Piazza di Spagna e i viaggiatori del Gran Tour

Piazza di Spagna è di certo una delle piazze più famose di Roma e del mondo. L’immagine da cartolina della scalinata che la sovrasta inondata da una profusione di fiori è nella memoria collettiva insieme all’associazione immediata al mondo della moda e i 135 gradini della Scalinata per la celebre sfilata Donna Sotto le Stelle, che a molti potrebbe ricordare la serie tv di fine anni Novanta Le ragazze di Piazza di Spagna, a sua volta remake della più datata omonima pellicola di Emmer.

Il suo nome deriva dalla presenza dell’Ambasciata Spagnola, fin dal XVII secolo, di fronte alla quale oggi troviamo anche la colonna dell’Immacolata, ossia la colonna commemorativa del dogma dell’Immacolata Concezione (8 dicembre 1854) ordinata da Pio IX, ancora oggi al centro di un cerimoniale che vede il Pontefice in questa Piazza ogni 8 dicembre.

La piazza diventò protagonista della vita cittadina soprattutto a partire dal Settecento quando gli intellettuali europei iniziarono ad intraprendere l’importante viaggio di formazione e istruzione noto come Grand Tour. Molti furono i giovani straneri, soprattutto inglesi e tedeschi, che elessero proprio piazza di Spagna come ideale punto di partenza per andare alla scoperta dei tesori di Roma. Di fatto, in piazza si poteva trovare tutto ciò di cui si aveva bisogno, dai banchi per il cambio monetario alle carrozze per esplorare la città, dalle guide più o meno esperte, alle locande in cui mangiare e riposare, dalle botteghe che vendevano souvenir di ogni genere ai lussuosi caffè in cui incontrarsi e scambiarsi consigli di viaggio, tra questi esiste ancora l’Antico Caffè Greco nella prospiciente via dei Condotti (oggi nota per i grandi brand di moda), dove avevano assaporato un buon caffè tra chiacchiere e speculazioni, personaggi quali Goethe, Canova e Lord Byron. Continua a leggere

Vite Cambiate di Matthias Graziani

Pubblichiamo con gioia e soddisfazione il racconto vincitore del concorso letterario “SLIDING DOORS: LA FILOSOFIA DI LEIBNIZ SECONDO VOI” indetto dall’Accademia della scrittura in collaborazione con Pink Magazine Italia.

 MATTHIAS GRAZIANI
“VITE CAMBIATE”
scritto con il supporto della 5°D e della maestra Eufemia Femia della scuola Primaria Alessandro Manzoni di Bolzano

Micheal temeva per la sua vita. Quella sensazione durò solo un istante, ma fu lunga come un viaggio verso l’inferno. Sentiva un piede che lo bloccava, la sua guancia era premuta a terra e avvertiva il freddo del pavimento. Qualcuno lo aveva appena preso a calci e quel qualcuno aveva un nome: Steve.

Provava dolore e gli sembrava di non sentire più nulla. Era indolenzito ma peggio ancora si sentiva umiliato.

Steve trattava in quel modo qualsiasi ragazzino che fosse indifeso e più piccolo di lui. E i suoi due amici, Derek e Ryan, facevano tutto quello che lui ordinava.

“Prendigli la merenda, Ryan.” ordinò Steve aggiustandosi il berretto da baseball sulla fronte.

Il ragazzo, seppur controvoglia, s’inchinò e, titubante, rovistò nello zainetto del ragazzino. Afferrò il panino, poi, alzando lo sguardo verso Steve disse: “Non pensi che possa bastare?”

“Prendi la merenda e stai zitto.”

Ryan annuì a malincuore e senza dire più nulla ubbidì.

“Ne hai avuto abbastanza, piccolo moccioso?” chiese Steve con arroganza.

Micheal, dolorante, tentò di dire qualcosa ma il bullo non gli diede il tempo di rispondere. Lo afferrò per la camicia sollevandolo di peso. Continua a leggere

LOVE WEEK A EUROMA2

Selvaggia Lucarelli e Lorenzo Biagarelli, ospiti d’eccezione del Caffè Letterario

Roma, mercoledì 12 febbraio 2020. Euroma2 si anima di eventi per la settimana di San Valentino. Doppio appuntamento del Caffè Letterario di Euroma2: in occasione della Festa degli Innamorati, venerdì 14 febbraio alle ore 18:00, il Centro Commerciale ospiterà una coppia di autori molto nota sia sul web che nel panorama televisivo: l’autrice, giornalista e opinionista tv Selvaggia Lucarelli presenterà, con l’ironia che la contraddistingue, il libro “Falso in bilancia” (Rizzoli), insieme al suo compagno Lorenzo Biagiarelli, chef e food blogger, autore del libro “Qualcuno da amare e qualcosa da mangiare” (De Agostini). Una presentazione a due, che vuole celebrare la coppia attraverso l’amore per la buona tavola e per i libri. L’incontro con il pubblico si terrà alle ore 18:00 presso il Centro Commerciale Euroma2, davanti alla Libreria Feltrinelli al 2° piano. Un appuntamento che promette di incuriosire e far sorridere perché affronterà il tema del rapporto che ognuno di noi ha con il cibo. Continua a leggere

Una poltrona per Giulia al Tordinona

L’Associazione Culturale Arca di Noè presenta

Una Poltrona per Giulia

di Marina Pizzi

Regia di Patrizio Cigliano

 

Con: Beatrice Fazi, Claudia Genolini, Francesco Gabbrielli, Matteo Milani,

Nicolò Scarparo, Marina Zanchi.

Scene: Lucia Nigri ASC – Assistente Scenografa: Martina Cardoni ASC.

Realizzazione scene: Sr Arredamenti di Stefano Roberti sas & C.

Arredamenti: Effemme Snc.

Costumi: Fabrizia Migliarotti.

Luci: Ettore Bianco

Fotografia: Sebastian Gimelli Morosini

Aiuto Regia: Luana Pesce.

 

Dal 23 gennaio al 16 febbraio

Teatro Tordinona

 

Una prima assoluta al Teatro Tordinona, dal 23 gennaio al 16 febbraio, UNA POLTRONA PER GIULIA, spettacolo scritto da Marina Pizzi e diretto da Patrizio Cigliano.

In un Mondo Moderno, anche un po’ futuribile, uno spaccato di umanità ambigue, grottesche, torbide e surreali.

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HULDUFÓLK, il popolo nascosto

Esiste un popolo nascosto, invisibile agli occhi degli umani che abita da sempre le gelide e primitive terra d’Islanda, sono gli HULDUFÓLK.

L’80% della popolazione islandese ancora oggi, crede fermamente nella loro esistenza e il restante 20% non ne esclude l’esistenza.

Sono folletti che possono manifestarsi agli uomini qualora lo volessero o perchè disturbati; vivono tra le rocce, nei campi di lava, o nelle piccole case che gli Islandesi costruiscono per loro e che i turisti possono trovare sia in mezzo a lande sperdute, incastrate in paesaggi mozzafiato; oppure negli agglomerati urbani come la capitale Reykjavik.

Gli Huldufòlk hanno una storia antichissima che attinge da varie fonti, dalla tradizione pagana a quella cristiana che vede protagonisti Adamo ed Eva: si narra che quando Dio andò a trovarli, Eva gli nascose i suoi figli sporchi e non lavati, omettendo addirittura la loro esistenza; quindi Dio sentenziò: “Ciò che l’uomo nasconde a Dio, Dio nasconderà all’uomo”.

Secondo altre fonti, gli Huldufòlk sono i figli di Lilith – figura della mitologia ebraica che viene descritta come un potente demone della notte, che rapisce i bambini nell’oscurità – o angeli caduti, costretti a vivere tra il paradiso e l’inferno. Certo è, che sono molto considerati dagli Islandesi i quali cercano da sempre una convivenza pacifica tra il loro mondo e quello degli esseri invisibili.

Questi folletti vivono in totale simbiosi con la natura e ne sono i suoi custodi; gli islandesi stessi prima di costruire un edificio o una strada, studiano attentamente il sito e – qualora gli Huldufòlk rendessero chiaro il loro dissenso, che si manifesta in modo palese, come ad esempio: incidenti o malfunzionamento dei macchinari impegnati sul cantiere in apertura- tutto si ferma per rispetto della volontà dei piccoli elfi. Il caso più famoso fu quello del 2014 quando venne interrotta la costruzione di una strada di collegamento perchè si ritenne che la terra sottoposta ai lavori, fosse abitata dai folletti. Nel 2004 invece, una multinazionale Americana che aveva la concessione per l’edificazione di una nuova fabbrica, dovette aspettare il beneplacito del funzionario locale che doveva sincerarsi che il sito in questione non fosse terreno abitato dai folletti; perchè sia chiaro che gli Huldufòlf odiano essere disturbati! Continua a leggere

Jacque St. Germain, il vampiro di New Orleans

Una delle leggende più famose che si sono tramandate a New Orleans ha come protagonista l’affascinate quanto intelligente e scaltro Jacque St.Germain, anche conosciuto come Conte di Saint Germain. Ve ne parliamo…

È consuetudine di molti pensare che New Orleans – città principale dello stato della Lousiana, fondata nel 1718 così chiamata in onore di Filippo II di Orléans, principe di Francia – sia una città magica, ricca di suggestione, fascino e storia; che riesce ad abbracciare eleganza, bellezza e mistero nello stesso identico modo.

È una delle prime metropoli a fondere la sua forza e unicità nel mix di razze e culture che l’hanno fondata e che tutt’oggi la vivono; rendendola anche la Culla della musica Jazz e di uno dei Carnevali più famosi del mondo: il pittoresco “Mardi Gras”- martedì grasso in francese. New Orleans è conosciuta e amata per i misteri che serpeggiano tra i vicoli e quartieri, scrigno prezioso di storie oscure e ricche di folklore, dove l’immortlità è di casa e l’arcano non ha paura di manifestarsi.

Una delle leggende più famose che si sono tramandate a New Orleans ha come protagonista l’affascinate quanto intelligente e scaltro Jacque St.Germain, anche conosciuto come Conte di Saint Germain… Continua a leggere

Ca’ Dario, il palazzo maledetto

Ca’ Dario, il palazzo maledetto

Venezia. Antichi palazzi, il mare a bagnarne le fondamenta e a lambirne i muri con il lento incedere delle sue acque. Sul Canal Grande, al civico 353 nel sestiere di Dorsoduro (il “sestiere” è una delle sei zone in cui è divisa la città, sinonimo di quello che noi chiamiamo quartiere), si affaccia il Ca’ Dario: palazzo elegante, suggestivo e di contrasto rispetto agli altri edifici più in stile gotico. La sua facciata ha elementi architettonici rinascimentali completamente decorato da marmi policromi, i cui camini in puro stile veneziano, svettano ancora in cima e sono originali d’epoca. Caretteristico il fatto che penda su un fianco, a causa di un cedimento strutturale mai risolto. Il Ca’ Dario sembrerebbe a tutti gli effetti un bellissimo esempio di archittettura italiana, ma cela una maledizione che tutt’oggi getta mistero, avvolgendo letteralmente la storia di questo palazzo in un vortice di morti cruente e strani imprevisti che hanno coinvolto tutti i suoi proprietari. Continua a leggere

Hatshepsut, la Donna Faraone

Egitto, Valle dei Re: riposa d’un sonno eterno e statico il rigido corpo di quella che in vita, quasi 3500 anni fa, fu la donna più potente dell’antico egitto. Harshepsut è il suo nome, ed è stata la Regina che divenne Faraone, governò il popolo egiziano per oltre vent’anni – dal 1490 al 1468- consacrando il suo tempo sotto la pace e la prosperità.

Figlia del grande Faraone Thutmose I (1506- 1494) e della sposa reale Ahmenose; si sposò con il suo fratellastro Thutmose II dal quale ebbe una sola figlia, la Principessa Neferura.

Salì al trono come reggente del figliastro e nipote al tempo stesso, Thutmose III (nato dal matrimonio di Thutmose II con una sposa secondaria di nome Iside). Quest’ultimo doveva sposare la figlia Neferura, ma Hatshepsut rinviò il matrimonio a data da destinarsi, rendendo così la sua reggenza solo un momento di transito, attraverso il quale poi divenne Faraone d’Egitto.

Fu la prima Regina a scegliere d’indossare una barba fittizia, relegando i suoi lineamenti e la sua fisicità lontano dallo sguardo di chi doveva rispettare i suoi ordini e accettare le sue scelte. Una Regina, travestita da Faraone. Nel suo lungo governo, concentrò il suo impegno sulla consolidazione economica del paese, incentivando anche molti progetti architettonici. Iniziò facendo erigere degli obelischi in onore del Dio Amon nel tempio di Karnak; ma il tempio che le regalerà l’eternità tra le pagine della storia dopo il suo trapasso si trova a Deir el-Bahari – che in arabo significa: il monastero del mare – ed è considerato una delle costruzioni architettoniche più belle e significative di tutta la storia dell’impero egizio. la sua imponenza e grandezza ancora oggi lascia i visitatori (me compresa, quando lo visitai) letteralmente senza fiato. Hatshepsut l’aveva commissionato per divenire il suo tempio funerario e fu fortunata nel vederlo completato prima della sua morte. Molte le statue a lei dedicate sono arrivate sino a noi, a testimoniare la sua grandezza; addirittura il Metropolitan Museum di New York ne conserva un numero significativo, in una stanza dedicata interamente alla Regina-Faraone. Continua a leggere

8tto Edizioni. Quattro donne, quattro realtà, un amore… per i libri

8tto Edizioni è una nuova casa editrice indipendente specializzata in narrativa inglese, fondata da quattro splendide donne che hanno unito le loro forze e si sono strette in un abbraccio umano e professionale per dare nuova linfa al mondo editoriale, proponendo i loro romanzi.

Quattro donne, quattro realtà: un solo grande amore, quello per i libri.

Alessandra, Benedetta, Cristina & Manola sono il cuore di questo progetto che ha base a Milano e ha già all’attivo la pubblicazione di due romanzi: “Da dove entra la luce” di Clare Fisher e “Talk!” di Linda Rosenkrantz .

Quando ho iniziato a fare delle ricerche per la vostra intervista, mi ha subito colpito il vostro nome, caratteristico intreccio di un numero con delle lettere. Così singolare, che non può non essere apprezzato. Cosa significa: 8tto edizioni?

I numeri vengono spesso considerati qualcosa di inaccessibile e da evitare per gli amanti della letteratura, ma è un’idea limitante. I numeri definiscono ogni cosa che ci circonda e anche noi stessi. Raccontano storie ancora inesplorate, un po’ come vogliamo fare noi di 8tto. Tra i tanti numeri abbiamo scelto 8 prima di tutto perché assomiglia molto al simbolo dell’infinito, si può tracciare più e più volte senza mai staccare la penna dal foglio. Non ha un inizio né una fine, e rappresenta pienamente i viaggi – fisici e interiori – che la letteratura offre. Inoltre 8 è un numero idoneo, potente, pratico e naturale. Oltre che un numero è un nome e indica un’identità, o molte. È il numero atomico dell’ossigeno. Ci farà respirare dentro e fuori da storie vicine o lontanissime che avranno la forza, il coraggio e la presunzione di spiegarci infinitesimi tasselli di ciò che siamo e di ciò che ci circonda. Continua a leggere

Claudio Dominech al Festival della Vita

Giornalista professionista, presenta ‘Mattina9’, morning show in diretta tutti i giorni su Canale9 / 7Gold.

‘Festival della Vita’: Claudio Dominech vince il premio nazionale come miglior Conduttore Tv e modello esemplare di impegno sociale condiviso.

 

La kermesse aprirà con la proiezione della puntata ‘Australia’ di ‘TripExperience’, travel show da lui ideato, diretto e condotto.  

Quello del “Festival della Vita” è un riconoscimento importante che conta nella sua storia nomi d’eccellenza del panorama televisivo nazionale e quest’anno l’hanno consegnato a te. Che effetto fa aggiudicarselo ed essere annoverato fra questi?

Be’, è un risultato che mi riempie d’orgoglio proprio in virtù di ciò che dici, a prescindere dal prestigio che conferisce. Il fatto di essere considerato a questo livello mi dà una carica speciale per continuare a lavorare sodo e nuove motivazioni per ambire ad obiettivi più alti.  

Tema di quest’anno sarà “Vivere è… viaggiare” e in occasione della kermesse sarà proiettata la puntata ‘Australia’ di ‘TripExperience’, il travel show da te ideato, diretto e condotto che ti porta in giro per il mondo. Continua a leggere