I fiori non hanno paura del temporale, Bianca Rita Cataldi.

I fiori non ha paura del temporale è una storia di ricerca e (ri)scoperta.

Corinna e Serena sono due sorelle, un legame fatto di nomignoli affettuosi e di segreti, di cui Serena si ritroverà complice.

Corinna è una ragazza che ama la letteratura e ascolta musica con gli occhi chiusi, e ha difficoltà ad amare veramente qualcuno.

Serena è la sorella minore – narratrice della storie, infatti è chiamata la Cantastorie – che si dimostra fin da piccola sensibile alle storie incompiute, coraggiosa quando si tratta di aiutare la sorella, dolce come la cioccolata calda.

Sarà lei a tenerci la mano nei ricordi di sua sorella, in un viaggio emotivo e commovente.
Ogni capitolo è un passo verso la verità, in una Bologna dove le VHS erano la moda del momento, dove ogni luogo ci sono segreti di famiglia, come quello di Corinna che si ritroverà a indossare una verità troppo grande per lei, che cambierà il suo destino.
Mi fermo, dovete scoprire pagina dopo pagina l’avventura della piccola Poochie – che da grande diventerà la Cantastorie – , e di Corinna con i suoi occhi troppo truccati e un vita da reinventare.

Lo stile di Bianca è poetico e delicato, con un linguaggio ricercato, con bellissimi riferimenti letterali e musicali, e personaggi curati al punto giusto. Nulla di più. Nella di meno.

Una storia romantica come poche: l’amore e il bene in una Bologna che col passare degli anni è diventata una scatola di ricordi.

Maria Capasso

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Ogni storia è una storia d’amore, Alessandro D’Avenia

7883717_2761017Il libro di cui vi parlerò oggi è l’ultima perla di D’Avenia. Protagoniste sono le donne dei grandi artisti che vengono raccontate al lettore con sincerità e sensibilità, utilizzando come filo conduttore il mito di Orfeo ed Euridice.

La storia di Orfeo è una storia di perdita, per ben due volte, dell’amata, solo dopo la morte i due amati riescono a unirsi. Con l’espediente di questa storia inizia un percorso “di donna in donna” per raccontarne dolore, senso di perdita, rinunce. Donne da conoscere nella loro intimità, da apprezzare perché tante opere senza la loro presenza non avrebbero avuto lo stesso valore. Dietro ogni uomo – non lo dico perché sono donna – c’è sempre una donna che lo sostiene, che lo incoraggia, che lo ama in modo assoluto.  In questo filo che lega le storie delle donne, l’autore evidenzia il bello e il brutto di ogni amore, dando il suo punto di vista sull’uomo e non sull’artista, senza mancare di rispetto ai sentimenti.

Con una prosa incantevole e seducente, punta l’attenzione su un elemento molto profondo, che spesso viene dimenticato, viene messo da parte: il concetto di amore vero. L’amore che ha il potere di muover la terra. L’amore che salva, o meglio, salva fin dove riesce con tutte le sue forze. Perché l’amore non è un lieto fine, ma una voglia di rialzarsi, di riprendersi quando tutto sembra perduto e di esistere senza soffocare l’altro.

Uomo e donna, Wilkie Collins

In questo romanzo, l’autore descrive la condizione della donna e il suo poco “valore” in società senza contrarre matrimonio.
La donna, a quei tempi, aveva solo doveri verso suo marito e verso la cura della casa, della famiglia.
L’uomo era l’uomo, quello che doveva trovare il fuoco sempre accesso.
Iniziamo da Mrs Vanborough è piena di vita, ma vittima di un matrimonio infelice, con un marito freddo come il marmo, che non la degna di uno sguardo, attenzioni. Non hanno comunicazioni, non hanno intimità vera, non hanno nulla e Mrs Vanbourgh si spegne ogni giorno di più e i suoi nervi diventano sempre più deboli, portandola all’isteria che scoprirete a seguito della lettura. Poi salta in scena Anne (il personaggio per cui ho provato più tenerezza) è accolta come istitutrice presso la famiglia di Lady Lundie, amica d’infanzia della sua sfortunata madre, e diviene inseparabile dalla figlia di lei, Blanche. Qui incontra Geoffrey Delamayn che la corteggia, portarla contro i suoi principi. Anne è disposta a tutto pur di salvare il suo onore e progetta un matrimonio segreto, pur di “riparare” al tutto. Ma… una serie di eventi porteranno Anne in un guaio ancora più grande: finisce con l’essere accusata di aver sposato Arnold, il fidanzato della sua cara amica Blanche. La situazione non è delle migliori e Anne è avvilita, ma la verità viene fuori e tutto si chiarisce. Come accade in storie già macchiate in partenza, la verità si rivela come la peggiore delle condanne, e Geoffrey la tratterà come una prigioniera, nel tentativo di ucciderla e sposare una donna ricca, dato che lui dipende dalla sua famiglia e un matrimonio con qualche ereditiera è la sua salvezza.
La sorte della vicenda è nelle mani della anziana cuoca, che mi ha disturbato come personaggio.
Collins ha esposte tutta l’inferiorità della donna, di come veniva tratta e considerata: un complemento.
Un libro che dovrebbero leggere sia uomini che donne, perché, nonostante l’evoluzione e l’epoca moderna in cui viviamo, ci sono mura domestiche che sono diari di donne che soffrono l’umiliazione del non contare nulla, del non sentirsi nulla, e di dipendere da un uomo che dimentica di essere un marito e si ritrova, con piacere, a fare il padrone.

Gli anni del nostro incanto

Una domenica di aprile, una Vespa, a Milano, negli anni Sessanta: un padre operaio, una madre parrucchiera, un figlio di sei anni e una bimba che non ne ha ancora compiuto uno. Vengono dalla periferia, sembrano presi dall’euforia del benessere che ha trasformato la loro cronaca quotidiana in una vita sbarluscenta. Qualcuno scatta una foto a loro insaputa. Vent’anni dopo, nei giorni in cui la Nazionale di calcio italiana vince i Mondiali di Spagna, una ragazza si trova al capezzale della madre che improvvisamente ha perso la memoria. Il suo compito è di ricordare e narrare il passato, facendosi aiutare da quella foto. Prende così avvio il racconto di una famiglia nell’Italia spensierata del miracolo economico, una nazione che si lascia cullare dalle canzoni di Sanremo, sogna viaggi in autostrada, si entusiasma con i lanci nello spazio dei satelliti americani e sovietici, e crede nel futuro, almeno fino a quando non soffia il vento della contestazione giovanile e all’orizzonte si addensano le prime ombre del terrorismo. Dopo la strage di piazza Fontana finisce un’epoca favolosa e ne comincia un’altra. La città simbolo dello sviluppo industriale si spegne nel buio dell’austerity, si sporca di sangue e di violenza, mostra il male che si annida e lascia un segno sul destino di tutti. Con un romanzo dalla scrittura poetica e struggente, forte nei sentimenti ed evocativo nello stile, Giuseppe Lupo ci racconta il periodo più esaltante e contraddittorio del secolo scorso – gli anni del boom e quelli di piombo – entrando nei sogni, nelle illusioni, nelle inquietudini, nei conflitti di due generazioni a confronto: quella dei padri venuti dalla povertà e quella dei figli nutriti con i biscotti Plasmon.

Gli anni del nostro incanto è il ritratto di una famiglia che abbandona la periferia e si trasferisce a Milano “per vivere all’altezza degli anni alti!”, frase chiave di tutto il romanzo di Lupo. La Milano di cui si parla è la società dai primi anni sessanta, attraverso il boom economico, e gli anni di piombo, fino alla vittoria della nazionale italiana ai mondiali di Spagna, e tutte le nuove creazioni.

La protagonista narra passo per passo tutta la sua infanzia, alla madre malata, che da un giorno all’altro ha perso la memoria e fissa sempre una fotografia, che qualcuno scatta una foto a loro insaputa nei anni di benessere e scoperte.

La figlia per non perdere la speranze, si affida al potere che le emozioni del passato hanno lasciato nel suo cuore, tentando di aiutare sua madre a ricordare.

Ogni capitolo sarà un evento del passato, in cui la ragazza ci porterà con lei nella sua infanzia: i sogni e l’auto tanto desiderata da suo padre, la cucina Salvarani tanto valuta dalla mamma, suo fratello taciturno e la sua scelta di andare in seminario, la fuga di sua fratello, la morte di suo padre, il pesto della domenica.

Tutti ricordi che danno la forza di combattere la malattia della madre, che sembra non voler neppure collaborare, come se aiutasse la matti a tenere  i ricordi lontani.

La ragazza si sente sola e stanca, e si le manca l’appoggio di suo fratello, che non si è fatto più vivo, e lei, ancora una volta ha tutto sulle sue spalle.

Un romanzo forte e pieno di nostalgia, scritto con la  giusta malinconia e veracità, con uno stile scorrevole e e una linguaggio limpido, semplice.

Lo consiglio vivamente.

Sicuramente sarà nei libri da rileggere!

Maria Capasso

La libreria di piazza delle Erbe

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Appena Nathalie ha messo piede a Uzès, un piccolo borgo turistico nel Sud della Francia, si è subito innamorata del luogo. La vecchia cattedrale, il castello, le piazze inondate di sole e soprattutto la gente, accogliente e ospitale. E quando ha visto il cartello “vendesi” sulla libreria della piazza centrale, non ha resistito e ha deciso di cambiare vita trasferendosi lì. Così, in breve tempo, la sua libreria è diventata un punto di riferimento per gli abitanti, e Nathalie ha assunto il ruolo di confidente, guida e mediatrice per tutti coloro che vanno a trovarla per una chiacchiera o un consiglio. Da Cloé, un’adolescente in conflitto con la madre, a Bastien, che è alla ricerca del padre, passando per Tarik, il soldato rimasto cieco in guerra, e molti altri ancora. Un buon libro è un rimedio per molti mali, e per ciascuno di loro Nathalie conosce il libro giusto…

 

Nathalie vive a Parigi con suo marito Nathan e sente di voler dare una scossa alla sua routine. Quando nota il cartello vendesi sulla libreria di piazza delle Erbe a Uzès lo interpreta come un segno per dare una svolta alla sua vita.  La sua carriera di libraia sarà come una rinascita per Nathalie: ogni libro per lei è una cura per i mali dell’anima e del cuore e ogni persona ha il suo libro “medicina”. Nel piccolo borgo la libreria diventerà un ritrovo per tutti gli amanti dei libri e la nostra protagonista conoscerà donne e uomini con la sua stessa passione: la giovanissima Chloè che troverà il coraggio di affrontare sua madre, Jacques un grande viaggiatore in pellegrinaggio verso Mon-Saint-Michel Phillips, Leila che gestisce un banchetto al mercato e tiene dentro sé un grande segreto , Bastien un uomo restio a mostrare i propri pensieri e alla ricerca del padre, Tarik un soldato della legione straniera che ha perso la vista in guerra, suor Veronika della congregazione ortodossa del monastero di Solan, Arthur il giovane postino che ha messo da parte il suo talento e infine Solange una donna con l’amore per il giardinaggio. Nathalie entra in empatia con le loro gioie e  i loro dolori, cercando di curare i suoi stessi malesseri, dovuti all’instabile rapporto con sua figlia Eloise.

Una storia meravigliosa e dolcissima che Eric De Kermel ci dona con uno stile fresco. Alla libreria di piazza delle Erbe, ogni persona trova coraggio con un sorriso e una spinta amorevole. Si ritrova la speranza perduta con una carezza sul cuore di una mano sincera.  Tutti noi vorremmo una libraia come Nathalie e la sua libreria dietro l’angolo in cui iniziare una nuova giornata con la carica giusta e dove scovare il libro perfetto per noi prima di tornare a casa.
Ciascun lettore ha il suo libro e ogni libro un messaggio per ogni singolo individuo, non importa  se una lacrima scende sul viso: con un buon libro e una tazza di tè si può curare l’anima.

Questa è una delle letture più piacevoli dell’anno, ve la consiglio. Buona lettura.