Roberto Saviano al #SalTo 2017

Il Salone del Libro di Torino 2017 si intitolava Oltre i confini e ben ha coniugato questo spirito uno dei suoi protagonisti: Roberto Saviano. Lo scrittore ha fatto due interventi di massimo interesse, uno a Radio Radicale, e uno presso la sala gialla oltre a un lunghissimo firma copie; e non parlo per sentito dire ma per esperienza sul campo: allo stand Feltrinelli, la fila era più lunga di quella al museo egizio. Roberto arriva puntualissimo, preceduto dalla scorta che controlla lo spazio messo a disposizione da Radio Radicale, e appare sorridente e sereno, forse un po’ in imbarazzo per la stretta vicinanza con il pubblico, lo spazio era molto piccolo.

Inizia a parlare, è ipnotico, con un eloquio forbito ma chiaro, e racconta di come non esista più il racconto della verità ma come questa sia piegata dalle fake news che diventano in internet subito virali e quindi più difficili da smentire o confutare, parla dell’odio e delle valanghe di bugie a cui è spesso sottoposto soprattutto sui social, grazie ad una fake news è stato dato anche per morto con conseguente disperazione e sconforto della madre, che chiamava tutti i suoi assistenti a ripetizione ma incredula non si è data pace finché non ha parlato con lui in persona. Parla del violento attacco a cui è stato sottoposto per aver difeso le ONG e di come lo stesso Pasolini fosse vittima dei media e, non essendoci ancora internet o i social, avesse la fobia degli attacchi vergognosi subiti dai giornali e dai giornalisti di destra e sinistra indistintamente. Parla di Trump e di come sia stato eletto dal popolo americano non perché preparato o meritevole ma perché percepito, come vero in quanto, apertamente e vergognosamente maleducato, arrogante e presuntuoso ma proprio per questo giusto per vendicare gli americani dalle delusione delle precedenti politiche democratiche. L’incontro molto gradevole e intimo è durato un’ora piacevolissima che è volata via, lasciando tanti spunti interessanti. Dopo l’incontro con i Radicali, corro al firma copie già gremito di gente! Il pubblico di Roberto è eterogeneo e variegato: ci sono in fila adolescenti, ma anche signori e signore, perfino delle ragazze vestite da sposa che rappresentavano a loro modo la lotta contro la mafia con indosso dei vestiti sequestrati al ratchet mafioso, insomma sembra che lo scrittore piaccia un po’ a tutti, in maniera trasversale e tutti lo abbracciano, gli stringono la mano, lo ringraziano.

Il giorno successivo, dopo tre ore di fila, guadagno i primi posti per ascoltare il suo monologo. Parla di Falcone e di come in vita stesse poco simpatico ai suoi colleghi magistrati, per il solo fatto di essere forse più bravo. Roberto Saviano, con una certa rabbia, racconta di come per essere credibili agli occhi degli italiani bisogna morire, preferibilmente ammazzati; quando la prima bomba che serviva per uccidere Falcone non è scoppiata,  fu accusato di aver organizzato lui stesso l’attentato, come se la mafia non potesse sbagliare. L’intervento dura un’ora, la gente applaude stregata; lui saluta, ringrazia e va via.

Vanessa Aresu

Io viaggio da sola

In una società aperta e libera come la nostra, sicuramente la donna trova mille opportunità e mille stimoli, ma siamo sicuro che siano egualitari a quelli degli uomini? Io direi proprio di no! Ci sono ancora molti tabù e limiti per noi donne, uno di questo è per esempio, viaggiare da sole. Se un uomo viaggia da solo per lavoro o per piacere nessuno si preoccupa, né corre grossi rischi, una donna che viaggia da sola, soprattutto per piacere è ancora vista con sospetto, corre molti più rischi di un uomo e deve limitarsi molto di più, si ha la stupida credenza che se sei in viaggio da sola sei in cerca di qualcosa, di avventure o esperienze estreme che possono in qualche modo metterti in pericolo, ecco perché vi do qualche regola per tutelare i vostri viaggi e viaggiare da sole in tranquillità, non rinunciando al vostro divertimento:

1 – innanzitutto cercare di arrivare nella città che si visita, con un volo aereo del mattino o al massimo del pomeriggio, in modo da avere tutto il tempo con la luce del sole e in orari molto frequentati, di trovare con comodo il vostro albergo.

2- prenotare sempre prima l’albergo, il bad and breakfast o l’airbn, in modo da essere tranquille ed avere dei punti di riferimento quando arrivate nella città sconosciuta.

3- la notte preferibilmente muoversi con il taxi, per chi ama guidare e ha un buon rapporto con il navigatore, si può facilmente affittare una macchina a noleggio, sarà sempre più sicuro di passaggi con sconosciuti o mezzi pubblici .

Queste sono le regole principali che io seguo quando viaggio da sola, e capita spesso, per tutto il resto, è divertente e appagante trovarsi sola in una grande città e godersela a pieno, sia per lavoro che per piacere, è bello perché ti misuri solo con te stessa e con i tuoi limiti per affrontare sorprese o imprevisti che sono sempre il sale della vita, per cui mi sento di dirvi, non rinunciate a viaggiare da sole, perché si possono vivere e incontrare emozioni e persone magiche che ti aiutano a diventare una donna migliore, si possono conoscere tante persone e vedere ed incontrare luoghi magici in cui perdersi per poi ritrovarsi. Per cui divertitevi e andate in giro per il mondo senza paura di sentirvi sole o indifese, perché ogni donna ha una forza e delle risorse molto più grandi di quelle di un uomo, basta solo ricordare la maternità, credo che dio quando abbia fatto l’esempio del cammello che passava nella cruna di un ago pensasse al parto, se sei riuscita nello stesso anno a partorire, accudire il bimbo, la casa, fare sport e tornare in forma, supportando e sopportando tuo marito, credo che non ti possa fermare niente e che ti sia giustamente meritata una vacanza solo per te!

 

 

Ricky L., la verità e il vermentino sardo

Drinking with L. A.

Un drink con Alessandra Lumachelli

Da brava clubber, e da curiosa, se esiste la possibilità di intervistare un dj (o come lo chiamo io, un creatore di musica), ne approfitto e ne sono entusiasta. Nei club sembrano distanti, concentratissimi con le loro cuffie, e ci si domanda a cosa pensino, nel frattempo. Così, provo a chiedere alcune cose anche a Ricky L, che a prima vista sembra serissimo, ma in realtà è spiritoso e divertente. Si capirà in particolare nell’ultima “risposta-non risposta”! Partiamo, Amici? Intraprendiamo un altro viaggio insieme.

Se tu fossi un supereroe, che supereroe saresti e che superpoteri avresti? Può essere anche un personaggio dei fumetti.

Ricky: Non ho mai amato molto i fumetti. Potrei inventarmelo? [io: anche!] Ti potrei dire “Ermeto Pasqual”! Ha dei grandissimi poteri musicali: definirlo percussionista sarebbe riduttivo. Sinceramente non credo di avere mai avuto un supereroe preferito; Superman, Batman non mi hanno mai incuriosito più di tanto.

Se avessi la macchina del tempo, dove andresti? Passato, presente o futuro?

Ricky: Alessandra, me la metti su un piatto d’argento!! Io ovviamente cerco solo il presente, quindi, se avessi la macchina del tempo, cercherei esattamente il presente. Penetrandolo in ogni suo istante. Né prima né dopo.

Che cos’è per te la relazione? Che cosa è fondamentale per te in una relazione (amicizia, amore, lavoro…)?

Ricky: non ci ho mai pensato. Potrei dirti una serie di banalità … [io: no! Una cosa in cui tu credi veramente] Nella verità, direi, dove ci rientrano parecchie cose dentro: lealtà, rispetto, la verità! Come dice Brunori Sas. Molto bello, tra l’altro, quel pezzo.

Il tuo drink preferito?

Ricky: mi piaceva molto la grappa, ma ho smesso di berla. Mi piacciono i vini bianchi importanti, come il vermentino sardo. Non amo il vino rosso. [nel frattempo gli arriva un drink]. Cosa puoi fare tu per salvare o per migliorare il mondo? Ricky: [beve] [io rido: bere?!].

Allora, Amici, in alto i calici ricolmi di vermentino… perché a volte è necessario berci su! (Sempre con moderazione, mi raccomando) Alla prossima!

Alessandra

Who’s Who Per chi non lo sapesse…

Ricky L, alias Baffopizza, (nome d’arte di Ricky Luchini), è un dj indissolubilmente legato al club “Red Zone” di Perugia. A 11 anni ha il suo primo mixer, e a 15 fa il suo primo tour a Riccione come dj prodigio, suonando al “Vae Victis”. A 16 anni inizia col “Red Zone”, creato nel 1989 da Sauro Cosimetti. Famosissima la sua traccia House “Born again” del 2005, riproposta nel 2009 col titolo di “Born again 2010”, dato l’enorme successo riscontrato.

I clic della felicità!

Cosa si può fare online? Si può ordinare cibo di qualsiasi tipo, comprare vestiti, scarpe, profumi, trucchi, si può incontrare l’anima gemella, ma anche fare sesso, ci si può informare, leggere i giornali e una miriade di fake news, o pettegolezzi spazzatura, si può fare tutto, a volte si ha la sensazione di esistere sole se si è connessi, quindi attivi, pronti a reagire agli stimoli del mondo, che però partono tutti filtrati dietro la tastiera e lo schermo di un pc, e forse per questo fanno meno paura, e ci rendono un po’ tutti dei leoni da tastiera e a volte delle pecore nella vita reale! Ma per me e per la maggior parte delle donne, la cosa più entusiasmante è fare shopping online! Per me è un rito, ci sono dei siti specifici con cui ho un rapporto quasi maniacale: li visito spessissimo, scorro le offerte, i saldi, i nuovi arrivi, insomma ci navigo per ore e per giunta in pigiama seduta sul mio divano, nella libertà più assoluta di comprare qualsiasi cosa, di cui non ho bisogno e verrà sotterrata nell’armadio, ma che diventa essenziale nel momento che la clicco nel sito! Insomma c’è tutto un rito nello shopping online, la ricerca, la misurazione del tuo corpo, infatti devi assolutamente stare attenta, prenderti le misure per capire se corrispondono alle taglie indicate nel sito, e infine la scelta, quel clic magico che rende finalmente tuo quel vestito o quelle scarpe o quella crema che avevi inseguito come un cucciolo fedele e finalmente diventa tuo! Ma nello shopping online subentra ancora l’attesa, il controllo spasmodico del postino che viene quasi stolkerizzato, neanche se fosse un amante focoso, fino a quando non lo vedi arrivare con il tuo pacco, ed è subito Natale a ferragosto! Con lo shopping online riesci con coraggio e ostinazione a baipassare la commessa, che pur di vendere, ti affibbierebbe anche un vestito due taglie più piccole, in cui sembri incastrata come un cotechino a capodanno, insomma diventi protagonista senza rivali dei tuoi acquisti che comodamente riceverai a casa tua con la formula soddisfatti o rimborsati. Infatti la grande libidine, che personalmente mi invoglia sempre di più a cliccare e quindi a comprare, è la possibilità del reso, della restituzione del capo con il recupero dei soldi, per cui ogni remore o senso del dovere nell’utilizzo della carta di credito, sparisce miseramente! Insomma lo shopping online è la panacea per tutte le donne, niente infatti è più eccitante di trovare il capo firmato scontato la metà rispetto a quello visto nel negozio sotto casa, credo che dopo la maternità e la bilancia che ti segna meno tre chili, sia una delle gioie più grandi!

Vanessa Aresu

Società oversize

Come antidoto alle perenne crisi economica, alla tanta proclamata austerity europea che impone un rigore economico che non lascia tanto spazio alla fantasia e alla leggerezza, finalmente impazzano nei giornali e nei social, le morbide e abbondanti modelle curvy! Sarà per la recessione, per le terribili guerre a pochi km di distanza dall’Italia e dall’Europa, ma tutti noi, uomini e donne, abbiamo bisogno di essere rassicurati, con figure accoglienti e floride che ci riportino al benessere, all’abbondanza, alla maternità, ai tempi e alle forme curvilinee dei tempi del dopoguerra, della ricostruzione, ad una figura di donna abbondante e tonda, in cui si ha un riconoscimento immediato, che non fa paura, ma aiuta ogni donna a guardarsi allo specchio con clemenza!

NEW YORK, NY – DECEMBER 12: 2016 Sports Illustrated Swimsuit Cover Model Ashley Graham attends the Sports Illustrated Sportsperson of the Year Ceremony 2016 at Barclays Center of Brooklyn on December 12, 2016 in New York City. (Photo by Slaven Vlasic/Getty Images for Sports Illustrated)

Ed ecco sui social e sulle copertine impazzare finalmente modelle bellissime come Ashley Graham, modella curvy che ha fatto impazzire l’America, che non fa mistero della sua cellulite ma la esibisce fiera in molte foto, diventando un’icona di bellezza super size per ogni donna ed un modello rassicurante che ci fa sentire un po’ più a nostro agio dentro una taglia 44/46, che è la più venduta, ed ha aperto un nuovo mercato per tutti gli stilisti, di vestiti plus size alla moda che aiutino a sentirsi belle tutte le donne un po’ in carne ! Per fortuna sta cambiando proprio il mercato, e finalmente nei negozi si trovano le taglie che ci aiutano a sentirci belle in vestiti alla moda e comodi. Si è aperto anche alle donne normali, un po’ in carne, la possibilità di avere un guardaroba moderno e alla moda e a sorridere di fronte allo specchio. Sono tantissime le donne con problemi alimentari e credo che modelli più sani possano essere utili a volersi più bene e ad accettarsi, credo che finalmente sia arrivato il momento di piegare il mercato della moda alle esigenze delle donne e non il contrario, finalmente le donne non dovranno più mortificare il loro corpo e il loro animo per assomigliare a modelli di donne perfette che nella realtà non esistono perché spesso sono solo il frutto di foto super photoshoppate che creano una perfezione che nella realtà sarebbe impossibile da ottenere. Il merito delle modelle curvy è quello di aver reso legale il gelato e la pizza, di aver tolto a molte donne la paura di mangiare, per cui adesso se andate a cena con il vostro uomo, non abbiate più paura di prendere il dolce, né la necessità di dividerlo con lui, mangiate con un sorriso il vostro dessert, senza l’ossessione o la paura di ingrassare, non mortificatevi in diete avvilenti perché anche se avete gli addominali da lasagna o il culo trapuntato farà sempre meno paura di chi mangia una quinoa scondita o un grano saraceno, perché se il signore avesse voluto che fossimo uccelli ci avrebbe dato a tutti le ali!

Vanessa Aresu

La figlia femmina di Anna Giurikovic Dato

Maria, Giorgio e Silvia.

La figlia, il papà e la mamma.

Una famiglia.

Una storia che si snoda su due piani temporali e due luoghi differenti: il prima, con Maria bambina, a Rabat. Il dopo, con Maria adolescente, a Roma.

È la storia di una tra le violenze più terribili e angoscianti che si possa pensare, l’incesto.

La voce narrante è quella di Silvia, la madre. Una madre che, nel corso delle pagine, stimola sentimenti di rabbia e disprezzo nel lettore. Una madre cieca e sorda, che non vede oppure fa finta di non vedere. Che non coglie né i cambiamenti di umore del marito, sempre più chiuso in se stesso, sempre più ossessionato dalla sua oscena e indecente passione, né i disagi della piccola Maria, ormai insonne, indolente e con tendenze autopunitive.

Silvia “spegne” tutte queste spie d’allarme, le getta in un angolo della sua coscienza, adducendo tutto alla stanchezza del marito per il lavoro, lui, diplomatico inviato a Rabat; alle stranezze di una bambina che sta crescendo, che sta cambiando.

Poi lo scenario muta davanti ai nostri occhi, Giorgio ormai è morto, e madre e figlia si sono trasferite a Roma. Silvia decide di presentare a Maria il suo nuovo amore, Antonio. Una cena che diventa la scena di un grottesco dramma teatrale messo in atto dalla stessa Maria, al quale Silvia, quasi in stato di trance, assiste come spettatrice, incredula e sconvolta. Maria provoca, seduce, manipola e illude Antonio, che a un certo punto assume le fattezze di un burattino senza volontà. Silvia è catapultata dentro a un incubo durante il quale i ricordi, sepolti dal tempo e dalla superficialità, riemergono e cercano di farla ragionare su quanto sia davvero accaduto alla sua bambina.

Sullo sfondo i suoni, i colori e i profumi di due città diametralmente opposte, la fiabesca Rabat e la caotica Roma.

Un romanzo d’esordio che, nonostante la pesantezza del tema trattato, riesce a superare ostacoli tematici quali l’eccessiva morbosità e un voyerismo dissacratorio con eleganza narrativa e fluidità stilistica.

Eleonora Della Gatta

Anna sta mentendo di Federico Baccomo. Menzogna e follia ai tempi dello Smartphone

Riccardo Merisio è un giovane riservato e sensibile. Dopo la brusca rottura con Maddalena, l’amata compagna, e la morte improvvisa del padre, da sempre un modello irraggiungibile, Riccardo ha passato un periodo difficile che faticosamente è riuscito a lasciarsi alle spalle. Da poco, infatti, la vita sembra essere tornata a sorridergli. Ha un nuovo lavoro alla Dedala, un’azienda all’avanguardia nel campo delle Neuroscienze, nella quale sta portando avanti un ambizioso progetto che lo vede protagonista, ma, soprattutto, ha un nuovo amore, Anna, una collega dalla personalità intraprendente, ma comprensiva, che sembra completarlo alla perfezione. Una sera, proprio mentre sta dando la buonanotte ad Anna con uno dei servizi di messaggistica istantanea più utilizzati al mondo, una misteriosa App si impadronisce del suo Smartphone: WhatsTrue. Riccardo non può fare a meno di scaricarla, nonostante tenti di arginare la pubblicità che continua a comparire sullo schermo, obbligandolo quasi ad effettuare il download. Inizialmente nulla sembra cambiato, a parte il colore dell’icona dell’App di messaggistica sul cellulare, passato da verde a rosso, finché alcuni messaggi di Anna iniziano ad essere preceduti da una scritta sinistra: invece di “Anna sta scrivendo…”, Riccardo legge: “Anna sta mentendo…” e non può credere ai propri occhi. Forse si tratta di uno scherzo? O di qualche nuova trovata pubblicitaria con un software che tira a indovinare se qualcuno stia mentendo o meno? O, invece, in questo insolito rilevatore di menzogne si cela qualcosa di veritiero, ma inquietante? In una lucida e inesorabile discesa verso l’abisso della paranoia, Riccardo vede sgretolarsi nuovamente il suo piccolo mondo, mentre il tarlo che le persone che lo circondano siano solo false e ipocrite non abbandona la sua mente, in un gioco psicologico che lo vede perdente già in partenza.

Ricordate Duchesne, il Blogger che, qualche anno fa, divenne famoso per la sua tagliente ironia con il romanzo “Studio Illegale”, ispirato al suo divertente Blog nel quale, con sottile sarcasmo, prendeva in giro gli ex colleghi avvocati? Ne è passato di tempo da quel primo libro scritto sotto pseudonimo, dal quale è stato tratto il film con Fabio Volo e, oggi, Duchesne torna a metterci orgogliosamente la faccia, firmando col proprio nome e cognome, Federico Baccomo, un romanzo tra i più originali degli ultimi anni, Anna sta mentendo, edito da Giunti. Sarà che ormai è uno scrittore a tempo pieno, sarà che ha pienamente colto il senso di precarietà dei rapporti di oggi, fatti di chat ed emoticon. Federico Baccomo ha ideato una storia che ricalca i ritmi incalzanti dei vecchi telefilm Twilight Zone – Ai confini della realtà, a cavallo tra realtà e fantascienza, nei quali esseri umani qualunque, proprio come Riccardo, vengono messi alla prova e portati ad avere reazioni estreme di fronte a fatti inspiegabili. Esattamente come nel vecchio telefilm gli abitanti di Maple Street sono convinti che gli alieni siano atterrati nella loro tranquilla stradina americana, Riccardo, pian piano, inizia a convincersi che quella misteriosa App possa davvero rilevare le piccole menzogne che tutti i giorni ci raccontiamo l’un l’altro e comincia a dubitare di chiunque lo circonda, oltre che di se stesso.

Avvincente come un thriller, ma emozionante come una storia d’amore, il lettore non può fare a meno di immedesimarsi col protagonista di questo romanzo, sentendosi sempre più turbato e vulnerabile, come accade a Riccardo, in un crescendo di adrenalina degna di un film d’azione, con un’introspezione psicologica vibrante e un epilogo che non delude affatto.

Una sola domanda ci rimbomba in testa, proprio fino all’ultima pagina: e se fosse tutto vero? Non ci resta che arrivare alla fine per scoprirlo. Ma proprio alla fine delle nostre sciocche certezze…

Alessandra Rinaldi

Dior festeggia i suoi primi 70 anni!

Dior compie 70 anni, e non è mai stato così giovane, affascinante e alla moda! La magia della casa di moda più famosa al mondo nasce nel 1947 con il suo fondatore il mitico Christian Dior, che ha reso celebre il marchio lanciandolo in tutto il mondo! Dior gestisce la casa di moda per dieci anni, conquistando anche la copertina del Time, impresa senza precedenti prima di allora, fino alla sua morte nel 1957 a Monetecatini Terme. Monsieur Dior ha ridato dopo la guerra la gioia di vestirsi di nuovo alle donne senza paura di mostrare la loro prorompente femminilità con l’uso smodato di tessuti drappeggiati e tagliati per le famose e celeberrime gonne e vestiti a ruota, cifra stilistica del suo lavoro. La prima sfilata venne fatta a Parigi, al 30 di Avenue Montaigne, alle dieci e mezzo di mercoledì 12 febbraio del 1947, la prima indossatrice si chiamava Marie-Thérèse, fino a pochi mesi una segretaria in cerca di impiego che aveva risposto alla richiesta di un giovane couturier siano ad allora sconosciuto che cercava modelle, le signorine che rispondevano all’annuncio erano signore esperte in un altro tipo di lavoro e spesso rispondevano perché credevano che in quell’annuncio e in quella richiesta si celasse la ricerca di donne per una casa di appuntamenti, ma il destino le aveva premiate trasformandole in modelle Dior! Basta quel défilé per creare una leggenda e a battezzare la sua cifra stilistica come “New Look” che conquisterà il mondo! Alla sua morte nel 1957 subentra il suo allievo giovanissimo, aveva solo 24 anni, Yves Saint Laurent che con la sua collezione “Trapeze” salva la casa di moda, anche se il suo posto come direttore della casa di moda dura solo tre anni, fino al 1960, per la sua ricerca incessante di piegare il rigore del passato della casa di moda con le atmosfere eccitanti e tumultuose del presente. Viene sostituito dal più rigoroso e formalista Marc Bohan, che ha gestito la casa di moda dal 1961 al 1989, per quasi vent’anni con uno spirito conservatore attento alla tradizione del passato a costo di rigettare la contemporaneità e il nuovo! Nel 1989 sbarca a Parigi Gianfranco Ferré che resterà fino al 1996 e che si limiterà a rendere omaggio al celeberrimo Dior dando alla casa di moda un’ immagine fastosa e monumentale! Nel 1996 c’è una piccola rivoluzione in casa Dior con John Galliano, che innova moltissimo il marchio anche con campagne pubblicitarie geniali che aiutano tantissimo a vendere magliette, bijoux e accessori e lingerie. Manda in passerella donne di malaffare della Shangai anni ’20, clochard di lusso, attirandosi l’ira praticamente di tutti, insomma ribalta la figura del marchio, anche se verrà licenziato dalla casa di moda per alcuni video xenofobi e lanciati sul web.

Nel 2012 si cambia di nuovo ed è la volta di Raf Simons, che fonda la sua cifra stilistica sullo studio dei tessuti, delle forme e delle fantasie del fondatore Dior, creando un linguaggio sofisticato e sognante che all’inizio funziona però poi rischia di diventare un po’ troppo asettico e intellettuale. Adesso tocca alla italiana e finalmente donna Maria Grazia Chiuri che prima interprete femminile del gusto Dior si rivolge direttamente alle donne, regalandole eleganza, libertà e grazia con un’eleganza senza tempo. Lo stile di Christian Dior rimarrà indelebile in tutti i suoi successori, quella voglia di eleganza, femminilità senza tempo delle donne, l’uso smodato dei tessuti, ma anche il total look, il primo che lanciò il life style interamente Dior, che imponeva una visione totale e appagante non solo del guardaroba della donna ma anche del profumo, accessori, bijoux , che resero ricco e famoso il marchio anche oltreoceano, tutti questi elementi rimangono a tutt’oggi la grandezza e la cifra stilistica della divina casa di moda Dior.

Vanessa Aresu

Il movimento creativo di Giovanna Barbero

MOVIMENTO CREATIVO

Elaborare linguaggi espressivi personali.

Un laboratorio inteso come luogo di crescita personale, di espressione libera e creativa delle proprie emozioni. Un luogo fertile di esplorazione e apprendimento attraverso stimoli ed esperienze dove ognuno ha la possibilità di far emergere il proprio linguaggio espressivo e potenziarlo in un contesto non giudicante. Il corpo riprende la sua forma naturale di strumento da esplorare e conoscere per incentivare la fiducia in se stessi, la capacità di relazionarsi con gli altri e l’apertura allo spazio che ci circonda. Un ambiente che non giudica facilita il potenziale creativo ed espressivo personale.

Gli obiettivi sono:

-Sentire me stesso attraverso la sensazione.

-Riscoprire il mio strumento corporeo.

-Relazionarmi con me stesso con l’altro e con lo spazio.

-Potenziare la mia vita emozionale ed espressiva.

-Disegnare lo spazio con il mio corpo ed i suoi ritmi e suoni.

La metodologia si colora su di un percorso sensoriale partendo da una ricerca individuale per evolversi ad una costruzione di relazione e scambio collettiva. Lavorare con la creatività del movimento permette di coinvolgere le personalità molteplici e differenti in una composizione guidata che nasce da un’interazione spontanea durante il lavoro insieme.

 

LABORATORIO DI TEATRO e IMPROVVISAZIONE

CONOSCERE SE STESSI E LIBERARE LA PROPRIA CREATIVITÀ.

Tutti possono fare teatro a prescindere dall’età e dalla condizione. Il teatro è un opportunità per mettersi in gioco e scoprire le proprie potenzialità, anche nella vita futura, nelle relazione sociali e nel lavoro.

Il laboratorio mira a far vivere a tutti i partecipanti il teatro come un’occasione spazio/temporale per mettere in gioco e scoprire le proprie potenzialità. Saranno proposte modalità espressive differenti e nuove affinché i modi per comunicare diventino uno, cento, mille e senza confini tra loro passando dal movimento allo spazio, dal ritmo alla voce fino ad arrivare ad una scrittura.

Gli obiettivi del laboratorio sono:

-raccontare quelle storie che sono già insite nell’intimo umano di chi vi prende parte

-sviluppare quella coscienza creativa e naturale che ognuno di noi ha

-raggiungere una conoscenza maggiore di se stessi per potersi meglio relazionare all’altro e all’ambiente che ci circonda.

La metodologia utilizzata dell’improvvisazione offre ad ogni partecipante la possibilità di potersi esprimere facendo nuove e diverse esperienze delle proprie abilità, andando oltre i confini dell’abitudine. L’improvvisazione stimola la curiosità e l’apertura all’ascolto, stimola a liberarsi dalle abitudini ed espandere il nostro potenziale espressivo. L’arte dell’improvvisazione si costruisce e si identifica sul lavoro di gruppo, la comunicatività, la creatività la capacità di correre dei rischi su ciò che non si può prevedere.

Giovanna Barbero

 

Tutti pazzi per Indiana Jones!

Pasqua è appena finita e, come di tradizione, ognuno se ne torna a casa con la sorpresa trovata nell’uovo. Chi un portachiavi, chi un ciondolo, un giocattolo o dei cioccolatini.

Ora, alzino la mano tutte le donne che avrebbero preferito trovarci dentro, in carne e ossa e con tanto di fiocchetto, Indiana Jones con cappello e sorriso sghembo. Magari non quello leggermente stagionato dell’ultimo film. Diciamo il bell’archeologo di frusta munito dei tempi d’oro, ecco. Tanto perché le donne si accontentano sempre, eh.

Mettendo da parte sogni post-pasquali, resta il fatto che indubbiamente Indiana Jones si, fin dalla sua prima uscita nel lontano (ma nemmeno tanto) 1981 un’icona di bellezza maschile difficilmente superabile. Sicuramente impossibile da dimenticare. Harrison Ford era allora un giovane attore poco conosciuto, fresco fresco di partecipazione al cast del primo Guerre Stellari, in cui interpretava la parte del contrabbandiere Han Solo. Proprio l’essersi fatto notare in quella performance, unita al fatto fortuito che Tom Selleck l’attore contattato per primo per il ruolo di Indiana avesse appena rinunciato alla parte, lo lanciarono nel tunnel di un inarrestabile successo di pubblico.

Il personaggio del professor Jones non ha certo bisogno di presentazioni: archeologo americano dallo stile spiccatamente cowboy, professore praticamente per hobby ne prestigioso Marshall College, con le sue avventure ha incantato generazioni di spettatori. Oltre ad avere il merito di aver velato di mito una branca di studio prima piuttosto ignorata dai non addetti ai lavori, e di per sé un tantino noiosa come l’archeologia. Se il volto è stato prestato da Harrison Ford, gratitudine incredibile e fama imperitura vanno al creatore del personaggio di Indy, ovvero il mitico George Lucas. È stato lui ad inventare il personaggio, e le sue prime, indimenticabili avventure. Il successo del personaggio si deve anche a questo: immerso in un periodo affascinante e complicato come la fine degli anni Trenta, (la cosa garantiva anche di dargli come antagonisti nientemeno che i nazisti, i supercattivi più cattivi di sempre), atmosfere esotiche e retrò, alcuni dei più grandi misteri dell’umanità. Perché ancora adesso, dopo fiumi di inchiostro e pellicola utilizzati per sviscerarne i segreti, il destino e la leggenda di oggetti come l’Arca dell’Alleanza, e il sacro Graal, suscitano un’enorme curiosità. E poi c’è poco da fare, a parlare di misteri religiosi si fa sempre centro. Non è un caso che la prima volta che lo vediamo in azione, Indiana Jones sia alle prese con il ritrovamento dell’Arca dell’alleanza, prima che i seguaci della svastica gli soffino la scoperta. Se gli effetti speciali un po’ datati a noi smaliziati spettatori di oggi fanno un po’ sorridere, di sicuro ancora reggono perfettamente la struttura solida del film, la sua scanzonata scorrevolezza e il sottofondo misto di storia e leggenda. Il seguito di Indiana Jones e i predatori dell’Arca perduta, (frase peraltro entrata nel novero dei cult e rimaneggiata mille volte in questi decenni), Indiana Jones e il tempio maledetto, sembra avere poco a che fare col primo: stavolta si punta più sul fattore esotico, spostando il mitico nel cuore dell’India, e se si ha sempre a che fare con il divino e il sovrannaturale, magia e superstizione hanno sostituito la fede.

Una menzione speciale va però al terzo capitolo, quello originalmente pensato per essere l’ultimo. Indiana Jones e l’ultima crociata riprende le tematiche del primo film. La caccia è aperta al Sacro Graal, che se non promette l’onnipotenza al suo possessore come l’Arca, garantisce però l’immortalità. Una cosa da niente. Tornano i cattivissimi nazisti in pompa magna, ma soprattutto a rendere unica questa pellicola è l’apparizione di un nuovo, formidabile personaggio: Henry Jones, il padre di Indiana. Onore a chiunque abbia scelto Sean Connery per interpretarlo. Nonostante i due attori protagonisti avessero solo dodici anni di differenza, ogni loro interazione risulta credibile. Inoltre, l’aver inserito la dinamica padre-figlio ha dato spazio ad una comicità sorniona molto più spiccata rispetto ai precedenti due film. Il cocktail di fattori regge, e L’ultima crociata resta forse il miglio film della serie.

Un discorso a parte andrebbe fatto per il quarto film, Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo, uscito appena nel 2008. Insomma, è vero che quando una cosa bella finisce vorremmo tutti che riprendesse, ma siamo sicuri che ritrovare il professore sullo schermo, alla veneranda età di settant’anni e con tanto di figlio spaccone al seguito sia proprio una buona idea? I fan non sono rimasti troppo convinti. Nel frattempo però George Lucas e la sua casa di produzione hanno venduto i diritti sulla serie di Indy, e già si pensa ad un quinto film, magari con Chris Pratt nei panni del giovane professore. In pratica si vorrebbe replicare la fortuna del personaggio di James Bond, affidato di volta in volta a numerosi attori.

Be’, fate vobis. I fan di lunga data si terranno stretto il loro mito delle origini, con la sua prima, impagabile trilogia.

Certi miti semplicemente non si sostituiscono.

Diletta A. Parisella