Su e giù per le scale di Monica Dickens

Quando ami l’Inghilterra, cerchi di studiare da autodidatta la letteratura inglese, praticamente sei di casa a Downtown Abbey e un’amica ti consiglia Su e giù per le scale di Monica Dickens, non puoi non ammettere che ti conosce benissimo!

E infatti lo apro e inizio a leggerlo e scopro che si tratta di un campionario assortito di innumerevoli e insolite situazioni-tipo di cuoche di interni inglesi. Sì, perché quello che ci presenta Monica Dickens è un fenomeno tipicamente inglese, quello di avere una cuoca a servizio, e di conseguenza l’ingenerato brulicante mercato di incontro tra la domanda e l’offerta di questo particolare tipo di lavoro domestico, spesso per il tramite di agenzie e annunci sui quotidiani. L’autrice ci racconta in un memoir la sua esperienza personale attraverso una successione di incontri con datori di lavoro strani improbabili, simpatici, in casi sporadici anche gentili, aprendo allo stesso tempo le porte di servizio dei piani inferiori su diverse tipologie domestiche e familiari: l’appartamento di città, la casa in periferia o il cottage di campagna.

Seguendo la scia del sempre crescente interesse per la categoria dei domestici e del loro peculiare punto di vista con cui assistono svolgersi la vita al piano di sopra, come dimostrano il successo televisivo della serie Downton Abbey e quello letterario di M. C. Beaton, con 67 Clarges Street (tradotta in italiano dalle Edizioni Astoria) o lo stesso romanzo Longbourn House di Jo Baker (per citare i più famosi), qui la prospettiva è individuale: è l’occhio del singolo, della cuoca tuttofare che, di estrazione borghese, veste gli abiti dimessi di Monty, col suo cappello sbiadito, per cogliere le particolarità, le fatiche, le ingiustizie e i difetti umani venuti alla luce in questa inferiore posizione sociale.

Monica Dickens – portrait of the British writer, the great-granddaughter of Charles Dickens. 10 May 1915 – 5 December 1992 — Image by © Lebrecht Music & Arts/Corbis

Monica è simpatica, un po’ imbranata, brava in cucina ma non perfetta, colleziona soufflè sgonfiati e arrosti bruciati accanto a succulente omelette, della cui riuscita si stupisce da sola. La storia è autobiografica: figlia di una famiglia di ceto medio-alto, ribelle e anticonformista, espulsa da una rinomata scuola-bene di Londra, vuole sperimentare cosa significa guadagnarsi da vivere in questo caso cucinando. I menù presentati non sono molto utili in quanto offrono poche idee mutuabili, ma sono sicuramente interessanti per la luce che gettano sull’alimentazione inglese e sui piatti e le ricette che circolano tutti i giorni sulla tavola delle famiglie.

Il racconto non conosce soste e anzi, a tratti comunica il senso di sfinimento e fatica addossato alla povera cuoca (che spesso deve improvvisarsi anche domestica e cameriera) e con lo stesso ritmo trafelato e ansiogeno, in preda al timore di non rientrare mai nei tempi della cena e delle varie portate, piomba nelle situazioni più stravaganti e nei contesti più diversi: dalla cena di una sera al ricevimento per fidanzati, al clima accogliente di un cottage di campagna, presso una coppia appena sposata o un single sfruttatore. L’unico ingrediente di cui Monica non rimane mai a corto è l’ironia, con cui sa condire e risolvere tutte le situazioni che le si presentano.

Non saprei che tipo di bilancio, dal punto di vista umano,  possa trarre da questo esperimento di vita, la ragazza Monica Dickens; certo è che dal punto di vista letterario, il risultato è più che positivo. Degno di cotanto antenato!

Racconti di Elizabeth Gaskell

È in stampa, e quindi uscirà tra breve, la raccolta Racconti di Elizabeth Gaskell.

Scrittrice prolifica e versatile, ella riesce a essere intensa nelle short stories tanto quanto nei grandi romanzi, e le Edizioni Croce hanno deciso di tradurre e pubblicare dieci racconti dei suoi, inediti o introvabili in italiano.

Avvolti da questa meravigliosa copertina che in un gioco di luci e ombre lascia presagire una lettura appassionante e intenta, i dieci titoli sono: Casa Clopton, L’eroe del Sagrestano, Casa Morton, Lo zio Peter, Tempeste e raggi di sole natalizi, Le vicissitudini domestiche di Bessy, Il cuore di John Middleton, Storia di un proprietario terriero, Le tre ere di Lizzy Marsh, Visita a Eton.

Si tratta degli scritti brevi gaskelliani a tema non gotico, forse qualcuno ispirato dai suoi viaggi e dai suoi spostamenti durante i quali raccoglieva aneddoti preziosi, le cui date di composizione abbracciano più di un ventennio.

Il volume, appartenente alla collana “Participio Passato”, va ad aggiungersi con le sue 394 pagine, a quelli già pubblicati: La casa nella brughiera, I fratellastri, Mary Barton, (oltre a Bran e altre poesie). A curare questa edizione è la prof.ssa Anna Enrichetta Soccio, professoressa di letteratura inglese all’Università degli Studi “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara. Tra i traduttori spiccano i nomi di Mara Barbuni e Salvatore Asaro, già uniti da un legame speciale a Elizabeth Gaskell.

Un volume don pregio fin dalla prima pagina della raccolta che raffigura, riproducendola in filigrana, la litografia di Casa Clopton, la stessa che ha ispirato il racconto a Gaskell. E alla fine del libro ci aspetta una splendida sorpresa come ormai le Edizioni Croce ci hanno abituato a pregustare.

Racconti raccoglie la narrativa breve di una delle maggiori scrittrici dell’Ottocento inglese, colei che è riuscita a entrare nelle grazie di Charles Dickens e a dare voce a una moltitudine di personaggi – non solo figure riprese dalla nobiltà ma anche uomini recuperati dalla periferia umana, storie di reietti, di esclusi. La scrittura breve ha accompagnato Elizabeth Gaskell per tutta la vita, dal suo esordio fino alla morte improvvisa avvenuta durante un tè nel suo salotto, nel 1865. Pubblicati sulle maggiori riviste dell’epoca, i suoi racconti hanno entusiasmato generazioni di lettori. La modernità con cui Elizabeth Gaskell riesce a investigare all’interno dell’animo umano non ha pari nella storia della letteratura vittoriana. Le sue storie ci coinvolgono da vicino, ci toccano e alla fine ci disarmano. Racconti ambisce ad avere un carattere “definitivo”, mettendo assieme una serie di titoli finora mai tradotti in italiano, al fine di confermare l’importanza della scrittrice all’interno del panorama letterario inglese.

Le case di Jane Austen

Una lettura diversa quella offerta da Mara Barbuni arricchita da preziosissime informazioni su aspetti meno ovvi delle opere di Jane Austen. Ha ragione lei quando scrive che su Jane Austen è stato detto molto, ma non tutto, e un contributo come questo mette sicuramente in luce una dimensione, quella domestica, molto importante e imprescindibile sia per la produzione letteraria che per la vita stessa della scrittrice.

Alla ricerca continua di una sistemazione stabile, Jane Austen tende a identificare i personaggi dei suoi romanzi con una precisa collocazione spaziale e abitativa che diventa connaturale all’essenza degli stessi, appendice di essi. L’esigenza di trovare casa (il termine inglese home nella duplice valenza rende meglio l’idea) che lei stessa sin dalla giovinezza è costretta a sperimentare, traccia un percorso specifico per analizzare, comprendere e capire meglio l’intera opera della scrittrice di Chawton.

L’ambientazione domestica viene ricostruita attraverso cataloghi di oggetti d’arredo, considerazioni stilistiche, valutazioni monetarie, con l’ausilio di testi e fonti originali reperiti dalle competenze anglofone dell’autrice.

Interessante l’approfondimento dedicato alle location scelte negli adattamenti televisivi e cinematografici che si rivela assolutamente pertinente e congeniale dalle moderne modalità di fruizione dell’opera letteraria.

La ricostruzione del rapporto tra i personaggi e gli oggetti inseriti ciascuno nella rispettiva cornice ambientale, si allarga fino a diventare chiave di lettura del singolo romanzo.

Ci sono tanti modi di parlare di un autore e qui se ne è scelta una chiave che esprime molto bene la natura schiva, intimistica, familiare di Jane Austen.

E dopo così tanti stimoli e spunti di riflessione, l’unica cosa da fare è riprendere in mano uno dei capolavori di zia Jane e riassaporarlo.

Intervista a una Giovane Casa Editrice che profuma di Pan di Zenzero: Zenzero Edizioni

È molto intrigante la lettura che riproponete della storia dell’Omino di Pan di Zenzero: perché vi siete ispirati proprio a questa, tenera e malinconica insieme? Potendo, ne cambiereste il finale?

È stato qualcosa di immediato, non abbiamo dovuto pensarci troppo: c’era già la Gingerbread Squad (Squadra Pan di Zenzero, appunto), gruppo di supereroi nato nelle chiacchierate universitarie di alcuni amici, e poi diventati “realtà” nel romanzo La danza dei lupi cattivi. Questi personaggi sono emarginati, gente che non vive la realtà, dei bambini quasi, armati però del desiderio di fare del bene, di essere liberi e coltivare i loro sogni (che, nel loro caso, consistono nel prendere a calci i criminali). E noi, come editori, abbiamo in qualche modo ereditato la loro filosofia: ci sembrava impossibile realizzare il sogno di una casa editrice, ci sembrava da incoscienti aprirne una nel panorama italiano attuale, ma, al contempo, eravamo fortemente convinti che ci fossero tante storie da raccontare, che bisognava per forza diffondere, perché erano giuste, frutto di passione, capaci di far sorridere ed emozionare. È quello che fa lo Zenzero della fiaba: canta la canzone in cui crede e non gli importa di tutti quegli ostacoli che vorrebbero fermare la sua corsa. Il mondo reale, la regola del guadagno a ogni costo, dell’utile e della pigrizia intellettuale non dovrebbero mai fermare le storie della gente, degli autori. È quello che rappresenta la volpe, che alla fine, divora l’Uomo di pan di zenzero: ovviamente, se potessimo, ci piacerebbe che anche questa, iniziasse a nuotare e a correre, traghettando l’Omino oltre il fiume verso nuovi orizzonti, ammaliata dalla sua canzone. Ma non è poi così necessario cambiare il finale; è tragico, ma anche alcune storie lo sono: ciò che importa è averla raccontata.

Siete una casa editrice giovane: vi rivolgete a un pubblico giovane o di tutte le età? E com’è composta la vostra squadra?

Cerchiamo di rivolgerci a un pubblico più ampio possibile. Età e genere sono solo fattori anagrafici e ci piace pensare che abbinare le storie giuste ai lettori giusti sia un po’ la nostra missione. Nella nostra squadra siamo in 3, amici e complici da diversi anni. C’è il riflessivo ragazzo di montagna, Andrea, l’artista perspicace, Maria, e Silvia, la cittadina energica. Insieme siamo una squadra degna dei migliori fumetti.

Dite di non avere una precisa linea editoriale: nel valutare i manoscritti da quali criteri vi lasciate ispirare o guidare?

Il mondo dell’editoria in Italia è molto crudele. Le grandi case editrici non si prendono rischi con autori esordienti anche se promettenti, mentre le piccole case editrici chiedono compensi per non affondare in un mare di spese. Questa situazione fa sì che molte storie che meriterebbero la pubblicazione non vedano mai la luce. A noi piace pensare che se riusciamo a pubblicare anche uno solo di questi libri, ignorati da tutti ma che a noi piacerebbe vedere nelle librerie, allora il nostro compito è fatto. Noi amiamo leggere, non riusciamo a entrare in una libreria senza essere usciti con degli acquisti, e se a nostro parere una storia merita di essere letta, il lavoro che ci sta dietro ne sarà valsa la pena.

Parlateci di cosa si mette in moto quando arriva un manoscritto…

Come prima cosa lo leggiamo. Ci piace poter spiegare a ogni autore quali sono i punti di forza e i punti deboli della storia anche se non decidiamo di pubblicarla. Ma se il racconto ci appassiona, allora contattiamo l’autore proponendogli un contratto. Dopo la firma del quale, inizia il nostro lavoro di editing, correzione e impaginazione, fino alla creazione dell’ebook.

Quali sono i vostri progetti? Cosa fate per farvi conoscere? Dove e come possiamo acquistare le vostre pubblicazioni? Sono solo ebook?

Il nostro progetto rimane quello dell’inizio, ovvero scoprire nuove storie e farle scoprire ai nostri lettori. Abbiamo anche iniziato a frequentare fiere del settore, che sono ottime occasioni per noi di farci conoscere al pubblico e di imparare. Al momento pubblichiamo solo ebook e li potete trovare tutti nel nostro grazioso negozietto online (http://zenzeroedizioni.tictail.com/) oppure sui grandi rivenditori come Amazon, La Feltrinelli, Ibs…

A cosa si ispirano i titoli delle vostre pubblicazioni?

Più che alle spezie, ci siamo ispirati a delle tipologie di viaggio, visto che anche le nostre collane si ispirano a questo.

Mi hanno fatto sentire speciale e invece ero solo normale di Cristiana Gelfi – Il moto oscillante, avanti e indietro, di chi rassetta una stanza dove si sono ammucchiate troppe cose. E in queste ritrova ricordi, persone, il calore dell’infanzia e i dolori della crescita: personale e profondo.

Exordia di Vittorio Cerruti – Il camminare lento alternato al sostare ammirato di chi visita un museo d’arte: poesia profonda, stile impeccabile, varietà per ogni gusto.

Un passeggero, dal finestrino… di Loretta Tedeschi – Uscire di corsa, guardare l’orologio, essere in ritardo, tornare a casa, fermarsi, ripartire, lavoro, posta, amici! Poesie leggere, a volte tragicomiche, dannatamente vere e mai banali sulla routine quotidiana.

Spencer e Cornicia di Giovanni Peli – L’arrampicarsi, l’infilarsi e lo sfrecciare di un gatto sulle vie invisibili conosciute solo alla sua specie: illustrata, fresca e musicale riflessione sulle diversità!

L’ombra del bosco di Silvia Pezzotti – Il passo attutito sopra un mantello di aghi di pino fra un frusciare improvviso e il suono del respiro di una gita notturna nel bosco: tanto da ammirare, animali e natura, tra fiaba e mistero.

La danza dei lupi cattivi di Andrea Chiudinelli – Il volo sicuro e a braccia aperte di un supereroe. Una bambina da salvare la notte di Natale da improbabili eroi bresciani, tanto cuore, fantasia e un tocco di horror.

Malagigi di Alessandranna D’Auria – la carica irruenta di un intero esercito bardato d’onore, orgoglio e cavalleria che spesso si fa fuga dietro agli sventolii dell’abito di una dama. Ironia e eroismo, secondo la tradizione ariostesca.

Un gatto, una strega e un’anarchica di Stefano Pomarici – Un viaggio in auto lungo i dedalici bassifondi di una notturna metropoli, scrutando gli innumerevoli volti che la città stessa scolpisce: un futuro distopico, personaggi indimenticabili, la lotta per salvare un mondo dalla tirannia.

Sagal di Mirella Menciassi – Cavalcata sulla neve in un mondo fatto di romantici castelli e invalicabili montagne: magia, crescita, mostri, principesse e stregoni.

Terra incognita e altri incubi di Andrea Casella – Il discendere prima lieve, via via sempre più inesorabile verso un oscuro abisso: dieci racconti horror, antichi incubi, terre oniriche e l’inevitabile follia tutta da assaporare.

Livor Mortis di Ottavio Bosco – È l’addentrarsi, trattenendo il fiato, in una stanza completamente buia, con i sensi all’erta e i brividi che scorrono gelati lungo la schiena, in attesa che succeda l’inevitabile.

Lo zombi di Greta Fantini – È una fuga scapicollata lontano dalle grinfie e, soprattutto, dalle fauci di zombie sempre più famelici, sapendo di poter contare, però, su un valido quanto inaspettato alleato.

Il grande mazziere di Massimo Spadetto – È una sbandata in macchina, di quelle che ti capitano quando c’è ghiaccio in terra, ma che alla fine si risolve tornando sulla giusta carreggiata e guardandosi indietro ringraziando la propria fortuna e la propria prontezza di riflessi.

Storie del sole e della luna di Maurizio Supino – Passeggiare blandamente in riva al mare, strascicando i piedi sulla sabbia, solo udendo il mare e il proprio cuore. Storie diverse, di uomini e donne, di amore e di morte, antiche e moderne. Tutte narrate con rara eleganza.

Giacomino andò a New York – Viaggio in treno dalla città al paese natio sui monti. E poi ammirarne le bellezze, scoprirne la storia, innamorarsi e combattere per esso. La vita di un uomo e la sua valle dall’infanzia all’età adulta.

Briganti e brigantesse di Maurizio Supino – è un viaggio on the road alla Bonnie & Clyde: un malloppo, una coppia di innamorati, tante mani pronte ad accaparrarsi il bottino. Tra tradimenti ed equivoci, chi riuscirà nell’impresa?

 

Che dire? C’è solo l’imbarazzo della scelta!

Il giardino dei profumi perduti di Jan Moran

il-giardino-dei-profumi-perduti_8618_x1000Uno strano mix di essenze profumate e spionaggio durante l’avanzata nazista che terrorizzò mezza Europa. L’inverso del viaggio della speranza, la traversata dell’oceano che riporta Danielle e Max nel continente nel disperato tentativo di ricongiungersi al figlioletto e alla madre di lui viene bruscamente e drammaticamente interrotto da bombardamenti tedeschi.

Si apre così questo racconto che squarcia l’atmosfera raccolta di una cabina di una nave per farci piombare nel mezzo del periodo più  nero della storia europea visto attraverso gli occhi e la pelle di una famiglia come tante colpita negli affetti più cari, resa vulnerabile ad attacchi di ogni tipo.

Danielle è una donna adulta, sposata, madre di un bimbo affidato alle cure della nonna e incinta di un altro figlio. Ha un talento Danielle, che in gran parte deve alle sue origini francesi ma anche alla madre e allo zio Philippe che lo hanno coltivato: quello di profumiera che ha respirato insieme all’aria della tenuta di famiglia a Bellerose dove è cresciuta e dove fa ritorno, in attesa di ritrovare il suo bambino.

Ma Bellerose è tutt’altro che un rifugio edenico fuori dal mondo perché mentre Danielle sperimenta miscele, centellina essenze, per tenersi occupata e non impazzire nell’attesa impotente, le ricette di profumi costituiscono la base di un linguaggio cifrato utilizzato dallo spionaggio francese e inglese per carpire informazioni preziose sulle mosse tedesche.

L’orrore che questa storia, come ogni altra che racconti dell’infernale periodo nazista, è mitigato dalla parallela ricerca di Danielle della combinazione giusta tra le essenze di fiori e di spezie per realizzare il profumo della vita Chimère. Questo sarà il suo trampolino di lancio verso il Nuovo Mondo dove cercherà di ricucire i brandelli di vita e di famiglia che le sono rimasti. L’approdo a New York senza niente, ripartendo da zero e contando solo sulle sue forze si rivela tutt’altro che facile e la personale battaglia per sopravvivere, per farsi spazio, per conquistare la sua felicità, pur in mezzo a tante brutture, riempie pagine e pagine di colpi di scena e lieti fine sempre rimandati. Unica compagna inseparabile di Danielle è la speranza mai abbandonata di riabbracciare suo figlio Nicky.

Il potere evocativo di questa scrittura è innegabile: un potere che oltrepassa la barriera sensoriale della parola scritta. È assolutamente percepibile e inebriante la fragranza sprigionata dalla miscela di rosa, tuberosa, gelsomino, sandalo e ambra che Danielle assorbe nel giardino, dosa e distilla per le sue creazioni.

Esattamente come per un artista, il vero banco di prova di un profumiere non era l’abilità con cui si miscelavano i materiali, ma l’immaginazione. Creare un parfum originale era un talento naturale, come per altri poteva essere un talento naturale la musica o l’arte. Danielle capiva che era stata benedetta da un raro dono, e ne era riconoscente. Ma un dono deve essere usato, costantemente rifinito alla perfezione.

La storia dell’artista però, con tutto il fascino conturbante connesso alla capacità quasi magica di creare profumi, si intreccia con quella della donna, della madre, della moglie, ancora tutta in divenire e a cui deve lasciare il passo sotto l’urgenza di eventi stringenti e l’urto di cambiamenti epocali.

Entrambe dischiudono scenari ugualmente emozionanti.

Il finale placa quel desiderio di pacificazione destato in noi sin dall’inizio dall’odissea di questa donna forte e sola, esempio della tenacia femminile.

 

Febbraio Flower-ed

garland
Il prossimo 27 febbraio uscirà per la prima volta in italiano A garland for girls di Louisa May Alcott grazie alla casa editrice Flower-ed.

La traduzione, affidata alle amorevoli cure di Riccardo Mainetti e una copertina così evocativa, oltre che raffinata, confezionano un libro unico.

Si tratta di una raccolta di storie scritte da Louisa May Alcott “per giovani ragazze”, nell’anno che precedette la sua morte avvenuta il 6 marzo 1888. Lei stessa dichiara nella prefazione: “Scritti durante un periodo di isolamento forzato”, facendo riferimento alla malattia che, contratta nell’ospedale militare di Georgetown, non l’aveva mai completamente lasciata.

Sono racconti ispirati e basati sui fiori in quanto ai fiori sono intitolati e in base alle loro caratteristiche si stabilisce un parallelo con le protagoniste delle singole storie. Inoltre sono arricchiti da citazioni e riferimenti ad altri libri e autori (poeti, scrittori, filosofi) che confermano non solo la passione, ma anche la preparazione letteraria di Louisa.

Riccardo Mainetti ce li presenta così: “Sono un racconto più bello e profondo dell’altro. Storie di Piccole Grandi donne rivolte a Piccole donne (e non solo) nelle quali i fiori simboleggiano i caratteri e i modi d’essere delle protagoniste e che è stato un grandissimo privilegio poter tradurre”.

Da non perdere assolutamente!

i-mooreCome da non perdere è un altro tesoro di Charlotte Brontë, che il progetto curato da Alessandranna D’Auria, sempre per Flower-ed, va ad aggiungere agli altri tre precedenti, intitolato I Moore.

Dopo La storia di Willie Ellin, Emma e Ashworth, con questa pubblicazione si completa la quadrilogia degli incompiuti di Charlotte, ciascuno risalente a epoche diverse e abbandonato per motivi contingenti, come potremo apprendere nell’immancabile commento critico della curatrice.

Il manoscritto -ci anticipa intanto la curatrice Alessandranna D’Auria- rappresenta la nuova versione dell’incipit de Il Professore che Charlotte propose a Smith, Elder & co. dopo aver pubblicato con loro Jane Eyre; gli editori lo giudicarono troppo corto e le suggerirono quindi di allungarlo cosa che, come possiamo ben immaginare, Charlotte, non volendo, si rifiutò di fare preferendo piuttosto lasciarlo incompiuto.

Ignorato da molte biografie sia come episodio che come esperimento letterario, è praticamente sconosciuto al grande pubblico che spero guardi con interesse a questo germoglio di storia che preannuncia un po’ quella di Shirley adombrando allo stesso tempo i Crimsworth de Il Professore.

Con un’altra cover che questa volta porta in primo piano l’inconfondibile erica, metafora dell’anima delicata e tenace delle sorelle Brontë, e con uno stile che non smette mai di deliziarmi, questo volume sarà disponibile dal 13 febbraio sia in formato ebook, sia cartaceo.

Da collezione.

 

Equinozio d’autunno a Worthing

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Il 17 settembre 1805 Jane Austen e Cassandra partirono, con il fratello Edward e la moglie Elizabeth, per Worthing dove li aspettavano la madre e Martha Lloyd e dove restarono fino ai primi di novembre, mentre la famiglia di Edward si fermò solo per qualche giorno.

Una delle possibili località balneari sulla costa che si nasconderebbe dietro al nome fittizio di Sanditon (cui è intitolato il romanzo lasciato incompiuto da Jane Austen alla sua morte avvenuta nel 1817), potrebbe essere proprio Worthing (anche se Mr Parker la cita tra quelle a cui Sanditon sarebbe superiore).

In questo racconto dal titolo Equinozio d’autunno ho immaginato che proprio il soggiorno a Worthing abbia offerto a Jane Austen materia e spunto per scrivere Sanditon, dopo aver raccontato al diario l’avventura sentimentale vissuta in poco più di un mese.

Come il sole nel suo moto apparente incontra l’equatore celeste nell’equinozio, così Jane incontra l’uomo che potrebbe cambiare il corso della sua vita…

Conosciamo tutti il finale, purtroppo, ma si può sognare anche di un amore discreto e riservato.

Aquista qui: Romina Angelici – Equinozio d’autunno (amazon)

La piccola bottega dei sogni di Fiona Harper

fionaNon sempre una copertina di un libro riesce a trasmettere e a rendere l’idea del contenuto.

Questa prometteva non solo nel titolo, ma anche nell’immagine, e persino anche nei colori, una sensazione di tepore, di piacevole attesa. Attesa amabilmente ripagata.

Il messaggio veicolato suggerisce l’idea di una compagnia piacevole, di una storia con gli stessi ingredienti del Natale e che si svolge infatti da un capodanno all’altro: sentimenti ed emozioni la cui atmosfera di sorpresa si può anche visivamente pregustare.

Chi l’ha detto che il sogno di una ragazza dev’essere per forza l’amore?

Nicole ci prova, anzi si sforza di credere che sia vero il contrario, o meglio, lei vende sogni e fantasie agli altri organizzando delle scenografiche e plateali proposte di matrimonio inaspettate e improbabili (quanto le location in cui sono organizzate), ma per la sua vita ha riservato come obiettivi, solo il successo e la realizzazione professionale. Si capisce benissimo che è stata già scottata in passato da un’esperienza sentimentale finita male.

Sogni & fantasie è la piccola bottega di Nicole sulla quale lei e le sue due compagne, Peggy e Mia, hanno investito le loro energie e i loro sforzi. Impieghiamo poco tempo ad aggiungerci a questo simpatico trio di amiche che ci sembra di conoscere da sempre.

È subito affascinante seguirla nel mondo glamour e patinato di Londra con i suoi locali alla moda, mostre fotografiche ed eventi mondani in genere, accanto a spaccati di realtà inglesi pittoresche, incontrate appena ci si avventura un po’ fuori città.

Il lui della situazione si chiama Alex: non solo è bello, un bravo fotografo e un conturbante ragazzo, ma sa anche dire la cosa giusta al momento giusto diventando irresistibile, anche quando è vestito da cowboy o simil fauno (!).

Fin qui sarebbe il solito triangolo romantico di lui, lei e l’altra; ma le cose si complicano perché la vita è più complicata di quel che sembra e di certo sfugge a calcoli e progetti precisi. Quello che Nicole si trova a sperimentare è che è difficile trovare se stessi e quando incontra il ragazzo che la costringe a essere vera, tutto il castello di convinzioni di carta che si era costruita sembra crollarle addosso.

Virginia Woolf ha scritto: “I romanzi che ci fanno vivere fantasiosamente, con tutto il corpo come con tutta la mente, producono in noi sensazioni fisiche di caldo e freddo, rumore e silenzio, e questa è forse la ragione per cui desideriamo di cambiare… È piuttosto che abbiamo bisogno di una scena nuova; di un ritorno ai volti umani; di un senso di pareti e di città intorno a noi, con le loro luci e i loro personaggi dopo il silenzio della brughiera ventosa” (La signora dell’angolo di fronte).

Ora vi lascio il gusto di scoprire quale sensazione la storia di Nicole produrrà su di voi.