Luca Fabbracci, il Parkour e i centrifugati

Drinking with L.A.
Un drink con Alessandra Lumachelli

di Alessandra Lumachelli

Luca Fabbracci, il Parkour e i centrifugati

Ammirando stupita le acrobazie degli attori in film come “Matrix” o “Spiderman”, pensavo: “Okay, è solo fantascienza: possono realizzarlo facilmente attraverso la computer grafica”. Poi mi sono incuriosita, vedendo Daniel Craig (alias James Bond) volteggiare su una gru alta decine e decine di metri in “Casinò Royale”, e mi sono ripromessa di saperne di più. È per questo che, leggendo un avviso sulla bacheca dell’Università, ho contattato un esperto di Parkour, Luca Fabbracci. Ecco a voi il resoconto della nostra chiacchierata.

Se tu fossi un supereroe, che supereroe saresti e che superpoteri avresti? (Io penso subito a Spiderman, o magari a Neo di “Matrix”)
Il supereroe che mi è sempre piaciuto più di tutti è Wolverine, che è tutta un’altra cosa! Un altro stile. Mi affascina proprio per la sua storia: bello e dannato. Spiderman mi piaceva quando ero piccolo. Ora preferisco Wolverine, come supereroe, anche se ha una vita bruttissima, però! Come superpotere, mi ha sempre affascinato il fuoco, quindi il poter manipolare il fuoco è una cosa che mi piacerebbe fare. (Io: come il supereroe dei Fantasici Quattro?) Sì, come la Torcia Umana!

Se avessi la macchina del tempo?
Se io avessi la macchina del tempo, viaggerei, ma non per cambiare qualcosa. Più che altro, per curiosità personale, per andare in varie epoche, in vari momenti storici, per vedere com’era la situazione allora. Perché se ne raccontano tante, ma vai a capire se era davvero così la vita. Mi ha sempre interessato la storia più antica, i Romani, i Greci … la battaglia fra gli Spartani e i Persiani. Ci hanno fatto film, fumetti, ecc. È una parte di storia che mi affascina. L’era moderna mi interessa meno: forse cercherei periodi storici ben precisi, in cui è successo un fatto particolare che mi colpisce ma a livello culturale.

Che cos’è la vertigine, per te?
(ride) Mi hai colto in castagna, perché io soffro di vertigini! Questa cosa lascia tutti sorpresi; mi domandano: “Fai Parkour e soffri di vertigini? Come riesci a fare le cose che fai?”. Innanzi tutto, mi piace chiarire che il Parkour non è per forza legato alle altezze. Si può stare anche a piano terra. Anzi, di solito si comincia dal piano terra, e poi uno se vuole salire, sale. Io non soffro di una forma patologica pesante, è solo una forma di ansia. Le vertigini si possono “allenare”, come tante altre cose. Piano piano, ci vuole più tempo, ma esistono allenamenti apposta per migliorare questa ansia. Quindi, per me la vertigine è semplicemente un altro limite da superare. E si supera con la consapevolezza, con l’abitudine, partendo da cose tranquille, gestibili, ma che non diano uno stato di rilassatezza completa. Per esempio, io ho iniziato camminando su due muretti paralleli, non molto alti, che non mi creavano preoccupazione. Comunque, secondo me, è anche una questione di stato mentale.

Qual è il tuo drink preferito?

Non bevo tanto. Non sono astemio: bevo birra, vino, ma saltuariamente. Invece il caffè è un mio “vizio”. E mi piacciono molto i centrifugati, di frutta o di verdura, ma sempre mescolati. Non con un frutto solo, perché quando si mescola, i gusti diventano interessanti.

Cosa puoi fare tu per salvare o per migliorare il mondo?
Ah, il mondo è un obiettivo grande! Però, insegno Parkour e per me nel Parkour c’è un fine educativo. Perché dietro il salto c’è molto lavoro, non solo a livello fisico, ma anche della persona, sui valori. Anche se queste cose non appaiono mai, perché la gente vede il salto e si ferma lì, alla superficie. Quindi, penso che se io riesco già con la mia pratica o col mio insegnamento a sbloccare una persona, allora già ho fatto tanto. Se riesco a insegnarle qualcosa sul rispetto di sé, sul rispetto dell’ambiente o altri valori che trasmetto attraverso la disciplina, ho fatto la mia parte per migliorare il mondo. Poi se riesco a farlo con tante persone, sono ancora più contento! Questo è un ottimo investimento del mio tempo!

Capito, Amici? Saltiamo, vincendo le nostre paure, e rispettando il mondo intorno a noi! E, ovviamente, in alto gli highballs!
A presto!

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Who’s Who
Per chi non lo sapesse …

Luca Fabbracci, nato nel 1987 è un ingegnere civile che da sempre ha amato la pratica sportiva. Dopo aver passato l’infanzia a provare diverse discipline (nuoto, sport con la palla, avviamento all’atletica…), ha scoperto (a 12 anni) le arti marziali che hanno avuto un forte impatto nella sua crescita fisica e spirituale: il Karate. Nel 2010, scopre la pratica del Parkour tramite un amico e la visione dei video che giravano in rete, ma sarà solo nel 2011 che inizierà ad immergersi con serietà e dedizione in questo mondo, rendendosi conto di quanto fosse vasto e sfaccettato il “mondo dietro il salto”. Comincia così il primo “vero” anno di pratica autodidatta e studio della disciplina attraverso siti, documenti e le esperienze scritte dai praticanti più veterani. La sua voglia di approfondimento lo ha portato fin da subito a viaggiare per partecipare a raduni ed eventi, dove ha avuto modo di crescere ulteriormente sotto gli insegnamenti di alcuni dei fondatori e di altri esperti. Nel 2012 si trasferisce ad Ancona per proseguire gli studi di ingegneria e si unisce ad AP3 come atleta, per poi decidere nel 2014 di intraprendere la via dell’insegnamento. Dopo un periodo di affiancamento a uno dei coach del gruppo e il conseguimento della laurea in Ingegneria Civile, torna nella sua città d’origine per aprire un nuovo corso. Agli inizi del 2016 ottiene la certificazione ADAPT livello 1, un traguardo iniziale per la nuova strada intrapresa, che sta proseguendo attraverso seminari, workshop e viaggi. Tutto rivolto al fine di approfondire la conoscenza di se stesso attraverso il movimento, oltre alla volontà di migliorarsi come istruttore/educatore. Nell’Ottobre del 2016 apre un nuovo corso a Jesi in collaborazione col la UISP territoriale.
L’art du deplacement (Arte del Movimento), conosciuto anche col nome di Parkour, è una disciplina che punta ad allenare il proprio corpo al fine di muoversi in un ambiente, qualunque esso sia e in qualsiasi condizione. È una pratica nata nelle strade, eliminando così il bisogno di una struttura specifica o accessori, bastano una tuta e un paio di scarpe per iniziare. Lo scopo principale è quello di far crescere le capacità motorie dell’essere umano (corsa, arrampicata e salto), attraverso una preparazione fisica a 360° che comprende l’allenamento di forza, resistenza, equilibrio, esplosività, ecc. Un importante ruolo l’assume la crescita psicologica del praticante che nelle sessioni di allenamento può trovarsi di fronte a sfide man mano crescenti con lo scopo di un miglioramento personale. Da questo si deduce che è una pratica costruita attorno alla persona e adattabile a chiunque. Se ci si pone nella giusta ottica di allenarsi per migliorarsi e muoversi in base a ciò che il nostro corpo ci consente, migliorando con i propri tempi, non ci sono barriere che impediscano di iniziare questa disciplina.

La libertà e un gin tonic. Intervista a Massimo Dapporto

Drinking with L. A.
Un drink con Alessandra Lumachelli
di Alessandra Lumachelli

Massimo Dapporto, la libertà e un gin tonic

massimo-e-alessandraPioggia, ancora. “È inverno: deve piovere!”. La pioggia gioca con i miei anfibi (o sono io che scovo pozzanghere ovunque, sapendo di non correre troppi rischi). Il rumore ipnotico della pioggia sul mio ombrello è uno dei pochi udibili, nella serata mesta di metà settimana. È ancora inverno: la natura si racchiude in se stessa, proteggendo i semi che fioriranno in primavera, e l’umanità dovrebbe ripiegarsi e riflettere, per permettere alla creatività e al calore di poter germogliare a breve. Mi avvicino al teatro, arrivo in anticipo, chiedo e poi mi siedo in attesa. Gioco col telefonino, mentre arriva il mio ospite, l’attore Massimo Dapporto, che mi si rivolge subito dandomi del tu. Ci dirigiamo nella platea del teatro, e dalle poltroncine rosse iniziamo il viaggio delle 4 domande fisse di “Drinking” più una ritagliata sul soggetto. Eccole.

Se Massimo Dapporto fosse un supereroe, che supereroe sarebbe e che superpoteri avrebbe?
Ho sempre amato Superman! Pensa che avevo i primi 100 numeri della collezione. Costavano prima 25 lire, poi 30 l’uno. La mia preoccupazione è la stessa di Superman: incontrare qualcuno che in tasca ha la Kryptonite, che può indebolirmi! Ci sarebbero tante cose da fare, come supereroe. Basterebbe chiedere a chi ci sta leggendo: “Se fosti Superman, potendo volare ed avendo superpoteri, che faresti?”. Lascio alla fantasia dei lettori. Certo è che ci sono tante persone da “sistemare”, con la forza di passare muri e confini, tenendole in braccio. Perché volando, si fa presto. Comunque, io giro questa domanda a chi ci legge, perché è interessante come domanda, e ognuno di noi ha dei desideri o delle frustrazioni, che, potendo essere Superman, riuscirebbe a vincere.

Se avessi la macchina del tempo, dove andresti? Passato, presente, futuro?
Andrei nel passato: vorrei poter vivere una giornata per ogni secolo passato, a partire dalla preistoria! Ci sarebbero tanti giorni ad aspettarmi! E poi un’occhiata nel futuro, ma “un’occhiata” di un giorno, tra 800-1000 anni nel futuro, e ritornare nella via dove abito, per capire i cambiamenti che ci sono stati: se sono rimaste le case, casa mia, se è stata venduta, dentro chi ci sarà un extraterrestre!

Che cos’è per te, o come vorresti che fosse, la libertà?
La libertà, come vorrei che fosse? Mi piacerebbe che fosse totale, ma non riusciamo ad avere la libertà totale, perché la useremmo male. Per cui dovrebbe essere una “libertà totale controllata”, nel senso che si può arrivare fino ad un certo punto, con la libertà, poi ci sta una morale che ci deve interrompere, deve farci capire che stiamo sbagliando. Però la libertà, è chiaro, è bellissima! Io mi sento abbastanza libero, quando lavoro. Il mio lavoro mi dà una grande libertà, anche di pensiero. La libertà è una parola cara a tutti, soprattutto a chi, in questo momento, vive senza libertà: non parlo dell’Italia, ma di altri Paesi. L’Italia ha una sua forma di democrazia, una sua forma di libertà. C’è chi si lamenta, parlando di “dittatura”. Io vorrei vedere, con le azioni che commettiamo giornalmente, se fossimo in un altro Paese, che cosa ci farebbero!

Qual è il tuo drink preferito?
Il gin con l’acqua tonica, che lo diluisca, e ghiaccio, shakerato, mi piace molto. Ma non so come si chiami [ndr. Gin tonic], perché non ho il vizio del bere… ma quando mi capita, e mi danno questo tipo di gin, lo bevo molto volentieri!

Che cosa può fare Massimo Dapporto per salvare o per migliorare il mondo?
Non ho una pretesa così importante, cerco sempre di coinvolgere chi ci legge: ognuno di noi può migliorare il mondo, non salvarlo, ma migliorarlo. Ma, migliorandolo, probabilmente lo salva! Bisogna comportarsi bene, bisogna avere una propria dirittura morale, un’etica. Non essere bacchettoni, assolutamente. Se non si è coerenti con ciò che invece si dice (“io sono una brava persona… sono questo e quest’altro”) e si hanno dei vizi, si faccia in modo che tali vizi rimangano segreti! Perché altrimenti, quando si scoprono, si fanno figuracce, e la gente poi è pronta a lapidare.

Allora, amici, in alto i baloons, coltiviamo una sana libertà, e alla prossima!

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Who’s who
Per chi non lo sapesse…

dapportoAttore e doppiatore, Massimo Dapporto è figlio dell’attore teatrale Carlo. Interpreta vari ruoli per il cinema: si ricordano, fra gli altri, “Il trafficone” di Bruno Corbucci, “Soldati. 365 giorni all’alba” di Marco Risi, “Mignon è partita” di Francesca Archibugi, “Celluloide” di Carlo Vizzani. Lavora anche in TV: si ricordano, per esempio, “Distretto di Polizia 7”, “Giovanni Falcone” (candidatura agli Emmy Awards), “Il mercante di Venezia”, “Amico mio”, “Il commissario”, “Casa famiglia”. Molti sono gli attori da lui doppiati in italiano: è suo anche il doppiaggio del personaggio di Buzz Lightyear nel famoso film di animazione della Disney, “Toy Story”, e di Tim Curry in “Mamma ho riperso l’aereo”. È attualmente in tournée teatrale, al fianco di Tullio Solenghi, con “Quei due (Staircase)” di Charles Dyer.

Fiori di Zucca – Spettacolo di Teatro e Danza – Ability

fiori-locandinaAlla fine di ogni incontro del DanceAbility TheatreLab sentivo il bisogno di scrivere sul mio diario di bordo frasi e parole che erano emerse durante il lavoro in sala e da queste subito nascevano nei miei pensieri immagini e disegni che scatenavano in me il desiderio di realizzare, cosi un giorno ho raccolto il tutto in un insieme e ciò che mi sono ritrovata davanti era uno spettacolo nel vero senso della parola.

Questo progetto, ho pensato, può essere una possibilità, perché l’Arte ama è da libertà. Preferisco parlare di progetto più che di spettacolo preferisco parlare di gruppo più che di compagnia, FIORI DI ZUCCA è un viaggio itinerante sbocciato già in due differenti versioni, e ancora diverso potrà divenire, proprio per la sua capacità di trasformarsi e adattarsi ai corpi che lo portano in scena.

Il pensiero da cui nasce la sua scrittura, la sua danza e la sua musica è l’integrazione tra relazione spazio tempo e designe cioè i principi base della DanceAbility nonché dell’Arte.

Il 21 gennaio, presso il Centrale Preneste Teatro, otto performer dalle diverse abilità si sono esimiti in una storia inedita di e con Giovanna Barbero che ne ha curato parole e danze il tutto accompagnato dal musicista Vito Caporale.

“Ciò che abbiamo provato a regale è la verità così com’è senza paura di usare parole per i più indicibili, senza nasconderci dietro ipocrisie ma mostrando con leggerezza e ironia quante le occasioni che ci possono essere se solo modifichiamo i punti di vista e di ascolto andando oltre a quel limite che spesso sentiamo come ostacolo che può diventare invece fonte di ricchezza e bellezza per la comunità, riuscire a lasciare lo sguardo degli occhi per accogliere quello del cuore.”

Una storia cornice di un padre a cui nasce un figlio con una disabilità, la sua paura e la solitudine sociale lo porta a disperarsi pensando ai gesti peggiori.

danceability-2È nel gioco, nel gioco della vita, che troverà gli strumenti per poter essere un buon padre. Dislessia, esclusione dal gruppo, ostacoli pratici per la propria indipendenza, indifferenza e isolamento, pericoli improvvisi che travolgono il vissuto di chiunque. Storie vere raccontate con ironia, corpi danzanti che si uniscono senza distinzione e realtà amare soffiate tra sorrisi che possono stupire appaiono, come in un sogno, a questo padre che rifiuta di vedere i diversi colori e le infinite sfumature. Ma alla fine accade qualcosa a cui il vero sguardo del suo cuore non potrà sottrarsi.

Un pubblico attento, in sintonia con ciò che accadeva in scena, ridendo alle battute, battendo le mani per sostenere momenti ritmati e dagli occhi lucidi che spesso non potevano trattenere le lacrime. Una forte energia riempiva il teatro dai corpi in scena ai corpi in ascolto.

“Sì, il feedback del pubblico è stato forte e inaspettato, gli applausi e le belle parole fanno piacere, ma quando queste sono piene di curiosità ed emozione è una bella soddisfazione e regala tanta forza. Tutto questo è accaduto perché il gruppo che mi ha circondata e che ha creduto in me, da chi era in scena a chi dietro le quinte, è un gruppo di bravi Artisti e Professionisti ma soprattutto di Belle Persone. Insomma siamo degli ottimi di Fiori di Zucca, quei fiori che hanno una peluria che allontana e infastidisce ma quando si schiudono sono un giallo caldo e si protendono chiedendo di essere colti; quei fiori che parrebbe strano vedere in un vaso per farsi ammirare eppure senza alcun timore pronti a sconvolgere facendo qualcosa che nessuno si aspetterebbe, come farsi friggere e mangiare! Noi siamo i Fiori di Zucca i Fiori non Fiori.”

danceabilityIl pubblico ha lasciato il teatro cantando alcune parole di una delle canzoni dello spettacolo che recitano così : “Togli la tua d’attore e guarda a te stesso con amore il viso strucca sei un fiore di zucca!”. Il progetto prosegue e nuove idee continuano a crearsi, grazie a tutte le persone che incontro durante i workshop, gli stage e il laboratorio.

Giovanna Barbero

www.giovannabarbero.com

www.facebook.com/giovannabarberoLAB

 

applausi-fiori

Hai cambiato la mia vita di Amy Harmon

harmonSalve Pink Readers! Oggi vi parlo di un libro che ha toccato profondamente il mio cuore: potente, devastante, romantico e intenso. Sto parlando di Hai cambiato la mia vita di Amy Harmon edito da Newton Compton. Moses è nato da una madre tossica che lo ha abbandonato in una cesta (da qui il suo nome) ed ha la particolare capacità di comunicare con i morti. E’ un personaggio assai tormentato, schivo, tiene tutti a distanza e non fa avvicinare nessuno, sentendo “rotto” proprio a causa di questa suo particolare dono. Solo la bisnonna, Bibi, riesce a fare breccia nel suo animo ed è l’unica che sappia gestirlo e capirlo tra tutti i membri della sua famiglia.

Georgia ama i cavalli, la sua famiglia e Moses. È una ragazza determinata, gentile, dolce, affettuosa, con molta grinta e la passione per i rodei. Per quanto il ragazzo cerchi di allontanarla, lei non molla la presa, conscia di amarlo sul serio. Il loro rapporto è qualcosa di assolutamente meraviglioso, un amore che incontra tante difficoltà, moltissimo dolore ma anche momenti meravigliosamente e anche dolorosamente romantici. Una storia che arriva dritto al cuore, che lo fa palpitare tantissimo e che regala anche atmosfere meravigliose e suggestive. Personaggi che sanno entrarti dentro, il tutto contornato da una trama intensa, intrigante e coinvolgente, con quel pizzico di mistero e anche di paranormal. I dipinti del protagonista, l’ippoterapia, la forza di potersi rialzare e di sapere amare: sono tutte cose che arrivano al lettore in maniera dirompente e con uno stile fluido e mai pesante.

Siete in cerca di emozioni forti e di una storia d’amore che vi regali tantissimi palpiti di cuore? Non fatevi scappare questa storia! Consiglio anche la lettura di Sei il mio sole anche di notte della stessa autrice.

Sara Piccinini

La ragazza con la notte dentro

notte-dentroNica Baker, bella, misteriosa e spregiudicata, muore assassinata a soli 16 anni. La placida e ricca città del New England in cui vive con la famiglia precipita nell’angoscia. Quando la polizia trova un altro giovane corpo senza vita – quello di un compagno di classe di Nica che con ogni evidenza si è suicidato – il caso viene chiuso in fretta e furia: per le autorità non ci sono dubbi, è il giovane suicida, innamorato respinto, il responsabile dell’omicidio, e il biglietto trovato sul suo cadavere rappresenta una confessione in piena regola. Ma Grace, sorella minore di Nica, non sa darsi pace. Incalzata dai ricordi e dall’istinto, non crede alla versione ufficiale e, in preda a un’ossessione cieca e bruciante, scava nel passato della vittima per inchiodare il vero assassino. Mentre la lista dei possibili indiziati si assottiglia, vengono a galla insospettabili verità: su Nica, sulla madre, sull’intera famiglia Baker. Solo attraversando la notte che ha nel cuore Grace potrà ricostruire cosa è davvero accaduto alla sorella, liberarsi dei suoi fantasmi e diventare finalmente se stessa.

Mi piacciono i libri brevi. Per due ragioni: se sono belli riesco ad arrivare alla fine subito e a scoprire la verità, nel caso si tratti di un thriller. Se sono noiosi e non attirano molto la mia attenzione posso leggerli per intero senza rischio di lasciarli a metà. In questo modo posso dare un giudizio completo sul perché non mi sia piaciuto. È questo il caso de La ragazza con la notte dentro. Ha attratto la mia curiosità a partire dal titolo perché poteva significare tutto o niente. La trama però al contrario, era chiara. Una ragazza uccisa, il suo presunto assassino trovato suicida e una sorella pronta a scoprire la verità. Comincio a leggere con le migliori intenzioni. E pian piano le mie aspettative si spengono una ad una. Solita storia di due sorelle simili esteriormente ma l’una l’opposto dell’altra. Nica è spregiudicata, passa da un ragazzo all’altro e non ha regole. Grace, più grande di un anno e mezzo, va bene a scuola, è giudiziosa a e inesperta.

Quando Nica viene trovata morta, tutto diventa lento e la descrizione dei fatti da parte di Grace, con continui ritorni al passato, anche poco chiari, mi catapultano in Veronica Mars , con indagini fatte da una adolescente, che proprio come la protagonista del telefilm perde la verginità durante una festa e non ha ricordi del come o con chi sia successo poiché non cosciente. Inoltre anche lei cerca un assassino. Quello della sua miglior amica, molto spregiudicata.

Tornando al libro non si può dire che la scrittura non sia buona e che non manchino i colpi di scena soprattutto relativi alla famiglia delle due ragazze, all’apparenza un nucleo borghese composto da due insegnanti di una scuole privata, la Chandler, senza segreti, ma che invece ne hanno a bizzeffe. Inoltre è determinante la presenza di Damon, ex ragazzo di Nica, che aiuterà Grace a trovare la verità, ma che come tutti in questa storia, ha aspetti torbidi e misteriosi. Insomma un thriller senza troppe pretese, per gli amanti del genere che vogliono leggere una storia misteriosa ma senza doversi applicare più di tanto.

Lili Anolik  è una giornalista e collabora regolarmente con diverse testate statunitensi. La ragazza con la notte dentro è il suo primo romanzo.

Rosaria Russo

27 gennaio 2017 – Giornata della Memoria

Ciao booklovers,

orsettoOggi è la giornata dedicata alla memoria dell’ Olocausto. Vogliamo consigliarvi una lettura per grandi e piccini che crediamo essere un modo delicato e rispettoso per raccontare e ricordare uno dei capitoli più terrificanti della storia dell’umanità.

“Alla fine della guerra andammo in America. Fred diventò grande, si sposò ed ebbe dei figli. Un giorno squillò il telefono: Salve Fred, presterebbe il suo orsetto allo Yad Vashem, qui a Gerusalemme? Così i bambini potranno conoscere la sua storia. Debbo chiedere a lui, rispose Fred, io e l’Orsetto non ci siamo mai separati. Poi Fred mi prese fra le mani e mi disse: Orsetto, tu sei il mio migliore amico. Mi hai sempre protetto nei momenti più difficili. Te la senti di viaggiare? E io risposi di sì”.

La storia dell’Orsetto e del suo padroncino Fred, il racconto di un’amicizia profonda negli anni tragici della Seconda guerra mondiale. A narrarla è proprio l’Orsetto, che per tutto il tempo ha tenuto compagnia al bambino dalla tasca del cappotto o sul davanzale di una finestra. Da lui apprendiamo come e perché i genitori di Fred furono costretti a nascondere il figlio (e con lui l’Orsetto) presso altre famiglie, del loro lungo peregrinare e della persecuzione nazista degli ebrei. Entrambi sono sopravvissuti alla Shoah. Fred ha poi lasciato l’Olanda e da allora vive negli Stati Uniti. L’Orsetto dà testimonianza della sua storia di sopravvissuto allo Yad Vashem, il memoriale dell’Olocausto a Gerusalemme.

Sfogliate il libro cliccando sul link:

http://www.galluccieditore.com/index.php?c=scheda_bibliografica_issuu&id=830&ref=http%253A%252F%252Fwww.galluccieditore.com%252Findex.php%253Fc%253Dhome

 

Al caffè degli esistenzialisti

esistenzialisti-light-1-674x1024È possibile esporre in modo semplice le principali teorie dei filosofi esistenzialisti, inquadrando i protagonisti di quella corrente di pensiero e le loro opere all’interno della storia novecentesca?
Evidentemente sì, perché è proprio ciò che riesce a fare Sarah Bakewell nel libro Al caffè degli esistenzialisti. Libertà, essere e cocktail (traduzione di Michele Zurlo, Fazi editore, Roma 2016).
In oltre 400 pagine, dense ma scorrevoli, l’autrice offre un quadro vivido dell’esistenzialismo attraverso la vita e le principali opere dei suoi protagonisti: dal sodalizio affettivo e intellettuale fra Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir all’affascinante personalità di Maurice Merleau-Ponty, fino all’esistenzialista cristiano Gabriel Marcel e al premio Nobel Albert Camus.
I maggiori artefici di quel movimento culturale sono così raccontati attraverso vicende e aneddoti che aiutano a capire lo sviluppo del loro percorso intellettuale e l’influenza che hanno esercitato sulla filosofia e sulla letteratura del ventesimo secolo.

Arthur Lombardozzi

Le pietre della felicità

Ciao booklovers,
Oggi Laura D’Amore vi parla del romanzo di Chiara Parenti edito Garzanti.

parentiL’agata mi dà coraggio. L’acquamarina mi regala felicità. Ho imparato ad ascoltare le pietre. Solo loro conoscono il mio destino. «Segui le pietre, solo loro regalano la felicità.» Luna è una bambina quando il nonno le dice queste parole speciali insegnandole che l’agata infonde coraggio, l’acquamarina dona gioia e la giada diffonde pace e saggezza. E lei è certa che quello sia il suo destino. Ma ora che ha ventinove anni, Luna non crede più che le pietre possano aiutare le persone. Non riesce più a sentire la loro voce. Per lei sono solo sassolini colorati che vende nel negozio di famiglia, mentre il nonno è in giro per il mondo a cercare gemme. Perché il suo cuore porta ancora i segni della delusione. Si è fidata delle pietre, di quello che nascondono, di quello che significano. Si è fidata di quel ragazzo di sedici anni che attraverso di loro le parlava di sentimenti. Dell’amicizia che cresceva ogni giorno e racchiudeva in sé la promessa di un amore indistruttibile. Leonardo era l’unico a credere come lei nel fascino dei minerali e dei cristalli. Leonardo che in una notte di molti anni prima l’ha abbandonata, senza una spiegazione, senza una parola. E da allora il mondo di Luna è crollato, pezzo dopo pezzo. A fatica lo ha ricostruito, non guardando mai più indietro. Fino a oggi. Fino al ritorno di Leonardo nella sua vita. È lì per darle tutte le risposte che non le ha mai dato. Risposte che Luna non vuole più ascoltare. Fidarsi nuovamente di lui le sembra impossibile. Ha costruito intorno al suo cuore un muro invalicabile per non soffrire più. Ma suo nonno è accanto a lei per ricordarle come trovare conforto: il quarzo rosa, la pietra del perdono, e il corallo che sconfigge la paura. Solo loro conoscono la strada. Bisogna guardarsi dentro e avere il coraggio di seguirle.

“Segui le pietre, solo loro regalano la felicità.” (nonno Pietro)

La scelta del mondo delle pietre preziose potrebbe sembrare rischiosa perché si tratta di un panorama molto vasto, ma l’autrice sa perfettamente ciò di cui sta parlando. Ogni pietra viene descritta dettagliatamente sia nei colori che nelle proprietà che possiede. Eccezionale la scelta di abbinare ogni capitolo ad una specifica pietra in modo che ognuna, con il proprio “potere”, accompagni il lettore nelle pagine attraverso i sentimenti e le emozioni dei protagonisti, perché “le pietre conoscono la strada, loro sono la strada”.
Il libro affronta molti stati d’animo e diversi legami affettivi. Il principale è quello tra Luna e il nonno Pietro, che oltre a crescerla infondendole la conoscenza delle pietre, le trasmette anche l’importanza del vero amore e della realizzazione dei propri sogni. Tutti vorremmo un nonno come lui, che ci spinga sempre oltre i nostri limiti, ma non ci abbandoni mai!
Il rapporto tra Luna e Leonardo, invece, inizia durante l’adolescenza in un crescendo di emozioni, interrotto da una pausa di tredici anni e una successiva serie di alti e bassi, per cui si rimane in trepidante attesa del coronamento del loro sogno d’amore.
I personaggi secondari non mancano e ci si affeziona anche a loro. Si subisce il fascino di tutti perché ognuno di loro ha qualcosa da raccontare e una piccola lezione da lasciare, specialmente Giada, pietra gemella di nonno Pietro, rappresentazione di come l’amore sopravviva a qualunque distanza.
Attraverso le gemme, Chiara ci racconta l’amore in ogni sua sfaccettatura, proprio come un diamante.

Laura D’Amore

Il desiderio lieve di Bianca Rita Cataldi

Ciao booklovers,
Ci siamo! È arrivato il momento della presentazione ufficiale del nuovo Pink Book,siete pronti a scoprire la sinossi?

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Bianca Rita Cataldi – Il desiderio lieve

Laura ama leggere e perdersi nelle storie. Scrive racconti nei quali lascia scivolare persone reali che incontra nella sua vita quotidiana e delle quali non sa nulla. Questo equilibrio perfetto inizia però a incrinarsi quando il suo mondo di fantasia si mescola con quello reale. Infatti, pur essendo innamorata del suo ragazzo, scopre di essere incredibilmente attratta da un suo collega di facoltà, che le ha ispirato il personaggio più intrigante dei suoi racconti. Tra realtà e finzione letteraria, Laura sarà costretta a interrogarsi sulla natura del proprio desiderio e sulla linea sottile che divide il personaggio dalla persona che l’ha ispirato.

La talentuosa scrittrice pugliese Bianca Rita Cataldi torna con una nuova storia, in stile Pink, dopo il grande successo di lettori delle sue recenti pubblicazioni.

Una storia che, posso già anticiparvelo, vi coinvolgerà come nessuna prima d’ora!

Siete pronti a tuffarvi nuovamente nel magico mondo dei Pink Books? Correte su Amazon!

Intanto vi lascio con lo speciale #thepinksideoflife della scrittrice:

Il mio #PinkSideOfLife è il caffè al mattino in uno dei miei bar preferiti, con la pendola che batte l’ora, un libro aperto e la sigaretta tra le dita. E un taccuino a portata di mano, naturalmente, perché la vita va catturata al volo e subito conservata tra le pagine, come un fiore appena colto.

Non perdete tutte le tappe del blog tour per conoscere la scrittrice e scoprire anticipazioni sulla storia!

Isabella

Acquista qui: Bianca Rita Cataldi – Il desiderio lieve

Intervista a Michela Alessandroni, fondatrice della Flower-ed

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Cara Michela,

il mondo dell’editoria è affascinante perché tratta degli oggetti molto preziosi come i libri, portatori sani di appagamento, potresti spiegarci in breve in che cosa consiste il tuo lavoro? A chi o che cosa è dovuta la scelta del nome: Flower-ed, nella radice, per la quale ha vita il fiore?

Quando fondai la casa editrice, la scelta del nome andò spontaneamente verso il fiore, poiché rappresenta per me qualcosa di prezioso e che si rinnova continuamente: basti pensare a quei florilegi o antologie che un tempo raccoglievano le poesie e i brani più belli. Lo slogan, tratto da un commento delle Rime di Petrarca, spiega qualcosa di più: la radice è la memoria storica da conservare, la buona letteratura del passato da recuperare, i contenuti tradizionali da difendere; il fiore è l’emanazione della radice, sono i nostri libri, nati a seguito di una ricerca letteraria sostenuta con cura e amore. Gran parte del mio lavoro consiste dunque in questa ricerca, nell’ambito della produzione letteraria sia contemporanea sia classica. A questo si affianca poi il lavoro di organizzazione generale, di produzione, di promozione.

bronte-flowerDa poco Flower-ed ha inaugurato una nuova collana, intitolata Five Yards il cui obiettivo, come progetto letterario, è proprio quello di colmare distanze prima irraggiungibili con i classici della letteratura dimenticati. Siamo già alla terza uscita con Ashworth, romanzo incompiuto di Charlotte Brontë (di cui hai appena dato l’annuncio), che risale agli anni 1839-1841. È una casualità che i primi tre volumi siano firmati Charlotte Brontë o è il forte segnale di un legame speciale che ti lega a quelle “Tre anime luminose?

Five Yards è nata nel novembre del 2016 e siamo già alla terza pubblicazione. Tre volumi che contengono la prima traduzione italiana di La storia di Willie Ellin, Emma e Ashworth: tre romanzi incompiuti di Charlotte Brontë che meritavano di essere portati all’attenzione dei lettori per aggiungere nuovi tasselli nella conoscenza di questa autrice eccezionale. Il legame con le “Tre Anime Luminose” è speciale, sia a livello personale –un amore che viene da lontano, da quando bambina visitai la loro casa a Haworth- sia nella costruzione delle collane Five Yards e Windy Moors, entrambe nate con un’opera che le riguarda: il vento della brughiera soffia forte e noi siamo pronte a lasciarci ispirare.

Accanto ai classici, alle raccolte poetiche, ai racconti fantasy e alla narrativa moderna, una sezione è dedicata alla saggistica. Dopo Elizabeth Gaskell e la casa vittoriana, siamo impazienti di leggere Le case di Jane Austen, che oltre a siglare un interessante sodalizio con l’anglista Mara Barbuni, introduce alla conoscenza di importanti figure letterarie del passato attraverso una dimensione intima, domestica. È questo l’intento che ispira questa collaborazione?

Quello della saggistica è un settore fondamentale per Flower-ed e continueremo a svilupparlo con il contributo di eccellenti studiosi, come abbiamo fatto fino a questo momento. Fra questi sicuramente c’è Mara Barbuni, profonda conoscitrice sia di Elizabeth Gaskell sia di Jane Austen. In entrambi i suoi saggi tratta della domesticità e questo approccio le permette di esaminare gli aspetti letterari, estetici, sociali e di entrare nella dimensione più intima delle autrici.

jane-caseVogliamo ribadire quando saranno disponibili le nuove uscite, e in quali formati? Possiamo aspettarci altre novità a breve?

I prossimi due libri in uscita sono Ashworth di Charlotte Brontë e Le case di Jane Austen di Mara Barbuni. Abbiamo già annunciato la pubblicazione del quarto e ultimo incompiuto di Charlotte Brontë, The Moores, e di A Garland for Girls di Louisa May Alcott. Ma le novità non finiscono qui: i nostri traduttori, Riccardo Mainetti e Alessandranna D’Auria, sono già al lavoro su altre opere, tra le quali l’autobiografia di Lucy Maud Montgomery e un libro attraverso il quale celebreremo il bicentenario di Branwell Brontë. Tutti questi titoli saranno disponibili in ebook e cartaceo.

Grazie per il tempo e le spiegazioni che ci hai dedicato e per queste anticipazioni il cui piacere pregustiamo con vera gioia.

Romina Angelici