Le stanze dell’addio

b08453-B3ICK6J4”Io ho ricominciato a lavorare. In altri luoghi scrivo, succhio gamberi, respiro foglie balsamiche, faccio l’amore, ma una parte di me è qui, sempre qui, impigliata a un fil di ferro o a una paura mai vinta, inchiodata per sempre: il puzzo di brodaglia del carrello del vitto, quello pungente dei disinfettanti, il bip del segnalatore del fine-flebo, la porta che si chiude alle mie spalle quando termina l’ora della visita.”
Così si sente chi di noi vive l’esperienza di una perdita incolmabile: impigliato, inchiodato. Dalle pagine di questo libro affiora il volto vivissimo di una giovane donna, Giovanna De Angelis, madre di tre figli e di molti libri, editor di professione, che si ammala e muore. Il suo compagno la cerca, con la speranza irragionevole degli innamorati, attraverso le stanze – dell’ospedale, della casa, dei ricordi – fino a perdersi. Solo un ragazzo non si sottrae alla fratellanza profonda cui ogni dolore ci chiama e come un Caronte buono gli tende una mano verso la vita che continua a scorrere, che ci chiama in avanti, pronta a rinascere sul ciglio dell’assenza.

Recensione di Antonella Maffione:

Affrontare la morte di chi si ama è difficile e il percorso di accettazione molto duro, quando accade è come cadere in un burrone: si rimane cullati e istupiditi dalla sofferenza. Questo il percorso di questo libro, in cui l’autore rende reale un dolore inconsolabile.
Nel trolley non ci sono libri. Pessimo segno. Se si allontana porta senz’altro con sé il mondo di altri mondi. È alla ricerca perenne del paradigma perfetto. Quando legge un grande scrittore, ai suoi occhi si costruisce vera e propria un’altra realtà, non meno legittima del presente. È lì chi sei? Lì dentro? Nei libri che hai portato via con te?”
Questo libro, queste pagine, sono la voce di un addio che è difficile da pronunciare ma necessario per andare avanti, perché come sua moglie gli ha insegnato “la vita non va sprecata”.
“La morte prese posto tra di noi. Era un grembiule. Era quasi trasparente e comunque attraverso di lei per un po’ci guardammo”.
Percorrendo un momento difficilissimo, che è quello della non accettazione, una parte del protagonista resta imprigionata nelle stanze dell’ospedale e solo ripercorrendole potrà riuscire ad attraversare il dolore e superare la disperazione. Queste stanze, dove tutto ritorna, che sono luoghi della memoria, al suo passaggio possono permettergli di accettare la scomparsa di sua moglie: “Madre dei suoi figli e di molti libri”. 
Dando voce ad un addio che sembra continuamente sfuggirgli, desiderando ancora il suo corpo, il suo odore e le loro letture, (ad esempio quelle sotto il Ponte Emilio dove insieme condivisero La lotteria di Babilonia) l’autore cerca di trovare una possibile serenità.
Attraverso questo viaggio l’autore non vuole erigere un monumento alla persona persa, ma vuole cercare di restare vivo senza dimenticare l’amore che c’è stato e riuscire ad amare ancora.
“Ho amato molto, è vero. Per questo mi sento in grado di farlo ancora, è meglio. Però talvolta temo che il dolore mi abbia indurito, prosciugato tutto, lasciato come un tronco assediato dell’edera che non ha più polpa, ma ne rimane la forma vuota”.
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Il giardino di Amelia

Il giardino di Amelia, è un libro che affronta temi politici e sociali.
Ambientato in Cile negli anni ottanta sotto la dittatura spietata di Pinochet, il romanzo si avvia da un evento reale per regalare al lettore una profonda storia di tenera amicizia.

Miguel Flores, un giovane sovversivo, viene confinato in un posto sperduto vicino Santiago. Tra grandi colline, cactus e terra arida, si estende come un piccolo Eden, una valle isolata, dove all’interno della Novena vive Amelia. La vita da confinato nella baracca del Pimiento, trascorre per Miguel in solitudine, la sua unica compagnia è la lucertola Lisandra. A salvarlo da questa difficile situazione e a tendergli la mano è Amelia.

Inizialmente Miguel non ha molta simpatia per Amelia, ai suoi occhi una nemica latifondista può essere solo una fascista! Amelia, invece, è solo una proprietaria terriera, che possiede una biblioteca immensa dove i libri sembrano vivi, che tratta con riguardo Miguel.

Sarebbe stata una comunista fantastica, lei! Peccato che abbia terre, antenati illustri e tutta quella roba lí”
Tra i due, riga dopo riga, nasce una tenera amicizia, basata sul rispetto reciproco, e attraverso la lettura il rapporto diventa più intimo, infatti attraverso il “palazzo della memoria” di dispiegano vecchi ricordi che ormai erano stati riposti in un luogo nascosto della memoria.
Non solo mi sta simpatica, mi sto affezionando a lei. Non era mica nei programmi”
All’interno dei libri di Amelia, Miguel incontra le sottolineature e le annotazioni che saranno degli spunti di riflessione e che lo aiuteranno ad affrontare le avversità della vita.

Non tutto però è come sembra, Miguel non è quello che Amelia si aspetta.

Attraverso una scrittura introspettiva, l’autrice ci racconta una storia commuovente e ricca di vivide descrizioni sulla natura, tanto da far sentire il lettore parte di quell’ambiente stimolandone la percezione dei cinque sensi.
[…] la luce a poco a poco trascolorava sopra la chioma degli alberi, e il modo con cui calava il silenzio è tutto rimaneva immobile, come se fosse il sole a far muovere la campagna di giorno, e il modo con cui ogni suono svaniva lasciando solo il latrare dei cani, qualche volta l’eco del vento”.

Buona lettura

Antonella Maffione

All’ombra di Julius #anteprima

Londra, anni Sessanta. Sono trascorsi vent’anni da quando Julius è venuto a mancare, ma il suo ultimo gesto eroico ha lasciato un segno indelebile nelle vite di chi gli era vicino. Emma, la figlia minore, ventisette anni, lavora nella casa editrice di famiglia e non mostra alcun interesse verso il matrimonio. Al contrario, Cressida, la maggiore, è troppo occupata a struggersi a causa dei suoi amanti, spesso uomini sposati, per concentrarsi sulla carriera di pianista. Nel frattempo Esme, la vedova di Julius, ancora attraente alla soglia dei sessant’anni, rifugge la solitudine perdendosi nella routine domestica della sua bellissima casa color rosa pesca. E poi c’è Felix, ex amante di Esme e suo unico vero amore, che l’ha lasciata quando il marito è scomparso e torna in scena dopo vent’anni di assenza. E infine Dan, un estraneo. Le tre donne e i due uomini, legati da un filo che solca presente e passato, si ritrovano a trascorrere un fine settimana tutti insieme in campagna: caratteri e personalità, segreti e lati nascosti, emergeranno attimo dopo attimo in queste giornate intense, disastrose e rivelatrici, sulle quali incombe, prepotente, l’ombra di Julius.

Elizabeth Jane Howard, come ho spesso scritto, può essere considerata, con ogni suo romanzo, un vero classico moderno (per approfondire trovate un mio articolo sul numero di Marzo di Pink Magazine Italia).

All’ombra di Julius è un romanzo corale, che si snoda in un breve periodo di tempo, ma che si articola, tratto identificativo dello stile narrativo della scrittrice, attraverso l’evoluzione di un gruppo di personaggi.

Sappiamo tutto di loro, ne conosciamo le fattezze, il passato e il presente, aspirazioni e debolezze, ma soprattutto il loro modo di vivere le relazioni.

I personaggi femminili sono sempre al centro della storia e raccontano non solo di se stesse, ma anche della biografia dell’autrice; c’è un po’ di lei in ognuna di loro.

Le donne sono complicate solo in superficie, una specie di facciata; nel profondo sono creature elementari. Il trucco è fare in modo che non se ne accorgano mai.

Julius è l’assenza ingombrante, con la sua mancanza ha come creato un cumulo di macerie più che lasciare un vuoto.

Ciascuno dei protagonisti dovrà fare i conti non solo con le proprie insicurezze, ma soprattutto con le proprie questioni irrisolte che inevitabilmente li legano vicendevolmente anche in modo inaspettato e doloroso.

Le cose ti succedono davvero solo quando cominci a rendertene conto

Perché leggere questo romanzo?

Noi lettori siamo sempre alla ricerca di un libro che ci coinvolga e sconvolga, che sappia meritarsi un posto nel nostro cuore e nella nostra mente, che non rimanga a prendere polvere sulla libreria, ma che abbia un posto d’onore. I protagonisti delle narrazioni della Howard, grazie alla sua inimitabile arte del racconto e della descrizione, sanno diventare “famiglia” per il lettore che li adotta per sempre.

“Quella mattina poteva scegliere tra un bruttissimo romanzo d’amore che parlava di aztechi, il resoconto di una traversata del Sahara a bordo di un taxi londinese (un polpettone scritto coi piedi che la faceva sbadigliare solo al pensiero) e le meditazioni di un fosco giovanotto che viveva una vita di tale autoimposta libertà che di fatto non gli succedeva mai niente, circostanza di cui si doleva almeno una volta per pagina. E lì dove aveva preso queste tre perle, ve ne erano molte altre in paziente attesa. Oh, datemi da leggere qualcosa di buono!, pensò. Uno, un solo scrittore la cui abilità sia pari all’impegno, e che non si nutra solamente dell’esperienza degli altri…”

Per noi lettori appassionati, la fine della saga dei Cazalet, era stata un “trauma letterario”, ma per fortuna Fazi Editore ci ha regalato questo capolavoro precedente della scrittrice, che insieme a Il lungo sguardo e alla biografia a lei dedicata ci ha permesso di conoscere in profondità stile narrativo e storia personale di Elizabeth Jane Howard.

In occasione dell’uscita di oggi di questo romanzo, potete approfittare di una super promozione: acquistando due libri dell’autrice, editi Fazi, potrete avere in omaggio la shopper con la cover di questo ultimo capolavoro.

Per tutte le informazioni cliccate qui Fazi promozioni

Buona lettura e se volete saperne di più seguiteci oggi a colpi di tweet.

“La moglie scomparsa” di Sheila O’Flanagan da oggi in eBook!

Per tutti coloro che conoscono Imogen Naughton, la sua decisione di scomparire nel nulla appare incomprensibile. E allora perché fuggire da un giorno all’altro senza dare spiegazioni? Lo stesso Vince, marito di Imogen, innamorato della moglie e convinto di avere tutto sotto controllo, non capisce quel gesto e decide di cercarla. L’impresa però non è affatto facile, perché quando Imogen ha deciso di mollare tutto, ha cancellato ogni traccia di sé. Vince riuscirà a ritrovarla? E lei sarà in grado di affrontarlo e fare i conti con le sue nuove consapevolezze?

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Torna Parole in cammino Il Festival dell’italiano e delle lingue d’Italia Siena, 6-8 aprile 2018 II EDIZIONE

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Dal 6 all’8 aprile 2018 a Siena torna per la sua seconda edizione Parole in cammino, il Festival dell’italiano e delle lingue d’Italia, realizzato all’Associazione La Parola che non muore e ideato e diretto da Massimo Arcangeli.

Il progetto generale, promosso dall’associazione La parola che non muore e sviluppato con il sostegno del Comune di Siena, della Regione Toscana, dell’Università per Stranieri di Siena e dell’Università degli Studi di Siena, e con la collaborazione della Fondazione Bianca Piccolomini Clementini e delle case editrici Zanichelli e Aracne, è pensato come un itinerario sull’italiano fra passato, presente e futuro, senza trascurare il contributo portato alla storia linguistica, sociale, culturale del nostro paese dalle tante altre “lingue” presenti sul territorio (dialetti, lingue minoritarie, linguaggi giovanili, lingue di contatto, gerghi tecnologici, ecc.), dalle maggiori lingue di cultura (con riferimento alla traduzione letteraria, alle parole “in viaggio”, alle nuove forme di “capitalismo linguistico”, ecc.), dalla comunicazione non verbale (la lingua dei segni, il linguaggio del corpo).

Il progetto, nato nel 2017, punta a fare della città di Siena il centro strutturale, organizzatore, propulsore di una manifestazione annuale che potrà coinvolgere, negli anni le tre città della Toscana sede di altrettante università (Firenze, Arezzo, Pisa) nonchéregioni, città, cittadine e borghi italiani non toscani disposti a realizzare uno o più eventi, per un percorso tematico comune, all’interno di altre manifestazioni culturali (come ilFestival della Crescita, manifestazione itinerante con sede a Milano anche quest’anno nostro partner a Siena, e le Feste Archimedee di Siracusa). Per l’Italia centrale saranno anche quest’anno più direttamente coinvolti quattro festival, già gemellati in un progetto culturale di “cultura in cammino” (la Festa di Scienza e Filosofia di Foligno, il Futura Festival di Civitanova Marche, La parola che non muore di Civita di Bagnoregio, ANTICOntemporaneo di Cassino), rappresentativi di UmbriaMarcheLazio, le regioni che, insieme con la Toscana, hanno visto affiorare le prime testimonianze dei volgari italiani: i Placiti capuani (960-963), il graffito della catacomba di Commodilla (prima metà del IX sec.), l’iscrizione di San Clemente (fine XI sec.-inizio XII sec.), la Passione cassinese (fine XII sec.), l’Inventario dei beni di Santa Maria di Fondi (fine XII sec.) per il Lazio; la Formula di confessione (inizio XII sec.) e il Cantico delle creature di san Francesco per l’Umbria; la Postilla amiatina (1087), il Conto navale pisano (inizio XII sec.), la Testimonianza di Travale (1158), le Decime di Arlotto (1160-1180), l’Annotazione pistoiese (1187-1208), il Ritmo laurenziano (fine XII sec. – inizio XIII sec.), alcuni documenti della badia di Coltibuono (fine XII sec. – inizio XIII sec.), i Frammenti di un libro di conti di banchieri fiorentini (1211), il Ritmo lucchese (1213) per la Toscana; la Carta osimana (1150 o 1151), la Carta fabrianese (1186), la Carta Picena (1193), il Ritmo su Sant’Alessio (inizio XIII sec.) per le Marche.

Tre giorni di incontri, un centinaio di ospiti tra accademici, intellettuali, poeti, scrittori, artisti, giornalisti. Tra gli altri: Matteo Renzi, che inaugurerà la giornata di apertura del 6 aprile in un incontro ispirato al volume di Massimo Arcangeli Renziario e dedicato alla comunicazione elettorale al tempo della Rete, Marc Augé, Corrado Augias, Edoardo Boncinelli, Aldo Cazzullo, Marco Franzelli, Carlo Freccero, Vera Gheno, Giulio Giorello, Alessandro Masi, Mario Morcellini, Isabella Schiavone, Mario Tozzi.

Delle quattro iniziative collaterali alla manifestazione che, nella loro fase finale, approderanno al festival, la prima è indirizzata a coinvolgere le scuole senesi, ma anche tutte le altre scuole toscane disposte a sposarla, e consiste in un’attività di laboratorio: la realizzazione di un progetto sulle parole che sono in grado di cambiare il mondo. Altre due iniziative sono invece contest incentrati su definizioni d’autore e sulla riscrittura della Costituzione italiana in tweet e twylls, interamente o parzialmente in emoji, con il Metodo Twletteratura e la piattaforma Betwyll.

Sitowww.ilfestivaldellalinguaitaliana.it

Gli autunnali #LaNavediTeseo

Ciao lettori,

oggi vi segnaliamo il romanzo di Luca Ricci, candidato al premio Strega.

Un uomo, al rientro dalle vacanze d’agosto, è prigioniero del suo stanco rapporto matrimoniale. La moglie Sandra è ancora bella, ma lui non riesce più a provare desiderio per lei. Durante una passeggiata solitaria in un mercatino di Roma, l’uomo viene attratto da un vecchio volume sugli artisti di Montmartre, e rimane stregato dall’immagine di Jeanne Hébuterne, la compagna di Amedeo Modigliani. Scocca un particolare colpo di fulmine e Jeanne diventa per il narratore un’ossessione. L’uomo strappa la foto, la piega con cura e inizia a portarla sempre con sé, nella propria tasca. Tutto sembra avvenire soltanto nella sua mente, almeno fin quando sua moglie Sandra non invita a cena una vecchia cugina, Gemma, che all’uomo appare identica in tutto e per tutto a Jeanne. E l’ossessione inizia a riversarsi nella realtà, fatalmente, mentre l’autunno romano avvolge le cose nella sua luce struggente e diafana.

Il matrimonio di mia sorella #anteprima

Da domani in libreria  #Giunti

Bellissima, sognatrice, piena di energia, da sempre Celeste è la prediletta della famiglia, adorata dagli amici e dai numerosi corteggiatori. Finalmente è arrivato il giorno che tutti aspettavano: le nozze con Roberto, l’uomo ideale, solido e affidabile. Un matrimonio in grande stile, ben diverso dalla rapida cerimonia con cui si è sposata la sorella maggiore Agnese. D’altronde, Agnese è la figlia concreta e responsabile, quella su cui si può sempre contare, che non riserva sorprese. Eppure, a quasi quarant’anni, con due bambine, un lavoro estenuante e un marito con cui forse la magia non c’è mai stata, Agnese comincia a vacillare: è veramente questa la vita che desiderava? E quando perfino Celeste, così sicura e perfetta, viene messa in crisi da un ritorno del tutto inaspettato, Agnese non può che ricorrere all’aiuto delle donne di famiglia: la madre Ines, in eterno conflitto con la nonna; la cugina Fiamma, che porta dentro un segreto inconfessabile; e l’eccentrica zia Rosa, che non si è mai sposata ma nasconde nel suo passato una passione mai rivelata… Nell’arco di un solo giorno molto speciale, tra ricordi, intrighi, confessioni e colpi di scena, Agnese scoprirà che ogni matrimonio ha i suoi scricchiolii, che ogni passione ha il suo carico di dolore e che, forse, non è mai troppo tardi per dare una svolta alla propria vita.

“Il matrimonio di mia sorella” non è solo un romanzo, ma un racconto di vita che si snoda senza nascondersi dietro artifici. Una fotografia vera, reale, intensa. Cinzia Pennati ci regala dei profili di donne davvero accurati, scavando nel profondo dei personaggi.

Come in una rappresentazione teatrale, possiamo vedere sì cosa succede sulla scena, ma soprattutto il backstage, tutto quello che si nasconde dietro le apparenze. Proprio lì riusciamo a trovare le chiavi di lettura della storia e scoprire quale sia la realtà.

La vita ci insegna che sono le aspettative a farci star male. Costruiamo un castello di fantasie troppo spesso utopico e irreale. Proprio quando la consapevolezza bussa alla porta, dobbiamo fare i conti con chi eravamo, cosa desideravamo e chi siamo adesso. Il compromesso con il reale non sempre prevede una perdita, può essere un’occasione di riscoperta di se stessi.

Lotterò per la mia tazza di caffè al mattino, per dividere equamente i lavori di casa, per l’organizzazione della famiglia. Sfiderò le abitudini, discutendo se necessario fino a perdere il fiato. Mi difenderò da un ruolo che non mi appartiene.
Lotterò per far coesistere la madre e la donna che mi caratterizzano. Persevererò, quello sì, e non per i figli, sarebbe un penoso alibi.
I bambini stanno bene dove c’è una famiglia. E questo può andare oltre le pareti di casa e lo stare insieme a tutti i costi. Hanno diritto ad avere un padre e una madre che non si facciano del male in nome del loro amore.Persevererò per me stessa e per il bene forse labile, ma ancora presente. Non ho paura delle liti, dei rischi, dell’instabilità,ho solo terrore dell’ordinario, di diventare un soprammobile da spolverare ogni tanto. Consapevole che si torna indietro e si procede, questo è. E per procedere non posso considerarmi solo il frutto di ciò che mi hanno trasmesso mio padre e mia madre, ma qualcosa di più. Non posso dare la colpa a loro per ciò che non sono.
Esistono tante madri e tanti padri, basta saperli riconoscere, nella vita che passa.”

Una famiglia di donne diverse con le loro fragilità e insicurezze, incapaci di mettersi a nudo l’una con l’altra perché troppo bloccate dalla paura di non essere capite che riescono finalmente ad abbattere quel muro e ritrovarsi, riscoprirsi.

I segreti finalmente condivisi ora sono più facili da portare. Si sono dissolti nelle parole. Nuovi scenari si aprono, o forse no, ma davvero poco importa. La giornata di oggi mi ha legata per sempre a queste donne, in un vincolo che sa d’amore. Vivremo nei pensieri l’una dell’altra, questo è certo, nonostante la vita e il suo divenire ci portino lontano da questa cucina, e dai ricordi. Siamo già proiettate altrove, nello spazio che ci riserverà l’esistenza. Perché tutti hanno uno spazio. Basta solo trovarlo.
A volte, si perde tempo. E quel tempo, per comodità, lo chiamiamo sofferenza.

Perché leggere questo romanzo? Senza perdersi in voli pindarici o discorsi arzigogolati, racconta le relazioni, i legami, chi siamo, cosa vogliamo, cosa ci fa star male, cosa ci sa rendere felici. Storia di vita, vera, fotografata con una scrittura che non fa sconti emotivi al lettore e lo porta a mettersi in gioco totalmente.

Non si può aggiustare tutto. Le cose accadono. Un sano vaffanculo ogni tanto è necessario. Le cose non sono mai come sembrano. Stai al gioco.
Vai fino in fondo. Un compromesso è per sempre. Senza legami non siamo niente. La felicità si nasconde nei posti più improbabili.

Vi lascio con un ultimo brano tratto dal romanzo che cita un libro che è stato anche per me, come per la protagonista, una di quelle letture capaci di cambiare la visione delle cose.

Buona lettura!

Tiro fuori dalla libreria Una stanza tutta per sé. Me lo porto al naso e lo sfoglio con calma: alcune frasi sono sottolineate, ci sono appunti tra una pagina e l’altra. Ricordi di ciò che sono stata. L’ho finito in una sola notte, e la mattina dopo ero così eccitata che ho detto a mia sorella: «Questo libro mi ha cambiato la vita».”

Irene #GraphofeelEdizioni

Irene_500x700La biografia romanzata di Maria Vittoria Rossi, giornalista di costume, inviata di guerra, traduttrice, icona fashion del suo tempo, per la quale Leo Longanesi coniò lo pseudonimo di Irene Brin. Estrosa, anticonformista, Irene attraversò la prima metà del ’900 con la forza della sua personalità.Armata di macchina da scrivere, di pantofoline dai tacchi altissimi e di una trousse a forma di colomba disegnata per lei da Salvador Dalì, captò il mondo con le sue antenne da pipistrello (così le definisce Montanelli) e lo descrisse con tono divertito e dissacrante. Un passaggio lieve ma intenso nella cultura e nella società italiana, dagli anni ’30 al boom economico degli anni ’60, che l’autrice ci racconta con appassionata complicità.

 

Leonilde Bartarelli mi ha fatto vivere un bellissimo viaggio letterario nella vita di una donna dalle mille sfaccettature di cui sapevo ben poco. Questo romanzo-biografia è per il lettore un’occasione di scoperta, riflessione, crescita. Una macchina del tempo che ci fa rivivere un passato spesso ancora tanto presente. Dalle inchieste giornalistiche sui luoghi martoriati dalle guerre che hanno segnato il secolo scorso, “Alla fine del viaggio, a Belgrado, ha incontrato la guerra, cruda, spietata. Non quella diretta delle incursioni aeree e dei combattimenti, ma quella susseguente, drammatica e desolante, che lascia i superstiti attoniti, spauriti, sconfortati: la città è bombardata, devastata, silenziosa nella immobilità agghiacciante che segue il dramma. Irene ne rimane smarrita e annichilita. È sola, completamente sola; e tale sensazione in un certo senso l’aggrada, la fa sentire titolare di quella auto‐responsabilità che la fa agire in piena autonomia, rendendo irrilevante ogni pregiudizio di genere.” , al mondo della moda e del costume. “…eccola comunque e dovunque, elegante e raffinata con i sandali Chanel dal tacco vertiginoso, i turbanti stravaganti, gli occhiali a forma di farfalla adorni di strass, i lunghi guanti di pizzo, le fusciacche strette in vita.”

Dietro questa immagine di donna intraprendente, elegante, colta e pronta a vivere ogni situazione, si celano però insicurezze e malesseri non solo psicologici. “Il Male si è presentato con aggressività un anno fa. Al colon. A luglio un intervento chirurgico invasivo sembrava averla riportata in salute, ma la profonda stanchezza e il senso di affaticamento sono continuati. Maria ha provato ad attribuire la responsabilità della sua malattia ai cambiamenti nella società sua contemporanea che non riesce ad accettare; che i nuovi canoni della cultura e dell’arte mortificano indistintamente le sue molteplici personalità, relegandole in ambiti marginali.”

Il romanzo-biografia si conclude con una meravigliosa scena che non posso anticiparvi, posso solo dirvi che l’autrice ha saputo, in modo molto semplice e originale, raccontare non solo una storia di vita, ma anche il suo approccio personale di scrittrice alla stesura “Tutte le biografie sono in un certo senso una bugia. Chi vorrà leggerà per conto suo e sceglierà un’altra sfaccettatura, quella che parla al suo cuore”.

Buona lettura

Link di acquisto: Irene-Graphofeel Edizioni

 

 

L’ assassinio di Florence Nightingale Shore #NeriPozza

Recensione di Antonella Maffione.

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È il 1919 e Louisa Cannon sogna di sfuggire a una vita di povertà e, soprattutto, all’opprimente e pericoloso zio, che vorrebbe sanare i propri debiti «offrendo» la nipote a uomini di dubbia reputazione. La salvezza di Louisa è un posto di lavoro presso la famiglia Mitford ad Asthall Manor, nella campagna dell’Oxfordshire. Dopo diverse peripezie Louisa riesce a farsi assumere. Diventerà istitutrice, chaperon e confidente delle sei sorelle Mitford, specialmente della sedicenne Nancy – una giovane donna intelligente e curiosa con un talento particolare per le storie. Ma quando un’infermiera – Florence Nightingale Shore, figlioccia della sua celebre omonima – viene assassinata in pieno giorno su un treno in corsa, Louisa e Nancy si troveranno per caso coinvolte nelle indagini del giovane e timidissimo Guy Sullivan, agente della polizia ferroviaria di Londra, Brighton & South Coast e nei progetti criminali di un assassino che farà di tutto per mantenere segreta la propria identità… Basato sul vero omicidio, rimasto irrisolto, di Florence Nightingale Shore, questo è il primo romanzo di una serie di gialli intitolata I delitti Mitford, ambientata negli anni Venti e Trenta con protagoniste le sei «leggendarie» sorelle Mitford.

In questo viaggio letterario alla ricerca dell’assassinio dell’infermiera Florence, l’atmosfera è grigia come il cielo di Londra  dove appunto si intreccia la storia. L’ambientazione storica è quella del 1920: l’Inghilterra è uscita sconfitta dalla prima guerra mondiale.
Un periodo storico carico di tensione, nel quale i paesaggi, i costumi sono uno sfondo perfetto per una storia di misteri e bugie.
L’infermiera Florence dopo aver dedicato la sua vita ad assistere in ospedale i militari, all’interno del quale aleggiava solo agonia e morte, viene brutalmente uccisa su un treno che da Londra la porterà a casa di una sua cara amica. Basato su un vero omicidio mai risolto, l’autrice intesse una storia dove non mancano colpi di scena, aggiungendo un tocco di fascino con le sorelle Mitford e la loro governante Louisa, le quali vestendo i panni delle protagoniste cercano di risolvere il giallo.
Ripercorrendo la vita coraggiosa di Florence attraverso prove e fatti reali, Jessica Fellowes inserisce una storia romanzata e avvincente, nella quale l’avvicendarsi di Louisa e Nancy rappresentano un aiuto fondamentale per le indagini. Le intuizioni di Louisa, alimentate dall’arguzia e la sfacciataggine di Nancy, catturano l’interesse del lettore appassionandolo alla scrittura avvincente e vivace della scrittrice.
Tra realtà storica ed espediente narrativo, il tutto arricchito da un’ambientazione storica turbolenta, l’autrice soddisfa la curiosità del lettore, catturando la sua attenzione attraverso una descrizione curatissima degli avvenimenti e soprattutto ogni personaggio è talmente ben caratterizzato da rendere il romanzo dinamico e imprevedibile.

 

Dal 29 marzo in libreria “NON SI UCCIDE PER AMORE” di Rosa Teruzzi – Sonzogno

Tornano, con una nuova avventura, le tre detective del casello ferroviario di Milano

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Un foglietto, ormai ingiallito, trovato in una vecchia giacca nel fondo di un armadio, riporta la memoria di Libera, la fioraia del Giambellino, all’episodio più doloroso della propria vita. Quella giacca è di suo marito, ucciso vent’anni prima senza che sia mai stato trovato il colpevole, e quel biglietto sembra scritto da una donna. Dopo essersi improvvisata detective, nei romanzi precedenti, per risolvere i casi degli altri, questa volta Libera trova il coraggio per rivangare le vicende del suo passato.
Con l’aiuto della madre bizzarra e di una giovane cronista di nera, e nonostante la vana opposizione della figlia poliziotta, si spingerà fino in Calabria per guardare in faccia l’amara verità.

«Che cosa le stava succedendo? Cos’era questo desiderio insano di scoperchiare segreti, proprio lei che era sempre stata una campionessa di discrezione?»