Premete il pulsante rosso del NO!

You’re no bad boy, you’re just a bad person.

Oggi ho letto questa frase e ho pensato a tutti i padri padroni, fratelli prepotenti, compagni dittatori e uomini persi nella propria cattiveria.

Quando un uomo, che sia vostro padre , il vostro compagno, o vostro fratello, vi dirà di comprargli il latte perché lui non può farlo da solo, ricordatevi che ha delle gambe come voi, il dono della parola come voi, e un cervello come voi  (forse su quest’ultimo punto sono troppo ottimista…) e che può farlo autonomamente!
Non dovete sentirvi in dovere di “servire” un uomo in qualsivoglia maniera , perché vi hanno cresciuto dicendovi che le donne devono saper fare la spesa, cucinare e tenere in ordine la casa. Io so cucinare, so fare la spesa e so pulire casa mia, ma lo faccio per il puro e semplice piacere di fare qualcosa per me stessa.

Non abbandonatevi a idee di gloria della mogliettina o della madre perfetta! Loro non esistono. Sono figure immaginarie. Inventate per il puro tornaconto maschile.

Non siate madri “servitrici” che crescono invertebrati maschilisti.
Siate donne che crescono uomini autosufficienti che conoscono il rispetto!
Insegnate ai vostri figli il rispetto per se stessi e per gli altri. Se le vostre figlie e i vostri figli non vedranno una madre che si rispetta, le prime rischieranno di non rispettare se stesse e i secondi non rispetteranno mai alcuna donna!

E allora la storia si ripeterà all’infinito. E saranno state inutili le lotte rivoluzionarie di Mary Wallstonecraft, le lezioni di Simone de Beauvoir, le azioni di Oriana Fallaci e con loro di ogni donna che ci ha creduto, che ha sperato e che ha lottato per se stessa e per voi… le generazioni a venire!
Se tutte queste donne, si fossero preoccupate di servire un uomo, oggi forse vivremmo tutte ancora in un uno stato di patriarcato, dove alle donne veniva praticata l’isterectomia per renderle più “docili”.

Premete il pulsante rosso del NO! Siate libere e rendete liberi i vostri figli!

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E vissero per sempre INFELICI E CONTENTE… Grazie Cinderella!

Cara Cinderella,

alla mia epoca ti chiamavamo Cenerentola… che fa rima con “pentola”, situazione già molto indicativa, ti scrivo questa lettera perché, a nome di tutte le donne, sento il bisogno di “ringraziarti”.
Grazie perché hai fatto sì che delle bambine “predestinate”, in tutto il mondo,  che un tempo costringevano mamme, nonne e zie a leggere e rileggere innumerevoli volte la storia della tua vita, oggi sono donne che cercano compulsivamente “il grande amore”, che spesso alla soglia dei quaranta, aspettano ancora che  il principe azzurro e il suo cavallo bianco bussino alla loro porta, solo che oggi si chiama Mr. Big grazie al significativo apporto di Carrie Bradshaw, e vola a salvare la sua bella a Parigi su un aereo privato. Senza comprendere che il famigerato principe NON ESISTE!!
Grazie per aver reso la professione di psicologo una delle più remunerative e delle più appetibili dei nostri tempi!
Grazie perché hai generato complessi in intere generazioni, perché i capelli della maggior parte delle bambine non erano biondo miele e soffici alla spazzola come i tuoi, ma castani e spesso anche un po’ crespi… e perché difficilmente il numero di scarpe in adolescenza corrispondeva a un 36, ma piuttosto a un 39 e si è diffusa quindi così la frase “piedino di Cenerentola”.
E rimanendo in tema di scarpe… Grazie perché hai generato una sorta di patologia: “compratrice compulsiva di scarpe” di cui sono affette il 90% delle donne. Si perché la colpa di tutto ciò nasce lì nella tua favola, e non come tutti credono dalla povera Carrie, che anche lei vittima di Cinderella Story, investe tutto il suo patrimonio in scarpe, 40.000 dollari per l’esattezza, e accetta la proposta di matrimonio “più romantica del mondo”, proprio perché anche lei Cinderella Addict, in un armadio,  con Mr. Big ,Il principe, inginocchiato e con in mano invece di un anello una Manolo Blahnik! Per poi ritrovarsi dopo due anni su un divano ad affrontare la semplice monotonia della routine del “VISSERO PER SEMPRE FELICI E CONTENTI!”
Grazie perché hai diffuso la balzana idea che la mattina ci si debba svegliare canticchiando, quando l’unica cosa che la maggioranza delle donne hanno voglia di ascoltare fino al secondo caffè della giornata è solo un profondo ed inestimabile SILENZIO!!

Per concludere ti vorrei ringraziare per aver reso i nostri sogni desideri di felicità che altro non è che felicità irrealizzabile o fittizia!

Ed è così che le Cinderella Addict vissero per sempre INFELICI E CONTENTE!

Personaggi femminili forti: Ritratto di donna in cremisi di Simona Ahrnstedt

Titolo: Ritratto di donna in cremisi

Autrice: Simona Ahrnstedt

Casa editrice: Sperling&Kupfer

Genere: Narrativa

Pagine: 430

Formato: Rilegato/eBook

Ritratto di donna in cremisi, romanzo di Simona Ahrnstedt, edito Sperling & Kupfer, ci porta nelle atmosfere della Svezia di fine Ottocento più precisamente a Stoccolma nel 1880 e ci racconta una storia d’amore, la storia di una donna molto forte.
Questo libro è un romanzo di formazione e resilienza, racconta infatti di una giovane donna, Beatrice, che, rimasta orfana  cresce a casa dello  zio paterno, ma purtroppo Beatrice riesce a stabilire un legame affettivo unicamente con la cugina Sofia, unico suo punto di riferimento in famiglia.
Bea a diciotto anni non sa ancora di non essere padrona della sua vita e del suo destino, infatti lo zio e il cugino decidono di vendere la ragazza al migliore offerente  e di imporle  così, sotto minaccia, il matrimonio con il viscido e anziano Conte Rosenschiold, un uomo senza scrupoli, misogino e violento. Beatrice cerca di opporsi  a questo matrimonio, ma per salvare la cugina Sofia, unico affetto che le è rimasto, che rischierebbe altrimenti di prendere il suo posto, decide di cedere al ricatto del crudele zio.
La ragazza però nel frattempo si innamora di Seth, un giovane imprenditore norvegese dal carattere cupo ma dall’animo generoso. Seth, un’uomo che, al contrario del misogino conte, rispetta le donne, tenterà di sottrarre Beatrice al suo destino e si batterà per lei per tutta la durata della storia.
Bea passerà in pochi anni dall’essere una giovane adolescente a diventare una donna forte e risoluta.
Ciò che mi ha colpito negativamente è stata la mentalità ristretta e gretta della Svezia di fine Ottocento nei confronti delle donne, totalmente sottomesse al volere dei padri e dei mariti, in contrasto, con quella più aperta di altri paesi europei, come Francia o Inghilterra, dove la situazione si stava un po’ evolvendo.
La donna era considerata un oggetto dell’uomo, una bambola senza personalità gestita prima dal padre e poi dal marito, costretta a dedicarsi ad attività domestiche Il mondo della donna si limitava a al salotto e alla camera da letto.
È sconvolgente leggere di donne ritenute “affette da isteria”, a cui veniva praticata l’isterectomia per renderle più “docili”.

“Per quanto mi riguarda sono molto esigente quando si tratta della mente che deve decidere per me”. Poi sollevò il bicchiere.”Non credete che dovrei meritare una mente tutta mia, anche se sono soltanto una donna?”

A Beatrice viene infatti negata la possibilità di leggere libri e quotidiani, ma la ragazza ribelle per natura, decide di non sottostare a tutto questo. Inizia a leggere di nascosto ed esprime le proprie idee in pubblico a dispetto delle regole imposte dalla società in cui vive, provocando le ire degli uomini della sua famiglia e di suo marito. Questo atteggiamento le costa spesso punizioni corporali e psicologiche, prima da parte di suo zio che la lascia chiusa nella sua stanza senza acqua né cibo, per giorni a deperire e disidratarsi, per farle “abbassare la testa” e decidere di sottomettersi al suo volere, poi da suo marito che la violenta nel modo peggiore, creandole ferite fisiche e psicologiche difficili da rimarginare.
Nella prima parte del romanzo sono descritte alcune scene piuttosto cruente, necessarie alla veridicità della storia, che successivamente nella seconda parte , lasceranno spazio a più leggerezza spensieratezza.
Il carattere ribelle di Beatrice e il suo grande amore per Seth, le costeranno quasi la vita.

Lo stile di scrittura di Simona Ahrnstedt è scorrevole e chiaro e le descrizioni degli ambienti e dei personaggi, estremamente minuziose, permettono al lettore di figurarsi visivamente ogni scena del romanzo come una sequenza cinematografica.
Consiglio il romanzo Ritratto di donna in cremisi a chi ha voglia di leggere uno spaccato della Svezia di fine Ottocento, di conoscere la posizione della donna nella società dell’epoca e leggere una bellissima e travolgente storia d’amore, passionale e travagliata.

25 novembre – Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

La Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne approvata dall’ONU nel 1993 all’art.1, descrive la VIOLENZA CONTRO LE DONNE come:
«Qualsiasi atto di violenza per motivi di genere che provochi o possa verosimilmente provocare danno fisico, sessuale o psicologico, comprese le minacce di violenza, la coercizione o privazione arbitraria della libertà personale, sia nella vita pubblica che privata.»

La violenza contro le donne è ormai strutturale. Fa parte cioè della struttura della nostra società.
Una violenza endemica, che deve essere guarita dall’interno.
La soluzione non è guardare le vittime al telegiornale e parlarne a tavola all’ora di cena, sconvolgendosi per le atrocità che qualche uomo crudele è stato capace di infliggere alla moglie, alla fidanzata, o a sua figlia, perché è proprio tra le mura domestiche che spesso si consuma la peggiore violenza fisica e psicologica nei confronti delle donne.
La prima e indispensabile soluzione deve essere la denuncia. Non si deve aver paura di parlare, sia nel ruolo di vittima che in quello di spettatore.
Il ruolo dei centri antiviolenza in questi casi è fondamentale, perché prende in carico il caso della donna sia sotto l’aspetto psicologico, sia sotto l’aspetto giuridico, sostenendo la vittima a 360 gradi.

In molti paesi il 25 novembre si commemora la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
La commemorazione di questa data ha origine dal primo Incontro Internazionale Femminista, avvenuto in Colombia nel 1980, in cui la Repubblica Dominicana propose questa data in onore alle tre sorelle Patria, Minerva e Maria Teresa Mirabal, uccise il 25 novembre 1960 dalla dittatura trujillista.
Progressivamente, molti paesi si unirono nella commemorazione di questo giorno, come simbolo di denuncia, contro il maltrattamento fisico e psicologico di donne e bambine.
Nel 1998 l’assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò all’unanimità la internazionalizzazione della commemorazione di questa data.
Il 17 dicembre 1999 l’assemblea generale delle Nazioni Unite approvò la risoluzione 54/134, con cui scelse la data del 25 novembre per la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, in omaggio alle sorelle Mirabal.

Le sorelle Patria, Minerva e Maria Teresa Mirabal nacquero e vissero nella Repubblica Dominicana dominata dalla dittatura trujillista, una delle più dure dell’America Latina. Quando Trujillo salì al potere, la loro famiglia, come tutte le altre, furono private  quasi totalmente i propri beni, prima nazionalizzati, poi assorbiti dal dittatore nei suoi beni privati. Le sorelle Mirabal decisero negli anni cinquanta di opporsi e combattere la dittatura trujillista.
Patria Mirabal, era sposata con Pedro Gonzalez Cruz; Minerva Mirabal, forte combattente di grande cultura, militò nella resistenza antitrujillista sin dal ’49 e sposò con Manuel Aurelio Tavares Justo; Maria Teresa Mirabal, agronoma, condivise con le sorelle la lotta contro la dittatura trujillista e sposò l’ingegnere Leandro Guzman.
Nel 1960, le tre donne costituirono il “Movimento 14 di giugno”, sotto la direzione di Manolo Travares Justo, dove Minerva e María Teresa usarono come nome in codice Mariposas (Farfalle), contro le atrocità inflitte al popolo domenicano dalla dittatura trujillista.
Il Movimento politico clandestino si espanse in tutto il paese, strutturato in gruppi che combattevano la dittatura. Nel gennaio del 1960 il movimento venne scoperto dal SIM, la polizia segreta di Trujillo, i suoi membri vennero perseguiti e incarcerati al carcere di “La 40”, luogo di tortura e di morte.
Le sorelle Mirabal vennero liberate alcuni mesi dopo, ma i loro mariti restarono in carcere.
Il 25 novembre 1960 , accompagnate dall’autista Rufino de la Cruz, le tre sorelle  andarono a fare visita Manolo e Leandro, trasferiti nel carcere della città di Puerto Plata. L’auto sulla quale viaggiavano fu intercettata e i passeggeri vennero catturati e portati in un luogo nascosto, una piantagione di canna da zucchero, dove vennero crudelmente uccisi a bastonate.
I corpi furono rimessi nell’auto dove stavano viaggiando, che fu fatta precipitare da un dirupo per simulare un incidente.
Uccidendo le sorelle Mirabal, Trujillo credeva di eliminare un problema, ma invece quest’atrocità causò grandi ripercussioni nel popolo domenicano: molte coscienze si svegliarono e si ribellarono.
Il movimento culminò con l’assassinio di Trujillo nel 1961.

Dobbiamo ricordare le vittime della violenza sulle donne ogni giorno e dobbiamo ogni giorno e ogni giorno impegnarci perché questo strazio crudele sia finalmente fermato.
Facciamo sì che questo 25 novembre sia un nuovo inizio!
Stop all’indifferenza!

Protagoniste femminili forti – Il grande inverno di Kristin Hannah

Titolo: Il grande inverno

Autrice: Kristin Hannah

Casa Editrice: Mondadori

Genere: Narrativa

Formato: Rilegato/ eBook

Pagine: 452

Ci troviamo nuovamente di fronte ad un grande romanzo della scrittrice Kristin Hannah, romanzo in cui la bravissima autrice con il suo stile sempre lineare che colpisce diritto al cuore, ci narra di due protagoniste femminili forti ( come anche nel suo precedente libro, L’Usignolo), questa volta madre e figlia, Cora e Leni.

Siamo negli anni ’70.
Ernt Allbright, americano reduce dalla guerra in Vietnam, ritorna a casa prostrato da uno stato di profonda instabilità mentale. Dopo essere stato licenziato un’ennesima volta, decide improvvisamente di trasferirsi con la moglie Cora e la figlia tredicenne Leni, nella selvaggia Alaska.
Ernt e Cora litigano continuamente e violentemente, hanno tra loro un rapporto ossessivo di amore, se così si può definire un’ossessione, e odio. Questo porta Ernt ad essere violento nei confronti di sua moglie e picchiarla dopo ogni discussione, contraddizione o a causa dell’estrema e patologica gelosia che nutre nei confronti della donna. Cora continua a perdonarlo, aggrappandosi all’idea che la causa del comportamento di suo marito siano le grandi sofferenze subite durante la guerra.

In Alaska la famiglia si stabilisce in uno sperduto paesino, abitato da una piccola comunità di persone molto temprate e autosufficienti.
Ma purtroppo l’Alaska è un territorio molto ostile e d’inverno il buio regna sovrano per diciotto lunghe ore, peggiorando il fragile stato psicologico di Ernt e tutto ciò che accade al di fuori della casa, il ghiaccio, gli attacchi degli orsi, la mancanza di alimenti, sembrano nulla rispetto alla violenza che si consuma da parte dell’uomo contro la moglie all’interno delle mura domestiche.

Leni e Cora devono affrontare la realtà: sono sole.

Grazie alla comunità che si stringe inaspettatamente intorno alle due donne, riusciranno a sopravvivere superando pericoli estremi. Ernt, nonostante l’amore incondizionato che riceve dalla moglie, diventa ingestibile, portando il finale alle estreme conseguenze.

In questo romanzo l’amore si intreccia e si mescola con l’odio. I due sentimenti si rincorrono per prendere a tratti il sopravvento l’uno sull’altro.
La violenza usata nei confronti delle due protagoniste è sia fisica che psicologica.
Donne forti che affrontano anni difficili vessate da un uomo possessivo e fuori controllo, con grande coraggio e forza d’animo.

L’Alaska è un paese meraviglioso e terribile allo stesso tempo e la scrittrice descrive minuziosamente paesaggi al contempo affascinanti e spaventosi.

In questo romanzo c’è troppo di tutto: troppa violenza, troppa sofferenza, troppo amore, troppa desolazione, troppa crudeltà, troppa luce e troppo buio.
La storia è molto intensa e il ritmo della narrazione è molto serrato, per cui il lettore deve ogni tanto fermarsi per riprendere a respirare.
Libro consigliato, ma reggetevi forte prima di iniziarne la lettura: sarà come salire sulle montagne russe!

Donne difendetevi dal terrorista psicologico!

Terrorismo psicologico:
“Metodo di intimidazione basato su una continua pressione psicologica finalizzata a influenzare i comportamenti e le opinioni delle persone.” 

Purtroppo le vittime più comuni di questo terrorismo psicologico sono le donne e la maggior parte delle volte questa oppressione si consuma tra le pareti domestiche.
L’intimidazione può arrivare da ogni membro del nucleo familiare, marito, padre, fratelli, figli.
Le donne considerate da anni, da uomini vigliacchi, il sesso debole, sono spesso costrette a sottostare a soprusi psicologici che trovano la loro espressione in minacce, svilimenti, insulti, umiliazioni fuori e dentro le mura della propria casa.

Il  genere di maschio che effettua il terrorismo psicologico su una donna, non è un uomo, è addirittura inumano. Sono persone (se così le vogliamo chiamare convenzionalmente…) che nascondono dietro questi atteggiamenti gravi frustrazioni e disagi inespressi. Persone che non sentendosi appagate dalla propria vita, si creano un loro mondo fatto di sudditi, ma che in realtà sono oppressi e loro ne sono i dittatori.
Questi dittatori psicologici effettuano ogni giorno violenza, attraverso le parole e i gesti quotidiani.
La persona oppressa alcune volte non riesce immediatamente a rendersi conto della situazione in cui si trova, attribuendo a se stessa parte della colpa.

I metodi usati sono crudeli. Il terrorista psicologico fa spesso leva sui punti deboli e sulle paure della persona che sta sottomettendo. Minaccia di renderle la vita impossibile, utilizza parolacce, insulti e umiliazioni per minare l’autostima della vittima fino ad arrivare a distruggerla completamente. Si approfitta delle donne che gli sono intorno, perché le ritiene deboli, perché non è capace di confrontarsi con il mondo esterno e così riesce a sentirsi  padrone di qualcosa.
Chi mette in atto questi atteggiamenti non è altro che un bullo.

I bulli sono terroristi delle emozioni.

Questa è violenza. La violenza non è solo fisica. Se qualcuno minaccia di usare violenza, anche se non lo fa nella pratica, sta già violentando la mente della vittima, e questa in quanto tale sta già subendo il trauma.
Le umiliazioni non sono tali solo se rese pubbliche. Le umiliazioni peggiori sono quelle che si consumano in privato, quelle che si insinuano nella psiche della vittima per renderla debole fino ad arrivare a credere agli insulti e agli svilimenti psicologici del proprio oppressore.
Se un uomo vi dice che non valete nulla, che non concluderete mai nulla di buono nella vita, che accanto a voi tutti soffrono, che nessuno vorrà mai starvi accanto, che siete il male del mondo e che gli avete rovinato la vita e lo farete con chiunque vi si avvicini, sta cercando di condizionarvi psicologicamente. Sta attuando una violenza psicologica.
Non credete a tutto questo e ripetete a voi stesse come un mantra che è solo un frustrato che cerca di chiudere anche voi nel suo mondo fatto di irrealizzazione e paura. Paura del confronto. E attribuisce a voi la colpa dei fallimenti della sua vita.

Allontanate da voi questa persona, se potete e se si tratta di un compagno o di un marito.
Se invece si tratta di un familiare che al momento non potete allontanare, siate forti, siate più forti di lui. Non fatevi scalfire. Ricordate che il terrorista psicologico non merita di essere nemmeno ascoltato.
Ricordate che sono persone che mirano a minare la vostra sicurezza e la vostra anima.
Cercate di farvi scivolare le sue parole come acqua e sedetevi tranquille. Fate altro. Pensate a voi stesse e alla vostra realizzazione personale. Quella che lui non otterrà mai davvero! Questa sarà la vostra migliore rivalsa nei confronti di chi ha cercato di rendervi una nullità sottomessa alla sua egemonia psicologica.
Un giorno li guarderete dall’alto, con il dovuto distacco, una sensazione che loro non proveranno mai, ossessionati come sono dal cercare di sottomettervi, non riusciranno mai ad essere veramente liberi.

Non lasciarti intimidire. Guarda avanti! Non soccombere! Tu sei più forte di lui, sei DONNA!

Protagoniste femminili forti – L’Usignolo di Kristin Hannah – Recensione

Titolo: L’Usignolo

Autrice: Kristin Hannah

Casa Editrice: Mondadori

Genere: Narrativa

Formato: Rilegato/eBook

Pagine: 466

Se si parla di libri che hanno come protagoniste donne forti, non si può non parlare del romanzo di Kristin Hannah, L’Usignolo.

Ambientato durante la seconda guerra mondiale nella Francia occupata dai nazisti, L’Usignolo vede protagoniste due sorelle, Isabelle e Vianne Rossignol che vivono, o sopravvivono alla guerra, ognuna a proprio modo, in un paese devastato e depredato dai tedeschi, a cui saranno proprio le donne coraggiose, rimaste a casa a doversi ribellare.

Isabelle, giovane ragazza intrepida e inizialmente dotata di una buona dose di incoscienza, inizia un percorso di opposizione al governo gestito dai nazisti, che la porterà a diventare la partigiana più ricercata della Francia, “l’Usignolo”, per l’appunto (ndr. la traduzione del cognome Rossignol è proprio Usignolo).

Vianne, la sorella maggiore, inizialmente più remissiva e sottomessa al regime, ma con un animo forte e generoso, si batterà anche lei per salvare molte vite umane.

Due sorelle che si troveranno a combattere senza saperlo, per gli stessi ideali sentendosi alla fine inverosimilmente più vicine che mai, proprio loro che erano state divise a lungo da scelte sbagliate prese nel corso della vita.

Non vi nascondo la mia predilezione per Isabelle che sin dalle prime pagine si dimostra una donna forte e impavida, tanto da preoccupare gli uomini che combattono al suo fianco che si ritrovano spesso a ricordarle “di dover aver paura”.

Il suo aspetto particolarmente affascinante l’aiuta e la penalizza allo stesso tempo, come spesso accade alle donne, purtroppo.

Isabelle vive un rapporto conflittuale con suo padre, quando in realtà, anche in questo caso, i due sono molto più affini di quanto credano.
Queste dinamiche familiari, hanno portato Isabelle a soffrire negli anni di sindrome dell’ abbandono e la condizionano nei rapporti umani. In parte saranno però anche la spinta per lei a lanciarsi nella sua “missione” senza aver nulla da perdere, o meglio, credendo di non aver nulla da perdere.

Isabelle ci farà soffrire, stupire del suo enorme coraggio e della sua perseverante caparbietà, ci dimostrerà che spesso una donna riesce ad essere forte e resistente quanto un uomo grazie alla volontà di non cedere.

Non vi nascondo che L’Usignolo può far versare più di una lacrima, personalmente ho letto le ultime dieci pagine con gli occhi velati e completamente offuscati dalla commozione.
Ma vale ogni emozione!

Se anche voi amate le protagoniste femminili forti, e immagino di si, se state leggendo la mia rubrica, allora “dovete” assolutamente leggere L’Usignolo di Kristin Hannah.

Blair Waldorf – Quando la Regina salva il Re!

 

Un po’ di leggerezza non fa mai male, quindi oggi chiacchieriamo di serie tv e nello specifico di un personaggio femminile forte e deciso, proprio come le protagoniste della rubrica Pink Velvet

Per noi series addicted il nome Blair Waldorf è una leggenda!
Interpretata da Leighton Meester, Blair esce vincente per tutte le sei stagioni di Gossip Girl dal dualismo con la storica amica-rivale Serena Van der Woodsen (Blake Lively).

Queen Bee è il soprannome di Blair dal doppio significato di ape regina e Regina B., che, adoratrice di Audrey Hepburn, detta legge nell’Upper East Side e decide chi è In e chi è Out.

Egocentrica, furba, orgogliosa e subdola, Blair ama stare al centro dell’attenzione e muovere le fila delle dinamiche Newyorkesi.

Cresciuta tra l’élite di Manhattan, tagliente, snob e viziata, con il suo atteggiamento impositivo, Queen B. riesce a gestire quasi tutto e tutti, tutti tranne Chuck Bass, il suo grande amore e suo  alter ego maschile, che sposerà nell’ultima puntata della sesta serie con un matrimonio a sorpresa, quando finalmente: “La Regina salverà il Re”.
Perché cosa sarebbe mai stato Chuck senza Blair?
Eh sì! Infatti, miei cari uomini in ascolto, fareste meglio ad abbandonare per sempre vane  idee di gloria senza una regina che vi guardi le spalle e vi regga il gioco!

Blair, la regina di ghiaccio dal cuore tenero come un soffice macaron, nonostante il suo atteggiamento apparentemente cinico, ci ha fatto tifare e soffrire per lei durante i sei anni della serie Gossip Girl mentre ci regalava perle di saggezza e lezioni di vita.

Ecco le venti frasi più belle di Blair Waldorf:

#1 “Anna Bolena pensava col cuore, e le hanno tagliato la testa.”

#2 “Non puoi obbligare le persone ad amarti, però puoi fare in modo che ti temano.”

#3  “Hai una vaga idea della tortura psicologica a cui mi sottopongo per riuscire a essere carina con te?”

#4  “Una ragazza vuole Romeo, non Amleto.”

#5 “Tu sei la prova vivente che la classe non può essere comprata.”

#6 “Il destino è per perdenti. È solo una stupida scusa per stare ad aspettare qualcosa che dovresti andarti a prendere.”

#7 “Tu? Ma per favore tu sei solo una mia copia riuscita male. Tesoro la classe non è acqua è Chanel n. 5.”

#8  “Io non sono una fermata lungo la via. Sono la destinazione.”

#9  “Tre parole, sette lettere. Dille e sarò tua.” (La soluzione è I love you)

#10  “Non sei nessuno finché qualcuno non parlerà male di te.”

#11 “Non ho bisogno di un fidanzato per sentirmi soddisfatta di me.”

#12 “Non è che sono snob… È che per me non esisti!”

#13 “La mia filosofia è mai dire mai… Ma per te farei un eccezione.”

#14 “Non conta il vestito se l’indossatrice non vale nulla.”

#15 “Bisogna essere dei veri masochisti per amare un tale cinico.”

#16 “È di Vivier , vale molto di più di una scarpetta di cristallo.”

#17 “Fatti un favore: smetti di parlare. Adesso.”

#18 “Sono davvero felice per te. Ora vado a vomitare.”

#19 “Se vuoi davvero qualcosa non ti fermi per niente e per nessuno finché non l’hai ottenuta.”

#20 “Ogni volta in cui tu fai qualcosa, ricorda che io posso farlo meglio.”

A voi la scelta!

Dovremmo essere tutti femministi – Chiamamanda Ngozi Adichie

Dovremmo essere tutti femministi è un saggio della scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie, tratto dal suo discorso alla TEDxEuston Conference in cui cerca di chiarire il significato della parola femminista e l’idea del femminismo stesso, a suo parere troppo spesso travisate e limitate da stereotipi e schemi mentali.

“Femminista: una persona che crede nell’eguaglianza sociale, politica ed economica dei sessi.”

Chimamanda ama definirsi una Femminista Felice Africana Che Non Odia Gli Uomini e che Ama Mettere il Rossetto e i Tacchi Alti, Per Sé e NON Per Gli Uomini, contro ogni stereotipo che vuole le femministe tutte donne infelici, arrabbiate con il mondo e sciatte.

La scrittrice esorta le donne a non abituarsi a un mondo ingiusto che vuole gli uomini sempre un passo avanti, sempre uno scalino più in alto ai posti di potere.
“Se facciamo di continuo una cosa, diventa normale. Se vediamo di continuo una cosa, diventa normale.”

Essere femministi non significa desiderare un mondo dove le donne siano considerate più degli uomini, significa desiderare l’uguaglianza di genere.
A oggi il genere conta in tutte le culture, e Chimamanda ci sprona a cambiare lo status quo, senza aver paura. Sognare e progettare un mondo diverso. Un mondo dove uomini e donne possano essere più felici e uguali.

In questo saggio, l’autrice analizza il problema dalle radici, che affondano nel tipo di educazione impartita oggi ai bambini da parte dei genitori. I maschi sono spinti a crescere come “duri”, rendendoli in questo modo tanto più fragili, e le femmine vengono educate a prendersi cura del fragile ego maschile.
Dalle donne ci si aspetta che trovino la loro massima realizzazione nel matrimonio , e se ciò non avviene è vissuto come un fallimento personale. Se invece è un uomo a non sposarsi, è perché non ha trovato la persona giusta.
Il matrimonio se vissuto nella perfetta uguaglianza è un’esperienza bellissima in cui ci si supporta a vicenda, ma spesso nonostante le apparenze, la situazione è diversa. Le donne crescono con l’idea di dover compiacere gli uomini, mentre è molto raro che agli uomini sia insegnato a rendere felice una donna.
Il mondo manca di equilibrio di genere.

Chiamamanda ci parla di condizionamento sociale: “Siamo tutti esseri sociali. Interiorizziamo idee che derivano dalla società in cui siamo inseriti.”

Per secoli il mondo è stato diviso in due categorie di genere: uomini e donne, opprimendo ed escludendo uno dei due gruppi.
Il “femminismo” è strettamente legato ai diritti umani  e negare il problema legato al genere, significa negare che le donne siano state escluse per anni.

Consiglio la lettura di questo breve e intenso saggio alla donne quanto agli uomini. Anche un uomo infatti può essere femminista, perché un uomo femminista non è altro che un uomo giusto!