma si tratta assolutamente di una ragazza fuori dal comune.

Sembra di sbirciare dal buco della serratura di quella che è la vita privatissima della giovane Virginia Stephen e nei suoi pensieri più intimi. Conquista con la sua simpatia per come sa essere spiritosa nelle lettere del primo periodo, divertente e divertita dalle sue amicizie e conoscenze le cui idiosincrasie e peculiarità coglie con sguardo irriverente, spesso ricorrendo a somiglianze e similitudini zoomorfe.

Mi ricorda un altro epistolario dove l’ironia sempre vigile interviene puntualmente a salvare dall’autocommiserazione e l’intelligenza vivida è pronta a colpire a ogni giro di frase. Anche Jane Austen riserva la stessa vena caustica ai difetti altrui e per il cambio di tono che dall’esuberanza giovanile passa attraverso le dure prove della vita stemperandosi in malinconico-crepuscolare, rimanendo sagace. Anch’ella si rivela una corrispondente esigente, che riesce a scrivere e a toccare svariati argomenti con la stessa velocità con cui ne discorrerebbe a voce, e che infine, diventa esperta dell’arte della composizione epistolare:

Una lettera dovrebbe essere limpida come una pietra preziosa, uniforme come un guscio d’uovo, e trasparente come vetro.

Molto interessante è scoprire e seguire anche i primi passi mossi nella sua carriera da scrittrice a cominciare dall’amore spasmodico per i libri e lo studio, passando per le recensioni e all’insegnamento, fino ad approdare alla tanto sospirata e faticosa scrittura.

Desidero tanto una grande stanza tutta per me, piena di libri e nient’altro, in cui possa rinchiudermi, senza vedere nessuno e leggere fino a calmarmi completamente.

Risulta incredibile assistere alle stesse incertezze e paure che assalgono una scrittrice alle prime armi, la ricerca continua di pareri e rassicurazioni, come quando domanda all’amica Violet Dickinson:

Nessuno s’interessa molto -e perché dovrebbe?- a quel che scribacchio. Credi che arriverò mai a scrivere un libro veramente buono. Ad ogni modo, me la cavo decisamente meglio di prima, anche se ci sono ancora zone tremendamente scoperte e sterili.

Capace di grandi slanci e profondi affetti, tradisce il suo fortissimo bisogno di sentirsi amata, abbarbicandosi come un’edera ai rapporti interpersonali che tesse con lettere dall’ammiccante tono confidenziale. Lucida fino alla follia, cammina in bilico sul filo della consapevolezza lasciandosi cadere ogni tanto:

Il mondo degli esseri umani va facendosi troppo complicato, mi meraviglio soltanto che non si riempia di un maggior numero di manicomi: molte cose, nella visione della realtà dei folli, sono condivisibili. Dopo tutto è forse quella la visione equilibrata, e noi, tristi, assennati e rispettabili cittadini, non facciamo che delirare ogni istante della nostra vita, e meriteremmo d’esser rinchiusi per sempre. Con questo caldo la mia melanconia primaverile matura, e diventa follia estiva.

Il forte legame coi fratelli, il sodalizio culturale instaurato al n. 46 di Gordon Square di Bloomsbury, i viaggi in Europa, i soggiorni estivi al mare, suo grande amico. Scrive dalla pensione della signora Turner a Giggleswick nello Yorkshire:

La mia vita qui è d’una austerità da Grecia antica, bellissima: potrebbe entrare, pari pari, in un bassorilievo. Come puoi immaginare, non mi alvo mai, e non mi pettino; percorro la brughiera selvaggia a passi enormi; declamo odi di Pindaro, balzando di roccia in roccia; esulto nell’aria che un po’ mi schiaffeggia e un po’ mi accarezza, come un padre severo ma affettuoso! Una specie di Stephen brontizzata quasi bella come l’originale.

Assillata dai discorsi di matrimonio che la cerchia di parentele e conoscenze dalla morte di Thoby va facendo nemmeno tanto velatamente, affinché si sistemi, la rendono nervosa e irritabile:

Tu almeno non sei costretta a batterti con oscene vecchiacce e signorine dai becchi grondanti di sangue che ti consigliano di sposarti. Da sei mesi a questa parte è questa la mia penitenza.

Rifiuta diverse proposte per poi accettare con straordinari disincanto e sincerità, quella di Leonard Woolf:

 Gli ovvi vantaggi del matrimonio mi impediscono di prendere una decisione. Mi dico: in ogni caso con lui sarai abbastanza felice, ti darà la sua amicizia, dei bambini, una vita attiva -ma poi mi dico anche: per Dio, mi rifiuto di fare del matrimonio una vera professione. … non so cosa ci porterà il futuro. Ho quasi paura di me stessa… Dunque un momento son quasi innamorata, voglio che tu sia sempre con me, sappia tutto di me, e un attimo dopo sono selvatica e distante. A volte penso che sposandoti avrei tutto… ma poi… Ci sono dei momenti -l’altro giorno quando mi hai baciata per esempio- in cui non sono più sensibile di un sasso. Eppure son quasi sopraffatta dall’affetto che mi dimostri. E’ una cosa così concreta, strana. Perché dovresti volermi bene?

Purtroppo il finale lo conosciamo tutti, con la sua immensa tristezza. Per fortuna nel mezzo ci sono stati i suoi romanzi indimenticabili con cui ci ha lasciato la parte migliore di sé.

Libri, amori e segreti – Marzo

Torno volentieri a vedere come stanno le ragazze del The Reading Group di Della Parker, nel loro salotto accogliente:

Il cantuccio di Serena era una delle stanze più rilassanti del pianeta. La stufa a legna era incandescente ed evidenziava i rossi e oro smorzati dei due divani imbottiti disposti ad angolo retto. Da una parte c’era un vassoio di pasticcini…

Questa volta nel gruppo di lettura si legge Rebecca, la prima moglie e ormai sappiamo che qualcuna dei suoi partecipanti troverà molte corrispondenze con la storia del libro del mese.

Infatti arriva il turno di Jojo, l’ostetrica del gruppo, che da quattro anni non vede il marito che l’ha lasciata per andare a fare una pausa di riflessione in Marocco. Lei innamoratissima di Big Al (non so se un giorno potrò mai chiedere a Della Parker come fa a inventarsi nomi così!) lo aspetta per anni, coltivando il suo ricordo in un culto quasi devozionale mentre la sua vita scorre via. In realtà Jojo, aiutando le donne a partorire, fa un lavoro che la porta a contatto tutti i giorni con il miracolo della vita, ma sembra non volersi accorgere che lei rimane solo a guardare.

Quando comincia a frequentare il collega Daniel, Jojo si stupisce di sentirsi ancora apprezzata e desiderata ma scopre di essere anche ossessionata, come in Rebecca la prima moglie, dal ricordo del marito che da tempo non dà più notizie di sé.

A un certo punto accese l’abat-jour e decise di leggere un capitolo di Rebecca, nella speranza che la distraesse. Ma non era un libro tranquillo. La testa dell’eroina era ancora piena d’ombre, piena della paura che il nuovo marito non l’amasse come aveva amato la moglie defunta. Sembrava passare la maggior parte del tempo a temere di perderlo. Alla fine decise che non era una buona storia da leggere prima di dormire…

Anche Daniel vive nel passato, conservando gli arredi e gli oggetti appartenuti alla madre, morta all’improvviso quando lui aveva appena sedici anni.

Presto sia Jojo che Daniel dovranno fare i conti con la realtà per accorgersi che imparare a vivere nel presente non è poi così doloroso.

Arrivederci ad aprile e al prossimo libro!

Terre Lontane

Primo di sei episodi della saga I Dilhorne che prosegue con L’australiano, Corsa all’oro, La guerra del cuore, Una moglie per Cobie, L’uomo dai mille volti.

I fatti si svolgono nel 1812 ma siamo, come giustamente indicato dal titolo, in Terre Lontane dai salotti e dalla vita mondana dell’epoca Regency londinese, almeno per ora.

Questo romanzo, che inaugura la serie, è ambientato nella colonia australiana, a Sidney, la nuova Galles del Sud, destinazione dei delinquenti ridotti in ceppi e sfuggiti all’esecuzione capitale. Mi sono sempre domandata che cosa succedesse ai deportati una volta graziati, perché era evidente che essere scampati alla morte non fosse che l’inizio di tutta una serie di tribolazioni infinite: abbandonare gli affetti, la terra d’origine, ricominciare daccapo con un marchio d’infamia cercando di ricostruirsi una vita e una dignità.

Il protagonista di questo romanzo, Tom Dilhorne, pare esserci riuscito con grande tenacia e sacrifici, ma anche con una forza d’animo fuori dal comune e un talento per gli affari che sin da piccolo gli ha consentito di cavarsela in una vita che da subito, anche in patria, si è rivelata avara di fortuna con lui.

La storia di Tom viene a completarsi con l’incontro di Hester Waring, una ragazza che il padre ha lasciato sola, a morire di stenti, dopo aver dilapidato tutti i suoi averi con l’alcool. Che cosa possono avere in comune due persone così diverse tra loro: lui alto, possente e robusto, lei piccola e patita, da sempre abituata dal padre a guardare con sospetto quell’individuo ex galeotto che rilevava cambiali, a lungo emarginato dalla buona società del posto divisa tra Emancipisti ed Esclusivi (gli uomini liberi -funzionari del governo, soldati, marinai, semplici cittadini- che erano emigrati liberamente nell’ultima colonia britannica).

Attraverso una narrazione fluida e avvincente, che adotta la giusta miscela di avventura e sentimento, assistiamo all’incontro di questi due mondi così lontani e pregustiamo il loro completarsi reciproco, in una vicenda che non ha nulla di scontato. La descrizione dei personaggi, l’analisi dei loro sentimenti e pensieri, che ne mostra senza pesantezza l’umanità, e la particolare cura nella ricostruzione storica, quand’anche romanzata, sono decisive nel rendere Terre Lontane una lettura piacevole e sicuramente da proseguire.

Un ottimo consiglio ricevuto va sicuramente condiviso.

Nel paese degli amori maledetti

Un libro che si insinua piano piano nei recessi della mente e costringe ad aprire cassetti della memoria creduti chiusi per sempre.

Lungo un sentiero già tracciato dai titoli dei romanzi di Jane Austen, partendo dalle pagine di un diario dimenticato, una donna ormai adulta ritorna molto a fatica ai tempi del suo primo amore, nato sui banchi di scuola, coltivato nelle lettere rubate alle lezioni e incorniciato da una colonna sonora anni ottanta.

Come in una situazione molto simile a quella di Anne Elliot in Persuasione, la disparità di ceto (l’estrazione sociale, il grado di istruzione) tra due ragazzi che si innamorano fa ritenere i genitori di lei in diritto di convincerla dell’inopportunità di proseguire in una relazione del genere.

Evidentemente veniva da un ambiente familiare in cui gli avevano insegnato ad accontentarsi del suo stato o meglio della sopravvivenza (qualcuno ricorda che Ala era piuttosto pigro e non brillava per voglia di lavorare). Io invece ero stata educata, da mio padre e poi dai valori borghesi del liceo classico, ad aspirare ad essere, per quanto possibile, artefice del mio destino, e quindi a tenere sempre gli occhi sul domani.

La trama potrebbe essere ovvia se non fosse dipanata e sviscerata attraverso i mille anfratti dell’incertezza, della confusione, dell’inesperienza e dell’ingenuità giovanili, messe qui dolorosamente a nudo, come ferite che non vogliono rimarginare.

Si assiste al nascere, con i suoi primi palpiti, di un sentimento importante e nuovo nel cuore della giovane Bea e al dilemma in cui è combattuta tra l’amore per il suo Jek e i sogni fatti insieme, e l’amore per i propri genitori che non vuole far soffrire. L’unica scelta possibile si rivelerà quella di rimanere insensibile alle istanze del suo cuore, finendo però così per rimanere insensibile a tutto.

È difficile raccontare di un libro che non parla di una storia, bensì di un amore e lo fa quasi prestandogli la penna, lasciandolo fluire e sgorgare da solo con il risultato travolgente di una tenerezza struggente e poetica contagiosa, che non lascia semplici spettatori.

Un amore che apparentemente non conosce lieto fine, ma si conquista l’immortalità:

Non sempre le parole ingessano e uccidono le emozioni, talvolta riescono a coglierne l’anima o anche solo l’eco e lo riflettono nello spazio, sottraendolo al tempo, in tutta la sua potenza…

I dubbi, i tentennamenti, le dichiarazioni, i divieti pesanti come macigni, stringono un laccio attorno al cuore gonfio dell’io narrante che coincide e si confonde con l’io narrato. Quella ragazzina di sedici anni che si affacciava per la prima volta sul palcoscenico della vita, nel ritrovare il diario a cui confidava la storia del suo primo, vero antico amore, ritrova se stessa e le sue origini radicate nella sua terra, nella sua casa natale, per le vie del suo borgo e dei suoi boschetti a cui il destino, inesorabile, la riconduce da esule.

Uno sfogo che diventa rimpianto e riflessione sul senso della vita e sull’irrinunciabilità dell’amore, impossibile da sostituire con altri surrogati illusori.

Un’inedita Beatrice Battaglia, conosciuta e famosa in tutt’altra veste, si dimostra poetessa dell’amore, scrittrice di elegia pura:

E dopo ci fermiamo sul bordo del fosso a parlare, o meglio a cercare qualcosa da dire, a sorriderci con gli occhi, a desiderarci, senza poterci avvicinare troppo, perché qualcuno potrebbe spuntare dagli stradelli e vederci -e qui restiamo nell’odore dell’erbe fiorite mentre il sole va giù pian piano all’orizzonte, in attesa che il desiderio tracimi e superi la prudenza e lui, dando una rapida occhiata intorno, si avvicini e mi circondi con le braccia e mi baci.

Se questo non è amore!

Libri amori e segreti

Continua la fortunata serie libraria scritta da Della Parker, scandita dai mesi dell’anno, pubblicata da Newton Compton.

Riprendono gli appuntamenti di questo caloroso e accogliente club del libro, tutto al femminile, in cui ci sentiamo idealmente ben accolte anche noi.

Kate provò un senso di calore mentre superava la soglia. Si unì ai convenevoli, al chiacchiericcio, ai frammenti di una decina di conversazioni cominciate il mese prima e riprese in quel momento, come non si fossero mai interrotte, come solo le buone amiche sapevano fare, e la serata -bé la parte prima dei libri- ebbe inizio.

Febbraio si sa, è il mese di San Valentino e anche la lettura di questo speciale club è dedicata a un libro che parla di amore: L’amante di Lady Chatterley.

Più che d’amore si arriva presto a parlare di eros, di passione, come suggerito dalla trama del libro, così conturbante per l’epoca, ma che non manca di suscitare qualche imbarazzo anche tra le nostre più moderne lettrici.

Kate in particolare sta attraversando un momento delicato nella vita intima di coppia con suo marito Anton con il quale l’intesa era sempre stata perfetta. Poi a seguito di un declassamento lavorativo Anton ha perso fiducia in se stesso e Kate si è ritrovata per casa un aitante muratore che sprigiona testosterone da tutti i pori. A farla sentire ancora più sola e in balia di questo ammiccante ragazzotto

Mentre continuava a leggere si rese conto che il libro non era solo sessualmente esplicito e scandaloso. Era anche molto intimo. Era una storia d’amore tra due persone legate non solo sotto il profilo fisico ma anche sotto quello emotivo, e il fatto che appartenessero a classi sociali così differenti -aspetto sottolineato spesso- contribuiva solo ad aumentarne l’intensità.

Come andrà a finire questa storia? Saprà Kate tenere a bada i suoi ormoni e resistere alle malie del novello “Bob aggiustatutto” o è possibile un finale diverso da quello de L’amante di Lady Chatterley.

Ve lo lascio scoprire.

Buona lettura e buon San Valentino!

Intervista a Eleonora Angelici, traduttrice.

Eleonora, come si diventa traduttrice?

Con passione, tanto studio e soprattutto esperienza. È una professione altamente specializzata, richiede competenze specifiche che vanno ben oltre quelle meramente linguistiche, anche se l’esistenza di software e macchine in grado di tradurre al posto dell’uomo fa sì che molte persone la pensino diversamente. Un occhio esperto, o semplicemente uno sguardo approfondito, rivelano quasi sempre che una macchina non traduce affatto come una persona.

Se si svolge questa professione in proprio, come sto facendo io, queste competenze non bastano più: si apre un’intera nuova dimensione, quella dell’imprenditorialità, che purtroppo non insegnano all’università e che bisogna imparare in prima persona, studiando (non si smette mai), compiendo errori, sudando varie camicie… insomma: facendo esperienza.

Quando hai deciso che da grande avresti fatto questa professione?

Non ricordo il momento preciso, ma so che fino ai 17 anni, come la maggior parte delle persone, non ero consapevole dell’importanza dei traduttori e di come toccassero la nostra vita da vicino. Sapevo che c’erano, ma non me ne rendevo conto, come un oggetto che si intravede solo con la coda dell’occhio, o un pensiero in fondo alla mente che non viene mai a galla.
Iniziato l’orientamento per l’università, vista la mia passione dichiarata per le lingue (in particolare l’inglese, in cui andavo così bene), venni a sapere che c’era questa particolare facoltà, la SSLMIT (che ha avuto molti altri nomi, fosse anche solo perché questo è impronunciabile, tipo Scuola interpreti o DIT, Dipartimento di Interpretazione e Traduzione, come si chiama oggi) che era il top per chi voleva studiare “Lingue”. E informandomi su questa facoltà scoprii non solo che preparava a molto più che il semplice studio delle lingue, ma anche che, con queste ultime, si potevano fare molte più cose che studiarne la grammatica e la letteratura. Una volta superato il test e iniziato a frequentare, ho avuto la mia conferma e non ho mai rimpianto questa scelta.

Quali competenze linguistiche vanti?

Traduco dall’inglese e dal tedesco in italiano. L’inglese lo studio da che ho memoria, il tedesco l’ho iniziato e “recuperato” durante gli anni dell’università, con grande fatica e sudore, ma anche grazie a professori preparatissimi (madrelingua e non) che mi hanno presto portato a un livello paragonabile a quello degli altri studenti che studiavano tedesco sin dal liceo.

Ti piace viaggiare? Quali esperienze hai avuto all’estero?

Moltissimo. Di solito non aspetto neanche di essere tornata da un viaggio prima di programmare il successivo. Tra le esperienze più lunghe ci sono un’estate passata nel sud dell’Irlanda a lavorare come au pair (ero al primo anno di università) e una vacanza studio a Berlino, città di cui mi sono innamorata per la sua storia e le sue sfaccettature.

Sapresti indicare un pregio e un difetto di essere freelance?

Un pregio è la possibilità di lavorare come si vuole, su che cosa e con chi si vuole. Vorrei aggiungere “quando si vuole”, ma la realtà è che il mio lavoro è basato sulle scadenze e che faccio di tutto per accontentare i clienti.
Un difetto è, sicuramente, la solitudine: lavoro da casa e a volte questo significa non mettere mai il naso fuori dalla porta in una giornata né vedere un altro essere vivente. La città in cui vivo, per fortuna, mette a disposizione spazi di co-working (cioè uffici condivisi) e locali in cui ci si può fermare a leggere o lavorare, usufruire del Wi-Fi e magari concedersi un pezzo di torta senza essere disturbati troppo.

Tra i settori in cui sei specializzata ci sono quelli che coincidono con le materie di tuo interesse o segui una logica di mercato derivante dalla maggiore domanda in quegli ambiti?

Entrambe le cose. Buona parte della mia esperienza riguarda il settore tecnico e il marketing, che oggigiorno sono alcuni degli ambiti più richiesti, ma insisto comunque per portare nella mia professione due mie grandi passioni: i viaggi, appunto, e la gastronomia. Il mio obiettivo è avere un lavoro che possa svolgere con così tanta passione da non sembrarmi tale, e mi sto impegnando in questa direzione. Work in progress!

Un discorso a parte richiede l’editoria, vero?

Ebbene sì, almeno l’editoria-narrativa. Il lavoro di un traduttore tecnico può essere molto diverso da quello di un traduttore editoriale: cambiano i committenti (non più necessariamente aziende o agenzie di traduzione, bensì case editrici), i tempi di realizzazione (la lunghezza media di un testo di narrativa è molto superiore a quella di un testo tecnico), il modo di scrivere e quindi le competenze. A volte un traduttore editoriale deve attivarsi in prima persona, fare lui stesso una proposta di traduzione e, se viene accettata, a libro pubblicato può anche essere chiamato a promuoverlo nel proprio Paese.

Qual è stato il progetto della tua tesi di laurea?

Lo studio dello shock culturale (in tedesco Kulturschock) e degli stereotipi nell’opera narrativa dello scrittore tedesco Uli T. Swidler, di cui ho fatto una proposta di traduzione parziale. Il destino ha voluto che durante il mio soggiorno a Berlino pescassi il suo libro Toskana für Arme da una cesta di occasioni e scoprissi che, a dispetto del titolo, parlava dell’arrivo di un giovane tedesco nella mia regione, le Marche, e del suo incontro/scontro con i personaggi e la cultura locale. Il confronto tra culture è sempre stato al centro dei miei interessi; è anche per questo che adoro viaggiare. Fare la tesi di laurea su questo tema, a quel punto, mi è venuto completamente naturale.

Qual è lo strumento indispensabile del tuo lavoro?

Il computer. Lo sviluppo delle tecnologie e di Internet avvenuto negli ultimi 10-15 anni ha avuto effetti determinanti sulla professione del traduttore: ciò che prima si faceva a mano, scrivendo a penna, consultando dizionari cartacei e recandosi a fare ricerche in biblioteca, adesso viene fatto di regola al computer, servendosi di software specifici, dizionari digitali e di quell’immensa enciclopedia che è il Web.

C’è una richiesta curiosa che ti è stata rivolta e che puoi raccontarci?

Amo il mio lavoro perché è imprevedibile e diverso ogni volta. Di solito non mi occupo di queste cose, ma in un’occasione ho ricevuto una richiesta per la traduzione di un “fumetto”. Approfondendo, ho capito che si trattava di una strategia di marketing adesso molto in voga per la sua efficacia: lo storytelling. Il fumetto non era insomma per uso puramente ricreativo, ma raccontava l’esperienza di due persone normali con i prodotti del committente (caravan). Un modo creativo e divertente di farsi pubblicità.

Quali progetti hai per il futuro?

Voglio concentrarmi sempre di più nel campo della traduzione creativa, in ambiti come il turismo e la gastronomia. C’è ancora tanta esperienza che posso fare e il mondo della traduzione, così profondamente influenzato dallo sviluppo delle tecnologie, non potrà che evolversi in maniere che non possiamo del tutto prevedere. Essere aperti, positivi e “agili” ci permetterà di affrontare qualsiasi cosa.

Esiste l’equivalente di “in bocca al lupo” nelle altre lingue per augurarti “buona fortuna”?

Anche l’inglese e il tedesco hanno espressioni di “scongiuro” come la nostra: gli inglesi usano “Break a leg”, un’espressione nata nel contesto teatrale, e i tedeschi “Hals- und Beinbruch!” (“rottura del collo e della gamba”, ancora più macabri!). Facciamo che va bene un semplice “Good luck” o “Viel Glück”!

http://www.eleonoraangelici.com