Marta Jane Alesiani e la magica mitologia greca

 

Marta Jane Alesiani SS18 – foto Sfilata

Marta Jane Alesiani è la stilista che sta facendo tanto parlare di se, per il suo talento e per aver collaborato anche per la nota maison Versace, dimostrando le sue grandi abilità intuitive e creative, come nella new collection S/S 2018 presentata durante la Fashion week milanese, ispirata alle antiche letture mitologiche dell’Antica Grecia. Evidente l’unione tra il gioco iconografico della sacralità femminile, omaggiata in tutte le sue sfumature, dall’eleganza all’essenziale, dalla sensualità all’ironia.

Una grande magia avvolge questa collezione con le forme semplificate, partendo da bozzetti visionari realizzati con tempera acrilica, il gioco di trasparenze degli abiti ricordano i fulmini di Zeus e le morbidezze , quelle delle vesti di Afrodite. La brillante designer ripropone un ritmo moderno che si proclama sempre più veloce e che evidenzia una figura femminile decisamente energica ed eclettica, anche qui ogni singolo abito trasferisce un messaggio che proclama decisamente la grande abilità sartoriale che coniuga due aspetti fondamentali passione e dedizione. Una collezione che evidenzia il valore del made in Italy, con abiti che mostrano ricami fatti esclusivamente a mano da maestri artigiani.
I tessuti si presentano con seta lucida, seta stampata, chiffon di seta, pizzi ricamati, rasi di seta , rete oro intrecciata a mano , piume ricamate tramate con fili dorati e blue. I colori scelti sono: il bianco /oro per l’eleganza, il nero/bianco per la modernità mentre il royal blue per la spiritualità.

Marta Jane Alesiani SS18 – foto Sfilata

La stampa di collezione è stata ricavata da un quadro della stessa Marta che prende il nome di Olimpo (monte piu’ alto per l’antica mitologia greca), all’interno di essa, oltre a trovare geometrie optical, sono state stilizzate le più rilevanti divinità greche ; da Zeus a Nettuno, da Atena a Bacco,intrecciati a loro troviamo fauni ed esseri mitologici, sirene e ninfee.

I tubini destrutturati presentano per metà’ dell’ abito una giacca da uomo e per l’altra metà la trasparenza e la sinuosità della donna che si evolve tra dolcezza e vigore, mentre i mini abiti si presentano con inserti di pizzo e con volant morbidi, gli abiti a sirena si mostrano con paillettes ricamate, cinture gioiello per alcuni capi e cappellini fascinator segno riconoscibile del brand , realizzati dalla stessa designer.

Marta Jane Alesiani SS18 – foto Sfilata

Le giacche per la donna evidenziano uno scollo foulard e pantaloni palazzo con passamanerie realizzate a telaio e per l’uomo giacche con rever differenti e giacche/bomber stampate che unificano l’eleganza allo stile sportivo . Una collezione che segna una forte ascesa per la designer, con il quale preannuncia un futuro pieno di sorprese e grandi mete.

accessories: Nabel jewels

Shoes woman: Guido Sgariglia

Shoes man: Gabriele Diletti
Make-Up / Hair stylist
Make-Up artist: Stefania Mòlon

hair stylist: Alessandro Torti

Photographer: Gabriele Vinciguerra

Le Salon de la Mode

www.martajanealesiani.com

martajane.art@yahoo.com

lesalondelamode@gmail.com

writer Gabriella Chiarappa

Marta Jane Alesiani SS18 – foto Sfilata

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I nuovi Pink Books!

Claudia Simonelli – Come se il sole splendesse solo Su Di te

Chiara è una ragazza di ventidue anni, che vive a Napoli e frequenta l’accademia di moda a Roma. I suoi genitori non le permettono di trasferirsi come tutti gli altri studenti, ed è quindi costretta a fare la pendolare. Qualche giorno dopo aver cominciato i suoi studi conosce un uomo sul treno, anche lui pendolare. Si chiama Mattia ed è più grande di lei di quindici anni. Il primo sguardo è fatale, e Chiara si ritrova a fare i conti i suoi sentimenti e con la fede che Mattia indossa all’anulare sinistro. Ma l’amore può finire per colpa del destino, oppure per cause di forza maggiore? Chiara, dopo quarant’anni, pensa ancora all’uomo che ha reso felici le sue giornate. Soltanto una persona è riuscita a salvarla: Marco, il figlio e il frutto del suo grande amore. Nonostante ciò, ci sono ancora delle questioni rimaste in sospeso e soltanto un’anziana di nome Adele può aiutarla a risolverle. In una stanza d’ospedale, Chiara si ritroverà a tirare le somme della propria vita, e anche di quella degli altri.

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Monica Talea – Come una matrioska

Isabel è una ragazza brillante con la passione per le borse, comune a tante di noi, certamente: con la famiglia e un socio, fonda la S&I, riscrivendo una nuova pagina della sua vita professionale e personale. L’azienda nasce, infatti, in un momento di grave crisi economica. Un tentativo coraggioso di riconversione. Ma la vita non procede piatta, senza difficoltà. Arriveranno, pertanto, concorrenti agguerriti e si apriranno nuovi scenari. Cosa porta migliori risultati in campo lavorativo? Il talento naturale o la formazione paziente, accompagnata da un lungo e faticoso percorso di studio? Isabel rappresenta la creatività pura, senza filtri.

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La Centrale Montemartini di Roma

Dove l’antico e il moderno si incontrano. Entrare in un centrale elettrica dismessa e trovarvi una porzione del patrimonio dell’Antica Roma rinvenuti nelle varie campagne di scavo che hanno interessato l’Urbe, ha un impatto non indifferente. Per i puristi dell’archeologia la scelta potrebbe fare storcere il naso, ma guardando all’idea di questo allestimento se ne possono scorgere chiaramente il potenziale: il recupero di un impianto che costituisce comunque un esemplare di archeologia industriale altrettanto interessante e la capacità di trasmissione che questo luogo – dinamico – può costituire, soprattutto nella didattica scolastica.

Nel panorama europeo delle realtà museali non sono pochi i casi di conversione di apparati industriali riusati come musei e l’azione di restauro e valorizzazione della Centrale termoelettrica di Giovanni Montemartini non fa eccezione. Ma, mentre le industrie abbandonate e stazioni ferroviarie in disuso, come quelle berlinesi e parigine (basta pensare ai famosi casi dell’Hamburger Bahnhof a Berlino e alla parigina Gare d’Orsay, trasformate in musei d’arte contemporanea, sulla scia di un fenomeno di aree e di stabilimenti abbandonati reimpiegati), vanno riempiendosi di opere d’arte contemporanea, la Centrale ostiense diviene l’inusuale contenitore per opere d’arte antica provenienti dalle raccolte capitoline: un vero unicum nel panorama dei musei europei.

La storia del polo espositivo dei Musei Capitolini nella Centrale Montemartini ha avuto inizio nel 1997 con il trasferimento di centinaia di sculture in occasione della ristrutturazione di ampi settori del complesso capitolino. Per conservare l’accessibili al pubblico delle opere fu infatti allestita in quell’anno, negli ambienti ristrutturati della prima centrale elettrica pubblica romana, una mostra dal titolo “Le macchine e gli dei”, accostando due mondi diametralmente opposti come l’archeologia classica e quella industriale.

In un suggestivo gioco di contrasti accanto ai vecchi macchinari produttivi della centrale sono stati esposti capolavori della scultura antica e preziosi manufatti rinvenuti negli scavi della fine del XIX secolo e degli anni Trenta del Novecento, con la ricostruzione di grandi complessi monumentali e l’illustrazione dello sviluppo della città antica dall’età repubblicana fino alla tarda età imperiale. Quello che doveva essere solo uno spazio museale temporaneo però, in occasione del rientro di una parte delle sculture in Campidoglio nel 2005, alla conclusione dei lavori di ristrutturazione, è stato confermato come sede permanente delle collezioni di più recente acquisizione dei Musei Capitolini.

Già all’ingresso il visitatore ha un assaggio della “filosofia” di questo museo, trovandoci subito di fronte a una Venere marmorea di età cesariana che nel suo pallore si stacca dallo sfondo di un’enorme pompa di estrazione del 1912, sullo scuro metallo risalta così il panneggio leggerissimo e il movimento lieve della divina figura impressa nel marmo.
Si passa quindi alla Sala Colonne , la prima vera sala del museo, che ospita i reperti più antichi e offre un panorama delle espressioni artistiche del periodo repubblicano, in un percorso semplice e lineare, non condizionato dalla presenza di macchinari. Nell’esposizione del piano terra di fatto non si percepisce davvero l’unione arte-industria, che si compie invece nelle sale superiori; di fatto qui ciò che rimane del vecchio impianto industriale è visibile solo sul soffitto, dove non interferiscono affatto con la visione di insieme le tramogge a imbuto, utilizzate un tempo per smaltire le ceneri del carbone combusto al piano superiore. Nel percorso un’interferenza storica però è data da uno degli spazi che ospitava le caldaie, oggi la sala del treno di Pio IX. Il treno papale è stato realizzato nel 1858 e tre delle sontuose vetture sono in questo museo: la loggia delle benedizioni, il vagone della sala del trono e quello della cappella.

Salendo al piano superiore, si accede alla “sala macchine”: ci si ritrova in uno spazio ampio e luminoso, dai soffitti molto alti, in cui si impongono due ali di motori diesel, disposte a creare a un ambiente a tre “navate”, i cui disposte statue e buste di divinità del pantheon latino e personaggi della storia romana. Assai particolare è la sala successiva, il vano caldaie che ospita una “selva” di statue e reperti venuti alla luce dalle campagne di scavo a cavallo fra Ottocento e Novecento nella zona esquilina, si tratta delle decorazioni scultoree e dei cicli decorativi ormai smembrati degli Horti romani, una serie di ampi giardini che, annessi alla casa privata, portano la “campagna in città”. La sala a essi dedicata è un ampio spazio asettico a cui fa da sfondo un’enorme caldaia degli anni Trenta e un colonnato stilizzato, con statue poste negli intercolumni, fa da recinto al mosaico pavimentale di Santa Bibiana, intorno al quale gravita in resto dell’esposizione della sala e per raggiungere il quale non si può ignorare la meravigliosa statua di “Polymnia”. Il primo è un mosaico venatorio – di età tardo antico con scene di caccia –   degli Horti Liciani, ricostruito su un letto di ghiaia scura che lo mette in risalto; un pezzo piuttosto comune, in realtà, nell’antichità, ma quello di Montemartini è l’unico di questo genere di influsso africano ritrovato nell’Urbe. Riguardo alla statua marmorea di Polymnia, ritrovata nascosta insieme ad altri tesori presso gli Horti tardo-imperiali Ad Spem Veteres, a oggi è la versione artisticamente migliore della musa, una copia di età antonina di un’originale di epoca tardo ellenistica.

L’esposizione dei Musei Capitolini nella Centrale Montemartini è da considerarsi un compendio di storia dell’arte romana, e della storia di Roma stessa, in una location e in un’area cittadina fra i più lontani – in più sensi – dal centro dell’Urbe. È tuttavia indiscutibile che queste statue e le altre opere, rinvenute durante la modernizzazione urbanistica di Roma, abbiano finalmente trovato posto in uno dei luoghi simbolo di quella stessa modernizzazione. Quello della ex Centrale Montemartini è un museo che dialoga: il moderno dialoga con l’antico, l’arte con l’industria, la Grecia con il mondo romano, il visitatore dialoga con la storia che a questi si racconta nell’arte plastica e musiva dei Romani.

Sara Foti Sciavaliere

Il caso Caravaggio di Daniel Silva

I consigli di lettura di Antonella Maffione.

Il caso Caravaggio è una “spy story” con colpi di scena e intrighi internazionali, che ci conduce nella sofisticata rete del traffico e contrabbando di opere d’arte.

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Gabriel Allon, un abile restauratore di quadri antichi, lavora per i servizi segreti israeliani alla ricerca della pala d’altare del Caravaggio: un’opera che rappresenta la Natività con i Santi Lorenzo e San Francesco d’Assisi, ma che nel lontano 1969 fu trafugata nell’oratorio di San Lorenzo a Palermo.

I dettagli della vita del Caravaggio sono poco precisi: “deboli tratti di carboncino su una tela bianca”. Sappiamo che come artista non fu preso seriamente tant’è che gli venivano assegnati incarichi umili; ma col passare del tempo, seccato da questa situazione, cominciò a dipingere quadri secondo il proprio estro.  Fortunato fu l’incontro col Cardinale Francesco del Monte che gli offrì l’opportunità di dipingere, ed è proprio da qui che la carriera del Caravaggio cominciò un percorso in salita; riuscì a farsi apprezzare all’interno dei più importanti salotti dell’alta nobiltà romana. Ricevette tante commissioni, anche se alcune non vennero accettate dalla gerarchia ecclesiastica. Pur avendo tanto lavoro, Caravaggio continuò ad avere una vita movimentata e violenta; finché una rissa lo condusse in prigione, ma riuscì a evadere e ripartire per la Sicilia. Qui si appassionò all’archeologia e dipinse “la pala d’altare”.

Da questo meraviglioso dipinto prendono vita le pagine di questo libro, che ci trasportano nell’attività illecita della vendita di famose opere d’arte rubate, utilizzate come dei traveller’s cheque per i criminali. Girovagando da una città all’altra, Venezia, Parigi, Gerusalemme, tanto da avere l’impressione che i paesaggi siano in realtà quadri di grandi pittori, l’autore ci immerge in una rete di spionaggio minuziosa, raccontata in modo  molto analitico, tanto da lasciare il Caravaggio sullo sfondo.

Buona lettura

Antonella Maffione

L’altra metà del mio cielo

L’altra metà del mio cielo di Sara Foti Sciavaliere

Poteva mentire a lui, agli altri, ma non ci sarebbe riuscita con se stessa. Si sarebbe tradita. Quello sciocco sentimento, l’avrebbe tradita

Eliana, con i piedi ben piantati a terra e poco incline al romanticismo, lavora per un’agenzia di wedding planning: non le interessa il giorno del grande sì; per lei quello che fa è solo lavoro, nulla di più. Quello stesso lavoro che ha portato nella sua vita Luca Ferraro, fascinoso e brillante direttore della Tenu­ta Corterossa.
Nessuno sembra leggerle dentro come lui. Ma sono solo amici: è questo il mantra che Eliana continua a ripetersi, nonostante si sia dovuta arrendere all’evidenza di amarlo.
Può davvero accontentarsi solo della sua amicizia? Cosa succederebbe se un’altra donna entra­sse nella vita di Luca? E se quella donna fosse proprio una delle spose di Eliana, ritornata dal passato dell’uomo?
Un bacio inaspettato potrebbe essere la svolta o l’inizio della fine. Luca sarà mai l’altra metà del suo cielo?

Vissuta tra Calabria e Sicilia, Sara Foti Sciavaliere ha deciso di mettere radici in Salento. Guida turistica pugliese e giornalista, da sempre con una grande passione per la scrittura. Redattrice per la rivista online Ripensandoci.com sulle tematiche di genere, collaboratrice della rivista telematica Arte e Luoghi e blogger per AgorArt, oltre a varie esperienze come correttrice di bozze ed editor. Alcuni suoi racconti sono stati pubblicati nelle antologie Delos Books della serie 365 Racconti.

L’Inganno (di nome e di fatto) – Contiene spoiler

Sinceramente non sapevo se andare a vedere l’ultimo film della Coppola. Una persona però, del cui giudizio cinematografico mi fido molto, mi ha detto: “Scusa li hai visti tutti i film della Coppola, vediti anche questo”. Ho fatto trenta facciamo trentuno, non fa una piega. Così oggi ho varcato la soglia della sala mezza buia carica di aspettative. Primo errore.
Il film inizia, e continua per un bel po’, in modo lento e cadenzato, che ti viene quasi da chiedere: “Ma la storia quando inizia?”. Mi dico che sono la solita impaziente e devo dare al tutto un po’ di tempo in più. Quanto non lo so, però dai Sofì, aspetta.
La storia ruota intorno a questo collegio femminile di una tale signora Martha (Nicole Kidman, grazie al cielo con meno botox del solito) popolato da sei ragazze di varie età che cercano riparo durante la guerra di Secessione. Le dinamiche di questa casa sono praticamente un incrocio tra “Piccole Donne” (de’ noantri) e Clara alle prese con la Signorina Rottermeier. Sarebbe forse anche un allegro andante se non fosse tutto così dannatamente lento. Comunque, la ragazzina vaga-boschi Amy trova questo caporale nordista, ferito e fuggitivo – che è the new “cornuto e mazziato” – tale Jonathan McBarney, e ovviamente lo porta spalla spalluccia al collegio. L’arrivo di un essere di genere maschile rompe tutti gli equilibri – e gli ormoni – delle giovani donne che in soldoni non vedono l’ora, in ordine, di: stare nella stessa stanza con lui, parlarci, baciarlo, trescarci, farselo in varie modalità non ben identificate. La sagra della civetta nelle sue migliori varianti.
Ora, io capisco il periodo storico in cui è ambientato, capisco la situazione in cui erano queste figlie, capisco che il caporale è Colin Farrell, però questa tirata stereotipata della ragazza/donna che (ri)scopre l’ortaggio e non ci capisce più niente sinceramente la trovo abbastanza patetica. E questo mi conduce al secondo nodo problematico: la psicologia dei personaggi. Sofia cara, non me ne sviluppi neanche mezza per caso! Io esco dal cinema e non so perchè Edwina si sente fuori posto nel collegio, non mi è chiaro perchè Jane ce l’ha con i nordisti, non ho capito perchè Amy ha la fissa per gli animalacci del bosco. Insomma, tutto molto superficiale, ecco. Non solo, alcuni snodi narrativi sono praticamente buttati lì per caso. Martha decide di amputare la gamba di Jonathan, dopo essere stato scaraventato per le scale da una gelosa (?) Edwina (una Kirsten Dunst invecchiata senza alcun senso logico), per vendetta. Peccato che di questa vendetta non se ne abbia neanche un minimo cenno perchè l’espressione, e le parole, della Kidman rimangono sempre le stesse per tutto il film. Quindi da cosa dovrei dedurre che il fatto che il caporale non è venuto da te cara Martha, ti ha portato a segargli un arto? Non è dato sapere. Dulcis in fundo, il simpatico Jonathan si arrabbia perchè non vuole fare “gamba di legno”, e comincia a spadroneggiare nella casa sparando e urlando contro le ragazze. Ma questo ovviamente non è un problema per Edwina che si concede al pazzo violento senza alcun problema, anzi quasi con gusto. Io la chiamo sindrome di Stoccolma, non so voi. Non commento il finale, per lasciare un briciolo di suspense a chi, nonostante i miei deliri, ha voglia di andarselo a vedere.
Nota positiva: la fotografia è molto bella, ne vale davvero la pena.
Insomma, l’inganno c’è, ma per chi guarda e prova a capirci qualcosa. Non andate a vederlo con grandi aspettative perchè, ahimè, non saranno soddisfatte. Poi magari voi lo adorerete e vivremo tutti felici e contenti (e ingannati).
Sofia Martuscelli

Io e Marylin

Letizia Asciano, uno dei volti di Pink, ci racconta del suo mito…

“Dai a una ragazza le scarpe giuste e conquisterà il mondo”. Quante donne sono state ispirate da questa frase dell’icona e simbolo di bellezza Marilyn Monroe? Sin da piccola sono stata stregata dal suo sguardo e dalla sua ambizione, la sua essenza è qualcosa di assolutamente unico, magico, qualcosa che non può essere spiegata a parole, come disse il regista Jean Negulesco.

Norma Jeane Mortenson Baker Monroe, in arte Marilyn Monroe, ha salito ogni gradino della sua vita come se fosse una scalata ripidissima sin dall’infanzia, da quando venne “sbattuta” da un orfanotrofio all’altro e cambiando continuamente famiglia, non avendo praticamente alcun modello familiare su cui contare. Si è fatta strada nel difficile mondo del cinema lavorando inizialmente come modella su consiglio di un fotografo che l’aveva notata. Non ha avuto grande successo dalla critica nei primi anni in cui ha passato la maggior parte della sua vita a recitare parti minori a volte non comparendo affatto nei credits, ma molte di queste pellicole le consentirono di accrescere sempre di più la sua fama. Nel 1953 divenne una delle più grandi dive del cinema grazie a pellicole come Niagara e Gli uomini preferiscono le bionde, e successivamente si consacrò la Marilyn che tutti noi oggi conosciamo: icona assoluta di eleganza, sensualità e perfezione. Tutti sanno che però dietro a tutto quello che lei rappresentava e che tutte noi vorremmo essere si nascondeva qualcosa di molto più grande di lei. Tanta insicurezza e fragilità causate sia dalla mancanza di figure familiari sia dai molteplici mariti che l’hanno abbandonata. Cercava l’amore, quello vero, cercava qualcuno al quale abbandonarsi completamente, ma questa storia ha un finale molto triste. Lei però, nonostante tutte queste paure e difficoltà (pensate che aveva paura del palcoscenico, motivo principale dei suoi ritardi sui set!), si è sempre rialzata e ha sempre mostrato al mondo intero quel suo sorriso così sgargiante, quella sua energia, quei suoi modi di fare così dolci e allo stesso tempo così accattivanti che ce ne hanno fatto innamorare, me per prima!

Io sono stata influenzata da lei non solo come modello di eleganza e femminilità ma prima di tutto come lavoratrice, insegnandomi che nella vita niente ti viene regalato ma solo con ambizione e fatica si raggiungono i risultati. Io ho iniziato studiando teatro a scuola, e negli anni successivi mi sono sempre più appassionata al mondo della recitazione. Il teatro mi piaceva, ho preso anche lezioni di canto, ma ciò che più mi affascinava era il meraviglioso mondo del cinema. Tutto ciò che c’è dietro a un film mi incanta, dalla stesura del copione agli effetti sonori, dalle luci alla scenografia, dal magico momento in cui senti “Azione” ai video di backstage. Sento di poter dire che ciò che desidero più al mondo è fare di questo la mia quotidianità. A 24 anni sono decisa e determinata a voler intraprendere questo percorso, ho lasciato molte cose alle mie spalle per continuare su questa strada perché sono sicura di me e di quello che voglio, che è ciò che aveva lei! Ha girato moltissime pellicole, alcune minori altre di grande successo, ma ciò che ammiro di più è il fatto che non importava se il film era bello o brutto perché il film era lei, tutto le girava intorno; rendeva speciale qualsiasi cosa con la sua presenza, poteva rendere anche il più brutto dei film un capolavoro, ed io ambisco proprio a questo: vorrei essere come lei, sentirmi protagonista di un mondo magico, sicuramente pieno di insidie, ma speciale. Marilyn ha iniziato la sua carriera posando come modella e chissà se il mio percorso non sarà lo stesso, per ora il cammino è ancora lungo ma l’ambizione e la voglia sono un fuoco dentro di me. Siate decise e ricordate sempre:

“Non accettate le briciole. Ci hanno fatto donne, non formiche”.

Letizia Asciano

Il Sigillo degli Acquaviva. Intervista a Ornella Albanese     

Lo scorso aprile è tornata in libreria Ornella Albanese, con il suo nuovo romanzo storico Il sigillo degli Acquaviva, pubblicato da Leone Editore e già invitato per il Premio dell’Accademia “Res Aulica”.

Il sigillo degli Acquaviva è un romanzo storico, con una buona dose di mistero e suspense, senza dimenticare la componente romance, genere del quale questa autrice è una delle più stimate firme italiane. Una caratteristica dei libri di Ornella Albanese è quella di essere, in realtà, strutturati attraverso una commistione dei generi: seppure classificato come romanzo storico, di fatto non è etichettabile in maniera cosi rigida e non è un caso che Leone Editore abbia deciso di inserirlo nella collana Sàtura, dedicata “ai romanzi che non sopportano le costrizione dentro le gabbie della narrativa di genere”.

Ritmo incalzante e scrittura senza fronzoli ma sempre in sintonia con il contesto storico. Nulla è lasciato al caso, dalla scelta dei vocaboli alle location, che permettono al lettore di vivere atmosfere ormai lontane da noi. Si ha la sensazione di immergersi nelle pagine, arrivando a calpestare il mosaico pavimentale della cattedrale di Otranto al fianco del monaco Pantaleone e di vivere tra le sale di pietra dei castelli arroccati in Abruzzo, passando dall’azzurro mare della Terra d’Otranto ai versanti rocciosi del Gran Sasso.

Conosciamo meglio Il sigillo degli Acquaviva parlandone con l’autrice.

Protagonista di questo romanzo è Yusuf Hanifa, medico guerriero saraceno che, per chi ha letto i precedenti romanzi di questa trilogia, non è un perfetto sconosciuto. Chi è Yusuf Hanifa?
Il Sigillo degli Acquaviva è la storia del saraceno Yusuf Hanifa e della mosaicista Sara dei Sassi, sullo sfondo di un medioevo sicuramente buio, ma con forti spiragli di luce nel campo dell’arte, della medicina e della cultura.

Yusuf Hanifa è un guerriero crudele ma sempre leale, con lo sguardo più affilato della sua scimitarra. Un uomo che sembra non conoscere sconfitte e che si strappa dal cuore ogni radice, ogni legame e qualsiasi ricordo che lo leghi al passato. Di conseguenza non appartiene a nessuno, né a un sovrano, né a una terra, e neppure a una donna. Fin quando non incontra Sara dei Sassi.

La storia comincia nell’antica Otranto, dove il misterioso mosaico della cattedrale è stato appena stato completato. Poi si sposta nel deserto dei Padri in Terrasanta, un mondo di dune sabbiose e di bivacchi, di sole abbacinante e di notti fredde, di donne velate e di padri inflessibili. E si conclude nella valle dei feudatari, alle falde del Grande Sasso, dove c’è un mistero da svelare nell’antico castello degli Acquaviva.

Figura femminile protagonista in Il sigillo degli Acquaviva è Sara dei Sassi, giovanissima nobildonna e abilissima artista che si muove controtendenza per seguire i suoi sogni, da dove nasce l’idea di questo personaggio?
Dalla necessità di delineare una protagonista che non fosse oscurata dall’innegabile carisma di Yusuf Hanifa. Credo di esserci riuscita con la mosaicista Sara, una giovane donna bella e intrepida, che svela pian piano i suoi misteri e che fa della ribellione la sua forza. Lei è divisa tra quelli che sono i doveri filiali di una giovane donna del XII secolo e la belva che le ruggisce dentro spingendola invece a ribellarsi. Era l’unica che potesse incrinare l’impenetrabile corazza di Yusuf Hanifa.

Nel romanzo si rileva una documentazione approfondita, con fatti e personaggi storici ricostruiti all’interno della narrazione, accanto a figure di fantasia, oltre a una minuziosa descrizione della quotidianità e delle pratiche di tempi ormai lontani. Come precedi per documentarti?
Alla base di un romanzo storico c’è sempre una corposa ricostruzione perché solo così la storia inventata può assumere una credibilità che altrimenti non avrebbe. Quindi edifici e paesaggi ricostruiti come dovevano essere quasi mille anni fa, personaggi storici colti in situazioni che li rappresentino, come Pantaleone di Casole, il Saladino, Boemondo, il leone di Antiochia, e anche il gruppo dei feudatari della valle del Gran sasso, tutti realmente esistiti.

Ma il lavoro di ricerca coinvolge anche ogni aspetto della vita quotidiana. In un romanzo storico, si può scrivere che il locandiere “versò del vino nei boccali”, ma è sicuramente più ricco di suggestioni scrivere che versò: “vino profumato dell’isola di Lemno”. Una breve frase che è il risultato di una ricerca. E se mi serve una tintura per capelli, mi viene in aiuto, con un’antica tintura saracena, Trotula De Ruggiero, che nell’XI secolo operò nell’ambito della scuola medica salernitana. E potrei citare infiniti esempi.

Il Sigillo degli Acquaviva: come in genere le tue opere, sono romanzi collettivi, dove i tanti personaggi secondari non sono marginali, bensì tutti essenziali per lo svolgimento della storia. Tra loro qual è quello/a che hai amato di più mentre prendeva vita sulle pagine? A quale dedicheresti una nuova storia?

Questo perché i miei personaggi non sono mai secondari. Nel momento in cui mi occupo di loro, diventano protagonisti, sia pure di una pagina o di un solo paragrafo. Da qui il ruolo chiave che quasi tutti si trovano a ricoprire. Inoltre mi piace giocare con un intrigante dualismo, che dà loro spessore e mistero: infatti non sono quasi mai come sembrano.

Il mio personaggio preferito, per la sua capacità di essere protagonista ogni volta che appare, è Rainaldo il folle, un giovane uomo dagli occhi diversi, molto temuto perché dotato, forse, di oscuri poteri.

Un’ultima curiosità, riguardo alla struttura della narrazione. Come accade in genere nei tuoi romanzi, i fili della trama si annodano finché le situazioni non vengono svelate poco a poco e sempre con una certa dose di mistero: è una tua tecnica?
A me piace far perdere e poi far ritrovare il lettore nel corso della narrazione, e mi piace anche sorprenderlo. La struttura narrativa a mosaico risulta quindi perfetta allo scopo. Si deve prestare attenzione ai minimi dettagli, cioè i piccoli tasselli da inserire al posto giusto, e allo stesso tempo non perdere di vista il disegno generale. Si procede con colpi di scena, rendendo mutevole la realtà, ogni tassello aggiunge qualcosa e anche quelli che sembrano trascurabili si rivelano poi decisivi per comporre l’immagine finale.

Permettetemi di citare una frase del romanzo:

“I colori si aggregavano ai colori, le linee si chiudevano armoniose, le tessere di pasta vitrea si alternavano a quelle di calcare affinché il loro splendore illuminasse l’opacità delle altre”.

Ed è proprio questo che ho cercato di fare nel romanzo: dare un risalto luminoso a un secolo definito buio e a personaggi spesso tenebrosi.

L’autrice – Ornella Albanese. Ha cominciato a pubblicare giovanissima. È stata inizialmente autrice di otto romanzi contemporanei, prima di passare allo storico. Parliamo di quattordici romance storici e due riedizioni per Mondadori periodici, tra cui 2 trilogie. Per Leggereditore ha pubblicato nel luglio 2011 L’anello di ferro e nel 2012 L’oscuro mosaico, ripubblicato anche da Fanucci. Per quest’ultimo romanzo ha ricevuto molti riconoscimenti, tra i quali il Premio Internazionale Castrum Minervae.

 

Sara Foti Sciavaliere

Sana 2017: tante novità da scoprire

Andiamo con ordine: cos’è il SANA? Le eco-bio lovers sapranno sicuramente di cosa sto parlando. Il SANA, Salone Internazionale del Biologico e del Naturale, è una delle fiere più acclamate e attese nel settore dei prodotti biologici e naturali.

Le tre principali aree tematiche di questa manifestazione sono:

  • Alimentazione biologica.
  • Cura del corpo naturale e bio (inclusa la sezione salute e benessere).
  • Green lifestyle, cioè tutti i prodotti naturali per il tempo libero, la casa e il vivere “verde”.

Dopo aver trascorso una giornata intera in Fiera a intervistare i portavoce dei vari brand, oggi su Pink Magazine Italia vi parlerò di quei prodotti che più mi hanno colpito e che mi piacerebbe farvi conoscere.

Mi ritengo una discreta conoscitrice dei prodotti eco-bio, sono ormai anni che ho abbandonato i prodotti “classici” per la cura e il benessere della persona – quelli della grande distribuzione per intenderci – per abbracciare una filosofia di consumo più etica, attenta all’ambiente, alla salute e al trattamento degli animali.

Perché eco-bio significa avere la garanzia di prodotti con determinate certificazioni (ICEA, ECOCERT, AIAB ecc.) che si traducono in un minore impatto ambientale grazie a sostanze prettamente biodegradabili e non inquinanti, l’assenza di crudeli (e inutili) test sugli animali, la garanzia di un INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients) privo di “schifezze” come petrolati, parabeni, tensioattivi derivati dal petrolio, siliconi e tutta una lunga lista di sostanze che sarebbe meglio evitare, visto che entrano a diretto contatto con la nostra pelle.

Questa prefazione doverosa mi è servita per farvi entrare nel mood del SANA.

Ma andiamo al sodo, parliamo dei brand.

Una delle prime menzioni va a Purophi, azienda che ha vinto il premio Novità #BloggerForSANA con la sua innovativa Inhibition Mask, una maschera facciale compressa all’interno di una confezione push-and-go, che grazie ai suoi principi attivi presenti in elevate concentrazioni – vitamina C stabilizzata, bioliquefatto di tartufo bianco, oligopeptide da ibisco – inibisce, appunto, per alcune ore (l’effetto è reversibile) la contrazione muscolare, mimando quindi il botulino. In più protegge le cellule dai radicali liberi e aiuta a ridurre le macchie dell’età. Sarà disponibile in astucci di plastica riciclabile contenenti 5 maschere monouso, realizzate in viscosa naturale e – ça va sans dire – biodegradabili al 100%.

Per le maniache della chioma perfetta, Alkemilla propone ben quattro nuove tipologie di prodotti. La nuova linea, presentata al SANA, si chiama K-HAIR e comprende:

  • Shampoo Lucidante: con estratti di arancio, camomilla, limone, ortica e pantenolo; promette capelli morbidi, lucenti, super idratati.
  • Shampoo Volumizzante: proteine della soya, avena, mandorle, miglio e girasole solleveranno anche le chiome più piatte, per capelli vellutati e soffici.
  • Styling Mousse: una morbida mousse per definire (senza incollare) i ricci, con un effetto brillantezza e morbidezza garantito.
  • Extra Volume Spray: dedicato ai capelli fini, oltre ad amplificare il corpo e la struttura del capello, la presenza del sale marino ha un effetto di rimineralizzazione e ossigenazione del cuoio capelluto.
  • Lacca Spray: fissaggio deciso, zero residui e super brillantezza, questi i punti forti della lacca di Alkemilla che grazie agli estratti di lino, mandorle dolci, girasole, avena e miglio non solo fissa l’acconciatura ma idrata i capelli con un’azione anti radicali liberi.
  • Cristalli Liquidi Naturali: alleati indispensabili per donare un effetto ultra glossy ai capelli. L’acido ialuronico e la vitamina E nutrono in profondità la fibra capillare. Disponibili in quattro diverse varianti, a seconda del colore dei capelli: biondi, castani, mori, rossi.

Maternatura – di cui, se non l’avete ancora provata, vi consiglio la maschera capelli ristrutturante ai semi di girasole, effetto “resurrezione” – propone una linea interamente dedicata a Lui: Top Man. Texture leggere e di rapido assorbimento, packaging originale ed essenziale, profumazioni aromatiche e intriganti.

La linea è composta da quattro referenze:

  • Bagno&Shampoo Energizzante al Baobab: ideale per uso quotidiano, è un prodotto multitasking, proprio come piace agli uomini, per la detersione di corpo, barba e capelli.
  • Balsamo Barba e Capelli Ammorbidente all’Alloro: un 2in1 barba/capelli, nutritivo, districante, ammorbidente e ristrutturante, si può usare con o senza risciacquo… cosa volere di più?
  • Crema Viso Idratante ed Energizzante al Patchouli: una crema anti-age ad effetto tonificante ed energizzante.
  • Lozione Rinfrescante Post Rasatura all’Aloe: trattamento after shave super leggero, rilassante e idratante; lenisce le irritazioni da rasoio grazie ad aloe e camomilla, protegge l’epidermide con gli estratti di limone e rosmarino.

Un plauso particolare va a L’Erbolario per l’allestimento degli stand: raffinato, elegante e ben congeniato. Le novità proposte da L’Erbolario sono diverse, a partire da due nuove linee le cui profumazioni, provate personalmente, sono davvero ottime.

  • Indaco: la linea è composta da Profumo (in tre formati), Bagnoschiuma, Crema Corpo, Sapone Profumato, Fragranza per Legni Profumati e Beauty Pochette (contenente tre mini taglie). Le note dominanti della linea Indaco sono il geranio d’Egitto, la polvere di cacao, il patchouli dell’Indonesia, la vaniglia del Madagascar e vetiver indiano. Le formulazioni dei prodotti assicurano una detergenza delicata e un’idratazione profonda.
  • Lillà Lillà: una profumazione avvolgente e sensuale creata dalle note dei fiori del lillà, il neroli, labdano, ambra e cedro. Questa scia olfattiva vi accompagnerà nei vari prodotti, Bagnoschiuma, Crema Profumata per il Corpo, Sapone Profumato, Fragranza per Legni Profumati e una Beauty Pochette con tre mini taglie. Ingredienti pregiati, come burro di cocco e olio di cotone, lasceranno la vostra pelle nutrita ed elastica.

Parliamo di Alta Natura, questa azienda made in Italy si occupa di Nutraceutica e Fitoterapia di alta qualità. Attenti al benessere del consumatore, propongono una vastissima gamma prodotti a elevato standard qualitativo. Non troverete negli ingredienti PEG, SLS, MLS, SLES e parabeni.

Impossibile farvi l’elenco completo delle loro referenze, Alta Natura offre davvero una serie di soluzioni che spaziano dagli integratori dietetici, energetici e cosmetici naturali.

Vi segnalo la linea Be Dren, un concentrato di attivi contenuti negli estratti (puri), ottimi per il drenaggio dei liquidi, per le funzioni depurative dell’organismo, per la funzionalità del microcircolo e il metabolismo dei lipidi.

Il mio consiglio è di andare sul loro sito – www.altanatura.com – e, con calma, guardare le varie proposte, ce ne sono per ogni esigenza (colesterolo, ritenzione idrica, allergie, integratori per lo sport, cura del corpo ecc.).

Spostiamoci in Australia, vi presento Nûdus e la linea Lip Euphoria. Non semplici rossetti ma veri e propri trattamenti per le labbra grazie alla formulazione unica che racchiude 27 ingredienti naturali attivi, nutrienti, antiossidanti e vitamine A, B, C, D, E e K. Un rossetto hand-made ricco di estratti biologici di fiori, frutta, erbe e minerali che in un solo gesto veste le labbra, nutrendole e rimpolpandole.

Al SANA quest’anno ho fatto altre due scoperte super interessanti, la prima riguarda i nostri amici animali e ci fa “rimanere” sempre in Australia. Sto parlando della Australian Bush Flower Essence, azienda specializzata in rimedi fitoterapici per il benessere e il riequilibrio emozionale.

Se di solito siamo abituati a vedere questo tipo di prodotti – come i Fiori di Bach – indirizzati per un uso umano, questa volta, con la linea Animal, il brand australiano dedica a loro una serie di rimedi per ogni necessità. Sono essenze facilmente somministrabili, dieci in tutto, la cui terapia “d’urto” prevede l’assunzione del principio scelto per un mese. Si combatte il mal d’auto, l’aggressività, lo stress da cambiamenti, la debolezza, la timidità, il mantello opaco, la perdita di tono ecc.

La seconda scoperta l’ho fatta grazie alla gentilezza e professionalità di uno dei portavoce del marchio Fit – Far Infrared Technology (azienda italianissima con sistema di certificazione ISO) che mi ha fatto scoprire i cerotti Fit Therapy, una serie di patch innovativi che donano sollievo dal dolore grazie al principio biofisico dell’infrarosso corporeo.

Questi cerotti, agendo come “specchio” degli infrarossi, permettono un aumento del microcircolo e favoriscono l’accelerazione dei processi riparativi e la capacità di detossinare il corpo in maniera più veloce.

Il nostro organismo riceve ed emette onde infrarosse che penetrano nelle sostanze organiche e nell’acqua, tali onde hanno la capacità di eliminare le tossine dal corpo, in quanto l’accumulo di queste tossine porta a un blocco della circolazione del sangue.

I patch Fit Therapy si applicano sul punto dolente, durano 5 giorni, sono resistenti all’acqua, non utilizzano medicinali e quindi non hanno controindicazioni, sono testati dermatologicamente e adatti anche alle pelli più sensibili.

I benefici sono svariati:

  • Migliorano il livello di ossigeno nel corpo.
  • Eliminano dal sangue grasso, tossine e componenti chimiche.
  • Riducono il livello acido del nostro organismo.
  • Donano sollievo dai dolori.
  • Migliorano il microcircolo.
  • Migliorano la qualità del sonno.

Dedicato alle donne, a tutte le lettrici di Pink, sarà il patch Fit Lady – disponibile a partire da gennaio – un nuovo cerotto che promette di sollevare dai dolori causati dalla dismenorrea. Per l’esattezza si tratta di tre cerotti da applicare uno sull’ovaio sinistro, uno sul destro e uno sulla vertebra L3 (zona lombare); si lasciano in posizione per 5 giorni per alleviare tutte le sintomatologie fastidiose dovute al ciclo mestruale.

Ultimi ma non ultimi i prodotti di PuraVida Bio, sono tantissimi e non saprei da dove cominciare, vi cito la linea High Performance che ha delle vere chicche come i tre sieri viso e il trattamento rimodellante per il corpo. Deliziosa la linea Baby, dedicata ai cuccioli d’uomo, super profumata e allegra; la linea Experience con creme corpo e bagnoschiuma che vanno annusati per capire quanto sono buoni.

La panoramica sul SANA 2017 finisce qui, ci tengo a dire che questo articolo racconta solo una parte di tutte le bellezze che ho avuto modo di scoprire durante la fiera, ma per ovvie ragioni non ho potuto descrivervi ogni prodotto… altrimenti finireste di leggere giusto in tempo per l’edizione del 2018!

Però voglio menzionare gli altri brand che, secondo me, sono meravigliosi e assolutamente meritevoli delle vostre attenzioni.

Magari, quando andrete in una bio profumeria della vostra zona (se siete di Roma vi consiglio la fornitissima Lilium Bio Profumeria) provate qualcosa di: Essere Cosmetici, Biofficina Toscana, Domus Olea Toscana, Naturaequa, Mossa, Madara, Veg-up, BioMarina, La Saponaria, Puro Bio.

Eleonora Della Gatta

 

 

Andrea Mattioli, Superman e la Cola

Drinking with L. A. Un drink con Alessandra Lumachelli

di Alessandra Lumachelli

Atmosfera da club, luci basse, suoni forti, molta gente che affolla la pista. È un sabato sera (di un po’ di tempo fa), e io mi trovo qua per intervistare Andrea Mattioli, un marchigiano che ha iniziato presto a frequentare locali per lavoro, riuscendo ad arrivare a mete importanti senza fermarsi mai. Sentiamo cosa ha da dirci, Amici? Ecco la nostra conversazione, in esclusiva per i follower di “Drinking”.

Se tu fossi un supereroe, che supereroe saresti e che superpoteri avresti?

Ah, questa è difficile! Un supereroe … ho sempre sognato Superman, quindi, i superpoteri sono i suoi: fa di tutto, vola e si sposta velocemente. Visto che il tempo è sempre poco!

Hai la macchina del tempo: dove vai? Passato, presente, futuro?

Andrei nel futuro, in una grande città. Sono curiosissimo!

Che cosa rappresentano per te la perseveranza, la tenacia?

È parte del mio carattere: non arrendersi mai. Andare dritto verso l’obiettivo, sempre comunque!

Il tuo drink preferito?

Un drink non alcolico: sono astemio. Bevo semplicemente Cola e limone.

Cosa puoi fare per salvare o per migliorare il mondo?

Nel mio piccolo, cerco sempre di migliorare quello che è il mio mondo, cioè il mondo dei club. Porto la mia esperienza, la mia passione, e cerco di fare qualcosa in più rispetto a quello che già c’è.

In alto i tumbler, Amici! Brindiamo al miglioramento dell’ambito in cui viviamo, senza fermarci mai. Alla prossima!

Who’s Who Per chi non lo sapesse…

Andrea Mattioli è un dj originario di San Benedetto del Tronto (AP), che inizia la sua carriera artistica a 18 anni. È stato direttore artistico di vari club abruzzesi e marchigiani. Nel 2003 diventa resident al “Plaza”, per poi trovarsi a collaborare l’anno successivo col famoso “Cocoricó”. Entra a far parte del team de “La noche escabrosa” (trasmissione radiofonica di musica house) e del “Diabolika” (Format del “NRG Club” di Ciampino). Nel 2009 fonda la propria etichetta discografica, la DIVA RECORDS, comprendente artisti riconducibili alla musica House e alla Techno.