Buone Vacanze!

La redazione di Pink Magazine Italia vi augura

Buone Vacanze! 

Ci rivedremo il 27 agosto 2018 con tantissime novità: libri, moda, life style, beauty, cinema, arte e spettacolo.

Raccontateci la vostra estate: mandateci le vostre foto più belle contrassegnandole con l’hashtag #PinkSummer e le pubblicheremo sui nostri social!

Enjoy And Have Fun Wherever You Are!

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Marina Rei, Elektra Natchios e lo spumante

Drinking with L. A.
Un drink con Alessandra Lumachelli

di Alessandra Lumachelli

Delle numerose hit che ci ha donato in molti anni di carriera, “Ci sarò” è una delle mie preferite. Racchiude profondità, melodia e particolarità, e consente alla voce di Marina Rei di dispiegarsi al meglio. Eh, sì, Amici: la nostra ospite odierna è proprio lei, la cantante romana. Che ha acconsentito di sottoporsi alle cinque domande di “Drinking”. Ascoltiamola.

Se tu fossi una supereroina, che supereroina saresti e che superpoteri avresti?
Vorrei essere Elektra Natchios, una guerriera ninja con grandi doti nelle armi marziali e dai poteri psichici.

Quindi, hai scelto una delle creazioni di Frank Miller. Sicuramente una donna forte e completa! Hai la macchina del tempo: dove vai?
Avrei la curiosità di vedere come cambieranno le nostre vite nel futuro.

Che cos’è la disattenzione?
Una mancanza di rispetto.

Il tuo drink preferito?
Lo spumante.

Cosa puoi fare tu per salvare o per migliorare il mondo?
Prestare continuamente attenzione a chi e cosa mi sta intorno.

Capito, Amici? Non date mai per scontato nulla: né la felicità, né la presenza delle persone, che di quella felicità fanno parte, né i diritti, per i quali sempre bisogna essere vigili e tutelanti. Avere cura, sempre, di ciò che riteniamo prezioso, donandogli attenzione profonda e costante. Questo fa di noi autentici esseri umani, esseri umani moralmente responsabili. In alto le flûtes, Amici. Alla prossima!

Who’s Who
Per chi non lo sapesse ..

“Canzoni contro la disattenzione” è il nuovo progetto di Marina Rei e Paolo Benvegnù che vede i due artisti insieme in un tour estivo per restituire una narrazione unica e disarmante. Brani inediti, riletture di classici della canzone italiana e momenti significativi dei rispettivi repertori si intrecciano dando vita a un concerto di esposizione della memoria, di disobbedienza verso la disattenzione e di gioiosa appartenenza.

Consigli per un’estate piena di… libri!

Le figlie del Mare di Mary Lynn Bracht (Longanesi). Non si può scrivere facilmente di questo romanzo. Non si può, e non si deve. Bisogna andar cauti, pesare le parole; sfiorare le dita sulla tastiera per non far troppo rumore. Perché dal libro esce tanto frastuono e orrore. Il frastuono della guerra, l’orrore degli stupri perpetrati alle donne Coreane da parte dell’esercito nipponico. È la storia di due sorelle, è la storia di una famiglia coreana sotto l occupazione Giapponese. Dalla seconda guerra mondiale allo scontro interno tra il nord e il sud del paese. È un romanzo a due voci, ma che ti permette di ascoltare e conoscere questa piaga storica di tante, troppe donne che hanno vissuto la guerra e le sue mostruosità. Hana da ragazza rapita, abusata, sfruttata fino a essere privata anche dei diritti più basilari dell’ essere umano; a Emi bambina che ha vissuto il rapimento di sua sorella maggiore; il disfacimento della sua famiglia e del suo popolo. Due donne che raccontano da diverse prospettive a cui la vita le ha costrette, a farci provare cosa significa essere donna, durante una guerra. Io non sono nessuno per dirvi di leggere questo romanzo, ma sono le donne stesse racchiuse tra le pagine di questo libro, a invitarvi a leggerlo. Fatelo, non ve pentirete, anzi.
Dove nasce il Vento – vita di Nellie Bly, a Free American Girl di Nicola Attadio (Bompiani). In questo romanzo il messaggio che arriva forte e chiaro, è uno: la forza. La forza delle donne; la forza che ognuno di noi ha dentro di sé. Questo personaggio sconosciuto a tanti (compresa me, prima dell’acquisito del libro) si lascia conoscere e amare con estrema facilità, anche grazie alla scrittura fluida dell’ autore. Il libro narra la storia della vita di questa giovane e libera ragazza americana; che spezza gli stereotipi di una società impressa nei valori maschilisti, nell’ America di fine ‘800. Una giovane donna, pronta a lottare per vedere realizzati i suoi sogni, ma e sopratutto, i suoi diritti. Da giornalista donna, a imprenditrice di successo; Nellie non si tira indietro, mai. È lei la giovane cronista che si finge pazza e riesce a entrare in uno dei manicomi più inquietanti di New York. Utilizza i suoi occhi, le sue emozioni da camaleonte per poi riuscire a portare fuori questa realtà invivibile e invisibile; e scuotere le coscienze per far sì che il mondo non volti il viso per far finta di non sapere. Nellie Bly è una Donna con la D maiuscola, perché la sua vita sarà sempre un reportage. Dentro e fuori dal lavoro; Nellie non staccherà mai gli occhi dalle visioni più profonde che accompagnano la vita delle donne. Nellie è una donna moderna, che anticipa i tempi e detta i nostri futuri ritmi. Se noi donne, abbiamo conquistato tanto; lo dobbiamo a tante donne come Nellie. E lo dobbiamo a Nellie stessa. Consiglio vivamente la lettura di questo libro; perché a noi donne dona forza e fa nascere un sorriso sulle labbra; al mondo maschile lo consiglio ancor di più, per capire fino in fondo quanta potenza e forza ci sono nelle donne; non perché non lo si sappia, Ma per non dimenticare mai, personaggi unici come Nellie. Sono anche sicura che ci sia una Nellie in tutti noi, indistintamente dal sesso. La sua forza e unicità è comune a tutti. Dobbiamo avere il suo stesso coraggio e dispiegare le ali. Lei è arrivata in alto, come meritava. Noi ora dobbiamo solo non dimenticarla tra le pagine della storia. Questo romanzo ti aiuta anche in questo; a serbare il ricordo di Elizabeth (il suo vero nome) sempre acceso. Buona lettura e buon viaggio ad ali spiegate!
Mirtilla Amelia Malcontenta

Nicola Pigini, Batman e il vino rosso

Drinking with L. A.
Un drink con Alessandra Lumachelli

di Alessandra Lumachelli

Da poco si è conclusa la 101ima stagione del Giro d’Italia. Quest’anno il Dj “ufficiale” era il recanatese Nicola Pigini, che io ebbi l’occasione di intervistare un po’ di tempo fa. Ecco la nostra chiacchierata, durante un festival musicale. Buona lettura, Amici!

Se tu fossi un supereroe, che supereroe saresti e quali superpoteri avresti?
Questa è una domanda scomoda! Nel senso che è una di quelle domande che non ti aspetteresti mai. Mi cogli impreparato: non ho studiato, ahahah! Se io fossi un supereroe, forse sarei Superman, o Batman. Forse più Batman, perché Batman ama la notte. Anch’io amo la notte, quindi, fra i supereroi, mi identificherei meglio con Batman. Anche se non ho il suo stesso fisico!

Quali superpoteri vorresti avere?
Vorrei poter volare. E non mi dilungo, perché potrei parlare di altri superpoteri!

Se tu avessi la macchina del tempo, dove andresti?
Se io avessi la macchina del tempo, andrei nel passato. Sono stato sempre molto curioso di tutto ciò che è passato, sono un nostalgico di epoche che non ho vissuto. Avendo vissuto tanto con i nonni, ascoltando i loro racconti, la curiosità mi si è sviluppata sul passato. Sarei curioso di fare un viaggio indietro nel tempo, un po’ in tutte le epoche. Il futuro è curiosità, ma è anche paura, quindi non sarei propenso ad andare nel futuro. Piuttosto, mi trovo bene qui, adesso, dove sto.

Perché hai scelto proprio la musica house?
Secondo me, non ho scelto io: può sembrare una frase fatta, ma a volte succede veramente che è un genere, una tipologia di musica, che sceglie te. Infatti, i miei primi passi verso la musica sono stati verso la musica classica; io sono diplomato come chitarrista, sia da solo che da orchestra, in musica classica. Che è un mondo completamente separato da quello in cui vivo ora. È però una grandissima base, che mi è servita molto per quello che sto facendo. Tutto nasce per coincidenze, (per chi ci crede) per il fato. Penso che sia stata la house a scegliermi, quando ho messo piede per la prima volta in discoteca. Che era una cosa che mi era stata proibita, quindi la vissi più intensamente. E dopo un anno iniziai a lavorarci dentro!

Qual è il tuo drink preferito? Quello che fai scelto stasera?
No, non è coca e rum, anche se lo sto bevendo. Io non sono un gran bevitore, però se dovessi scegliere, sceglierei il vino, perché rimane più nelle mie corde. Sia in orario aperitivo, sia a cena. Nel dopocena mi piace qualcosa di fresco, come ad esempio un mojito. Ma se dovessi scegliere, in assoluto, sceglierei un bel bicchiere di vino rosso.

Che cosa puoi fare tu per salvare o per migliorare il mondo?
Metto i dischi! La musica, come tutte le forme d’arte, secondo me, può migliorare il mondo. Noi non possiamo singolarmente salvare il mondo. Però, se tutti ci impegnassimo a migliorarlo, forse insieme si salverebbe. Ognuno nel nostro piccolo, con i nostri compiti. Per quello che siamo stati scelti, con i nostri obiettivi.

D’accordo, Amici? Allora, rimbocchiamoci le maniche, lavoriamo onestamente e contribuiamo a creare un mondo migliore. E brindiamo alla nostra crescita, con un bel bicchiere di vino rosso! Alla prossima!

Il linguaggio del ventaglio

 

La nostra epoca è decisamente caratterizzata dalle grandi innovazioni tecnologiche e dalla comunicazione veloce, per metterci al riparo dal caldo ricorrere all’aria condizionata ormai è alla portata di tutti. Personalmente non la amo particolarmente e avendo la fortuna di vivere in una casa antica, di quelle con i muri spessi mezzo metro, ritengo di poterne fare a meno; ciononostante, qualche sera fa avevo amici a cena e uno di loro mi ha chiesto se avevo un ventaglio; ovvio che si! Ho tirato fuori dal cassetto la mia “collezione” di ventagli, offrendone uno per ciascuno ai miei ospiti. L’uso di questo strumento da parte dei maschi presenti ha suscitato qualche ilarità e qualche battuta che ci ha portato a parlare del linguaggio del ventaglio.

Il ventaglio fin dal XVIII secolo è un vero e proprio strumento di comunicazione, che si esprime attraverso un linguaggio vero e proprio legato alla gestualità che ne accompagna l’utilizzo.

Per meglio capire, contestualizziamo rapidamente il momento storico in cui l’uso del ventaglio era di moda: uomini e donne nei secoli passati, soprattutto in pubblico, non potevano avere approcci confidenziali e tanto meno intimi come oggi, pertanto, dovevano escogitare dei sistemi di comunicazione, che spesso erano affidati a terzi, come l’invio e la consegna di più o meno brevi missive ma sempre, con il rischio che fossero intercettate da severi genitori, gelose sorelle o fratelli costretti a vigilare sull’onore della famiglia. La ricerca di sistemi per comunicare e sedurre approfittarono della moda per trovare nuove espressioni, fra gli oggetti di moda l’uso del ventaglio ispirò alle dame e ai cavalieri una serie di gesti grazie ai quali potevano inviarsi dei messaggi ben precisi. Non si sa con precisione quando iniziò questa intrigante comunicazione ma sappiamo che la prima codifica di questo linguaggio risale al 1760 grazie al marchese Caraccioli che ne scrisse in un suo libro; inoltre, si narra che ai primi dell’Ottocento furono gli spagnoli, famosi per la fabbricazione dei ventagli, che contribuirono a diffondere in tutto il mondo questo stuzzicante sistema di comunicazione fornendo, con ogni ventaglio, un foglio con le spiegazioni di questo linguaggio dei segni che contribuì anche a un incremento delle vendite e alla lunga durata della moda di questo affascinante oggetto ancora in voga fino alla metà del secolo scorso.

Ecco perché nei giochi di comunicazione e sopratutto di seduzione il ventaglio  divenne un mezzo assolutamente necessario e nessuna lo lasciava a casa, non le grandi dame ma nemmeno le camerierine, le contadine, le donne che lavoravano…

In occasioni mondane come feste da ballo o cerimonie, ma anche nelle passeggiate per strada o nei parchi, il ventaglio non era solo ornamento di moda adatto a tutte le donne ma un necessario strumento di comunicazione, una sorta di smart phone ante-litteram. Dietro al ventaglio si celavano le espressioni del viso, i rossori, i sorrisi, le conversazioni private o “sconvenienti” è tutta una serie di messaggi, vediamone alcuni:

▪     Sostenere il ventaglio con la mano destra di fronte al viso: seguimi.

▪     Sostenerlo con la mano sinistra di fronte al viso: vorrei conoscerti.

▪     Coprirsi per un po’ l’orecchio sinistro: vorrei che tu mi lasciassi in pace.

▪     Lasciarlo scivolare sulla fronte: sei cambiato.

▪     Muoverlo con la mano sinistra: ci osservano.

▪     Cambiarlo alla mano destra: ma come osi?

▪     Lanciarlo con la mano: ti odio!

▪     Muoverlo con la mano destra: voglio bene ad un altro!

▪     Lasciarlo scivolare sulle guance: ti voglio bene!

▪     Mostrarlo chiuso e fermo: mi vuoi bene?

▪     Lasciarlo scivolare sugli occhi: vattene, per favore.

▪     Far scivolare un dito dell’altra mano sui bordi: vorrei parlarti.

▪     Appoggiarlo sulla guancia destra: si.

▪     Appoggiarlo sulla guancia sinistra: no.

▪     Aprirlo e chiuderlo lentamente e ripetutamente: sei crudele!

▪     Abbandonarlo lasciandolo appeso: rimaniamo amici .

▪     Sventagliarsi lentamente: sono sposata.

▪     Sventagliarsi rapidamente: sono fidanzata.

▪     Appoggiarsi il ventaglio sulle labbra:baciami!

▪     Aprirlo molto lentamente con la destra: aspettami.

▪     Aprirlo molto lentamente con la mano sinistra: vieni e parliamo.

▪     Colpirsi la mano sinistra con il ventaglio chiuso: scrivimi.

▪     Chiuderlo a metà: non posso.

▪     Aperto completamente coprendo la bocca: non ho un uomo.

▪     Aperto davanti al viso lasciando scoperti solo gli occhi: ti amo! (*)

 

* Cit. “Il linguaggio del ventaglio“, Focus storia, n.122 dicembre 2016, pag. 28

 

Angela Arcuri

 

Tredici anni dopo di Kerry Wilkinson

La protagonista del thriller Tredici anni dopo di Kerry Wilkinson (Newton Compton, Roma 2018) è Olivia, una giovane che da bambina era misteriosamente scomparsa e che ora, dopo tredici anni, si ripresenta improvvisamente dalla madre. Quando, a soli sei anni, la piccola Olivia si era eclissata dal giardino di casa dove giocava tranquillamente, i suoi genitori e la comunità di Stoneridge, un paesino nella campagna inglese, erano ovviamente rimasti sconcertati e sgomenti. L’impossibilità di ritrovarla aveva portato in seguito alla rassegnazione e anche a una crisi irreversibile nel matrimonio dei suoi genitori. Ma adesso che Olivia fa la sua ricomparsa, sentimenti contrastanti emergono fra gli abitanti della cittadina e fra quanti l’avevano conosciuta da piccola: sua madre è combattuta fra la gioia di riabbracciarla e il timore di perderla nuovamente, mentre più di una voce avanza dubbi sull’effettiva identità della nuova venuta, che decide infine di sottoporsi al test del DNA. Ma è solo l’inizio di un complesso intreccio, i cui segreti verranno svelati soltanto nelle ultime pagine.

Iscrivibile appieno nel filone del thriller psicologico, Tredici anni dopo riesce a non risultare mai noioso; in un abile gioco di salti temporali fra il presente e il passato, la narrazione in prima persona coinvolge il lettore e lo spinge verso un sorprendente epilogo. Il limite del romanzo è forse nella caratterizzazione un po’ troppo stereotipata di alcuni personaggi minori, ma l’impianto complessivo è piuttosto solido e la lettura appare scorrevole. In un’interessante postfazione (da leggersi rigorosamente dopo il romanzo, perché rivela il finale), l’autore racconta inoltre una curiosa coincidenza che è all’origine del titolo. La traduzione italiana riprende quello che inizialmente avrebbe dovuto essere il titolo del libro, ossia Thirteen, ma che l’autore è stato costretto a cambiare perché poco prima della pubblicazione del romanzo è uscita in Inghilterra una serie tv proprio con quel nome, e che presentava oltretutto alcune analogie con la trama del libro. L’edizione inglese è stata perciò pubblicata come The Girl Who Came Back, mentre la versione italiana ha potuto recuperare almeno in parte il titolo originariamente ideato dall’autore.

Nel complesso è una piacevole lettura estiva, da fare sotto l’ombrellone sorseggiando un cocktail, o magari sdraiati all’ombra di un albero nella campagna inglese.

Arthur Lombardozzi

 

Marta Jane Alesiani. Un viaggio tra colori e energia positiva

Marta Jane Alesiani New Collection SS/FW 2019

In questa collezione Marta Jane Alesiani attraversa il mondo da un estremo all’altro. Colori che si intrecciano e stili che sinergicamente s’incontrano, passando, dalla spiritualità indiana, a una dimensione più metropolitana come quella Newyorkese.

Il significato che la stilista attribuisce a questa collezione è rivolto all’energia positiva: non importa dove ti trovi, in quale città vivi o che professione hai. Ciò che conta è l’effetto terapeutico che ottieni dai colori che indossi, dall’ottimismo che quotidianamente hai, ed il sorriso.  In questa collezione molteplici sono i messaggi che vuole trasmettere, tutti rivolti verso un percorso di rigenerazione e ottimismo. All’interno delle stampe e delle trame dei tessuti stessi, ha inserito delle frasi , che come amuleti, sprigionano energia positiva. Lo scopo è quello di armonizzare ,con l’uso dei colori e di questi aforismi, la mente, conducendola verso il sorriso e il benessere.  Un modo diverso è brioso per non dimenticare che essere felici è un diritto ed un dovere verso noi stessi.

I suoi abiti  trasferiscono l’energia che gli viene data nel momento stesso in cui vengono creati, trasmettono energia e passione, la linfa vitale che rende tutto unico e prezioso. Oggi Marta Jane è decisamente una giovane donna consapevole di cio’ che vuole raggiungere e trasmettere attraverso le sue creazioni. Un segno distintivo da sempre per lei  è il colore che in questo caso diventa terapeutico, la loro combinazione genera determinati effetti sia visivi che fisici. Per esempio, il giallo unito all’arancio stimola  la creatività e migliora l’umore, il rosso unito al fucsia  aumenta l’autostima e il coraggio d’azione, il blu unito al viola ha la capacità di calmare e favorire l’attenzione. Nulla è lasciato al caso, per la nostra abile stilista che da sempre raccoglie il bello attraverso le emozioni, date da incontri con persone nuove, da viaggi e da località lontane , tutto per magia si trasforma è da vita a quello che lei crea. Una stilista dall’anima che sogna e che trasforma i suoi sogni in magiche realtà. Oggi il suo viaggio è una leggenda metropolitana dove vari stili e vari volti s’incontrano, artigianato, sartoria, ricami a mano e molto di più in questa collezione, dove ha inserito anche tecniche di Moulage procedimenti manuali adottati anche per la realizzazione degli accessori. Tutto questo per dar vita  a una collezione semplicemente sbalorditiva, firmata Marta Jane Alesiani.

Gabriella Chiarappa

Crediti:
Foto by Andrea Capriotti  – Gabriele Vinciguerra

MUA Stefania Mòlon
Hairstylist Alessandro Torti
Gioielli Nabel Jewels
Location Enterprise Hotel Milano

http://www.martajanealesiani.com

Intervista a Ester Campese

Intervista a Ester Campese, la pittrice delle donne

Tra spiritualità, romanticismo e amore per l’ universo umano

È una pittrice di fama internazionale Ester Campese in arte Campey. Molto apprezzata sia dal grande pubblico sia dagli addetti ai lavori, è considerata oggi la pittrice delle donne.

Ester, in molti ti vedono come la pittrice delle donne. Credi che sia una definizione sessista?

In effetti questo cliché mi viene attribuito da una mia personale in avanti che dedicai interamente al soggetto femminile. Non credo sia sessista ma immagino identifica solamente una matrice che mi investe. Ciò che non amo molto in realtà è essere stereotipata. Questo un po’lo stigmatizzo in quanto il mio stile, ma spazia in effetti in differenti direzioni,non solo nel ritratto femminile. Nel corso della mia evoluzione artistica, che è oramai pluridecennale, ho in realtà concretizzato differenti forme espressive, anche sperimentali se vuoi, partendo dalla ricerca del colore e volendomi sentire inizialmente totalmente libera abbracciando un forma più astratta. Man mano poi ho preferito esprimermi attraverso il formale che comunque non è mai stato assente nelle mie opere. Anche in quelle astratte in effetti vi è sempre una traccia di una forma evocativa pur espressa attraverso il simbolismo e la modalità concettuale. In tutte un tratto che davvero mi identifica è il colore che uso in modo vigoroso, non amo in effetti i colori tenui. Il mio carattere pur sensibile e se vuoi anche timido, nasconde una forte tenacia e passionalità che esprimo tanto nell’arte quanto nella vita.

Nei tuoi dipinti ami particolarmente ritrarre soggetti a carattere femminile. Come mai?

È stato come una sorta di spontanea conseguenza. Ci sono tempi attuali e tempi diciamo storici. Attraverso l’indagare del mondo femminile ho voluto spaziare in differenti forme in cui la donna appunto nello scorrere del tempo e nelle sue evoluzioni ne è stata protagonista, anche se talvolta, un po’ defilata, con un dietro le quinte, ma sempre in qualche modo realizzandone la regia. Questo era l’intento dell’omaggio che feci con la mia personale dedicata proprio al femminile. Ma è stata anche occasione per una forma di narrazione indiretta di me, e non da meno un modo per una profonda e preziosa introspezione emozionale, e non solo, che mi hanno fatto produrre le opere con soggetti a carattere femminile, proseguito poi da li in avanti avendo in qualche modo scorto una mia predilezione. Tra gli ultimi dipinti realizzati per la mia prossima personale che sto in effetti preparando vi è ad esempio L’attesa che volentieri ti anticipo qui attraverso questa intervista.

Non hai mai pensato di realizzare un autoritratto?

In realtà ne ho realizzato uno, da una foto scattata in studio, meno spontanea forse, ma molto suggestiva. Il dipinto è intitolato La Dama Bianca e l’ho realizzato proprio prendendo spunto dalla mia foto. Questo quadro ha partecipato ad una mostra al Castello Svevo di Rocca Imperiale il cui tema era affidato ai cinque sensi ma anche alla spiritualità. Mi parve adatto anche per il color indaco che nella stessa foto prevaleva. L’indaco è il colore della spiritualità, della metamorfosi, della transizione e del mistero, sinonimo anche di altruismo, dignità e nobiltà ma non da meno di umiltà e saggezza. Devo dire che questo autoritratto l’ho volutamente lasciato in forma diciamo lightanche perché, se devo essere sincera, ero abbastanza a disagio di fronte a questo dipinto, dovendomi osservare  lungamente come ad uno specchio. E questo non è facile, almeno per me. Almeno per me.

Ami dipingere anche paesaggi? E nature morte?

Assolutamente sì! Ho realizzato diversi quadri con questi soggetti. Diversi paesaggi e diversi interni e nature morte. Devo dire però che amo un pochino meno questi soggetti, ma ciò che tutti i miei dipinti hanno in comune, oltre all’uso spesso materico e corposo del colore e le tinte di impatto, vi è anche una forte componente emozionale e indagatrice. Non posso disgiungere la parte emozionale da ciò che realizzo. In tutte vi è una parte di me dei momenti e emozioni che ho vissuto mentre ho realizzato il dipinto. Amo per questo motivo che, chi acquista una mia opera, sappia di me e comprenda la natura viva, scusa il gioco di parole, che in essa è presente. 

In generale che rapporto hai con la Natura?

Stretto, ma non strettissimo, amo più indagare l’animo umano e per tale motivo, presumo, che i soggetti umani mi attirino maggiormente.

Credi che l’ Arte in generale possa aiutare l’ uomo moderno ad avvicinarsi maggiormente ad essa in maniera sana?

Certamente sì, anzi credo si debba avere un senso molto più sviluppato del rispetto della nostra casa. Mi fai venire in mente una mia opera In our hands the world che si ricollega al tema e che raffigura la terra. La chiave di lettura del dipinto che riproduce due mani, una maschile e femminile, che circondano delicatamente la Terra, vi è proprio un richiamo ad un simbolico pragmatismo e sensibilità, che suggerisce l’avere amorevole cura verso il nostro ambiente: la Terra. Ci riporta, nell’intenzione, anche a radici più profonde del nostro animo. Come a dire che insieme possiamo avere cura di noi, degli altri, come in una sorta di abbraccio universale. La Terra è la nostra casa, il cielo è il nostro tetto, l’amore il linguaggio, da tutti comprensibile, attraverso cui agire. Per tornare dunque alla tua domanda, certo che l’arte avvicina alla natura in modo sano, almeno per me è senz’altro uno dei modi privilegiati.

Laura Gorini

Sladana Krstic presenta  la sua nuova collezione 

 

 

Sladana Krstic presenta  la sua nuova collezione  venerdì 22 giugno presso La Griffe McGallery di Roma

La stilista croata Sladana Krstic sarà tra gli artisti presenti al vernissage indetto per venerdì 22 giugno presso La Griffe McGallery di Roma (Via Nazionale, 13). Per l’occasione presenterà la sua nuova e assai attesa collezione. Una collezione ispirata a una donna in continua evoluzione.

Voglio valorizzare la individualità di ogni donna, dare forza alla sua personalità e dare coraggio di mettere a nudo le proprie passioni ed emozioni.

In effetti, anche nei copricapi che non mancano mai nelle mie collezioni imitano o addirittura incorporano la natura. Gli abiti, ampi e lavorati con dettagli che ricordano la natura, piante e foglie con grande utilizzo di lino, setta e finissima nappa. La palette colori e molto accesa, un tripudio di colori proprio come primavera, sulle noti di violino, le modelle sembreranno fluttuare sulla passerella. L’intera natura si rileva attraverso il colore al senso della vista. È il principale protagonista dell’arte e della nostra vita quotidiana. I colori sono dodati di un potere tale da trasmettere sentimenti alle persone e fortemente dipingono la nostra realtà.

Proprio per l’appartenenza al campo dell’esperienza quotidiana il significato dei colori stimola interesse di molti e la curiosità di sapere cosa possono raccontare di noi. I colori ci permettono di fare qualcosa che con il linguaggio verbale non possiamo fare, ci permettono di esprimere le nostre emozioni , perché i colori sono emozioni dirette, non un tentativo di descriverle o di approssimarle. Pensate a come diventerebbe triste, cupo, spento il mondo senza colori. Pensate a quanti sentimenti, a quante emozioni saremo costretti a dover rinunciare. Pensate a che mondo sarebbe senza colori.

La mia donna d’oggi e una donna che fugge da quell’omologazione a qui costringe l’appartenenza a un gruppo.

Ho utilizzato il tono della trasparenza di un colore che non si definisce per la tinta che ha ma per quello che vuole trasmettere.

È trasmette leggerezza, forza individuale, carattere forte, sentimento consapevole.

Trasparenza e sensualità per la donna eclettica che sfilerà in passerella per la prossima Primavera – Estate 2019. A sfilare in passerella con le sue creazioni le modelle dell’ agenzia di Moda di Sabina Prati Eventi Moda. Il trucco sarà invece a cura di Sabrina Brunori make up e di Maria Sole Make-up.

Ma vediamo ora di conoscere meglio l’ evento del 22 giugno: la curatrice d’Arte e Moda Eileen Contreras in collaborazione con La Griffe MGallery  ha organizzato un meraviglioso vernissage per celebrare la centralità del sole oltre che  per  promuovere e valorizzare l’Arte Contemporanea in svariati contesti artistici: Pittura, Illustrazione, Musica, Cinema, Moda & Live Painting.

Artisti:

Antonio Murgia

Francesco Dau

Giulia Iosco

Natalia Ponton

Cristoforo Elefante

Mokodu Fall

Stiliste:

FAshion Show Room:

Eire Mota & Barbara Iacobucci

Catwalk:

Sladana Krstic

Il programma:

Ore 16:00 – 18:00 | Sala Hugo – 1° Piano | Music & Fashion Show Room by Eire Mota & Barbara Iacobucci.

Ore 18:00 – 20:00 Vernissage | Francesco Dau, Antonio Murgia, Natalia Pontòn, Giulia Iosco e Cristoforo Elefante.

Ore 20:00 | Terrazza – 9° Piano | Sfilata di Moda | Sladana Krstic

Ore 20:30 | Terrazza – 9° Piano | Live Painting | “Le jardin de l’Amour” by Mokodu Fall

Ore 21:00 | Terrazza – 9° Piano | Manlio Belpasso Live Jazz Set withe The Stereoloops

Ore 22:00 | Sala Hugo 1° Piano | CINEFORUM | Un chien andalou by Luis Buñuel e Salvador Dalí

Ore 23:00 – 02:00 | Roof Top – 10° Piano | Tiki Tiki Exotic Music & Drink

Madrina della serata la bellissima Natalia Simonova, artista decisamente eclettica. Ballerina, attrice, cantante e performer. È giunta in Italia dopo aver vinto il titolo Vice -Miss Georgia nell’Universo 2000e  ha partecipato a diverse fiction tra le quali- ricordiamo- “Intelligence” con Raul Bova. Ha lavorato tantissimo a teatro, dedicandosi allo studio con i mostri sacri del settore come   Daniele Salvo, Mauro Avogadro e anche il grande Albertazzi. Tra i suoi spettacoli ricordiamo “Lasciando u segno” e “Mata Hari”.

Laura Gorini

Arturo Brachetti Premio all’eccellenza firmato Le Salon de la Mode

palazzo Visconti premiazioni

Grande successo per Excellence, durante la Milano Fashion Week Uomo, domenica 17 giugno a Palazzo Visconti, per l’arrivo di Arturo Brachetti,l’artista di fama internazionale che per l’occasione dell’ evento firmato Le Salon de la Mode  ha ricevuto il Premio all’Eccellenza in the world, realizzato dall’artista contemporaneo Andrea Brandi, consegnato dall’attrice Maria Letizia Gorga. Un appuntamento esclusivo che ha puntato sulle strategie di internazionalizzazione, sull’eccellenza italiana e le nuove opportunità di business nei mercati emergenti dei Paesi dei Caraibi e dell’America Latina.  All’appuntamento brand di moda e di design, eccellenze del Made in Italy, sono stati protagonisti di un percorso espositivo ricco di emozioni, un viaggio sinergico tra moda, cinema, arte e musica.

“Un salotto dove  la magia delle arti si è fusa con le opportunità di nuovi mercati per il made in Italy come i Paesi dell’America Latina”, spiega Gabriella Chiarappa, fashion manager e referente moda per la  Camera di Commercio Cuba e America Latina, nonché creatrice dell’evento, giunto alla nona edizione.

Alle ore 18.00 una perfomance di tango ha aperto l’evento con un passo a due di Roberto Angelica e Loredana Sartori, sulle note inconfondibili di Santa Maria – Gotan Project. Esposizioni e allestimenti animano le splendide sale del Palazzo: dall’arte pittorica di Alejandro Juan Ferrante alle creazioni di gioielli fatti a mano di Alessandra Attanasi, per gli amanti delle essenze, i Profumi d’Atmosfera di Danhera.

Presenti alla serata i rappresentanti di alcune rilevanti Camere di Commercio italo estere: il Direttore Generale della Camera di Commercio di Cuba – America Latina Area Celac l’Avv. Elettra Giovanna Livreri e il Presidente della Camera di Commercio di Cuba – America Latina, Prof. Giuseppe Frisella, il Presidente della Camera di Cooperazione Italo Araba dott. Mario Mancini e del delegato della Camera di Commercio Italiana negli EAU l’avv. Simone Facchinetti.

A seguire le premiazioni di ospiti illustri una giuria di qualità, composta da : Roberto Ammendola, giornalista Rai, Pino Ammendola, attore, regista e scrittore, Lorella Ridentidirettore del settimanale “Ora e del femminile Lei Style”, Cristina Marquez, produttrice cinematografica Oberonmedia. Tra i premiati lo stilistache ha rivoluzionato la moda da viaggio Alviero Martini, il direttore di Radio Italia Antonio Vandoni per i suoi trent’anni di carriera musicale, il regista internazionale Roberto Pianae per concludere  la stilista dall’anima candida e dall’eleganza inimitabile  Angela Bellomo, che per l’occasione ha incantato il pubblico presente con una defilè d’eccezione, look curato dall’international make-up artist Pablo Ardizzone.  Consegna dei premi con Ivan Damiano Rota, Beppe Convertini e Presidente e Direttore Generale delle Camere Estere. Molti i messaggi di congratulazioni nei confronti dell’evento tra cui da Roberto Grandisil direttore di Cartier e la giornalista di moda Cinzia Malvini.Un vero trionfo con circa trecento ospiti d’eccezione,Le Salon de la mode , anche in questa occasione  ha rivolto  l’attenzione  nei confronti dell’impegno sociale e  ha coinvolto  i presenti in una lotteria di beneficenza per sostenere il progetto della Casa Pediatrica del Fatebenefratelli di Milano, presente all’evento il vicepresidente dott. Sergio Arrigoni con Donata Berger, l’ideatrice del progetto Arte come terapia. Il totale del ricavato sarà devoluto interamente al progetto. Per concludere il viaggio tra le arti, un cocktail d’autore offerto dalle aziende marchigiane tra le note jazz d’atmosfera  e degustazioni prelibate realizzate dalla Cake Designer Alice’s Noglù. Numerosi i brand partecipanti per questa nuova edizione: IGJ, SV Calzature Kyara, Revenge con i marchi: Norah e Le Gioie di Capri, Marta Jane Alesiani, Caf Calzaturificio con il marchio Giovanni Conti, le sete di  LeiMe, I Duchi Jewels, Belt Bag, Aishha Couture, J’Etrès J’Etrès,Tropical Sweet Colors Grey Est, Viva Argilla Ceramica Chic, Enrico Cuini Shoes.

Alla manifestazione hanno dato il contributo tecnico: Associazione Concappello, Danhera special Parfum, Alice’s Noglu, Italian Design con gli arredi  Black Tie, Creative Live, Mise en place Baci Milano, Anisetta Rosati, Benforte, Sigi, Pasta Corona, De Carlonis, Verdesperanza, Salumi Ciriaci, Trevalli, Az. Agr. Michele, 180° gradi.

Make-up artist Liliana Tugui, hair style Adriana Gheorghita.

L’organizzazione Le Salon de La Mode, responsabile grafica Luca Di Carlo, photo by Gabriele Vinciguerra, Laura Lana.

Media Partner: Fabuk Magazine International, FreeMagazine, Alpi Fashion Magazine, Pink Magazine Italia, Made in Italy Press.