Lo spiegotto di Spiegotti!

Il canale di Francesco Spiegotti nasce dopo un’attenta analisi del panorama italiano e non, di chi produce video per YouTube e di chi divulga “qualcosa” grazie ai propri video. Ormai registrare dignitosamente un video è alla portata di tutti per costi e materiali e questo ha creato un’invasione di “spiegatori seriali” che ogni giorno ci dovrebbero aiutare a risolvere problemi, ma anche a dare un senso alle nostre vite, parlando di psicologia, esoterismo, cultura, intrattenimento, sesso, di tutto. Quindi, lo Spiegotto di Spiegotti, arriva per prendere velatamente in giro questa massa di tuttologi con quei modi di dire e di fare che sono diventati usuali nei video su YouTube. Continua a leggere

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Sliding doors, il concorso letterario

L’𝐀𝐜𝐜𝐚𝐝𝐞𝐦𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐜𝐫𝐢𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚, diretta da Monique Scisci, dà il via il suo 1° 𝐂𝐨𝐧𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨 𝐋𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐚𝐫𝐢𝐨 in collaborazione con Pink Magazine Italia.

Potete partecipare inviando un racconto inedito di max 20.000 battute entro e non oltre il 20 Dicembre 2019. Il racconto selezionato sarà pubblicato sul magazine a Febbraio 2020.

Il concorso è aperto a tutti gli scrittori che hanno voglia di mettersi alla prova.

“𝐒𝐥𝐢𝐝𝐢𝐧𝐠 𝐃𝐨𝐨𝐫𝐬, 𝐥𝐚 𝐟𝐢𝐥𝐨𝐬𝐨𝐟𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐋𝐞𝐢𝐛𝐧𝐢𝐳 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐯𝐨𝐢”

Se non avete visto il film di Peter Howitt del 1998, interpretato da Gwyneth Paltrow, avrete sicuramente sentito parlare dei mondi possibili. Per ognuno di noi esiste un numero infinito di possibilità. Tutto dipende da due fattori: scelte e tempo. Continua a leggere

Hunter Thompson e Paura e disgusto a Las Vegas

 

Hunter Stockton Thompson è stato probabilmente uno degli scrittori più rappresentativi della letteratura made in USA ed è ricordato per aver inventato il Gonzo Journalism (termine per la verità coniato da Bill Cardoso, giornalista del Boston Globe amico intimo di Thompson). Thompson fu fautore di un genere giornalistico nel quale l’autore diventa il protagonista della storia attraverso uno stile descrittivo preciso, talvolta colorito e arricchito da iperbole volte a mettere in luce le proprie esperienze, sensazioni e impressioni, privilegiando il proprio punto di vista piuttosto che la storia.

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Claudio Dominech: il bello della diretta

È napoletano il conduttore televisivo volto maschile di Mattina 9, l’emittente partenopea che si distingue per la qualità dei suoi programmi; si chiama Claudio Dominech.

Sei uno dei volti televisivi partenopei più apprezzati… 

Ne sono molto felice! Sono tempi difficili, si sa, per cui resto concentrato sul lavoro, passo dopo passo, provando a dare sempre il meglio e, soprattutto, a lavorare su me stesso attraverso uno studio continuo e una formazione mirata. Continua a leggere

La parola che arde: al via la Quinta Edizione di Poietika

REGIONE MOLISE e FONDAZIONE MOLISE CULTURA

Ideazione e progettazione Tèkne

presentano

POIETIKA

La parola che arde

V Edizione

Teatro Savoia

Campobasso

Dall’8 al 16 aprile 2019

Direzione artistica: Valentino Campo

«La parola che arde è il tema che ci attende tra Aprile e Settembre, tra Campobasso e l’intero territorio regionale. Una lunga scia luminosa alimentata da scrittori, fotografi, economisti, musicisti, filosofi, poeti ed attivisti, da loro tenuta viva anche quando il buio sembra essere più cupo. Corroborata da chi ha covato il sacro fuoco e conosce bene il sigillo che la fiamma ha impresso sulla carne. Perché ora più che mai c’è necessità di un’arte che scruti il mondo senza veli e senza schermi, che dica il mondo da dentro le sue bende. Un’arte che sia argine e testimonianza di umanità, anche quando dell’umanità appaiono soltanto i brandelli». Sono le parole di Valentino Campo, direttore artistico di Poietika, illuminanti e perfette per introdurre il tema della V Edizione della rassegna che si terrà dall’8 al 16 aprile al Teatro Savoia di Campobasso, seguita da quella estiva dedicata alla musica, Sonika Poietika, nei più suggestivi borghi molisani. Una V Edizione – tenacemente voluta dalla Regione Molise e dalla Fondazione Molise Cultura, con ideazione e progettazione dell’associazione Tèkne – incentrata sulla parola che arde.

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L’Italia, gli eBook e il self-publishing. Intervista a Chiara Apicella

Chiara Apicella è una giovane autrice romana con alle spalle numerosi riconoscimenti letterari. Laureata in Lettere, è stata finalista al concorso letterario 8×8 con il racconto Nel silenzio che segue, presentato al Salone del libro di Torino e poi pubblicato nella raccolta Si sente la voce (CartaCanta, 2012). Altri racconti di Chiara sono poi stati pubblicati su Prospektiva, sul sito letterario SettePerUno e su diverse raccolte di 80144 edizioni. Chiara è speaker radiofonico, redattore letterario per diversi blog ed è l’autrice di Sofia nel mio autunno nevrotico, il romanzo del suo esordio (Lantana editore). Da poco Chiara ha fatto una scelta controcorrente: pubblicare in self, su Amazon. Le abbiamo chiesto le motivazioni di questa decisione e come reputa il panorama letterario italiano degli ultimi tempi, soprattutto per quanto riguarda il digitale.

Nonostante Sally e Lelaina. Parlaci del tuo ultimo romanzo.

Il titolo così complicato fa riferimento alle protagoniste di due film che ho amato, “Harry ti presento Sally” e “Giovani, carini e disoccupati”. Non li ho solo amati, a dire il vero: hanno plasmato il mio romanticismo sconsiderato, che contraddistingue anche la protagonista del romanzo, Sara. Editor sottopagata di libri scadenti, Sara vive la fatica delle ultratrentenni di oggi, spesso irrisolte in diversi campi: sentimentale, professionale, familiare. Si innamora sempre di musicisti egocentrici, per poi lagnarsi con le sue amiche, irrisolte come lei ma ognuna secondo la propria personalissima modalità. Finché l’incontro con l’ennesimo autore poco talentuoso, Michele, risveglia in Sara un po’ di grinta verso la vita.

Come giovane autrice hai pubblicato con diverse case editrici. Perché poi hai fatto una scelta “diversa”?

Il mio primo romanzo, Sofia nel mio autunno nevrotico, è stato pubblicato con Lantana editore nel 2014. Ho scritto Nonostante Sally e Lelaina poco dopo, più o meno tre anni fa: volevo trovare un po’ d’ironia nell’indefinitezza che stavo vivendo nel campo sentimentale, in quello professionale, e via dicendo, e che ho attribuito alla protagonista come un regalo forse non troppo gradito. Semplicemente, come le altre cose anche i romanzi invecchiano, soprattutto per chi li ha scritti. Desideravo che “Nonostante Sally e Lelaina” prendesse una sua strada e non aspettasse troppo tempo per vedere la luce.

Quali sono i vantaggi a tuo avviso del self-publishing? E quali gli svantaggi? 

Dipende molto, credo, dalla via che si sceglie. Pubblicare con Amazon, per esempio, non preclude un’eventuale pubblicazione in seguito con una casa editrice, e può essere anzi un modo veloce per far leggere agli altri un romanzo a cui si tiene senza aspettare i tempi biblici dell’editoria. Gli svantaggi forti sono l’assenza di una distribuzione nelle librerie e una promozione completamente da autogestire. Bisogna avere più iniziativa e intraprendenza, e darsi molto da fare sui social. Può essere anche un’ottima palestra per chi, come me, è timido, ha un senso del ridicolo a fior di pelle, e s’imbarazza a parlare di ciò che fa, quasi fosse un serial killer. Ma noi dobbiamo essere i primi a sostenere ciò che facciamo: questa per me è stata una lezione molto utile.

Come ti trovi a essere tu a lavorare sul “post” del tuo lavoro? 

Io sono piuttosto puntigliosa, quindi l’idea di gestire direttamente il mio lavoro da una parte mi rassicura molto. Dall’altra, sono anche una pigra e una timida, appunto, quindi devo sempre pungolarmi per trovare la motivazione necessaria in un campo come il self-publishing, in cui si è di fatto gli agenti di sé stessi.

Consigli la tua scelta ad altre autrici? 

Dipende da cosa cercano. Le vendite nel self-publishing molto probabilmente saranno inferiori a quelle che si ottengono con una casa editrice, anche piccola. Del resto, se custodiscono nel cassetto un romanzo da un po’ e soffrono nel sentirlo invecchiare, non credo ci siano svantaggi nel pubblicarlo su una piattaforma gratuita che comunque consenta una pubblicazione a posteriori con una casa editrice. La cosa importante, però, è prevedere anche il formato cartaceo e non solo l’eBook: per quanto il libro possa attrarre, se va letto su un monitor in moltissimi si sentono demotivati. In Italia, purtroppo, la cultura dell’eBook deve ancora affermarsi; per questo ringrazio di cuore mio marito, che è lo spirito pratico della coppia e mi ha aiutato tanto nel “costruire” il libro per la versione cartacea. Nonostante Sally e Lelaina infatti è dedicato a lui, che mi sostiene sempre e ha contribuito a farmi sentire un pochino più risolta. Ma alla fine chi lo è completamente?

Il mio nome è Bond, James Bond!

BOND AGES

007 SGUARDI SUL CINEMA DI JAMES BOND

Saggio di Marco Paracchini

Pubblicato da Undici Edizioni

Uscito il 18 dicembre 2018

(Illustrazioni interne di Pierfrancesco Stenti)

 

007 DOMANDE A MARCO PARACCHINI

 

James Bond è un mito senza tempo.

Nonostante diversi volti abbiano interpretato la spia più famosa (e longeva) del mondo e nonostante l’inventore dell’agente doppio zero sia passato a miglior vita da ormai diversi anni, la figura di 007 continua (e continuerà) a far parte della Storia e non solo di quella cinematografica.

E proprio da questo spunto parte il saggio dello storyteller novarese Marco Paracchini che propone, per la seconda volta, una diligente analisi sull’evoluzione di questo personaggio fictional che perdura da quasi sessant’anni. Il libro, pubblicato dalla giovane, ma brillante realtà editoriale che risponde al nome di Undici Edizioni (che fa parte delle realtà “No EAP”/nda) contiene un’analisi sociologica, nonché economica, di questo eroe che ha saputo influenzare stili e tendenze della Settima Arte (e non solo).

L’autore non si limita a trattare solo della spia britannica, ma parte da molto lontano, offrendo delucidazioni legate alla storia dello spionaggio. Grazie ad alcune domande, abbiamo potuto cogliere il valore aggiunto di questo testo.

Marco Paracchini

#001 – È stato necessario partire dalla realtà per affrontare l’agente segreto al servizio di Sua Maestà?

Ho pensato fosse imprescindibile. Credo sia indispensabile carpire anche alcuni dati storici al fine di avere così un quadro completo sullo spionaggio.

#002 – Dagli Antichi Egizi sino ai Ninja, ma il focus va principalmente su una figura delicata, ma ben definita che è quella di “M” dal 1995 sino al 2012, puoi spiegarci il perché?

Perché in un mondo scaltro, oscuro e un po’ maschilista come quello di 007, la figura di M, interpretata dalla meravigliosa Judy Dench, era un punto di svolta per la storia cinematografica di Bond. Tuttavia nello spionaggio inglese c’è stata veramente una donna che aveva rivoluzionato il sistema dell’intelligence e per lungo tempo aveva davvero ricoperto quel ruolo. Mi sembrava doveroso farlo presente.

#003 – Questo è il tuo secondo libro su 007 poiché nel 2012 sei stato l’unico autore italiano a dare spazio al 50° di James Bond. Cosa c’è di innovativo in questo testo rispetto al precedente?

“BOND AGES” è un libro decisamente più completo e ricco rispetto al predecente, ma alcuni aspetti di contenuto sono similari. Undici Edizioni ha poi impreziosito il testo con un’impaginazione molto curata e le illustrazioni di Pierfrancesco Stenti fanno il resto. È un volume ricco di notizie, curiosità e analisi. Nel 2012 il libro sarebbe dovuto uscire per una grande casa editrice, ma cambiarono i vertici della collana dedicata a questo personaggio e tre mesi prima dell’uscita di “Skyfall”, il chief editormi scrisse che non avrebbero pubblicato l’opera. Quindi, dopo otto mesi di missive virtuali assolutamente inutili, arrivò il momento di pubblicarlo. I tempi purtroppo erano risicati per cominciare una nuova ricerca quindi ripiegai sul book on demandin modo da far uscire il libro qualche giorno prima del “Cinquantesimo” di 007 (“James Bond 1962/2012 – Cinquant’anni di un fenomeno cinematografico”, Phasar Edizioni 2012) che è stato, manco a dirlo, il mio best seller.

#004 – Il sottotitolo “007 sguardi sul cinema di James Bond” parla chiaro: sette capitoli che analizzano lo spionaggio e le peculiarità di questo eroe. C’è un capitolo a cui ti senti particolarmente legato?

Pur essendo legato a tutti i capitoli del saggio, la parte 005 è forse quella a cui sono maggiormente affezionato: c’è un parallelismo con un’altra figura di spicco dell’entertainment “Made in Uk”, ma per scoprirlo dovrete sfogliare il libro!

#005 – Una domanda che credo ti ponga chiunque: qual è, secondo te, il miglior 007?

Sì, è un quesito che mi fanno tutti coloro che scoprono di avere a che fare con “uno che ha scritto di James Bond” e la mia risposta è più o meno sempre uguale, anche se non appaga mai i fruitori: ogni epoca ha avuto il suo 007 e tutto, o quasi, è legato all’esperienza emozionale diretta del primo film che si vede. Difficilmente uno che è cresciuto a “pane e Connery” amerebbe Daniel Craig, viceversa chi ha scoperto Bond con “Casino Royale” (2006) faticosamente accetterebbe l’iconico Moore. Io ho imparato ad amarli tutti, nessuno escluso. Offrono aspetti ed emozioni diverse e sarà così anche per il prossimo attore che lo interpreterà.

#006 – A cosa credi sia dovuto il successo di un personaggio simile? Qual è, secondo te, il segreto della sua longevità?

Ottima domanda. Credo che gli ingredienti del successo di 007 siano molteplici. Innanzitutto è un personaggio che si è saputo rinnovare, a volte con difficoltà, ma ha saputo farlo mantenendo fede agli stilemi narrativi originali. Inoltre è un eroe che stimola uomini e donne per aspetti differenti, ma soprattutto perché incarna una figura tutta d’un pezzo, peculiarità che è senza dubbio estremamente affascinante da qualsiasi punto lo si guardi.

#007 – Il libro accenna anche cosa potrebbe raccontare il prossimo capitolo cinematografico. Quali sono le aspettative per il 25° film in arrivo nel 2020?

Il condizionale è d’obbligo perché mentre rispondo a queste domande, ancora non v’è alcuna certezza sul plot. Posso giusto dire che rivedremo Lea Seydoux – che di per sé è già una novità perché non c’è mai stata una Bond Girl proposta in due film -, che la colonna sonora potrebbe avere un altro compositore rispetto ai precedenti film e che il cast potrebbe annoverare il giovane talento Rami Malek (appena visto in “Bohemian Rapsody”) e due nuove figure femminili: una spia al fianco di Bond e un’acerrima antagonista. In verità sono più curioso di immaginare il dopo Craig. Noi del fandom bondiano dovremo andare al cinema spinti solo da una gioiosa curiosità, ma senza avere aspettative poiché questa futura pellicola potrebbe “chiudere col botto”, ma anche essere un flop allarmante.

Una morte perfetta

Quando ho deciso di andare a Milano a trovare Chiara, sapevo che il tragitto in pullman sarebbe stato lungo. Otto ore. A me piacciono i viaggi lunghi, sul serio. Ma tant’è, ho assolutamente bisogno di un libro da leggere, oppure le chiacchiere del passeggero dietro di me mi faranno impazzire (oltre a condurre lui ad una rapida morte per accoltellamento da matita).

Nello zaino mi sono portata un thriller, il quarto della serie dell’autrice inglese Angela Marsons. Ho già letto un suo romanzo e ricordo che mi era piaciuto molto.

Questo si intitola Una morte perfetta, ed è stato appena pubblicato da Newton Compton, come tutti gli altri della serie.

Sono fiduciosa. Apro il romanzo. Dove si va oggi?

Nella campagna inglese. Nella Black Country.

Inizia tutto col botto. La protagonista, Kim Stone, è una detective della polizia inglese e sta effettuando un arresto con la sua squadra. Nel loro mirino, trafficanti stranieri di bambini da destinare alla prostituzione.

Quando Kim ne malmena uno verrebbe da abbracciarla.

Il loro superiore è talmente soddisfatto dell’arresto che manda tutta la squadra in gita: a Westerley, una struttura che studia la decomposizione dei cadaveri, una fattoria dei corpi. Un ameno posticino dove se cammini col naso per aria rischi di cadere nella buca di una mummia infestata di vermi. E ti multano pure, perché i vermi non vanno disturbati. Stanno lavorando, loro!

Kim, il suo braccio destro Bryant, e i due giovani Duncan e Stacey, non sono proprio entusiasti all’idea dell’escursione. Tanto più che durante la visita guidata uno di loro inciampa davvero in un cadavere. Solo che non è uno di quelli del centro.

È la vittima di un omicidio recente, una donna a cui è stata spaccata letteralmente la faccia, poi soffocata con della terra in gola.

Fine della gita. Kim fa schioccare la frusta e immediatamente la squadra si mette alla ricerca dell’assassino. Ma tutte le piste sono vicoli ciechi.

Nella narrazione si inframmezzano parti di racconto di qualcuno che parla in prima persona. Non si sa chi sia, ma è decisamente inquietante. E affascinante.

Nel frattempo Kim rinviene un altro cadavere, e una donna che per un pelo ancora non è morta. Da un omicidio siamo passati rapidamente a dare la caccia ad un serial killer. Già la squadra è affogata di lavoro, ci mancano solo le critiche del capo, gli agguati di una vecchia quasi-fiamma di Kim e le telefonate di una giornalista zoppicante e mostruosamente rompiballe. O così sembra.

Fuori dal finestrino del pullman sfila la scintillante campagna toscana, ma io non la degno di uno sguardo. Non ci riesco. Corro tra le pagine alla ricerca del prossimo indizio.

Inciampo in qualche verbo messo male ma mi dico che dev’essere un problema della traduzione e vado avanti.

Mi sono quasi fatta un’idea di chi possa essere il colpevole. Ecco, ora lo arrestano! Lo sapevo,  dovevo fare l’investigatore, un momento, ah no, ho sbagliato tutto.

Oddio! Hanno rapito la giornalista!

Coraggio Kim, ce la puoi fare.

Il punto forte di tutta la storia sono decisamente i personaggi. Non sono scontati, anzi hanno una coerenza tutta loro a cui non riesci proprio a non affezionarti. Kim Stone è una detective dura e fuori dagli schemi, e si muove in un ambiente strano, grigio, dove il sospetto la fa da padrone. Forse è per questo che le vuoi bene.

Arriviamo a Milano troppo presto. Non ho ancora finito il libro e voglio sapere come va a finire. Quasi quasi resto sul pullman e proseguo fino a Zurigo… No, poi Chiara mi darebbe per dispersa, e chi lo sente mio padre?

Metto il segnalibro a malincuore, scendo e do un appuntamento silenzioso al libro per questa sera. Non vedo l’ora di scoprire come finisce.

Devo aggiungere una nota di tenerezza da lettrice italiana ai personaggi inglesi che per tutta la storia svengono di caldo con ventiquattro gradi.

Adorabili principianti.

Beautiful Girls

Le lezioni all’università sono ricominciate da una settimana.

Per carità, tutto molto bello e interessante, ma un saggio sulla condizione economica dell’impero bizantino all’inizio del V secolo d.C., non me ne voglia il professore, non è proprio una lettura eccitante.

L’altra sera, complice il caldo/freddo di questi giorni, non riuscendo a dormire, mi aggiravo per la stanza cercando qualcosa da leggere, che non avesse nulla a che fare con Bisanzio e compagnia.

Avevo sul comodino da un po’ un volume non troppo spesso, con una copertina tutta blu.

Beautiful girls di Lynn Weingarten, una newyorkese che a quanto pare è molto apprezzata in patria per gli young adult. Questo è il suo primo libro tradotto in Italia, dalla Newton Compton.

Dalla quarta di copertina sembrava un thriller interessante.

Ho pensato “Cara Newton, salvami tu dall’insonnia e da Giustiniano”, e me ne sono andata a spasso tra le pagine del libro.

Non viene dato un indizio sul luogo dove si svolge la storia, si sa solo che è in America. Inizia tutto in una High School.

La protagonista, June, parla in prima persona. Inizia descrivendo il suo ritorno a scuola dopo le vacanze di Natale. Lei è una ragazza difficile, sola se si esclude il suo ragazzo, e ampiamente incasinata.

Le descrizioni e il modo di narrare gli eventi, con un’attenzione particolare ai minimi dettagli di vita quotidiana mi fanno subito venire in mente il romanzo Twilight. Ho sentito molti pareri secondo cui ricordava di più il romanzo Tredici, ma non sono convinta.

Comunque, sono curiosa. Che sta per succedere nella vita di questa ragazza?

Poco dopo il rientro, nella scuola si inizia a spargere una voce: una delle studentesse è morta, anzi, si è uccisa, e non in modo carino. Si è letteralmente data fuoco.

Già la cosa non è bella di per sé, ma per June è un vero e proprio colpo al cuore. La suicida infatti è Delia, la sua ex migliore amica. Quella che June ha escluso dalla sua vita ad un certo momento, senza farci sapere il perché.

Naturalmente la ragazza è sconvolta. Neppure il suo perfettissimo fidanzatino wasp riesce a consolarla, mentre ripercorre le tappe della sua crescita con Delia. Così ci presenta una ragazza strana, complicata, affascinante, che da appena undicenne aveva scelto June come sua migliore amica. Attraverso una serie di flashback impariamo a conoscere le due ragazze e il rapporto che le legava, fatto di una lotta costante alla solitudine, piccoli segreti, marachelle, gesti affettuosi rubati e una lunghissima corsa liberatoria su un prato che, penso, piacerebbe tanto anche a me poter condividere con un’amica.

Fuori dai ricordi, June si reca ad una commemorazione notturna fatta da altri amici di Delia. Lì, per caso, conosce il nuovo fidanzato della sua ex migliore amica, Jeremiah, che subito dopo essersi presentato le fa “devo dirti una cosa”.

Dicono che Delia si sia data fuoco.

Ma Delia ha sempre avuto il terrore del fuoco.

Cos’è che scricchiola?

June e Jeremiah rimettono insieme i pezzi, e lentamente, si convincono di una cosa: Delia non si è suicidata, è stata uccisa. Da chi? E perché?

Parte la caccia agli indizi. June non aveva più contatti con Delia da un anno (e ancora non dice perché), ma più va in fondo alla sua vita, più scava nel passato, più l’antico sentimento riaffiora prepotente, inossidato.

Le relazioni a quell’età hanno il peso di un giuramento, si portano addosso la pesantezza dell’eternità.

June scopre che Delia conosceva uno spacciatore, che aveva una nuova migliore amica, che forse tradiva il fidanzato …

Tutta la prima parte del racconto è una girandola di scoperte, con un leitmotiv costante: di chi ci si può fidare?

Dopo aver seguito June nelle sue indagini per un bel po’, incuriosita, inizio a farmi qualche appunto.

Tanto per cominciare: questi ragazzi hanno sedici anni. Voi cosa facevate a sedici anni? Io piangevo sulle versioni, divoravo merendine (ok, questa parte della mia vita è ancora identica a sé stessa), e non dico che con le mie amiche giocavamo con le bambole, ma quasi. Sicuramente eravamo ancora appassionate di cartoni animati.

Ecco, loro no. June e compagni vivono la vita a tremila, vanno a letto con tutto quello che si muove, guidano, spacciano, danno feste che nemmeno Lapo Elkan, sanno cucinare per un esercito, falsificare prove e documenti, reperire alcool in un paese in cui è illegale, uccidere, sparare e hanno soldi sempre a portata di mano. E i genitori? E gli insegnanti? E la polizia?!

Dico, va bene tutto, ma non sono un po’ troppo fuori età per certe cose?

Mia nonna direbbe che è l’America, e lì tutto e strano e diverso, e il cielo è verde e piove vino. Sarà …

E poi sono ancora curiosissima di capire perché June e Delia hanno rotto. Mi immagino già (dato il tono del romanzo), un evento spaventoso, sono sicura che si tratta di qualcosa di orribile, avranno assistito ad un assassinio, e… e niente. No. Quando alla fine June svela il motivo della rottura l’unica cosa che riesco a pensare è: Ah. Tutto qui?

Diciamo anche che questo è un problema generico della narrazione di June. Se da un lato non si fa il minimo scrupolo a mostrare il suo linguaggio per quello che è, senza edulcorarlo minimamente (e va benissimo così), il problema è che c’è sempre qualcosa a suggerti che la parte davvero tetra, oscura, minacciosa e dannata del racconto è dietro l’angolo pronta a cominciare e … e alla fine, uhm, no ci ripensano.

Insomma sarebbe po’ come andare a vedere un prestigiatore che promette draghi fiammeggianti e poi dal cilindro tira fuori un esercito di coniglietti neri. Ok, sono neri, ma non era quello che intendevo vedere. Il che onestamente mi crea qualche problema nella lettura.

Sono un po’ stanca, penso che dovrei spegnere la luce. Mi dico che finisco solo il capitolo. Vado avanti un po’ per inerzia e poi ad un tratto … SBEM! Questo sì che è un colpo di scena!

La storia improvvisamente comincia a scorrere veloce, sempre più veloce e sempre più sulle montagne russe. In pratica June (e io lettrice), non aveva capito un accidente.

È ora di scoprire davvero tutto.

Guardo l’ora, è tardissimo, dovrei mettermi a dormire. Ma la storia mi ha talmente preso che non riuscirei a staccarmi nemmeno volendo. Vuole essere letta fino alla fine.

Be’, pazienza.

Vorrà dire che domani a lezione arriverò stanca.

Addio a Inge Feltrinelli, la dama dei libri

Stanotte, 20 settembre 2018, Inge Feltrinelli ha dato il suo addio a un mondo che ha amato e divorato, alla soglia degli 88 anni.

Dicono che dietro a un grande uomo ci sia sempre una grande donna. In effetti la signora Feltrinelli non stravedeva per i riflettori. Eppure ne deve aver vista tanta, di Storia.

Nata nel novembre del 1930 Inge Schönthal, figlia di padre ebreo, viene salvata dalla madre che per evitare le leggi razziali allora nel pieno vigore, manda il marito in America (da cui non tornerà più, e da cui respingerà anche la figlia), e si risposa con un influente ufficiale tedesco, che protegge la bambina.

Ad Amburgo Inge diventa fotografa e giornalista: viaggia spesso in America, incontra personaggi celebri e ne cattura i momenti dietro l’obiettivo fotografico (tra i suoi scatti possiamo ricordare quelli a Greta Garbo, J.F. Kennedy, Winston Churchill, Picasso, Chagall ed Hemingway).

A New York incontra per la prima volta Giangiacomo Feltrinelli. Personaggio a dir poco contorto, miliardario, comunista e fondatore di una casa editrice.

Inge lo segue nel 1960 come moglie, arrivando in una Milano ancora provincilotta.

Feltrinelli è un inquieto, innamorato della politica e dell’attivismo, e quando nel ’69, all’inizio degli Anni di Piombo entra in clandestinità (una scelta che lo condurrà ad una tragica fine in capo a tre anni), lascia ad Inge il timone della casa editrice. Un compito certo non facile. La signora tedesca però può contare su un enorme bagaglio di esperienze internazionali, crede fermamente che “non si può fare questo mestiere per diventare ricchi, ma per far circolare le idee”. La casa editrice diventa un moderno “salotto letterario”, dove si incrociano giganti della letteratura e del pensiero, e giovani esordienti di belle speranze. Lei, la dama, la queen of publishing, tiene le fila, si ispira alle grandi case editrici tedesche come Gottfried e contribuisce a dare all’editoria milanese un respiro ben più ampio. Un po’ Virginia Woolf e un po’ Oriana Fallaci, verrebbe da pensare.

Quando lascia la direzione all’unico figlio, Carlo Fitzgerald, la Feltrinelli Editrice è florida e in salute, perfettamente lanciata verso il futuro.

Lei si ritira senza rimpianti o proteste; vuole diventare una “vecchia rompiscatole”, dice.

Ma come si può considerare rompiscatole chi ha vissuto tanto intensamente, chi ha attraversato tante tempeste e respirato per l’arte e i libri?

Come si può mai dimenticare una donna così?