BASTA alla violenza psicologica – Vi racconto la mia esperienza

Quando 9 mesi fa ho iniziato a scrivere questa rubrica, volevo che diventasse un punto di riferimento per le donne.

Avrei raccontato di donne forti, donne che in qualche modo hanno lasciato il segno del loro passaggio. Su questa terra, o nell’immaginario comune. Donne reali, o donne “letterarie”, donne che non si sono piegate, donne spezzate ma il cui ricordo resta integro, donne che hanno detto “No” agli uomini che le volevano “in un altro modo”.

Io sono stata una persona che qualcuno ha cercato di cambiare, di forgiare, di plasmare secondo l’immagine di ciò che voleva, secondo la persona che non ero. Continua a leggere

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Cara Delevingne e Ashley Benson gridano al mondo un amore romantico

Cara Delevingne e Ashley Benson in occasione del #PrideMonth hanno mostrato al mondo di Instagram e non solo,  la loro felicità, la felicità di un amore autentico e straordinariamente romantico, infischiandosene altissimamente dei commenti omofobi che ovviamente fanno da “triste” cornice alla loro favola, una cornice vetusta e scardinata dai loro sinceri sentimenti. Continua a leggere

“Ho visto tanti Giuda, tutti in buona fede…”

Come diceva il buon vecchio Liga: “Ho visto tanti Giuda, tutti in buona fede…”

Immaginate di essere seduti a un tavolo di “Perfetti sconosciuti”, ma gli sconosciuti in questione, in questo caso, sono gli amici di sempre.
Immaginate di sedere accanto al vostro migliore amico e per un istante guardarlo negli occhi e pensare che forse non è poi così sincero come vuole apparire ai vostri occhi.
Immaginate che una vostra cara amica vi stia nascondendo che quell’uomo che vi ha ferito, umiliato e “danneggiato” ora si aggiri in qualche modo nella sua vita. Immaginate che a quel tavolo nessuno sia realmente sincero, proprio come nel celebre film di Paolo Genovese. Continua a leggere

So chi sei – Elisabeth Noreback – Protagoniste femminili forti

Titolo: So chi sei
Autrice: Elisabeth Noreback
Casa Edirice: NORD
Genere: Thriller psicologioco
Pagine: 377

So chi sei, di Elisabeth Noreback, edito da Casa editrice NORD, è un classico esempio di thriller psicologico nordico.
Stella, la protagonista, è una stimata psicoterapeuta. Ha un rapporto matrimoniale sereno e un figlio adolescente, Milo.
Vent’anni prima, la vita di Stella è stata segnata dalla scomparsa della sua prima figlia Alice,  bambina sparita sulla spiaggia di  un villaggio turistico e dichiarata annegata dalla polizia, ma il cui corpo mai trovato. Continua a leggere

Mary e il Mostro graphic novel a cura di Lita Judge

Mary Shelley non ha bisogno di presentazioni, la sua vita è stata dolorosa, travagliata e intrisa d’amore, amore per la madre, amore per la letteratura, per i figli persi e per l’unico figlio sopravvissuto, per le sue opere, tra cui ricordiamo il grande romanzo gotico Frankestein, ma soprattutto amore per suo marito Percy Shelley, ed è stato quest’ultimo tra tutti che ha mosso le fila della vita della scrittrice, che ha acceso il motore e che ha permesso a Mary di diventare la donna che è stata. Continua a leggere

E ora venitemi a dire che I Monologhi della Vagina non è un testo attuale…

Ho letto I Monologhi della Vagina di Eve Ensler un po’ di tempo fa, fino ad oggi, non ne ho mai scritto nello specifico e non ne ho parlato molto sui social, mi sono limitata a consigliare questo libro a chiunque incontrassi, proprio chiunque… Donne, ma anche uomini.
Secondo me infatti ogni essere umano, appartenente a qualunque genere o orientamento sessuale dovrebbe leggere attentamente I Monologhi, e riuscirci senza saltare le pagine dolorose, le pagine crude e le descrizioni delle disumane atrocità inflitte alle Donne in tutto il mondo, mentre gran parte del “resto del mondo” resta in silenzio o gira lo sguardo da qualche altra parte.

Nel 2018 I Monologhi della Vagina hanno compiuto vent’anni. La coraggiosa autrice di questa piece teatrale, Eve Ensler, inizia con queste parole la prefazione all’ultima edizione del suo libro:
” La prima volta che ho messo in scena I Monologhi della Vagina, ero certa che qualcuno mi avrebbe sparato. Può sembrare difficile da credere, ma al tempo, vent’anni fa, nessuno diceva la parola vagina.”

La “crociata” di Eve Ensler, contro la violenza sulle Donne e contro ogni tipo di discriminazione di genere, inizia vent’anni fa in un piccolo teatro di Manhattan, per declamare i monologhi che aveva scritto dopo aver intervistato più di duecento donne, di ogni etnia e provenienza. Ad ogni rappresentazione, sempre più donne cercavano Eve, l’aspettavano per raccontarle la propria esperienza, per confidarle le loro memorie ed affidarle il proprio dolore e la rabbia che provavano, cosicché lei potesse trasformare tutto ciò in denuncia e solidarietà.
Eve Ensler aveva rotto ogni tabù!
Nei mesi e negli anni successivi, lo spettacolo fu ripreso in tutto il mondo, altre donne volevano denunciare, altre donne volevano finalmente interrompere il silenzio che le aveva costrette a sottomettersi a realtà dure e crudeli, fatte di violenza sui loro corpi e sulle loro menti, di dolore e spesso anche di morte.
I Monologhi arrivarono fino in Medio Oriente, dove ovviamente la riproduzione ne era stata vietata,  Eve fu invitata in Pakistan ad assistere alla piece in un posto nascosto “sottoterra” , dove coraggiose attrici pakistane mettevano in scena i Monologhi con grande approvazione del pubblico femminile.
Poco dopo la diffusione mondiale dello spettacolo, Eve Ensler, insieme ad altre donne attiviste femministe, ha contribuito  a fondare il V-Day, un movimento mirato a sostenere tutte le Donne di ogni razza, colore o orientamento sessuale. Attraverso la riproduzione dei Monologhi, le attiviste del V-Day hanno raccolto milioni di dollari per finanziare centri di accoglienza per le donne vittime di stupro e violenza di ogni genere e per spezzare finalmente il silenzio.

Oggi a vent’anni dalla prima volta che I Monologhi della Vagina hanno visto la luce, Eve Ensler scrive queste parole: “E ora, vent’anni dopo, non desidero altro che poter dire che le femministe radicali antirazziste hanno vinto. Ma il patriarcato, insieme alla supremazia bianca, è un virus recidivo. […] Il nostro compito, finché non verrà trovata una cura, è di creare condizioni ultra-resistenti per rafforzare il sistema immunitario e il nostro coraggio, rendendo così impossibili ulteriori focolai epidemici. […] Quando rompi il silenzio ti accorgi di quante altre persone stessero attendendo il permesso di fare lo stesso. Noi – donne di ogni genere e tipo, ciascuna di noi e le nostre vagine – non verremo mai più messe a tacere.”

Purtroppo a sostegno della tesi di Eve Ensler, proprio ieri, ho letto sul quotidiano La Repubblica la drammatica storia di Francesca, una ragazza di 23 anni, che solo oggi ha trovato il coraggio di denunciare la sua famiglia.
Secondo la sua testimonianza, Francesca era ancora un’adolescente di 15 anni e abitava nel suo paese di origine in provincia di Palermo, quando i suoi genitori, complice la sorella, hanno scoperto il suo orientamento sessuale e la madre ha pronunciato queste parole: “Meglio una figlia morta che lesbica”. La ragazza è stata malmenata da tutta la famiglia e stuprata dal padre che ha deciso così di punirla perché Francesca “guardava le donne”. Sempre secondo la testimonianza della ragazza, il paese a conoscenza delle violenze di cui era vittima, si è chiuso nell’omertà e Francesca è rimasta vittima della sua stessa famiglia fino a quando finalmente maggiorenne è riuscita a scappare, tentando nel frattempo il suicidio ben tre volte.

Sempre in questi giorni una ragazza è stata vittima di stupro, da parte di tre diciottenni, fatto provato dalle telecamere di sorveglianza, nella stazione della Circumvesuviana di San Giorgio a Cremano, in provincia di Napoli. Stupro a cui la stessa ragazza era riuscita a sfuggire circa un mese fa, ma evidentemente questi esseri immondi non hanno gradito il “primo fallimento” e sono riusciti al secondo tentativo nel loro intento.

Adesso venitemi ancora a dire che il problema della violenza sulle Donne, non è più un “problema principale” nella nostra società occidentale e civilizzata, venitemi a dire che sono cose che accadono solo in “alcune parti del mondo” e che I Monologhi della Vagina è un testo che richiama l’attenzione su situazioni lontane da noi e ormai vetuste e non un testo attuale, ed io mi opporrò alla vostre tesi mostrandovi  l’orrore del mondo in cui viviamo e quanto ancora dobbiamo combattere “tutti” insieme perché queste mostruosità non debbano più avvenire.

Ancora una volta: “Ciao Luke!”

In questa rubrica scrivo di Donne, ma soprattutto mi rivolgo alle Donne, ed oggi vorrei condividere un’emozione molto triste con tutte le ragazze che, in questo momento, stanno piangendo uno dei miti della mia generazione: Luke Perry alias Dylan McKay.
Luke Perry, pochi giorni fa, è stato colpito da un ictus, a soli 52 anni, ha lottato tre giorni in condizioni gravissime per terminare poche ore fa il suo viaggio.
Proprio lui che di viaggi sulle ali della fantasia e sulla sua Porche nera, ce ne ha regalati tanti.
Ricordo esattamente la prima puntata di Beverly Hills 90210, avevo 12 anni e rimasi folgorata dal ragazzo bello e dannato, era lì sul piccolo schermo un mercoledì sera, sosia vivente di James Dean.
Per anni e anni Beverly Hills 90210 è stato il rifugio di milioni di adolescenti, che chiudevano la porta della cameretta e si catapultavano in una realtà parallela, andavano al ballo di fine anno con Dylan e Brenda sognando come sarebbe stata la loro “prima volta”, parteggiavano per Kelly o per Brenda per il posto d’onore nel cuore di Dylan e si perdevano nel suo sorriso sempre schivo, ma da brividi lungo la schiena.
Correvano gli anni ’90, non esistevano i social e non avevamo neppure internet in realtà…
Il mercoledì sera si terminavano i compiti prima e si cenava davanti alla tv, quando c’era Beverly Hills non ce n’era più per nessuno!
Come spiegare ai millennials che le nostre camere erano tappezzate di poster di Dylan Mckay, ma anche gli armadi, i diari e gli album di figurine (“Cosa saranno costoro?”… Si chiederanno i giovani ventenni).
Come spiegare ai millennials tutto questo? Come spiegare l’emozione dei mercoledì sera e l’attesa dei sette giorni successivi… a loro che ” si sparano” una serie tv intera a sera?
Come spiegare i miliardi di post e di WhatsApp che stanno invadendo il web in questo momento e i vocali con le voci rotte dall’emozione che dicono “Luke Perry è morto.”
Oggi ci sono tante serie tv. Oggi c’è tanto di tutto! Per noi c’era Beverly Hills!
Eppure qualche mese fa guardare Luke Perry protagonista di Riverdale su Netflix mi ha fatto tornare indietro di qualche decennio per qualche ora… tanto da emozionarmi ancora.
Addio Luke. Buon viaggio. Grazie per averci regalato ciò che i giovani d’oggi non sanno nemmeno che esiste!

YOU: Se non appari non esisti. Ma quali rischi può comportare questo narcisismo mediatico?

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You la serie tv Netflix tratta dall’omonimo romanzo di Caroline Kepnes ha scatenato in me e nelle persone con cui mi sono confrontata, una serie di timori e paturnie, che in genere cerchiamo di tenere sopite.
Il personaggio di Joe, il protagonista di You, è uno stalker che mostra immediatamente la natura patologica dei propri pensieri.
Le vicende di You iniziano con l’entrata di Bek , un’aspirante scrittrice, nella libreria diretta da Joe.
Bek, provocante quanto basta, attira l’ossessiva attenzione di Joe, che quando inserisce il nome della ragazza su Google, gli sia apre un mondo, il mondo di Bek.
La ragazza ha infatti un disturbo narcisistico di personalità e mostra sui social compulsivamente e ossessivamente tutto ciò che fa, pensa o desidera.
Prendete una persona con tendenze da stalker e un’altra con un disturbo narcisistico e la bomba è pronta per esplodere.
Lui segue lei che si mostra al mondo; lui è ossessionato dall’immagine di lei.
Joe inizia a cercare sempre più informazioni su Bek e sulle persone che la circondano. Dai particolari presenti nelle foto su Instagram e sui post di Facebook, Joe riesce a ricostruire molti aspetti della vita di Bek, perfino il suo indirizzo.
Chi meglio di Joe, che ha ben intuito la personalità della ragazza, riesce a plasmarsi e interpretare i desideri di Bek da cui è ossessionato e che gli regala particolari intimi della sua vita su un piatto d’argento grazie ai post social?
Joe si cala perfettamente nel ruolo del bravo ragazzo pronto a salvare Bek da questa sua voglia di mostrarsi e apparire dettata dalla paura di non essere accettata, e dalle sue insicurezze.
Joe sulla strada per la conquista incontrerà degli ostacoli che eliminerà prontamente

You non solo mostra quanto l’apparenza inganna, ma anche quanto la fiducia può essere mal riposta.
You fa leva su tutte le paure che nascono al giorno d’oggi quando ci si sofferma a pensare quanto mostriamo di noi sui social e quanto qualcuno, di cui noi nemmeno immaginiamo l’esistenza, potrebbe convincersi di conoscerci. Per non parlare del timore di essere “guardati” in maniera ossessiva tramite i social, perché nella fase iniziale, è proprio il bisogno spasmodico di Bek di apparire che permette alla follia di Joe di fare il suo corso.

You ci mostra che potenzialmente tutti noi possiamo essere oggetto di ossessione e che questo strumento a volte pericoloso che sono i social, usato in maniera sbagliata rischia di alimentare determinate ossessioni, in un senso e nell’altro.
Un tempo molti di noi avevano un diario segreto e tutti i nostri pensieri intimi rimanevano tali… segreti.

Tutto è andato così fino all’ avvento di facebook.

Da quel giorno i concetti di privacy e intimità si sono capovolti.
Pensieri e parole più o meno felici iniziano a piovere sul web. Opinioni, giudizi, speranze, aspettative e qualche volta addirittura preghiere di ognuno, tutt’ ad un tratto, sono lì in bella mostra alla mercé di chiunque, e l’intimità e la privacy volano via per sempre insieme al caro vecchio diario segreto.
Tutt’ a un tratto si diffonde l’idea che ciò che non viene mostrato non esiste.
Mi chiedo quale sia stato il momento esatto in cui abbiamo rinunciato a mettere un lucchetto ai nostri pensieri più intimi e abbiamo deciso che dovevamo a tutti i costi apparire… rinunciando ad essere.
Qual è stato esattamente il momento in cui l’emozione ci è sfuggita dalle mani e si è trasformata nella quinta essenza del narcisismo?
I social sono spesso lo specchio d’acqua di Narciso. Ma fate attenzione… ricordate che Narciso nel suo specchio ci è annegato.
A volte mantenere del riserbo sulla nostra vita personale può salvarci da situazioni pericolose.