Non chiedermi mai perché di Lucrezia Scali

La protagonista assoluta del romanzo è una donna che, come una fenice, deve risorgere dalle ceneri del proprio lutto.

Ottavia, infatti, è una giovane donna che sta vivendo la sua fiaba più bella. Moglie di Stefano e mamma di Mattia, lavora in una rivista femminile creando cruciverba ed ha tutto ciò che ha sempre desiderato. Una bella casa, un matrimonio felice, un bimbo adorabile e un lavoro che la soddisfa.

Eppure, proprio alla vigilia di Natale, la festa familiare per eccellenza, il fato decide di tirarle un brutto tiro. Dai sedili di un’auto in direzione casa dei nonni, intenta ad osservare marito e figlio che giocano con i supereroi, Ottavia si risveglia da sola in un letto d’ospedale.

Sembra un incubo, il peggiore incubo che una donna posso vivere, ma la realtà sembra non fare sconti a nessuno, nemmeno a lei.

Inizia così il percorso più difficile della sua vita, la risalita dalla disperazione alla serenità.

In principio, Ottavia ha una chiusura totale nei confronti di tutto e tutti, quasi una resa al suo stesso dolore.

La vita però va avanti anche se si resta fermi, arriva così nella sua vita Samuele, uno psicologo che la aiuterà a trovare la forza per reagire e riprendere in mano la sua vita.

Anche Samuele ha dovuto superare un lutto importante, ma il destino gli aveva messo davanti un altro ostacolo che si incastrerà in modo straordinario con la storia di Ottavia.

Il romanzo è piacevole da leggere, scorrevole ed intenso.

L’autrice affronta temi importanti come il lutto, la donazione degli organi e la psicoterapia.

La storia si alterna tra avvenimenti del presente e avvenimenti del passato che permettono di conoscere e creare un legame con tutti i protagonisti.

L’epilogo è qualcosa che non ti aspetti, ma che ti auguri con tutto il cuore.

Preparate quindi una scatola di fazzoletti al vostro fianco per quando leggerete questo libro.

Laura D’Amore

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Pietro Giannuzzi: lo stile italiano in Africa

Il 5 ottobre scorso all’African Fashion International – Johannesburg Fashion Week 2018 il pubblico ha vissuto una progressione di emozioni grazie alla collezione realizzata da Pietro Giannuzzi, responsabile creativo del marchio Presidential. Quando nel 1994, all’inaugurazione del primo parlamento eletto a suffragio universale in Sud Africa, Nelson Mandela indossò la camicia regalatagli da Desrè Buirski, nacque la Presidential e “The Madiba Shirt”, perché Madiba continuò ad indossare quelle camicie per il resto della sua vita anche nelle occasioni ufficiali, facendone un simbolo della nuova nazione, un simbolo di libertà e democrazia che si diffuse rapidamente fuori dai confini del Sud Africa.

Ora la Presidential vuole andare oltre e si è affidata a un creativo italiano, Pietro Giannuzzi, che vive da oltre vent’anni in Sud Africa, dove arrivò per le imperscrutabili strade della vita. Ha già dato prova delle sue capacità nella sua lunga attività sartoriale. Con la collezione primavera/estate presentata il 5 ottobre scorso per Presidential (visitabile alla pagina http://gallery.africanfashioninternational.com/envira/presidential-afijfw-2018/), ha preso per mano il marchio e la shirt e li ha accompagnati nell’affollato creativo mondo del fashion ma con una chiara propria cifra distintiva. Perciò s’intuisce che l’avventura è solo cominciata.

Giannuzzi con la sua collezione ha realizzato un’accattivante armonia. Ha portato nel suo lavoro la creatività innata insieme al know-how e alla tradizione sartoriale assorbiti nella sua terra d’origine; ha tenuto ben saldo il brand della Presidential Shirt con i tessuti e i colori; su questo ha innestato le sue felici intuizioni. Utilizzando l’arte della mescolanza di colori appresa nei paesi asiatici in cui ha viaggiato, ha preso tutta la tavolozza dei colori forti e decisi dell’Africa e li ha trasfusi in capi realizzati con la cura sartoriale propria dell’antica tradizione italiana. E’ evidente perciò che Pietro Giannuzzi possiede la capacità di sintesi armonica propria di chi, con l’anima leggera, è aperto alle culture diverse da cui si lascia contaminare consapevole dell’inevitabile arricchimento.

Il contrasto armonico è il filo conduttore della collezione. Giannuzzi ha innestato il suo design innovativo su capi che appartengono alle tradizioni europea, africana e asiatica, con l’esaltante risultato di conferire loro nuova e lunga vita. Nelle stoffe, mai dimenticando quelle della Madiba Shirt, ha mescolato con armonia tutta la tavolozza di colori che l’Africa offre, anche quelli delle albe e dei tramonti introvabili altrove; ha inserito motivi tribali che assumono eleganza classica grazie al design e alla cura sartoriale dei capi.

Ma strano a dirsi, in questa collezione tutta al maschile, il capolavoro è un abito femminile creato per essere lo showstopper. In quest’abito Giannuzzi rivela tutto l’amore per l’Africa che l’ha accolto e che ritiene terra meravigliosa. Gli ho domandato, infatti, spiegazioni per questa scelta e la risposta mi ha lasciato senza parole.

“Una notte – mi ha detto – che è per me il momento più creativo, stavo lavorando alla collezione; l’avevo già disegnata ed ero alla ricerca del capo simbolo. Per la stanchezza sono crollato, mi sono addormentato e ho fatto un sogno. Devi sapere che il mio paese, Minervino Murge in Puglia, è noto come il Balcone delle Puglie, perché si stende interamente, a lunghe terrazze sovrapposte, su un pendio roccioso che si affaccia verso sud e domina la valle del fiume Ofanto. Quella notte sognai Minervino come un enorme balcone da cui mi sporgevo pensando all’Africa. Ad un tratto tutto cambiò davanti a me come solo nei sogni può accadere. La Valle dell’Ofanto svanì e mi apparve prima il Mediterraneo e poi l’Africa. Così dal bacone dove sono nato vedevo davanti a me l’Africa in tutta la sua interezza da nord a sud, con i suoi colori e la sua natura forte, selvaggia, splendida e mi sentivo assai leggero e felice. Al risveglio, ricordando la visione del sogno e col senso di leggerezza che ancora sentivo, disegnai il vestito: nella parte bassa e nello strascico ho immaginato i paesi che affacciano sul Mediterraneo e poi su fino al Sud Africa. Decisi che sulla passerella avrei fatto camminare l’Africa, la mia visione dell’Africa tradotta con l’arte che amo e che continuamente scopro e conosco. Ecco perché un abito femminile è lo showstopper della collezione.”

Ma l’omaggio all’Africa non si ferma qui. Quest’anno ricorre il centenario della nascita di Madiba e in suo omaggio Giannuzzi ha utilizzato in ogni capo dei tessuti in cui fosse presente il color oro: o come filo all’interno del tessuto o come colore manualmente applicato successivamente alla tessitura; esattamente come anche per le camicie della speciale Presidential Golden Collection.

Con i colori e il design è evidente che Giannuzzi punta dritto alla sfera emozionale; con l’oro, il metallo dei re, invece punta dritto alla sfera spirituale. La sintesi che ottiene suscita vibrazioni come le musiche di Vivaldi o Wagner. Se di tutto questo lui sia consapevole o meno non importa: lui lo fa e ciò basta. La ricerca estetica, cioè la ricerca della sintesi armonica tra le due sfere, ha fatto affermare a Fëdor Dostoevskij che la bellezza salverà il mondo. Io credo che anche l’arte di Pietro Giannuzzi sia in grado di donarci quella bellezza salvifica.

Francesco Topi

La leggenda di Paganini a Grosseto

La leggenda Paganini sul palcoscenico del Centro Militare Veterinario di Grosseto

Secondo appuntamento musicale per La Voce di ogni Strumento, la rassegna diretta da Gloria Mazzi, che torna domenica 18 novembre alle ore 17.30al Centro Militare Veterinario a Grosseto con La leggenda Paganini.

Il violinista Davide Alogna, il chitarrista Giulio Tampalini e l’attore Paolo Sassanelli faranno rivivere la “leggenda Paganini” sul palcoscenico del Ce.Mi.Vet. attraverso uno spettacolo in cui la musica si intreccerà alla narrazione dell’intensa vita del celebre compositore e violinista Niccolò Paganini. I grandi capolavori del compositore genovese, i Capricci per violino solo, la Sonata Concertata per violino e chitarra, Ghiribizzi e le Variazioni sul Carnevale di Venezia per chitarra, il celebre Cantabile in Re maggiore, la prima Sonata per violino e chitarra dal “Centone” e il guizzo inconfondibile della “Campanella”, si alterneranno nell’interpretazione di Alogna e Tampalini, alla voce recitante di Paolo Sassanelli, che firma anche la regia dello spettacolo, su testi di Biancamaria Melasecchi e Filippo Michelangeli.

Proprio a Filippo Michelangeli, giornalista, editore, a sua volta musicista, si deve l’idea della leggenda Paganini. Protagonista di una biografia umana e artistica densa di eventi speciali, personalità eclettica ed eccentrica, Niccolò Paganini non ha faticato a divenire una leggenda vivente già per il suo tempo. Idolo delle folle, amatissimo dalle donne, acclamato per le sue straordinarie abilità strumentali, il violinista è una sorta di pop star la cui ascesa nel mondo musicale a lui coevo è fulminea e abbagliante per tutti coloro che entrano in contatto con la sua figura talentuosa e carismatica. La leggenda Paganini racconta proprio questa storia e lo fa attraverso un canovaccio in cui le parole sono strettamente connesse alle splendide composizioni di Paganini.

Filippo Michelangeli così descrive l’ideazione e la realizzazione de La leggenda Paganini: “Una storia così romantica ha abbastanza elementi per prestarsi ad essere messa in scena e così ho trovato una persona bravissima che ha scritto un copione a 6 mani con me e Sassanelli, Bianca Melasecchi, che, documentandosi, è riuscita a cogliere un aspetto spettacolare e poetico per poter intrattenere il pubblico. Il pezzo teatrale interseca il racconto musicale attraverso l’ottimo attore Paolo Sassanelli. Mi emoziona molto vedere il pubblico finale che si avvicina conoscendo della spettacolare storia di Paganini quello che conoscono i musicisti, praticamente niente. Noi musicisti colti abbiamo sempre snobbato Paganini, ritenendolo un compositore minore. Ha scritto fondamentalmente solo per violino, per chitarra, non ha scritto per pianoforte. È impressionante vedere come dopo poche scene dello spettacolo il pubblico si emozioni e si appassioni all’uomo Paganini e all’impareggiabile virtuoso e compositore. È uno spettacolo facilissimo da vedere e infatti sta avendo molto successo.”

A rendere giustizia alla musica di Paganini e a evocarne la presenza in scena sono due grandi virtuosi dei rispettivi strumenti. Il violinista Davide Alogna si esibisce regolarmente da solista nelle più importanti sale da concerto di tutto il mondo e suona da solista con prestigiose orchestre.

Premiato in diversi concorsi nazionali e internazionali, ha registrato diversi cd da solista. Il chitarrista Giulio Tampalini è oggi uno dei più conosciuti e carismatici chitarristi classici europei. Vincitore del Premio delle Arti e della Cultura nel 2014, oltre 25 dischi solistici all’attivo, si è imposto in alcuni dei maggiori concorsi di chitarra. Tiene concerti sia da solista che accompagnato da orchestre sinfoniche in tutto il mondo. Tra i numerosi dischi che ha pubblicato, moti hanno ottenuto consensi unanimi e premi della critica. L’attore Paolo Sassanelli non ha bisogno di presentazioni, con la sua lunga e felice carriera teatrale, televisiva e cinematografica che lo ha visto protagonista di numerose produzioni.

La leggenda Paganini è un altro evento del festival La Voce di ogni Strumento selezionato dalla direzione artistica di Gloria Mazzi e realizzato con il patrocinio e la collaborazione del Ministero della Difesa, la Provincia di Grosseto, il Comune di Grosseto, la Proloco di Grosseto, il Savoia Cavalleria, il Centro Militare Veterinario, il 4°Stormo Caccia Intercettori, il Lions Club Grosseto Aldobrandeschi, il Pasfa, Soroptimist, AscomConfConfcommercio, la Camera di Commercio Maremma e Tirreno, la Fondazione Grosseto Cultura e Agimus.

Ingresso a offerta liberail cui ricavato sarà in parte devoluto alle associazioni AISM, AVIS, ADMO, La Farfalla e AIPAMM.

Prenotazione obbligatoria: on line www.lavocediognistrumento.it

mob: 339 7960148

e-mail: lavocediognistrumento@gmail.com

 Ufficio stampa

Madia Mauro

 

Il sorriso della sirena. Intervista a Selma Sevenhuijsen

Il Sorriso della Sirena (Alla ricerca della Dea nel labirinto etrusco)
I libri sono magici perchè ci donano un’esperienza, basta saperla cogliere. Il Sorriso della Sirena è arrivato di sera, silenziosamente come si addice a una vera sirena e mi si è istantaneamente piazzato sul letto. Abbiamo dormito insieme e la mattina dopo siamo usciti verso il duomo e l’ho aperto. In realtà lo avevo aperto prima, alla sera, appena è arrivato e la prima immagine è una foto che rappresenta l’ingresso a un luogo. Le pareti coperte di muschio verde, molte croci e poi un volto di pietra, che mi guarda e io lo vedo che mi guarda. È un guardiano, si capisce dall’espressione annoiata dell’occhio, l’unico occhio perché l’altro ha la forma di una vagina… e quindi capisco che qualcosa legato a Gea, lì c’è, e mostra un’uscita.
Questa foto mi parla, non c’è dubbio ed è la prima impressione ricevuta dal libro, meglio dormirci su…
La mattina dopo, munita di matita e temperino, vado a studiare sotto il cedro del libano accanto al Duomo di Barga, il luogo dove io e l’autrice, Selma Sevenhuijsen, abbiamo vissuto momenti di grande compartecipazione a qualcosa di decisamente interessante; aprendo nuovamente a caso il libro, questa volta però verso la fine, becco il ritorno a casa e trovo delle riflessioni che mi fan capire che le sirene esistono e si muovono nei flutti di un oceano simbolico che ha delle correnti e Selma è entrata in una corrente che sa di fresco, di nord ed è protetta dal Sacro. Mi colpisce l’amore col quale soffre ciò che noi italiani sembriamo non sentire per una forma di calore interno che da sempre ci pervade; sento un dolore composto (tipico di chi ha compreso e sa reagire) di fronte al crollo del Sacro, di una parte del Sacro, che il nostro paese custodisce a dispetto dei continui attacchi da parte di un’inconsapevolezza della quale nessuno ha colpa. Il Karma di un popolo è affar serio.
A questo punto vado a vedere l’indice, intanto è sera e sono a far cena, ma il libro mi sta a una distanza massima di un metro, sempre; comincio a sospettare che esista una legge di attrazione. Leggo.
La culla della sirena. E mi viene un colpo allo stomaco, vado avanti e trovo lui, Michele, devo vedere cosa dice su Michele; mi ci ritrovo totalmente. E qui capisco perché il libro mi si è letteralmente appiccicato addosso, i libri sono magici e seguono altre leggi… e allora mi lascio guidare dal libro e faccio velocemente cena, sistemo tutto e mi rimetto a leggere.
Vado subito alla culla a riposarmi e mi trovo a casa, saluto la Dea Serpente che mi ha nutrita in modo cosmico, Sheila-na-Gig che l’ho dipinta in forma di cariatide del Tempio Isideo e la vedo spesso, e quando la vedo non manco mai di riconoscerla… rispondo al saluto di Verena (che mi porta echi affascinanti da Zurigo), ha i capelli e un volto che potrebbe averli fatti Frida Kahlo, poi arrivo alla Menade etrusca e riconosco il matriarcato…e mi viene in mente Teodora (per il copricapo che la adorna e la rende regina), che la amo da secoli…e poi ecco Lei: Inanna, e niente: “Io sono la prima e l’ultima” e mi parte l’inno a Iside, in quel momento l’esaltazione è al TOP e amo Selma perché è veramente una Sorella.
Dopo questo mi posso considerare “presa” e vado al dessert. Maria nei panni della sirena? E la trovo, Lei, la discepola preferita. Gesù la baciava spesso sulla bocca, lo dice Filippo ma non è molto famoso il suo vangelo (gnostico, quindi decisamente ostico). Mi fermo qui, perchè il resto del libro me lo vivo da sola e invito tutti coloro che in qualche modo sentono interesse verso la causa di Gea, in senso di sacralizzare il nostro pianeta ormai alla fine, di dare una “sbirciatina” al libro di Selma… a volte il risveglio può anche necessitare di un aiuto dal Nord.

Selma, ci parli un po’ di te? Chi è Selma Sevenhuijsen?
Sul mio sito mi definisco ricercatrice, scrittrice, viaggiatrice e “lavoratrice” spirituale.
Dopo una carriera come professoressa all’Università di Amsterdam e di Utrecht, dove ricoprivo la cattedra nelle materie di Studio della Donna e Etica della cura, ho iniziato il mio personale percorso di ricerca. Ho trovato il Labirinto come sentiero spirituale (un viaggio verso il Sè) e ho organizzato eventi con questo ricco simbolo, in Olanda (dove lo insegno all’istituo junghiano) e anche in altri paesi. È stata la mia curiosità per la storia del Labirinto e per la Sirena bicaudata a condurmi in Italia, nelle terre degli Etruschi. Ho vissuto in queste terre per dieci anni e ancora faccio da guida a gruppi che si addentrano in questo immenso paesaggio sacro. L’Italia mi chiama, sono una nomade. Ogni primavera ed estate scendo verso il Lago di Bolsena, che è la zona del mio cuore… ma da qualche anno ci sono anche Canossa e Barga. Dentro di me c’è un pò di tutto, mistica e ricercatrice. Prendo ispirazione dai miei sogni, che mi dicono dove andare e cosa fare, i messaggi che arrivano, vengono da un inconscio collettivo che ci accomuna tutti, indipendentemente dal tempo in cui viviamo. In Olanda frequento una chiesa ecumenica, in Italia incontro la Dea, ma anche le energie potenti di antichi luoghi sacri e le pievi medievali. Ho ricevuto tutte le iniziazioni del sentiero andino in Italia, Olanda e Perù. Ho imparato a lavorare con le energie in modo pratico leggero e gioioso. Ho compreso in profondità le diverse fasi del sentiero, i passaggi difficili della crescita che è sempre spirituale. Sono madre di due figli e nonna di tre nipoti.
Mi piacerebbe fare un’intervista notturna quindi mi permetto di chiederti, se vuoi, di raccontare qualcosa sul tuo incontro con la figura di Matilde di Canossa, quello che vuoi tu.
Notturna? Infatti. Matilde mi è arrivata dallo stato di sonno, già… cioè è arrivata nei miei sogni. Durante la mia permanenza a Bolsena l’ho incontrata come Granduchessa di Toscana e alleata di Papa Gregorio VII, nato a Sovana, dove ho abitato per molti anni. Nel 2011 ho scoperto una sirena bicaudata sopra la sua tomba in San Pietro a Roma. Un anno dopo mi è apparsa in sogno e mi ha comunicato che era arrivato il momento di andare in un viaggio di scoperta delle sue tracce, in Italia, da Mantova a Roma. È diventato un viaggio magico… in forte connessione con la sua Anima. Ho ricevuto dei doni preziosi, che tengo per me.
Nel 2016, al seicesimo anno dalla sua morte, ho deciso di renderle omaggio con un libro e ho pubblicato “Regina del Vaticano” e ho costruito un labirinto a forma di cuore sotto il suo castello, a Canossa. Questa avventura ha cambiato la mia vita in modo ancora più profondo.
Il tuo ultimo libro Il sorriso della Sirena (edito da Edizioni Effigi), riporta in copertina la scritta “Alla ricerca della Dea nel Labirinto etrusco”, una frase molto affascinante ed evocativa. Ci dici qualcosa in merito? Che Dea hai trovato nel labirinto etrusco? Perchè il Labirinto? E perchè etrusco?
Buona domanda, la risposta non è semplice. Per la cultura etrusca il labirinto era luogo e simbolo della connessione con Madre Terra e del suo sacro matrimonio con il Dio del Cielo. Il labirinto sanciva i luoghi di unione, radicato nella concezione della Terra come essere vivente e sacro nel suo aspetto sotterraneo.Tutta la zona adiacente al Lago di Bolsena ha una carica di sacro molto potente. Altari, vie cave, resti di templi, rendono la zona ricca di suggestioni assolutamente indispendsabili a chi cerca di vivere lo Spirito di un Luogo nella sua manifestazione più alta. La Dea qui è Norzia/Voltumna, che presiede alle acque, alla fertilità, al ciclo della vita (nascita/morte/rinascita), al fato… È la Madre del popolo etrusco è la protettrice delle dinastie di regine, sacerdotesse e profetesse. È la guardiana delle porte dei solstizi, insieme al suo compagno maschio, conosciuto come Velth e Iano. In questo la cultura etrusca costituisce un esempio sempre valido di cooperazione tra energie maschili e femminili per garantire l’equilibrio del pianeta su cui tutti viviamo.
Personalmente ho trovato il tuo libro prezioso, perchè contiene chiavi di riflessione importanti, ci vuoi svelare qualcosa?
Camminare per le vie cave è un’esperienza di passaggio dal buio verso la luce… comprendere che la morte non è la fine ma solo una tappa del viaggio, mi pare che possa essere interessante come esperienza. Sul lago di Bolsena, ho visto l’alba del solstizio in grotta… si apre una porta di luce dentro la Terra, è bellissimo, dopo vedi il mondo con altri occhi. Il Duomo di Barga è al centro di un portale cosmico e si sente forte e chiaro. Ce ne sono così tante di cose, che viene da urlare alle persone di iniziare a muoversi cercando stimoli più sani.
Adesso arriva la domanda d’obbligo: ci parli della tua esperienza con il simbolo del serpente? Come lo interpreti? Dove lo hai trovato?
L’ho trovato tra le mani della Dea Arianna, ma anche in quelle delle sacerdotesse etrusche, dove faceva il guardiano di un altare. Lo interpreto come simbolo di saggezza della Terra e, raddoppiato, come simbolo dell’energia curativa chiamata kundalini (basta pensare al simbolo delle farmacie).
Facciamo un gioco. Puoi rivolgerti al pubblico di Pink e fare un appello, cosa dici?
Connettersi con la propria ombra per integrarla invece di evitarla o combatterla. Rivalutare il femminile nella propria vita, nella propria cultura e nella propria spiritualità. Cercare il sentiero che conduce all’unione degli opposti in se stessi. Rivalutare la sacralità della Madre Terra, che nutre noi tutti. Auguro a tutti di intraprendere un sentiero di Integrazione, Luce e Amore.
Paola Marchi

La bicicletta nera di Stefania P. Nosnan

Questo romanzo vi lascerà addosso la sensazione netta e concreta che l’amore è più forte della morte. Ambientato nell’Italia occupata dai nazisti, negli immediati giorni successivi al cambio d’alleanza che vide il popolo italiano diventare da “amico della Germania” ad acerrimo nemico, il romanzo narra la storia di vita, amore e guerra di Emma e Umberto.

Emma, giovane donna fortemente provata dalle vicissitudini del conflitto e il prode e coraggioso Umberto, capitano del Regio Esercito. È una storia appassionata e appassionante che vi permetterà di tornare indietro in un tempo distrutto dalle bombe, la cui eco storica è più inquietante che mai. Nel romanzo forte è l’impronta del popolo italiano che resiste e combatte, creando una sorta di scudo che preserva e custodisce questo sentimento così profondo come l’amore tra Emma e Umberto.

La tenacia della resistenza è come il filo d’Arianna, che ti accompagna tra le vicissitudini dei diversi personaggi che entrano in scena, senza mai togliere spazio alla storia d’amore. È un romanzo che ti permette di sentire la caparbietà e la voglia di libertà che ha permesso ai nostri protagonisti di viversi e a noi, di poter essere ancora oggi liberi.

“Dov’erano gli angeli? Forse per i militari non ce n’erano”.

Mirtilla Amelia Malcontenta

Al Gustâ locale tipicamente friulano

Stasera si festeggia, così mio figlio e io andiamo a cena Al Gustâ, ristorante tipicamente friulano. Il locale si trova all’interno del Città Fiera di Udine, il più grande centro commerciale della regione.

L’ambiente del ristorante è  accogliente, non molto grande. I tavoli rigorosamente in legno venato su cui sono posate delle tovagliette di legno con decorazioni stile shabby. Alle pareti quadri riportanti i piatti tipici della regione; degna di nota è la bellissima vetrina dove fanno bella sfoggia le bottiglie di vino, un plauso per l’ampia scelta di aziende vinicole.

La giornata, è lunedì, e l’ora fanno sì che non ci sia tanta gente. Il menù non è molto vario, ma spazia tra primi e secondi di pesce e carne. Per chi ama le insalatone è accontentato con quattro scelte. Gli antipasti sono rigorosamente di affettati e formaggi nostrani.

Noi abbiamo optato per un orzotto con salsiccia e radicchio, salsicce alla griglia con polenta di farina gialla di Mortegliano; il tutto accompagnato da una coca cola e acqua naturale. Mi dispiace, ma stasera niente vino.

I piatti si presentano bene, abbondanti e non veniamo traditi al momento di gustarli. L’orzotto è ben equilibrato nei gusti, nessuno tende a prevalere. Nota positiva anche per la salsiccia alla griglia e la polenta.

Al Gustâ ci sono stata altre volte, quindi posso affermare che anche i dolci, tutti prodotti dalla cucina del locale, sono un assaggio di celestiali peccati. Il tiramisù è divino, la morbidezza della crema di mascarpone esplode in bocca mentre i savoiardi imbevuti di caffè giocano a nascondino tra questa cremosità. Un altro dessert impossibile dimenticare é la millefoglie con crema chantilly e frutti di bosco.

Nelle mie visite ho avuto modo di degustare anche qualche calice di vino e prosecco. Il ristorante propone etichette di rilievo che non fanno pentire della scelta.

Forse l’unica nota che si può fare Al Gustâ è per i prezzi, che sono leggermente alti; per il resto: servizio, pulizia e personale tutto impeccabile.

www.gustaristorante.it

Stefania P. Nosnan

Al civico 2… e le sue serate a tema!

Una serata austriaca, nel vero senso della parola, è quella che mi ha accolto al ristorante Al civico 2, un piccolo locale nel centro della città di Udine. L’ambiente, come accennato, non è molto grande, tavoli e sedie in legno si aggiungono a sgabelli e banchi alti. Ci sono delle belle vetrate, non smerigliate, che lasciano fluire la luce in modo di non rimpicciolire gli spazi. Il bancone é bello ampio e disegna una L.

Torniamo alla nostra serata.

Atmosfera familiare e allegra, la simpatica presenza dei titolari e le briose musiche austriache, che hanno allietato la serata, mi hanno accompagnato durante l’intera cena.

La cena tipicamente austriaca era a buffet e devo dire molto ben presentato e invitante. C’erano vari tipi di würstel con crauti, delle superlative patate alla teutonica – di cui ho fatto il bis – uova strapazzate con lo speck, salumi, formaggi d’oltre alpe e un finale stratosferico: un divino strudel di mele. Il tutto accompagnato da un’ottima birra a cascata, sarebbe stato un sacrilegio chiedere una bibita analcolica.

Chiacchierando con alcuni clienti abituali ho scoperto che queste serate a tema sono un appuntamento atteso da molti, a cui difficilmente si rinuncia.

Che dire? Nemmeno io voglio rinunciare alla prossima serata a tema che sarà: il signor Bollito.

Questo ristorantino è situato in un punto strategico a forte passaggio e durante la settimana, nell’ora di pranzo, accoglie molti impiegati degli uffici e banche dei dintorni.

Non mi rimane che rimproverare il titolare, il signor Stefano che è anche il cuoco, per essere uscita dal suo ristorante con due chili in più, perché era tutto divino.

Stefania P. Nosnan

M’ama non M’ama

M’AMA non M’AMA è una campagna di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne promossa dal comune di Fermignano (PU), ideata e organizza da quattro  associazioni del territorio: De.Sidera (associazione di psicologia e sessuologia, Dott.sse Giorgia Giacani e Arianna Finocchi), INDIPENDANCE (diffusione della cultura della danza, Dott.ssa Gloria De Angeli), LUOGHI COMUNI (arti performative e benessere di comunità, Dott.ssa Alice Toccacieli) e IL VASCELLO (volontariato e inclusione sociale, Dot. Piero Benedetti); patrocinata dalla Provincia, dall’Unione Montana Alta Valle del Metauro, dalla Commissione per le Pari Opportunità tra uomo e donna della Regione Marche e da N.U.D.I.

La terza edizione cominciata il 25 ottobre, terminerà il 25 novembre prossimo in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione delle violenza contro le donne, con la M’AMA non M’AMA Run, una maratona a passo libero aperta a tutti. L’idea è di proporre una mese di incontri teorico pratici che guardino al tema delle violenza in un’ottica sfaccettata e molteplice. Non vogliamo seguire la logica emergenziale con la quale i media ci abituano a confrontarci con questo scomodo argomento. Vogliamo invece concentrarci sulle modalità di pensiero e i modelli culturali nei quali siamo immersi per provare a trovare una chiave che ci permetta di forzare qualche stereotipo o pregiudizio, aprire uno spazio critico ed emotivo che ci metta in gioco nella relazione con l’altro senza prevaricazioni, per vedere se possiamo diventare capaci di stare di fronte all’altro per quello che è, senza piegarlo a noi.

Per questo gli appuntamenti che abbiamo costruito per la campagna afferiscono a diversi campi (danza, teatro, difesa personale, psicologia, arti visive, libri, passeggiate). E anche perché ci piacerebbe raggiungere pubblici diversi. Per il pubblico della rete, per esempio, il bookblog caramilena.com condividerà recensioni commenti e citazioni da quattro libri scelti per stimolare la riflessione sulle questioni di genere con gli hashtag #SenzaVoce e #NonperSvago (Donne che parlano, Miriam Toews, Marcos y Marcos, Vox, Cheistina Dalcher Nord, Il volto delle sirene, Paola Costanza Papakristo_Aras Edizioni, Perché non sono femminista, Jessica Crispin, Sur.

La violenza contro le donne è un tema che riguarda tutti, nessuno può sentirsi immune o pensarsi al di fuori delle sue dinamiche. In una relazione siamo tutti allo stesso tempo portatori e vittime di violenza.

È importante per noi che questo percorso si sia delineato attraverso una rete di associazioni che operano quotidianamente sul territorio, perché l’identità di ognuna ha permesso di vedere la questione da un angolature differenti. Quest’anno vorremmo allargare questo meccanismo ad altri enti, associazioni o chiunque si senta di condividere un pezzo di questa avventura con noi.

Stiamo inoltre raccogliendo una serie di piccoli e semplici video, in cui le persone ci dicono in cento parole chi sono e perché sostengono la campagna. Li raccoglieremo e man mano li pubblicheremo sulla nostra pagina FB
https://www.facebook.com/mamanonmama.fermignano/

Al servizio di Adolf Hitler di V.S. Alexander

Scrivere d’amore sembra sempre facile, ma non lo è. Scrivere d’amore ai tempi del Terzo Reich non lo è mai stato e mai lo sarà; eppure questo libro riesce a scalfire le tenebre e il dolore che addensano le pagine storiche di quel periodo. Magda, la protagonista del romanzo, attraverso la scrittura fluida e intensa dell’autrice, riesce a non farti staccare da questa storia neppure per un minuto. Allontanarsi dal romanzo è quasi doloroso come lo è la storia che racconta.

Magda è una ragazza tedesca, poco attratta dalla politica e dalla follia del Füher; ma per necessità e senza paure ne diventa una fidata collaboratrice. Inizialmente così lontana dal Terzo Reich, dalle sue gerarchie, ne finisce intrappolata, poiché si innamora di Karl, comandante delle SS. Nelle sue parole, tra i suoi pensieri, il lettore finisce per rivivere la guerra e le sue mostruosità. Attraverso gli occhi profondi e vivi di questa donna vediamo crollare dall’interno stesso dei palazzi del potere, la follia dell’ideologia nazista tra l’eco delle bombe e le grida di chi muore innocente.

Leggere questo romanzo ci aiuta a capire che, a volte, i mostri più crudeli hanno occhi ipnotici e sanno affascinare, ma il libero arbitrio donato all’uomo, ci permette sempre di portare avanti la libertà e la giustizia. Leggendo questo libro, ne avrete una prova. Magda e Karl vi aspettano.

“Quanto mi ami?” “Quanto basta per aspettarti tutta una vita”

Mirtilla Amelia Malcontenta

Un aperitivo con… Felicia Kingsley!

Amici di Pink, oggi inauguriamo con la regina del chick-lit italiano! In occasione dell’uscita del suo nuovo romanzo Una Cenerentola a Manhattan (Newton Compton) chiacchieriamo un poi con lei riguardo ai suoi due precedenti lavori. I suoi romanzi hanno conquistato il cuore di migliaia di lettori. Architetto di professione e scrittrice per passione, stiamo parlando della super-pink FELICIA KINGSLEY! Un mondo tutto rosa come non l’avete mai visto!

Ciao Felicia, apriamo le danze con una delle regine indiscusse del chick-lit italiano. Ti riconosci in questo ruolo? Ti saresti mai aspettata tutto questo successo?

Grazie mille a te e a Pink per avermi dedicato spazio. Allora, ti dico subito che non mi sono mai aspettata niente. Ho imparato non c’è nulla di scontato nulla quando nel 2005, il Milan ha giocato la finale di Champions League contro il Liverpool. Alla fine del primo tempo i rossoneri (se non si è capito, sono una tifosa del Diavolo) erano in vantaggio 3-0. Io e i miei amici eravamo già pronti a scendere in piazza con le bandiere, poi il Liverpool ha rimontato con 3 goal in soli sei minuti e ha finito per vincere ai rigori. Ecco, da allora ho imparato a crederci senza dare nulla per certo. Credo nel mio lavoro, questo sì, ma non mi autoincorono.

A proposito di romanzi, quali sono i tre ingredienti che non devono mai mancare per scrivere un chick-lit degno di nota?

Mi piace che siano pungenti, non troppo bon-ton, con un’ironia che rasenta quasi il politicamente scorretto (cerco sempre di inserire un personaggio borderline che faccia cadere i paraventi moralistici o perbenisti, tipo Harring in Matrimonio di convenienza, o Sparkle di Stronze si nasce… perUna Cenerentola a Manhattan, lo scoprirete), che l’eroina del romanzo non abbia solo un fidanzato, ma abbia una vita sua e che la storia si sviluppi su dialoghi serrati e intriganti, facendoci conoscere i personaggi in modo attivo.

Hai pubblicato per Newton Compton due bestsellers, Matrimonio di convenienza e Stronze si nasce. Quale di questi due romanzi ti rappresenta meglio e perché?

Entrambi, a modo loro. Matrimonio di convenienza, che strizza l’occhio alla favola, rappresenta la mia parte più fantasiosa e sognatrice; Stronze si nasce, che non ho mai nascosto essere frutto di vere esperienze personali e di amiche, è la mia parte più concreta. Sono legata a tutti e due ma in modi diversi. E sarà così anche per i prossimi.

Jemma e Allegra sono le protagoniste dei tuoi due romanzi. Due pregi e due difetti di queste donne.

Jemma è un’irriducibile ottimista, ma molto insicura; Allegra è determinata nel bene e nel male. Determinata a migliorarsi, a crescere, a raggiungere i suoi obiettivi, ma in questa determinazione, le sfugge che uno di questi sia quello sbagliato. Tra le due, Allegra è quella più umana.

Quando hai iniziato a scrivere romanzi rosa? Qual è stata la tua fonte di ispirazione?

Ho iniziato a scrivere a dodici anni, per gioco, per me stessa, e già allora ciò che scrivevo era assimilabile, per storia e contenuti, ai libri della collana La Ragazzine(antesignani degli young adult), che adoravo. Il rosa ce l’ho sempre avuto dentro, non l’ho scelto io. A ispirarmi era la mia vita (per quanto intensa potesse essere la vita di una comune dodicenne), quella delle mie amiche, le nostre prime cotte, le nostre prime delusioni, le nostre primissime decisioni “da grandi” (la scuola superiore da scegliere, l’imbarazzo – e la conquista- di comprare il primo reggiseno…).

Se dovessi descriverti con il nome di un profumo quale sceglieresti e perché?

Li cambio spesso, da quel punto di vista sono un’infedele. Mi piacciono le essenze maschili – ancora meglio se con indosso una camicia da uomo – e in questo momento sul mio comò ho Allure Homme di Chanel, intenso e deciso. Mi fanno impazzire le fragranze dei legni orientali e le note agrumate mediterranee. I profumi femminili mi stancano presto.

Cosa rappresenta per te il mondo della scrittura? Raccontaci un po’ di Felicia.

È il mio happy place. Quando scrivo, non sono al computer – sì, fisicamente sì – ma io sono altrove. Sono nella campagna inglese a prendere un tè; sul tetto della Shoreditch House a bere un cocktail; a guardare l’alba sul ponte di Brooklyn; a fare shopping da Barney’s o Saks sulla Quinta Avenue; a passeggiare sulla spiaggia negli Hamptons… ho una vita molto attiva e variegata tra le quattro pareti del mio studio e mentre scrivo sento davvero che non mi manca niente.

Se adesso vi chiedessi – a fronte di questa intervista – tre aggettivi per descrivere Felicia? Io direi, senza ombra di dubbio, frizzante, tagliente e romantica.

Il cocktail adatto a Felicia è lo SPRITS ALLE VIOLE!

Frizzante grazie al prosecco; la fetta di lime che conferisce un retrogusto aspro e deciso, è tagliente come la sua ironia.  E lo sciroppo alla viola, dal colore delicato e romantico.

Ingredienti

60 ml prosecco

30 ml sciroppo alla viola

15 ml acqua tonica oppure soda

ghiaccio

1 fetta limone per decorare

violette per decorare

Preparazione

Versate sul fondo di un tumbler basso lo sciroppo di viola.

Rabboccate con il prosecco e l’acqua tonica.

Aggiungete una fetta di limone tagliata a metà, qualche cubetto di ghiaccio e, se ne avete la disponibilità, qualche violetta e mentuccia.

Vi ha incuriositi questo cocktail? Io corro a prepararlo per gustarmi uno dei romanzi di Felicia! A presto, con un nuovissimo aperitivo pink, chi sarà il nostro prossimo invitato? Lo scopriremo prossimamente, grazie alla mitica Kingsley per la disponibilità.

Attenti a non esagerare con il prosecco!