La Viterbo medievale

Viterbo medievale: dal Quartiere di San Pellegrino alla leggenda della Bella Galiana

Se si visita Viterbo, non si può non fare una passeggiata nel quartiere di San Pellegrino che rappresenta un’interessante rassegna di edilizia duecentesca, il cuore profondamente medievale della Città dei Papi, luogo di antiche memorie, dove in un percorso di circa trecento metri si susseguono palazzi, torri, profferli, cortili, stemmi, case “a ponte”, archi ribassati e negozi. Ai lati di questa via centrale un dedalo di viuzze, alcuni quasi dei viottoli fiancheggiati da dure abitazioni di pietra grezza. Le case che si affacciano su via San Pellegrino sono composte da uno o più piani costruite direttamente sul tufo. L’accesso dalla strada al piano abitato era garantito dal “profferlo” – la scala esterna –, mentre il locale a piano terra era adibito a bottega; altre tipologie di abitazioni non affacciavano direttamente sulla strada, ma avevano una corte interna, il “richiastro”.

La visita del quartiere medievale di San Pellegrino può iniziare da Piazza San Carluccio arrivando da Piazza della Morte attraverso la breve via di Pietra del pesce, così denominata per lo stemma con i tre pesci, e ricordo del luogo di vendita appunto di prodotti ittici per lo più proveniente dal lago di Bolsena. Inizia proprio da qui Via San Pellegrino, da percorrere e ammirare con estrema calma. Sulla destra si incontrano via Centoponti per i numerosi gradini che portano alla case e alle cantine allineate e strette sui suoi fianchi, via delle Caiole, probabilmente connessa all’attività di trasformazione del latte in appositi recipienti chiamati “cagliole”, via Scacciaricci. Quest’ultimo è un nome che ritorna perché è lo stesso dell’alta torre squadrata che sovrasta la via e il quartiere, appunto detta torre Scacciaricci, dal nome di una nobile famiglia medievale amica degli Alessandri. A ridosso della torresi aggancia il muro di un cortile entro il quale si può vedere uno dei più bei profferli della città.
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Il racconto di speranza dei Dik Dik

 

“Ci sarà”. I DIK DIK realizzano un videoclip con le immagini inviate dai fan

Memoria e speranza nel racconto musicale e fotografico dell’immortale band milanese

https://youtu.be/PzLkqbdYEiE

“Rifondare il nostro repertorio è un modo per rimanere vitali e carichi. Sentirsi arrivati, consolidati, spesso conduce alla fine della creatività e quindi alla morte per un’artista. Potersi stupire davanti a un suono nuovo è tutto”.

Così dichiara Pietruccio Montalbetti, uno degli storici fondatori dei DIK DIK, in occasione della pubblicazione del videoclip “Ci sarà”, singolo estratto che anticipa il nuovo album “Una vita d’avventura”, e realizzato grazie al contributo fotografico di circa 2500 fan.

In tempo di pandemia, è bastato un semplice annuncio sui social al grande pubblico della band milanese richiedendo due foto (una prima del Covid, dalla finestra, l’altra ebbra di serenità immortalante un momento pre-epidemia)

La premessa, oltre 100.000 visualizzazioni in sole 24 ore, è già – come sempre per il gruppo – l’inequivocabile indicatore del grande amore che lo lega in maniera forte al pubblico. Continua a leggere

Il rubino, pietra dei re

La “Pietra dei re” ovvero il Rubino nelle antiche tradizioni culturali indo-europee era simbolo del fuoco, del sangue, del cuore, sacro al sole.

Rubeus che in latino significa rosso è l’origine del nome di queste preziose gemme della famiglia dei corindoni -così come lo zaffiro- che devono la colorazione rossa alla presenza del cromo all’interno delle pietre.

Il colore dei rubini può variare, asseconda della quantità di minerali che lo compongono, dal rosa intenso al rosso acceso al color porpora fino al marrone violaceo.

I rubini più pregiati sono quelli di colore rosso intenso e brillante, i più rari sono quelli rossi come il sangue chiamati “sangue di piccione” dal caratteristico rosso vivo traslucido al blu.

Le gemme sono tagliate a brillante (taglio tondo), a navette, a goccia, a cuscino (quadrato) o cabochon; quest’ultimo taglio è fatto principalmente su quelle pietre che presentano al loro interno aghi di rutilo, un minerale di ossido di titanio, la liscia rotondità della pietra così tagliata mette in evidenza un riverbero a forma di stella, questo tipo di rubino è piuttosto raro, uno di questi, il Rosser Reeves del peso di 139 carati è conservato nello Smithsonian Institute a Washington.

Preziosi, famosi, rarissimi, ricercatissimi e costosissimi sono i rubini birmani, ricercati in tutto il mondo per la particolare fluorescenza e per il colore rosso “sangue di piccione”; sono le gemme con il costo al carato più alto del mondo. Purtroppo oggi questi rubini sono chiamati “rubini insanguinati” perché il regime militare che governa il Myanmar (l’attuale nome della Birmania) ha nazionalizzato tutte le miniere e ha ridotto in schiavitù gli operai.

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Susanna Galeazzi ospite di Claudio Dominech #lantivirus

Il volto del TG5, Susanna Galeazzi, si è raccontata a tutto campo a L’ANTIVIRUS, il programma Tv/Web ideato, diretto e condotto da Claudio Dominech, ritraendo aspetti della sua carriera dagli esordi nel mondo dello sport, gli ostacoli incontrati lungo il cammino, il rapporto professionale e familiare con il padre Giampiero, fino alla sua Greta, la figlia che “è tutto suo nonno”.

Dai tetti degli studi Mediaset in Roma, la giornalista ha evidenziato l’amore nei confronti del padre e l’importanza che lo stesso ha avuto per la sua formazione “mi ha dato pochi consigli ma importantissimi per il prosieguo della mia carriera – ha detto”. È allo stesso modo però, è vero anche che il nome pesante che porto è stato un boomerang all’inizio, perché ho dovuto dimostrare quanto valessi più dei miei colleghi. In più, da donna che voleva occuparsi di sport, il percorso è diventato ancor più complicato, ma credo che questo valga per tutti i mestieri”. Continua a leggere

Pietre preziose fra storia, leggende e curiosità: i diamanti

Fin da piccola ho subito l’attrazione delle pietre preziose, il loro sfavillio mi ha praticamente stregata già nella culla o, più probabilmente, i miei genitori mi hanno trasmesso questa Passione direttamente nel DNA. Comunque stia la cosa credo non sia di rilevante importanza perché, ho comunque deciso che vi parlerò di pietre preziose a tutto tondo cominciando dal “Re delle gemme” sua Maestà il diamante.

Considerato da millenni la gemma più preziosa -pensate che già Kautilya, l’Omero sanscrita, nel suo testo di “economia politica” Arthasastra, circa 6000 anni fa parlava del commercio dei diamanti- il diamante è una gemma di una purezza tale da essere totalmente priva di colore, trasparente come l’acqua, ha il potere di riflettere la luce a tal punto che brilla di mille minuscole sfaccettature piene di colori luminosissimi.

Per esattezza è bene dire che non tutti i diamanti sono trasparenti, alcuni possono avere delle colorazioni che dal giallo pallido giungono fino al marrone, varie sfumature di blu che vanno fino al violetto, sfumature di verde, arancio, rosa, diamanti neri e rarissimi (introvabili) diamanti rossi. Continua a leggere

Teodora e Galla Placidia a Ravenna

L’intraprendente Teodora e la nobilissima Galla Placidia nei mosaici di Ravenna

Ravenna è tra i siti italiani Patrimonio Unesco per la sua arte paleocristiana e i mosaici. Di fatto, le testimonianze artistiche ravennate mostrano uno stile peculiare nell’architettura, nella scultura su avorio e nell’arte musiva. In particolare Ravenna è ben nota per la ricca produzione di mosaici di gran pregio, un’attività di origine antichissima, risalente alla tradizione ellenistico-romana,  e che raggiunse la sua più fulgida espressione in epoca bizantina, nell’età di Teodorico.

Ci si può smarrire nello stupore della bellezza delle opere musive che è possibile ammirare in molti dei principali siti monumentali della città, tuttavia per non perderci in tour lungo e dispersivo, vorrei concentrare l’attenzione su due esempi emblematici di mosaico, che hanno in comune non solo la tecnica artistica ma anche due donne. Non si tratta di donne comuni, le loro azioni sono rimaste nella storia e le loro committenze le hanno rese immortali: mi riferisco all’imperatrice Teodora e alla principessa Galla Placidia.

Al margine nord occidentale del centro storico di Ravenna, non lontana da Porta Adriana, troviamo il complesso monumentale del Mausoleo di Galla Placidia e della Basilica di San Vitale dove si trova il mosaico di Teodora. Pare che Klimt si sia ispirato all’immagine dell’imperatrice di Bisanzio per il “Ritratto di Adele Bloch-Bauer”: vero o meno, Teodora nelle decorazioni di San Vitale è sicuramente iconica. Nella basilica dedicata al martire San Vitale che – secondo la leggenda – qui aveva subito il martirio, oltre alla cupola affrescata secondo il gusto barocco e il labirinto della pavimentazione, a rendere mozzafiato l’interno sono i mosaici bizantini che decorano l’abside. Tra gli innumerevoli dettagli che rendono unica questa decorazione musiva spicca la celebre rappresentazione del corteo di Teodora, visibile nella parte inferiore della parete destra, di fronte a quello del marito Giustiniano.

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Gli Himba e i cerchi delle fate

La Namibia è uno degli stati più belli e caratteristici di tutto il continenete africano, oltre che a essere uno dei “più giovani” – avendo ottenuto l’indipendenza dal Sudafrica solo nel 1990 – ha molte peculiarità tra cui il deserto del Namib che si trova lungo la costa atlantica, la rigogliosa fauna selvatica (nella quale si annovera un gran numero di ghepardi) per finire con l’essere anche una delle nazioni sovrane al mondo con la minore densità di popolazione – seconda solo alla Mongolia.

La popolazione è suddivisa in ben undici etnie, ma quelli che vi voglio far conoscere sono gli Himba (o Ovahimba) pastori nomadi che vivono nella Namibia settentrionale e che si tramandano dalla notte dei tempi, la leggenda de “i cerchi delle fate”… leggete e lasciatevi affascinare da questo fenomeno naturale e dal mito.

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Benvenuti a L’ANTIVIRUS!

Il programma Tv/Web ideato, diretto e condotto da Claudio Dominech, in onda su tutte le piattaforme social e online, dal lunedì al venerdì h 21, che esorta a trasformare la quarantena in un’opportunità per tutti, attraverso nuovi progetti professionali, passioni creative, o semplicemente riscoprendo gli affetti… a 1 metro di distanza!

Il format si struttura in una chiacchierata informale con personaggi celebri attivi in ogni campo: dallo spettacolo allo sport, dal sociale all’imprenditoria, dalla politica alla scienza. In videochiamata, ciascuno racconta gli aspetti positivi della propria esperienza tra le quattro mura e le occasioni che sta cogliendo durante una reclusione forzata che non fa sconti a nessuno. Un confronto “a specchio” in grado di livellare tutti sullo stesso piano. In fondo, siamo tutti nella stessa condizione!

Obiettivo della trasmissione, stimolare chi segue a non abbandonarsi alla noia e allo scoramento, ma approfittare del tempo a disposizione per fare tutto ciò di cui ognuno ha bisogno, per affrontare al meglio la situazione e ripartire di slancio quando tutto sarà finito.

Buona visione…

Tutte le puntate

https://www.youtube.com/user/ClaudioDominech/videos?view_as=subscriber

Gli Ospiti

Gianluca Mech – Imprenditore

Roberta Capua – Conduttrice e showgirl

Stefania Pinna – Conduttrice Sky Tg24

Andrea Sannino – Cantante

Emilio Fede – Giornalista

Cristina Donadio – Attrice

Vittoria e Bobo Craxi – Politico

Denny Mendez – Attrice

Sean Kanan – Actor

Sergio De Gregorio – Giornalista e Consulente

Cristian Cocco – Attore e inviato

Maurizio De Giovanni – Scrittore

Claudio Gubitosi – Presidente Giffoni Film Festival

Gianfranco Gallo – Attore

Peppino di Capri – Cantante

Gigi D’Alessio – Cantante

Rosalia Porcaro – Attrice

Carlo Verna – Presidente ODG e giornalista Rai

Maria Teresa Ruta – Conduttrice Tv

Medici dell’anima, i librai: Maria Pia Oliveri

IL MEDICO DELL’ANIMA: IL LIBRAIO. MARIA PIA OLIVERI SI RACCONTA

Nel momento stesso in cui ho conosciuto Maria Pia Oliveri ho deciso che le avrei chiesto un’intervista. Mai la mia fu una scelta più giusta. Donna dei libri da sempre ha iniziato la sua ascesa nel mondo delle librerie da giovanissima come aiuto libraia nei periodi estivi per poi aprirne di sue con l’uomo che per un tratto della sua vita le è stata accanto. Infine è approdata a Milano dove è stata subito notata da Mondadori divenendo così in poco tempo una delle libraie più importanti e stimate del settore, tanto che non c’è autore che non abbia voluto presentare i propri lavori nella sua libreria, e ora so perché. Continua a leggere

Le Stanze di Raffaello nel Palazzo Vaticano


«Quanto largo e benigno si dimostri talora il Cielo nell’accumulare una persona sola l’infinite ricchezze de’ suoi tesori e tutte quelle grazie e più rari doni che in lungo spazio di tempo suol compartire fra molti individui, chiaramente poté vedersi nel non meno eccellente che grazioso Raffael Sanzio da Urbino; il quale fu dalla natura dotato di tutta quella modestia e bontà che suole alcuna volta vedersi in coloro che più degl’altri hanno a una certa umanità di natura gentile aggiunto un ornamento bellissimo d’una graziata affabilità, che sempre suol mostrarsi dolce e piacevole con ogni sorte di persone et in qualunque maniera di cose.»  Così Giorgio Vasari ne scrive nella sua enciclopedica opera “Le vite de’ più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, da Cimabue insino a’ tempi nostri” (Firenze, 1568).

A cinquecento anni dalla morte di uno dei maestri del Rinascimento Raffaello Sanzio, molte sono le iniziative in Italia per ricordarlo. Era un Venerdì Santo, il 6 aprile 1520, quando l’Urbinate spirava e la sua gloria ascendeva presso l’olimpo dei divini artisti, all’età di 37 anni, piacevole d’aspetto, noto per i modi gentili e i rari talenti, conteso da bellissime donne e illustri committenti. È sempre il biografo Vasari a raccontare della sua morte sopraggiunta dopo quindici giorni di malattia: seppure pare così giovane non sia stato una malattia a stroncarlo, ma una febbre “continua e acuta” dovuta agli “eccessi amorosi” dopo una notte brava; Raffaello però mente al medico che lo cura non facendo parola delle vere cause del malessere, in tal modo  invece di prescrivergli un ricostituente, il medico lo sottopone a ripetuti salassi che lo condurranno alla morte. Quel venerdì Santo del 1520 segni straordinari si sarebbero manifestati, come nel Venerdì della morte di Cristo: i cieli si agitarono e una crepa squarciò il Palazzo del Vaticano, forse per effetto di un modesto terremoto. Una leggenda probabilmente e nulla di più, ma sancì la grandezza della vicenda umana di questo artista il cui nome e la cui arte ha continuato ad avere eco nei secoli avvenire. Continua a leggere