La bestia a due schiene di G. Trebeschi

La bestia a due schiene di G. Trebeschi – Oakmond publishing
Londra, fine ‘800. Tra i vicoli più oscuri e umidi del quartiere di Whitechapel, si consuma l’ennesimo brutale omicidio che porta la sanguinosa firma del crudele Jack lo Squartatore; il serial killer che lascia dietro di sè morte e terrore. Sui corpi delle povere donne che perdono la vita per mano sua, restano incise mostruosità e mutilazioni, il panico inizia a mischiarsi alla nebbia che aleggia come uno spettro su una Londra misteriosa e affascinante. Scotland Yard brancola nel buio e l’assassino sembra farsi beffa della polizia che si vede costretta a chiedere – in gran segreto – l’aiuto dell’irresistibile Lord Duncan Primerose, intraprendente aristocratico scozzese che s’infiltrerà in una compagnia teatrale che sta per mettere in scena la tragedia Shakespiriana dell’ Othello; dove gli investigatori sospettino che tra gli attori, si celi l’assassino. Duncan avrà il grave compito di entrare in questa compagnia in punta di piedi per cercare di studiare ogni possibile indizio utile, per arrivare a catturare il famigerato folle assassino. Duncan, punta subito gli occhi sull’attore protagonista Jack Hutchison – nonchè sospettato numero 1 della polizia – il quale si dimostra arrogante e subdolo; ma il suo profondo senso investigativo, lo porta a studiare anche tutto il resto del cast teatrale perché ogni attore nasconde segreti e vicissitudine inquietanti che, in un modo o nell’altro, lo legano al talentuoso quanto infimo Jack. L’irriverente Lord si ritroverà invischiato in una storia torbida e meschina che lo porterà sempre più vicino ad una realtà sconcertante che lascerà il lettore col fiato sospeso.

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La Torre del Diavolo

In uno degli Stati Americani meno densamente popolati come il Wyoming, si trova una montagna unica al mondo, una formazione geologica alta più di 1500 sul l.d.m che da sempre è fulcro di storie paranormali e antiche leggende dei nativi americani. Si eleva alta e oscura , sembra sia fatta di basalto (roccia di origine vulcanica) che placida osserva lo scorrere del tempo e imperante dello stupore e la meraviglia dell’uomo, continua imperterrita ad attirare geologi e visitatori. Signori e Signore, ecco a voi, la Torre del Diavolo!

Sembra essere appoggiata lì per caso, spoglia di alberi e vita, liscia e piatta sulle pareti tranne che per impressionanti solchi sui lati; appare come un gigantesco “albero pietrificato” che fa da sentinella al parco naturale (a cui ha dato anche il nome) che si estende tutto intorno, sul quale svetta silenzioso e magnifico regnando incontrastato. Questa terra è da secoli culla delle più antiche tribù di Nativi Americani, tra cui i Cheyenne, Kiowache e Lakota, che hanno decretato la montagna un luogo sacro e intoccabile. Proprio quest’ultimi la chiamavano Mato Tipila (Matȟó Thípila in lingua Lakota), che significa Torre dell’orso in quanto protagonista di una singolare leggenda che da secoli viene tramandata e che vede protagoniste sette bambine e alcuni orsi.

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Lillian Boxfish si fa un giro di Kathleen Rooney

Lillian Boxfish si fa un giro di Kathleen Rooney (8tto Edizioni)
“Ora, mentre cammino da Grimaldi verso Delmonico’s con lo stomaco pieno di Oreo e la testa di Chianti, vedo il mio pallido riflesso nelle vetrine oscurate a cui passo davanti, e non voglio né fissarlo né spostare lo sguardo altrove. Sono semplicemente Lillian Boxfish, ottantaquattro anni od ottantacinque. Nessuno che possa contraddirmi è ancora vivo.”

New York, notte di Capodanno del 1984: la Signora Lillian Boxfish – simpatica quanto eccentrica ultraottantenne – si prepara a festeggiare l’arrivo del nuovo anno nella sua amata città, tenacemente consapevole della sua solitudine e dalla quale scaturisce l’idea di affrontare l’arrivo del nuovo, passeggiando per le strade della metropoli.

Nonostante le insistenti richieste di suo figlio di lasciare New York e di trasferirsi vicino a lui e ai suoi nipoti, Lillian non riesce a prendere questa sofferta decisione perché è legata a doppio filo alla città simbolo dell’America, sin da quando ci si trasferì negli anni Venti, dove divenne da inesperta ma caparbia e volenterosa copywriter per l’importantissimo Macy’s, a pubblicitaria donna più pagata al mondo.

Ormai i tempi dei fasti e della gloria sono finiti e a Lillian restano la forza e i ricordi che saranno i suoi  compagni di viaggio più importanti durante questa lunga notte che vivrà passeggiando e riflettendo. Ogni passo un ricordo, ogni incontro casuale e semplice sarà fonte per Lillian di trovare confronto e in qualche modo, conforto. In un intreccio perfetto tra passato e presente, nulla la intimorirà neppure la notte più buia perché Lillian ha sempre affrontato la vita con la grinta e la perspicacia graffiante che l’hanno resa unica e inimitabile… lo scoprirete anche voi, scegliendo di accompagnarla in questa lunga e bellissima passeggiata tra le strade di una New York pericolosa e affascinante.

Mi ha fatto veramente bene leggere questo romanzo, conoscere Lillian Boxfish mi ha donato tanta forza ed energia. Non si può non amare un personaggio così: schietto, sublime, eccentrico e capace di rendere chiaro il concetto (a volte sottovalutato) che le Donne sono in grado di (s)muovere il mondo e di governare e vivere la propria esistenza con eleganza, unicità realizzando i propri sogni senza temere nulla, mai…

“L’inciviltà non è l’antidoto contro l’inciviltà.”

Buona lettura e buon viaggio!

Un matrimonio inaccettabile di Simona Liubicich

Inghilterra, 1899: nel castello dei blasonati Marchesi di Mainsfield, si sta tenendo l’importante festa d’apertura della stagione estiva; tutte le famiglie più in vista presenziano all’evento, tra queste c’è anche quella delle bellissime gemelle Catherine e Lisbeth Chevalier. Durante la festa, proprio quest’ultima viene colta in una situazione a dir poco imbarazzante con il dissoluto e libertino figlio dei padroni di casa, Lord Christian Howards; sarà la più morigerata sorella Catherine a salvarle la reputazione, facendo finta di essere lei.

Ma questa soluzione estrema porterà conseguenze altrettanto al limite, perché Catherine sarà costretta a sposare Lord Christian mascalzone bellissimo e affascinante che l’attira come l’ape con il miele. La giovane caparbia e combattiva cercherà di non cedere alle rigide etichette dell’epoca non riuscendo però, a resistere con la stessa facilità, a quel demone dalle perfette sembianze d’angelo; che invece per quello che sembra puro puntiglio, non vede l’ora di portarla all’altare perché non può lasciarsi sfuggire l’unica donna che gli tiene testa. Tra un battibecco e l’altro, i due saranno pronti ad accettare che il loro detestarsi, celi ben altro? Continua a leggere

Il mistero della Bella Addormentata

La storia che sto per raccontarvi ci porta a Friburgo – nella foresta nera in Germania – nel piccolo cimitero monumentale del paese che è stato luogo di sepoltura dei suoi cittadini per oltre 200 anni (dal 1683 al 1872); mentre ora è un vero e proprio monumento storico e naturale.


Proprio quest’ultima sembra proteggere il camposanto silenzioso e maestoso al tempo stesso, custode di ricordi, dolore e del mistero della tomba della Bella Addormentata, Caroline Catherine Walter, che riposa nel suo giaciglio eterno da oltre 150 anni.


Caroline nasce nel 1850, ma rimane orfana presto di entrambi i genitori; accanto a lei ha solo la sorella maggiore Selma. Le bambine dopo il grave lutto che le ha colpite, vengono affidate alla nonna che abita proprio a Friburgo. Crescono serene, forti, unite e Caroline diventa sempre più bella.

Selma si sposa e la giovane sorellina la segue, andando a vivere con lei e il suo neomarito. Sembra tutto perfetto, nella loro quotidianeità le sorelle Walter credono di poter restare l’una accanto all’altra per sempre; ma nell’estate del 1867 Caroline, a soli 17 anni, contrae la tubercolosi e muore poco tempo dopo.
Selma è distrutta dall’ennesima insuperabile disgrazia che l’ha colpita; non riesce ad accettare la morte di Caroline e il suo destino.

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Pazze di libertà di Silvia Meconcelli

Pazze di libertà di Silvia Meconcelli – Alter Ego Edizioni

“Non ci lasciavano fare niente, ci lasciavano inattive, impotenti, fiacche. Volevano renderci tutte uguali, toglierci la nostra identità, uccidere la nostra anima. Nasconderci dal mondo, cancellarci. Donne sole, donne inutili, ecco come ci volevano far sentire. Ci avevano detto che eravamo isteriche e malinconiche, ma eravamo solamente un po’ fragili e insicure.”

Maria è bella, giovane e ricca, ha tutta la vita dinnanzi a sé. Ma quando apre gli occhi non riconosce i suoni, i luoghi e gli odori che la investono. Non è più nella sua bella camera accogliente dove vive un’esistenza agiata e protetta, ma si ritrova stordita e confusa, legata al letto di un ospedale psichiatrico che di colpo la catapulta in una realtà lontana anni luce da tutto il suo vissuto. Continua a leggere

Al-Qarafa, la città dei morti

Il Cairo, è una delle più grandi metropoli del mondo. Capitale d’Egitto, sorge sulle sponde del maestoso fiume Nilo ed è abitata da circa dieci milioni di persone. Da sempre meta di molti turisti, attratti dal fascino eterno e magnetico dell’antica civiltà egizia, a rappresentanza suprema del suo glorioso passato oltre al Museo Egizio – con i tesori immortali del corredo funerario di Tuthankamon – possiamo visitare: la bellissima Moschea di Mohamed Alì, inebriarci dei profumi intensi di incensi e spezie del bellissimo ed esteso suq di Kan-el-Kalili sino ad arrivare nei pressi di Giza, al confine con la città, dove svettano le tre famose Piramidi e l’enigmatica Sfinge; ma c’è un luogo ancora più unico, misterioso ed eccentrico difficile da trovare in altro posto al mondo, il “cimitero abitato” di Qarafa dove convivono i morti con i vivi in un sodalizio quasi surreale che affascina, sconcerta e incuriosisce.

Al-Qarafa è il più antico e grande cimitero musulmano sia del Cairo che dell’Egitto intero, si trova nella cosiddetta “Cairo Vecchia” – nata come Al Fustat durante la conquista musulmana dell’Egitto nel lontano 642 d.C. – estendendosi per ben 10 km sulla sponda orientale del Nilo. Continua a leggere

Alice di Battenberg, Principessa temeraria

La storia che vi sto per raccontare potrebbe iniziare tranquillamente con il più classico degli incipit:

“C’era una volta, in un castello coperto di neve e silenzio, una bambina dolce e bellissima…”. Il suo nome è Vittoria Alice Elisabetta Giulia Maria di Battenberg, ma per tutti sarà sempre e solo Alice, Principessa di Battenberg.

Alice cresce in una delle famiglie aristocratiche più importanti di tutta l’Europa, la sua bisnonna materna è la famosissima Regina Vittoria, sovrana del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda, Imperatrice d’India e dal suo lunghissimo regno verrà denominata un’epoca. Le sorelle di sua madre sono: l’ultima zarina Alessandra di Russia e la martire granduchessa Elisabetta Feodorovna; mentre suo nonno paterno è il Principe Alessandro d’Assia e del Reno – progenitore della famiglia di Battenberg, che successivamente diverrà Mountbatten (su esplicita richiesta del re Giorgio V, il quale chiese di anglicizzare il cognome, a causa dei forti sentimenti anti-germanici che aleggiavano nel Regno Unito). Tra i suoi discendenti si annoverano i nomi del calibro del Principe Filippo di Edimburgo e di Juan Carlos, Re di Spagna. Continua a leggere

Happy Birthday, Sua Maestà!

Tanti auguri, Queen Elizabeth II

Che poi dico io, seconda a chi? Compi gli anni lo stesso giorno della fondazione di Roma, sicura sicura che non hai spento le prime candeline con Romolo e Remo?

Tu sei la Regina per eccellenza, la più longeva e la più amata, sei l’ultima della tua specie.

Indossi la Corona delle Corone, simbolo di dominio e potenza che attraversa i secoli. Siedi da sempre con eleganza e rispetto sul trono più difficile che la storia ci ricordi e al cui confronto quello “di Spade”, sembra quello del regno fatato di Barbie Raperonzolo!

Hai visto l’evoluzione umana e sociale del tuo popolo, sopravvivendo a conflitti, crisi diplomatiche e così tanti scandali, che neppure il miglior sceneggiatore della soap opera Beautiful, riuscirebbe a ideare. Continua a leggere

La leggenda della Farfalla Blu

Sin da quando ne ho memoria, le farfalle mi hanno sempre trasmesso un senso di pace, eleganza e leggiadria; il loro volo è sinonimo di libertà e purezza. Sono considerate il simbolo della trasformazione e della rinascita e sono anche protagoniste di molte storie; io ne ho scelta una per voi che s’intitola: “La leggenda della Farfalla Blu” un racconto intriso di saggezza e di profonda consapevolezza che arriva dall’Oriente.

Spero che questa leggenda faccia nascere sul vostro volto un sorriso, e il battito d’ali della farfalla blu renda più leggero il vostro cuore. Continua a leggere