Il Sigillo degli Acquaviva. Intervista a Ornella Albanese     

Lo scorso aprile è tornata in libreria Ornella Albanese, con il suo nuovo romanzo storico Il sigillo degli Acquaviva, pubblicato da Leone Editore e già invitato per il Premio dell’Accademia “Res Aulica”.

Il sigillo degli Acquaviva è un romanzo storico, con una buona dose di mistero e suspense, senza dimenticare la componente romance, genere del quale questa autrice è una delle più stimate firme italiane. Una caratteristica dei libri di Ornella Albanese è quella di essere, in realtà, strutturati attraverso una commistione dei generi: seppure classificato come romanzo storico, di fatto non è etichettabile in maniera cosi rigida e non è un caso che Leone Editore abbia deciso di inserirlo nella collana Sàtura, dedicata “ai romanzi che non sopportano le costrizione dentro le gabbie della narrativa di genere”.

Ritmo incalzante e scrittura senza fronzoli ma sempre in sintonia con il contesto storico. Nulla è lasciato al caso, dalla scelta dei vocaboli alle location, che permettono al lettore di vivere atmosfere ormai lontane da noi. Si ha la sensazione di immergersi nelle pagine, arrivando a calpestare il mosaico pavimentale della cattedrale di Otranto al fianco del monaco Pantaleone e di vivere tra le sale di pietra dei castelli arroccati in Abruzzo, passando dall’azzurro mare della Terra d’Otranto ai versanti rocciosi del Gran Sasso.

Conosciamo meglio Il sigillo degli Acquaviva parlandone con l’autrice.

Protagonista di questo romanzo è Yusuf Hanifa, medico guerriero saraceno che, per chi ha letto i precedenti romanzi di questa trilogia, non è un perfetto sconosciuto. Chi è Yusuf Hanifa?
Il Sigillo degli Acquaviva è la storia del saraceno Yusuf Hanifa e della mosaicista Sara dei Sassi, sullo sfondo di un medioevo sicuramente buio, ma con forti spiragli di luce nel campo dell’arte, della medicina e della cultura.

Yusuf Hanifa è un guerriero crudele ma sempre leale, con lo sguardo più affilato della sua scimitarra. Un uomo che sembra non conoscere sconfitte e che si strappa dal cuore ogni radice, ogni legame e qualsiasi ricordo che lo leghi al passato. Di conseguenza non appartiene a nessuno, né a un sovrano, né a una terra, e neppure a una donna. Fin quando non incontra Sara dei Sassi.

La storia comincia nell’antica Otranto, dove il misterioso mosaico della cattedrale è stato appena stato completato. Poi si sposta nel deserto dei Padri in Terrasanta, un mondo di dune sabbiose e di bivacchi, di sole abbacinante e di notti fredde, di donne velate e di padri inflessibili. E si conclude nella valle dei feudatari, alle falde del Grande Sasso, dove c’è un mistero da svelare nell’antico castello degli Acquaviva.

Figura femminile protagonista in Il sigillo degli Acquaviva è Sara dei Sassi, giovanissima nobildonna e abilissima artista che si muove controtendenza per seguire i suoi sogni, da dove nasce l’idea di questo personaggio?
Dalla necessità di delineare una protagonista che non fosse oscurata dall’innegabile carisma di Yusuf Hanifa. Credo di esserci riuscita con la mosaicista Sara, una giovane donna bella e intrepida, che svela pian piano i suoi misteri e che fa della ribellione la sua forza. Lei è divisa tra quelli che sono i doveri filiali di una giovane donna del XII secolo e la belva che le ruggisce dentro spingendola invece a ribellarsi. Era l’unica che potesse incrinare l’impenetrabile corazza di Yusuf Hanifa.

Nel romanzo si rileva una documentazione approfondita, con fatti e personaggi storici ricostruiti all’interno della narrazione, accanto a figure di fantasia, oltre a una minuziosa descrizione della quotidianità e delle pratiche di tempi ormai lontani. Come precedi per documentarti?
Alla base di un romanzo storico c’è sempre una corposa ricostruzione perché solo così la storia inventata può assumere una credibilità che altrimenti non avrebbe. Quindi edifici e paesaggi ricostruiti come dovevano essere quasi mille anni fa, personaggi storici colti in situazioni che li rappresentino, come Pantaleone di Casole, il Saladino, Boemondo, il leone di Antiochia, e anche il gruppo dei feudatari della valle del Gran sasso, tutti realmente esistiti.

Ma il lavoro di ricerca coinvolge anche ogni aspetto della vita quotidiana. In un romanzo storico, si può scrivere che il locandiere “versò del vino nei boccali”, ma è sicuramente più ricco di suggestioni scrivere che versò: “vino profumato dell’isola di Lemno”. Una breve frase che è il risultato di una ricerca. E se mi serve una tintura per capelli, mi viene in aiuto, con un’antica tintura saracena, Trotula De Ruggiero, che nell’XI secolo operò nell’ambito della scuola medica salernitana. E potrei citare infiniti esempi.

Il Sigillo degli Acquaviva: come in genere le tue opere, sono romanzi collettivi, dove i tanti personaggi secondari non sono marginali, bensì tutti essenziali per lo svolgimento della storia. Tra loro qual è quello/a che hai amato di più mentre prendeva vita sulle pagine? A quale dedicheresti una nuova storia?

Questo perché i miei personaggi non sono mai secondari. Nel momento in cui mi occupo di loro, diventano protagonisti, sia pure di una pagina o di un solo paragrafo. Da qui il ruolo chiave che quasi tutti si trovano a ricoprire. Inoltre mi piace giocare con un intrigante dualismo, che dà loro spessore e mistero: infatti non sono quasi mai come sembrano.

Il mio personaggio preferito, per la sua capacità di essere protagonista ogni volta che appare, è Rainaldo il folle, un giovane uomo dagli occhi diversi, molto temuto perché dotato, forse, di oscuri poteri.

Un’ultima curiosità, riguardo alla struttura della narrazione. Come accade in genere nei tuoi romanzi, i fili della trama si annodano finché le situazioni non vengono svelate poco a poco e sempre con una certa dose di mistero: è una tua tecnica?
A me piace far perdere e poi far ritrovare il lettore nel corso della narrazione, e mi piace anche sorprenderlo. La struttura narrativa a mosaico risulta quindi perfetta allo scopo. Si deve prestare attenzione ai minimi dettagli, cioè i piccoli tasselli da inserire al posto giusto, e allo stesso tempo non perdere di vista il disegno generale. Si procede con colpi di scena, rendendo mutevole la realtà, ogni tassello aggiunge qualcosa e anche quelli che sembrano trascurabili si rivelano poi decisivi per comporre l’immagine finale.

Permettetemi di citare una frase del romanzo:

“I colori si aggregavano ai colori, le linee si chiudevano armoniose, le tessere di pasta vitrea si alternavano a quelle di calcare affinché il loro splendore illuminasse l’opacità delle altre”.

Ed è proprio questo che ho cercato di fare nel romanzo: dare un risalto luminoso a un secolo definito buio e a personaggi spesso tenebrosi.

L’autrice – Ornella Albanese. Ha cominciato a pubblicare giovanissima. È stata inizialmente autrice di otto romanzi contemporanei, prima di passare allo storico. Parliamo di quattordici romance storici e due riedizioni per Mondadori periodici, tra cui 2 trilogie. Per Leggereditore ha pubblicato nel luglio 2011 L’anello di ferro e nel 2012 L’oscuro mosaico, ripubblicato anche da Fanucci. Per quest’ultimo romanzo ha ricevuto molti riconoscimenti, tra i quali il Premio Internazionale Castrum Minervae.

 

Sara Foti Sciavaliere

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Sana 2017: tante novità da scoprire

Andiamo con ordine: cos’è il SANA? Le eco-bio lovers sapranno sicuramente di cosa sto parlando. Il SANA, Salone Internazionale del Biologico e del Naturale, è una delle fiere più acclamate e attese nel settore dei prodotti biologici e naturali.

Le tre principali aree tematiche di questa manifestazione sono:

  • Alimentazione biologica.
  • Cura del corpo naturale e bio (inclusa la sezione salute e benessere).
  • Green lifestyle, cioè tutti i prodotti naturali per il tempo libero, la casa e il vivere “verde”.

Dopo aver trascorso una giornata intera in Fiera a intervistare i portavoce dei vari brand, oggi su Pink Magazine Italia vi parlerò di quei prodotti che più mi hanno colpito e che mi piacerebbe farvi conoscere.

Mi ritengo una discreta conoscitrice dei prodotti eco-bio, sono ormai anni che ho abbandonato i prodotti “classici” per la cura e il benessere della persona – quelli della grande distribuzione per intenderci – per abbracciare una filosofia di consumo più etica, attenta all’ambiente, alla salute e al trattamento degli animali.

Perché eco-bio significa avere la garanzia di prodotti con determinate certificazioni (ICEA, ECOCERT, AIAB ecc.) che si traducono in un minore impatto ambientale grazie a sostanze prettamente biodegradabili e non inquinanti, l’assenza di crudeli (e inutili) test sugli animali, la garanzia di un INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients) privo di “schifezze” come petrolati, parabeni, tensioattivi derivati dal petrolio, siliconi e tutta una lunga lista di sostanze che sarebbe meglio evitare, visto che entrano a diretto contatto con la nostra pelle.

Questa prefazione doverosa mi è servita per farvi entrare nel mood del SANA.

Ma andiamo al sodo, parliamo dei brand.

Una delle prime menzioni va a Purophi, azienda che ha vinto il premio Novità #BloggerForSANA con la sua innovativa Inhibition Mask, una maschera facciale compressa all’interno di una confezione push-and-go, che grazie ai suoi principi attivi presenti in elevate concentrazioni – vitamina C stabilizzata, bioliquefatto di tartufo bianco, oligopeptide da ibisco – inibisce, appunto, per alcune ore (l’effetto è reversibile) la contrazione muscolare, mimando quindi il botulino. In più protegge le cellule dai radicali liberi e aiuta a ridurre le macchie dell’età. Sarà disponibile in astucci di plastica riciclabile contenenti 5 maschere monouso, realizzate in viscosa naturale e – ça va sans dire – biodegradabili al 100%.

Per le maniache della chioma perfetta, Alkemilla propone ben quattro nuove tipologie di prodotti. La nuova linea, presentata al SANA, si chiama K-HAIR e comprende:

  • Shampoo Lucidante: con estratti di arancio, camomilla, limone, ortica e pantenolo; promette capelli morbidi, lucenti, super idratati.
  • Shampoo Volumizzante: proteine della soya, avena, mandorle, miglio e girasole solleveranno anche le chiome più piatte, per capelli vellutati e soffici.
  • Styling Mousse: una morbida mousse per definire (senza incollare) i ricci, con un effetto brillantezza e morbidezza garantito.
  • Extra Volume Spray: dedicato ai capelli fini, oltre ad amplificare il corpo e la struttura del capello, la presenza del sale marino ha un effetto di rimineralizzazione e ossigenazione del cuoio capelluto.
  • Lacca Spray: fissaggio deciso, zero residui e super brillantezza, questi i punti forti della lacca di Alkemilla che grazie agli estratti di lino, mandorle dolci, girasole, avena e miglio non solo fissa l’acconciatura ma idrata i capelli con un’azione anti radicali liberi.
  • Cristalli Liquidi Naturali: alleati indispensabili per donare un effetto ultra glossy ai capelli. L’acido ialuronico e la vitamina E nutrono in profondità la fibra capillare. Disponibili in quattro diverse varianti, a seconda del colore dei capelli: biondi, castani, mori, rossi.

Maternatura – di cui, se non l’avete ancora provata, vi consiglio la maschera capelli ristrutturante ai semi di girasole, effetto “resurrezione” – propone una linea interamente dedicata a Lui: Top Man. Texture leggere e di rapido assorbimento, packaging originale ed essenziale, profumazioni aromatiche e intriganti.

La linea è composta da quattro referenze:

  • Bagno&Shampoo Energizzante al Baobab: ideale per uso quotidiano, è un prodotto multitasking, proprio come piace agli uomini, per la detersione di corpo, barba e capelli.
  • Balsamo Barba e Capelli Ammorbidente all’Alloro: un 2in1 barba/capelli, nutritivo, districante, ammorbidente e ristrutturante, si può usare con o senza risciacquo… cosa volere di più?
  • Crema Viso Idratante ed Energizzante al Patchouli: una crema anti-age ad effetto tonificante ed energizzante.
  • Lozione Rinfrescante Post Rasatura all’Aloe: trattamento after shave super leggero, rilassante e idratante; lenisce le irritazioni da rasoio grazie ad aloe e camomilla, protegge l’epidermide con gli estratti di limone e rosmarino.

Un plauso particolare va a L’Erbolario per l’allestimento degli stand: raffinato, elegante e ben congeniato. Le novità proposte da L’Erbolario sono diverse, a partire da due nuove linee le cui profumazioni, provate personalmente, sono davvero ottime.

  • Indaco: la linea è composta da Profumo (in tre formati), Bagnoschiuma, Crema Corpo, Sapone Profumato, Fragranza per Legni Profumati e Beauty Pochette (contenente tre mini taglie). Le note dominanti della linea Indaco sono il geranio d’Egitto, la polvere di cacao, il patchouli dell’Indonesia, la vaniglia del Madagascar e vetiver indiano. Le formulazioni dei prodotti assicurano una detergenza delicata e un’idratazione profonda.
  • Lillà Lillà: una profumazione avvolgente e sensuale creata dalle note dei fiori del lillà, il neroli, labdano, ambra e cedro. Questa scia olfattiva vi accompagnerà nei vari prodotti, Bagnoschiuma, Crema Profumata per il Corpo, Sapone Profumato, Fragranza per Legni Profumati e una Beauty Pochette con tre mini taglie. Ingredienti pregiati, come burro di cocco e olio di cotone, lasceranno la vostra pelle nutrita ed elastica.

Parliamo di Alta Natura, questa azienda made in Italy si occupa di Nutraceutica e Fitoterapia di alta qualità. Attenti al benessere del consumatore, propongono una vastissima gamma prodotti a elevato standard qualitativo. Non troverete negli ingredienti PEG, SLS, MLS, SLES e parabeni.

Impossibile farvi l’elenco completo delle loro referenze, Alta Natura offre davvero una serie di soluzioni che spaziano dagli integratori dietetici, energetici e cosmetici naturali.

Vi segnalo la linea Be Dren, un concentrato di attivi contenuti negli estratti (puri), ottimi per il drenaggio dei liquidi, per le funzioni depurative dell’organismo, per la funzionalità del microcircolo e il metabolismo dei lipidi.

Il mio consiglio è di andare sul loro sito – www.altanatura.com – e, con calma, guardare le varie proposte, ce ne sono per ogni esigenza (colesterolo, ritenzione idrica, allergie, integratori per lo sport, cura del corpo ecc.).

Spostiamoci in Australia, vi presento Nûdus e la linea Lip Euphoria. Non semplici rossetti ma veri e propri trattamenti per le labbra grazie alla formulazione unica che racchiude 27 ingredienti naturali attivi, nutrienti, antiossidanti e vitamine A, B, C, D, E e K. Un rossetto hand-made ricco di estratti biologici di fiori, frutta, erbe e minerali che in un solo gesto veste le labbra, nutrendole e rimpolpandole.

Al SANA quest’anno ho fatto altre due scoperte super interessanti, la prima riguarda i nostri amici animali e ci fa “rimanere” sempre in Australia. Sto parlando della Australian Bush Flower Essence, azienda specializzata in rimedi fitoterapici per il benessere e il riequilibrio emozionale.

Se di solito siamo abituati a vedere questo tipo di prodotti – come i Fiori di Bach – indirizzati per un uso umano, questa volta, con la linea Animal, il brand australiano dedica a loro una serie di rimedi per ogni necessità. Sono essenze facilmente somministrabili, dieci in tutto, la cui terapia “d’urto” prevede l’assunzione del principio scelto per un mese. Si combatte il mal d’auto, l’aggressività, lo stress da cambiamenti, la debolezza, la timidità, il mantello opaco, la perdita di tono ecc.

La seconda scoperta l’ho fatta grazie alla gentilezza e professionalità di uno dei portavoce del marchio Fit – Far Infrared Technology (azienda italianissima con sistema di certificazione ISO) che mi ha fatto scoprire i cerotti Fit Therapy, una serie di patch innovativi che donano sollievo dal dolore grazie al principio biofisico dell’infrarosso corporeo.

Questi cerotti, agendo come “specchio” degli infrarossi, permettono un aumento del microcircolo e favoriscono l’accelerazione dei processi riparativi e la capacità di detossinare il corpo in maniera più veloce.

Il nostro organismo riceve ed emette onde infrarosse che penetrano nelle sostanze organiche e nell’acqua, tali onde hanno la capacità di eliminare le tossine dal corpo, in quanto l’accumulo di queste tossine porta a un blocco della circolazione del sangue.

I patch Fit Therapy si applicano sul punto dolente, durano 5 giorni, sono resistenti all’acqua, non utilizzano medicinali e quindi non hanno controindicazioni, sono testati dermatologicamente e adatti anche alle pelli più sensibili.

I benefici sono svariati:

  • Migliorano il livello di ossigeno nel corpo.
  • Eliminano dal sangue grasso, tossine e componenti chimiche.
  • Riducono il livello acido del nostro organismo.
  • Donano sollievo dai dolori.
  • Migliorano il microcircolo.
  • Migliorano la qualità del sonno.

Dedicato alle donne, a tutte le lettrici di Pink, sarà il patch Fit Lady – disponibile a partire da gennaio – un nuovo cerotto che promette di sollevare dai dolori causati dalla dismenorrea. Per l’esattezza si tratta di tre cerotti da applicare uno sull’ovaio sinistro, uno sul destro e uno sulla vertebra L3 (zona lombare); si lasciano in posizione per 5 giorni per alleviare tutte le sintomatologie fastidiose dovute al ciclo mestruale.

Ultimi ma non ultimi i prodotti di PuraVida Bio, sono tantissimi e non saprei da dove cominciare, vi cito la linea High Performance che ha delle vere chicche come i tre sieri viso e il trattamento rimodellante per il corpo. Deliziosa la linea Baby, dedicata ai cuccioli d’uomo, super profumata e allegra; la linea Experience con creme corpo e bagnoschiuma che vanno annusati per capire quanto sono buoni.

La panoramica sul SANA 2017 finisce qui, ci tengo a dire che questo articolo racconta solo una parte di tutte le bellezze che ho avuto modo di scoprire durante la fiera, ma per ovvie ragioni non ho potuto descrivervi ogni prodotto… altrimenti finireste di leggere giusto in tempo per l’edizione del 2018!

Però voglio menzionare gli altri brand che, secondo me, sono meravigliosi e assolutamente meritevoli delle vostre attenzioni.

Magari, quando andrete in una bio profumeria della vostra zona (se siete di Roma vi consiglio la fornitissima Lilium Bio Profumeria) provate qualcosa di: Essere Cosmetici, Biofficina Toscana, Domus Olea Toscana, Naturaequa, Mossa, Madara, Veg-up, BioMarina, La Saponaria, Puro Bio.

Eleonora Della Gatta

 

 

Andrea Mattioli, Superman e la Cola

Drinking with L. A. Un drink con Alessandra Lumachelli

di Alessandra Lumachelli

Atmosfera da club, luci basse, suoni forti, molta gente che affolla la pista. È un sabato sera (di un po’ di tempo fa), e io mi trovo qua per intervistare Andrea Mattioli, un marchigiano che ha iniziato presto a frequentare locali per lavoro, riuscendo ad arrivare a mete importanti senza fermarsi mai. Sentiamo cosa ha da dirci, Amici? Ecco la nostra conversazione, in esclusiva per i follower di “Drinking”.

Se tu fossi un supereroe, che supereroe saresti e che superpoteri avresti?

Ah, questa è difficile! Un supereroe … ho sempre sognato Superman, quindi, i superpoteri sono i suoi: fa di tutto, vola e si sposta velocemente. Visto che il tempo è sempre poco!

Hai la macchina del tempo: dove vai? Passato, presente, futuro?

Andrei nel futuro, in una grande città. Sono curiosissimo!

Che cosa rappresentano per te la perseveranza, la tenacia?

È parte del mio carattere: non arrendersi mai. Andare dritto verso l’obiettivo, sempre comunque!

Il tuo drink preferito?

Un drink non alcolico: sono astemio. Bevo semplicemente Cola e limone.

Cosa puoi fare per salvare o per migliorare il mondo?

Nel mio piccolo, cerco sempre di migliorare quello che è il mio mondo, cioè il mondo dei club. Porto la mia esperienza, la mia passione, e cerco di fare qualcosa in più rispetto a quello che già c’è.

In alto i tumbler, Amici! Brindiamo al miglioramento dell’ambito in cui viviamo, senza fermarci mai. Alla prossima!

Who’s Who Per chi non lo sapesse…

Andrea Mattioli è un dj originario di San Benedetto del Tronto (AP), che inizia la sua carriera artistica a 18 anni. È stato direttore artistico di vari club abruzzesi e marchigiani. Nel 2003 diventa resident al “Plaza”, per poi trovarsi a collaborare l’anno successivo col famoso “Cocoricó”. Entra a far parte del team de “La noche escabrosa” (trasmissione radiofonica di musica house) e del “Diabolika” (Format del “NRG Club” di Ciampino). Nel 2009 fonda la propria etichetta discografica, la DIVA RECORDS, comprendente artisti riconducibili alla musica House e alla Techno.

“Il Fantasma dell’Opera”: storia di un Capolavoro, tra Letteratura, Cinema e Teatro

Chissà se Gaston Leroux avrebbe mai potuto immaginare che il suo romanzo, Il Fantasma dell’Opera, avrebbe avuto un successo tale da essere rappresentato e celebrato con ogni possibile forma d’arte, dal cinema al teatro, diventando il paradigma ideale per tanti autori esordienti, ma anche l’ispirazione per altrettanti capolavori moderni. È difficile credere che lo scrittore francese, pioniere del giornalismo, potesse prevedere questo trionfo a tutto tondo, fino agli anni duemila, per un romanzo per il quale si era a lungo documentato, cercando di rifarsi ai capolavori del genere horror, pur alleggerendo il carico di una tormentata storia d’amore con un mosaico di personaggi secondari quasi ispirati alla commedia dell’arte.

Miscela perfetta tra terrore e passione, la struttura interessante e la storia versatile del Fantasma dell’Opera hanno permesso a registi, sceneggiatori e autori di declinare questo romanzo in modi davvero sorprendenti, anche a seconda delle mode del tempo, esaltandone ora l’ossessiva storia d’amore che ne è il cuore, ora la tensione e la paura che ne costituiscono il corpo.

Ma come si può manipolare a tal punto una storia, da trasformarla ora in un film, ora in un musical, arrivando, perfino, a immaginarne un seguito? E cosa rende una trama idonea a essere cesellata a seconda del mezzo con cui si decide di tesserla?

Oltre alle sfumature tra il rosso e il nero, che uniscono sapientemente amore e morte, la vera forza di questa storia è nei personaggi principali. Erik, lo sfigurato e tormentato Fantasma che vive solo per la musica e la sua Christine, la cantante talentuosa e ingenua, a sua volta innamorata del bello e nobile d’animo e di stirpe Raoul, ma anche attratta dal misterioso fantasma. Si tratta di protagonisti profondamente legati ai canoni, ma anche versatili e a tutto tondo, che si prestano a riscritture sempre nuove e, allo stesso tempo, immortali e le cui vicende si snodano su uno dei luoghi più ricchi di fascino di sempre: il palcoscenico di un teatro.

A partire dalle vivide, seppur mute, trasposizioni cinematografiche dei primi del Novecento, “Il Fantasma dell’Opera” è arrivato fino a noi nel 2004 con la nota versione del regista Joel Schumacher, che ha portato sul grande schermo il musical scritto da Andrew Lloyd Webber, molto amato dal pubblico di appassionati, come dimostrano oltre trent’anni di repliche in tutto il mondo. A vestire i panni di Erik al cinema c’è un indimenticabile Gerard Butler, così bello e appassionato, che risulta difficile crederlo sfigurato, come il personaggio richiederebbe.

Alla fine degli anni Novanta, persino il re del cinema horror made in Italy, Dario Argento, ha voluto dire la sua con una pellicola sorprendente, seppur sottotono, in cui il Fantasma è un bel serial killer e la svampita Christine è interpretata da una giovanissima Asia Argento.

Di grande interesse è anche il seguito letterario immaginato dallo scrittore Frederick Forsyth, Il Fantasma di Manhattan, che ha ispirato, a sua volta, il seguito del musical, Love never dies, nato nuovamente dell’estro creativo di Webber. La storia riprende dalle vicende conclusive del romanzo di Leroux: Erik è riuscito a fuggire dai sotterranei dell’Opéra di Parigi e si è rifugiato a New York dove cova il suo odio, ma è ancora combattuto a causa della passione per Christine, dalla quale scopre di aver avuto perfino un figlio.

L’affascinante percorso di quest’opera dotata di un fascino così magnetico, da farla apparire sempre moderna, nonostante il romanzo risalga a più di un secolo fa, è senz’altro destinato a proseguire nel tempo, approdando magari anche a nuove forme di espressione come, ad esempio, una Serie Tv in piena regola (in Italia un tentativo di fiction è già stato fatto all’inizio degli anni Novanta), che riporterebbe nell’immaginario dei nativi digitali di oggi una storia magica e senza tempo. Chissà che qualche geniale produttore non ci stia già pensando, proprio in questo momento: Netflix Addicted incrociate le dita…

Alessandra Rinaldi

La storia d’amore della principessa Mako

Rinuncereste ai privilegi del vostro status regale per amore? Abbandonereste oneri e onori della corte per diventare comuni cittadine e vivere, per sempre, una vita “normale” accanto all’uomo che amate?

La principessa giapponese Mako, nipote dell’imperatore Akihito, ha avuto il coraggio di farlo.

L’anno prossimo, infatti, Mako sposerà Kei Komuro, suo compagno di studi. Il giovane, ora, lavora in uno studio legale a Tokyo, mentre la principessa  si è laureata in Giappone e ha conseguito un Master in Art Museum and Galleries Study.


Mako e Kei hanno venticinque anni, si amano oltre le apparenze e l’etichetta e hanno diversi interessi comuni, come la passione per la cucina e il violino.

La principessa è diventata una sorta di simbolo in Giappone, l’emblema del cambiamento, del superamento delle tradizioni.

Il passo decisivo, che la condurrà fuori dal Palazzo del Crisantemo, deve ancora essere compiuto ma, a quanto pare, l’imperatore non si opporrà. A dire il vero, Mako non è nuova a scelte audaci, in grado di sbalordire l’opinione pubblica

Ha studiato alla International Christian University di Tokyo, lei che proviene da una dinastia considerata per lungo tempo di natura divina (anche se, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, il sovrano dovette rinunciare ufficialmente a tale pretesa) e ha incontrato il suo futuro sposo in un semplicissimo ristorante dell’ateneo.

Per noi, donne occidentali, tutto ciò rappresenta la normalità, ma non è così per questa principessa che, a detta di molti, sembra una sorta di Kate Middleton “al contrario”, poiché da nobile diventerà presto una borghese.

La famiglia reale giapponese vive in una corte considerata soffocante, a causa di un’etichetta che non lascia spazio a emozioni personali ed è rigidamente codificata.

I suoi membri non hanno diritto di voto, non possiedono documenti, né un cognome, né conti o possedimenti. Il potere viene tramandato di padre in figlio, escludendo le donne. Fino a poco tempo fa non era neppure possibile, per l’imperatore, abdicare; per questo motivo il Parlamento ha modificato la Costituzione e alla fine del 2018, se non vi saranno ulteriori ostacoli, sul trono siederà il principe Naruhito.

L’eccesso di formalità è costato una lunga depressione alla principessa Masako, una borghese che ha rinunciato alla libertà per amore. L’esatto opposto di Mako.

L’imperatore, vecchio e stanco, vuole abdicare, sua nipote fuggirà dal palazzo, Masako affronta ogni giorno l’inflessibilità del dovere.

Per quanto tempo ancora il Crisantemo potrà serrare i petali intorno alle vite dei suoi sovrani?

Asia Francesca Rossi

Il MIF, l’acqua e i taxi

Drinking with L. A.

Un drink con Alessandra Lumachelli

di Alessandra Lumachelli

Una serata di un po’ di tempo fa, a Rimini. Ma mi fa piacere, tanto più che è ufficialmente iniziata la stagione dei festival musicali all’aperto, condividere con voi questo racconto.

Otto di sera, crepuscolo. Strade vuote, tutti a cena, tranne una signorina, di spalle, alla fermata degli autobus. Mi avvicino dicendo “mi scusi”, lei si gira imbarazzata, e siamo imbarazzate in due: io non immaginavo chi fosse,  lei presume che io non le stia chiedendo un’indicazione stradale, e non sa come fare a spiegarmi che le sue preferenze sessuali non includono me. L’imbarazzo (suo) si scioglie quando il mio “Mi scusi” prosegue con “Saprebbe indicarmi la stazione?”. La ragazza lascia andare il respiro trattenuto fino ad allora, sorride e addirittura mi accompagna fino ad un cartello stradale. Anch’io sorrido e la ringrazio. Senza sottolineare che no, tranquilla, neanche io avrei mai incluso lei nelle mie preferenze. E magari avremmo potuto scoppiare a ridere insieme. Ma ora le mie priorità sono altre. Trovare queste benedette navette taxi per il Music Inside Festival e ripararmi dalla pioggia, che ha iniziato, leggera ma insistente, a cadere fitta nella sera fresca. I taxi ci sono, certo, presi d’assalto da fan della musica techno, che non vedono l’ora di partecipare alla seconda edizione della rassegna musicale. Io sono sola e il tassista, dopo aver riempito la navetta con 6 ragazzi allegrissimi, mi fa accomodare al posto di fianco al suo, e subito si capisce che la tariffa concordata sul sito web è opinabile…

Arrivata, pago, scendo e ottengo sia il braccialetto omaggio che il pass per la stampa (due is meglio che one, lo dicono anche in una pubblicità!), e mi avventuro nel grande stabile della Fiera di Rimini, pieno zeppo di appassionati di musica provenienti, anche, da oltre confine. Nella hall, mi sento chiamare, mi volto: Lorenzo e Alessandro, proprio loro mi avevano indicato il nome di Mattia Duranti, colui che gestisce i contatti con la stampa (e che mi ha fornito di conseguenza il pass d’ingresso). È davvero tutto ben organizzato, nonostante la vastità della struttura edilizia e la complessità degli eventi in contemporanea.

Ci sono tre padiglioni, chiamati col nome di un colore, blu verde o rosso, quel colore che prevale negli effetti di luce al di sopra del palcoscenico, perché è di un palco (non di una semplice consolle) che si tratta, a sottolineare l’importanza dei dj che si avvicendano, a partire dalle 19:30 fino alle 04:00 del mattino. Vere e proprie star della nostra epoca, dato che siamo tutti in cerca di nuovi miti che ci facciano emozionare e sognare, oltre che ballare, ovvio. Da Sven Vath ad Alicante (che è già stato “ospite” di Drinking!!), a Ralf a Sam Paganini, a Sasha Carassai e molti molti altri, sino ad arrivare a Paul Kalkbrenner, che infiamma non solo la platea ma anche letteralmente la consolle. Quasi alla fine della sua performance, infatti, l’audio manca e lui ironicamente si siede sopra ai macchinari che fanno i capricci, restando con lo sguardo nel vuoto e attendendo. Nessun problema, ci sta: è il bello dei live, sapere che tutto è vero e vissuto nell’istante. Bevo un po’ d’acqua, gentilmente fornita dall’organizzazione. Per rientrare in hotel (stanchissima) cerco un taxi, ma mi fermo alla pensilina sbagliata, dove passano gli autobus!

Me ne renderò conto solo dopo aver chiacchierato con alcune persone, tra cui un giovane marocchino che ha ritenuto inutile pagare il biglietto del festival in quanto (così dice) ha già sentito tutti quei dj a Ibiza, quando faceva il cameriere in un locale. Incalzato dalla mia domanda sul nome del locale in questione, si impappina. Io intanto abbandono la pensilina, perché come un miraggio è apparso un taxi, fermato da me e da due ragazzi, di cui segno i nomi, Francesco e Lorenzo, perché si rivelano gentilissimi: loro che sarebbero scesi dall’auto molto prima di me, si incaricano di pagare l’intera corsa al tassista, Fabio, che lasciandomi davanti all’hotel, mi elogia con un complimento che si sente autenticamente vero (“è stato un piacere parlare con te”). Più che altro, abbiamo riso tanto: sono ironica, sempre, conversazione tranquilla e buffa talvolta. Che dire? Sicuramente, buona estate, buona musica e… stay tuned, alla prossima!

Tag: drinkingwithla, festival, Mif, musica, dj, acqua, taxi

Back to the 80’s!

Il detto “Non ripetere gli errori o, meglio, gli orrori del passato” sembra che non valga per la moda, che si ripete e ci ripropone ogni anno qualche must del passato che spesso invece di farci sentire belle, ci rende solo un po’ ridicole! A mio modesto parere ci sono diversi elementi del passato, soprattutto degli anni ottanta che non vorrei mai tornassero di moda:

  • I ciucciotti di plastica. Chi non si ricorda la moda odiosa degli anni ottanta di farsi enormi collane con appesi orribili ciuccetti di plastica? In colori sgargianti flou, che penzolavano dalle magliette senza alcuna dignità, decisamente anacronistici a prescindere dall’età di chi li porta.
  • Le treccine in testa. Un’altra moda caustica degli anni Ottanta era quella di farsi migliaia di treccine in testa, sui capelli lunghi, chiuse con altrettanti elastici minuscoli tutti colorati, che ci rendevano simili al mitico Ruud Gullit, femminili come una abat-jour, scomode, soprattutto nel momento di lavare e pettinare i capelli.
  • L’ombretto celeste. Era terribile colorare con l’ombretto celeste l’intera palpebra dell’occhio, che spesso non faceva cielo, ma occhio livido da incontro di box andato male, pesante anche per i lineamenti più delicati, che io mi sento di sconsigliare a tutti, anche a quelli con gli occhi chiari.
  • I pantaloni a zampa. Negli anni Settanta compaiono i terribili pantaloni a zampa ed è subito Cugini di Campagna: sono dei pantaloni che a meno che tu non sia una modella magra e alta due metri, ti fanno sentire un salsicciotto insaccato perché spesso erano da portare attaccati alla pelle, soprattutto i jeans. Qualche stilista li ha riproposti, consigliati solo alle più temerarie e nostalgiche del passato.
  • Il marsupio. Tremendo, sia per l’uomo che per le donne, era il marsupio, soprattutto quello colorato e di plastica, per l’uomo l’evoluzione del non più bello “borsello”, che ogni tanto vediamo ancora in giro a qualche turista tedesco in pendant coi calzini bianchi e il sandalo aperto, che ti strizzava il giro vita e aumentava la pancia, terribile portato con la camicia o sopra un paio di pantaloni eleganti .
  • Le tute di ciniglia. Tanto amate da diverse star televisive del panorama nostrano, le tute di ciniglia, per lo più Made in China, avevano la caratteristica di farti sudare a prescindere, perché completamente sintetiche, la ciniglia inoltre era di un colore lucido e cangiante che mentre correvi, o semplicemente camminavi, ti rendeva simile a un pagello impanato.

Con coraggio, faccio outing e dichiaro di aver messo ognuno di questi indumenti almeno una volta nella vita, volevo essere alla moda, non ho avuto un’infanzia travagliata, ma tutt’ora quando guardo le foto mi trovo terribile, per cui auspico ad un rinnovamento e innovazione della moda non a nostalgici tuffi nel passato che non rendono giustizia alla bellezza delle donne!

Vanessa Aresu 

Roberto Saviano al #SalTo 2017

Il Salone del Libro di Torino 2017 si intitolava Oltre i confini e ben ha coniugato questo spirito uno dei suoi protagonisti: Roberto Saviano. Lo scrittore ha fatto due interventi di massimo interesse, uno a Radio Radicale, e uno presso la sala gialla oltre a un lunghissimo firma copie; e non parlo per sentito dire ma per esperienza sul campo: allo stand Feltrinelli, la fila era più lunga di quella al museo egizio. Roberto arriva puntualissimo, preceduto dalla scorta che controlla lo spazio messo a disposizione da Radio Radicale, e appare sorridente e sereno, forse un po’ in imbarazzo per la stretta vicinanza con il pubblico, lo spazio era molto piccolo.

Inizia a parlare, è ipnotico, con un eloquio forbito ma chiaro, e racconta di come non esista più il racconto della verità ma come questa sia piegata dalle fake news che diventano in internet subito virali e quindi più difficili da smentire o confutare, parla dell’odio e delle valanghe di bugie a cui è spesso sottoposto soprattutto sui social, grazie ad una fake news è stato dato anche per morto con conseguente disperazione e sconforto della madre, che chiamava tutti i suoi assistenti a ripetizione ma incredula non si è data pace finché non ha parlato con lui in persona. Parla del violento attacco a cui è stato sottoposto per aver difeso le ONG e di come lo stesso Pasolini fosse vittima dei media e, non essendoci ancora internet o i social, avesse la fobia degli attacchi vergognosi subiti dai giornali e dai giornalisti di destra e sinistra indistintamente. Parla di Trump e di come sia stato eletto dal popolo americano non perché preparato o meritevole ma perché percepito, come vero in quanto, apertamente e vergognosamente maleducato, arrogante e presuntuoso ma proprio per questo giusto per vendicare gli americani dalle delusione delle precedenti politiche democratiche. L’incontro molto gradevole e intimo è durato un’ora piacevolissima che è volata via, lasciando tanti spunti interessanti. Dopo l’incontro con i Radicali, corro al firma copie già gremito di gente! Il pubblico di Roberto è eterogeneo e variegato: ci sono in fila adolescenti, ma anche signori e signore, perfino delle ragazze vestite da sposa che rappresentavano a loro modo la lotta contro la mafia con indosso dei vestiti sequestrati al ratchet mafioso, insomma sembra che lo scrittore piaccia un po’ a tutti, in maniera trasversale e tutti lo abbracciano, gli stringono la mano, lo ringraziano.

Il giorno successivo, dopo tre ore di fila, guadagno i primi posti per ascoltare il suo monologo. Parla di Falcone e di come in vita stesse poco simpatico ai suoi colleghi magistrati, per il solo fatto di essere forse più bravo. Roberto Saviano, con una certa rabbia, racconta di come per essere credibili agli occhi degli italiani bisogna morire, preferibilmente ammazzati; quando la prima bomba che serviva per uccidere Falcone non è scoppiata,  fu accusato di aver organizzato lui stesso l’attentato, come se la mafia non potesse sbagliare. L’intervento dura un’ora, la gente applaude stregata; lui saluta, ringrazia e va via.

Vanessa Aresu

Io viaggio da sola

In una società aperta e libera come la nostra, sicuramente la donna trova mille opportunità e mille stimoli, ma siamo sicuro che siano egualitari a quelli degli uomini? Io direi proprio di no! Ci sono ancora molti tabù e limiti per noi donne, uno di questo è per esempio, viaggiare da sole. Se un uomo viaggia da solo per lavoro o per piacere nessuno si preoccupa, né corre grossi rischi, una donna che viaggia da sola, soprattutto per piacere è ancora vista con sospetto, corre molti più rischi di un uomo e deve limitarsi molto di più, si ha la stupida credenza che se sei in viaggio da sola sei in cerca di qualcosa, di avventure o esperienze estreme che possono in qualche modo metterti in pericolo, ecco perché vi do qualche regola per tutelare i vostri viaggi e viaggiare da sole in tranquillità, non rinunciando al vostro divertimento:

1 – innanzitutto cercare di arrivare nella città che si visita, con un volo aereo del mattino o al massimo del pomeriggio, in modo da avere tutto il tempo con la luce del sole e in orari molto frequentati, di trovare con comodo il vostro albergo.

2- prenotare sempre prima l’albergo, il bad and breakfast o l’airbn, in modo da essere tranquille ed avere dei punti di riferimento quando arrivate nella città sconosciuta.

3- la notte preferibilmente muoversi con il taxi, per chi ama guidare e ha un buon rapporto con il navigatore, si può facilmente affittare una macchina a noleggio, sarà sempre più sicuro di passaggi con sconosciuti o mezzi pubblici .

Queste sono le regole principali che io seguo quando viaggio da sola, e capita spesso, per tutto il resto, è divertente e appagante trovarsi sola in una grande città e godersela a pieno, sia per lavoro che per piacere, è bello perché ti misuri solo con te stessa e con i tuoi limiti per affrontare sorprese o imprevisti che sono sempre il sale della vita, per cui mi sento di dirvi, non rinunciate a viaggiare da sole, perché si possono vivere e incontrare emozioni e persone magiche che ti aiutano a diventare una donna migliore, si possono conoscere tante persone e vedere ed incontrare luoghi magici in cui perdersi per poi ritrovarsi. Per cui divertitevi e andate in giro per il mondo senza paura di sentirvi sole o indifese, perché ogni donna ha una forza e delle risorse molto più grandi di quelle di un uomo, basta solo ricordare la maternità, credo che dio quando abbia fatto l’esempio del cammello che passava nella cruna di un ago pensasse al parto, se sei riuscita nello stesso anno a partorire, accudire il bimbo, la casa, fare sport e tornare in forma, supportando e sopportando tuo marito, credo che non ti possa fermare niente e che ti sia giustamente meritata una vacanza solo per te!

 

 

Ricky L., la verità e il vermentino sardo

Drinking with L. A.

Un drink con Alessandra Lumachelli

Da brava clubber, e da curiosa, se esiste la possibilità di intervistare un dj (o come lo chiamo io, un creatore di musica), ne approfitto e ne sono entusiasta. Nei club sembrano distanti, concentratissimi con le loro cuffie, e ci si domanda a cosa pensino, nel frattempo. Così, provo a chiedere alcune cose anche a Ricky L, che a prima vista sembra serissimo, ma in realtà è spiritoso e divertente. Si capirà in particolare nell’ultima “risposta-non risposta”! Partiamo, Amici? Intraprendiamo un altro viaggio insieme.

Se tu fossi un supereroe, che supereroe saresti e che superpoteri avresti? Può essere anche un personaggio dei fumetti.

Ricky: Non ho mai amato molto i fumetti. Potrei inventarmelo? [io: anche!] Ti potrei dire “Ermeto Pasqual”! Ha dei grandissimi poteri musicali: definirlo percussionista sarebbe riduttivo. Sinceramente non credo di avere mai avuto un supereroe preferito; Superman, Batman non mi hanno mai incuriosito più di tanto.

Se avessi la macchina del tempo, dove andresti? Passato, presente o futuro?

Ricky: Alessandra, me la metti su un piatto d’argento!! Io ovviamente cerco solo il presente, quindi, se avessi la macchina del tempo, cercherei esattamente il presente. Penetrandolo in ogni suo istante. Né prima né dopo.

Che cos’è per te la relazione? Che cosa è fondamentale per te in una relazione (amicizia, amore, lavoro…)?

Ricky: non ci ho mai pensato. Potrei dirti una serie di banalità … [io: no! Una cosa in cui tu credi veramente] Nella verità, direi, dove ci rientrano parecchie cose dentro: lealtà, rispetto, la verità! Come dice Brunori Sas. Molto bello, tra l’altro, quel pezzo.

Il tuo drink preferito?

Ricky: mi piaceva molto la grappa, ma ho smesso di berla. Mi piacciono i vini bianchi importanti, come il vermentino sardo. Non amo il vino rosso. [nel frattempo gli arriva un drink]. Cosa puoi fare tu per salvare o per migliorare il mondo? Ricky: [beve] [io rido: bere?!].

Allora, Amici, in alto i calici ricolmi di vermentino… perché a volte è necessario berci su! (Sempre con moderazione, mi raccomando) Alla prossima!

Alessandra

Who’s Who Per chi non lo sapesse…

Ricky L, alias Baffopizza, (nome d’arte di Ricky Luchini), è un dj indissolubilmente legato al club “Red Zone” di Perugia. A 11 anni ha il suo primo mixer, e a 15 fa il suo primo tour a Riccione come dj prodigio, suonando al “Vae Victis”. A 16 anni inizia col “Red Zone”, creato nel 1989 da Sauro Cosimetti. Famosissima la sua traccia House “Born again” del 2005, riproposta nel 2009 col titolo di “Born again 2010”, dato l’enorme successo riscontrato.