#IORESTOACASA, LEGGO E COLTIVO LA SPERANZA

In stand-by. Sembra essere la formula più giusta per esprimere come ci sentiamo in questo periodo. Sembra che le nostre vite siano state messe in pausa, in casa, rinchiuse e impacchettate per poi essere “riavviate” in tempi migliori. Sembra come se noi stessi ci stessimo preservando in un congelatore in attesa di tornare alla normale funzionalità. Ibernati noi, ibernati i nostri stati d’animo.

Ma, durante questo periodo di dura e necessaria quarantena, che fine fanno i nostri progetti? I nostri sogni? Le nostre emozioni? Le nostre vite? Eppure, pánta rheî,“tutto scorre”. Tutto si muove e cambia. Deve essere così.  

Come ravvivare le proprie emozioni assopite dalla quarantena?

La soluzione è un buon libro: come, per esempio, Stati d’animo di Beniamino Sidoti. Un opuscolo di viaggio, sì, perché l’autore ha immaginato che tutte le emozioni siano Stati e Regioni da percorrere e visitare. Cartoline di viaggio che prendono il nome delle emozioni e degli stati d’animo, appunto: Silenzio, Fantasia, Rabbia, Purificazione, Passione, Solitudine, Invidia, Generosità, Desiderio, Durezza, Crescita, Fine, Mancanza, Menzogna, Rinascita, Speranza, Dissipazione, Malinconia, Errore, Necessità, Nutrimento, Libertà, Gioco, Paura, Felicità.

Così, come una mappa geografica, le parole di Sidoti, conducono il lettore a esplorare i sentieri più nascosti della morfologia interiore.

Il lettore viene sospinto verso la terra del desiderio, respinto dal paese della durezza, accolto nel borgo della necessità, abbandonato tra le strade della menzogna. Continua a leggere

Che fine ha fatto il Natale?

CHE FINE HA FATTO IL NATALE?

Le festività natalizie sono finite e torna quel senso di “vuoto”. Gli addobbi, l’albero, le decorazioni e i colori vengono tutti smantellati per fare spazio a quella definita da molti come la “normalità”. Niente più luci per le strade, niente più motivetti pubblicitari che inneggiano alla gioia e all’amore anche se sponsorizzano detersivi o cellulari di ultima generazione, niente più campane in festa né per le strade, né in tv, né alla radio. Niente.

Dopo l’epifania sembra che tutta quella decantata bellezza sia destinata a finire! Un’improvvisa ecatombe del Natale.

Charles Dickens aveva cercato di protrarre lo spirito natalizio nel suo celebre Canto di Natale in cui recita: “Onorerò il Natale nel mio cuore e cercherò di tenerlo tutto l’anno”.

Un nobile tentativo, il suo, di preservare quella nuova e scoperta delicatezza riposta nel cuore. Continua a leggere

Il greco antico vive! La Grecia salentina e la scritta misteriosa

Mènin aèide teà pelèiadèo achilèos. Tranquilli, nessun errore di scrittura. I grecisti e gli amanti del classico riconosceranno subito in questi versi l’incipit dell’Iliade omerico.

I più refrattari del greco antico confermeranno che è una lingua tombale, i sognatori-realisti penseranno che la lingua vive, non solo nelle parole mediche, ma anche nella lingua parlata. Buona l’ultima.

Siamo nella Grecìa salentina, nove comuni del profondo sud della Puglia, dove si parla il griko (o meglio Greco salentino, riconosciuto come lingua minoritaria – come mi spiega Giorgio Vincenzo Filieri, Prof.re di Lettere epromotore culturale del territorio): Calimera, Carpignano Salentino, Castrignano de’ Greci, Corigliano d’Otranto, Cutrofiano, Martano, Martignano, Melpignano, Soleto, Sternatia, Zollino. Continua a leggere

Estate, Reggaeton e non solo…

Alzi la mano chi associa il reggaeton all’estate. Ammettiamolo, con una scansione in quattro o otto quarti, i freschi ritmi latini fanno ancheggiare in modo compulsivo le spalle e i bacini di tutti (inclusa la sottoscritta!) e, alla fine, anche i più refrattari del genere hanno in mente il motivo reggaeton.

Musica caraibica, un cocktail, la brezza marina, ed è subito estate! Ma non per tutti le sfumature estive si “riducono” a questo. Continua a leggere

La grammatica non va in vacanza!

LA GRAMMATICA NON VA IN VACANZA!

Passeggiate flemmatiche; autobus che passano con una frequenza minore; la scuola che chiude i battenti; la comunicazione che lascia lo spazio alla lenta gestualità, alle emoticons.

D’estate, si sa, tutto rallenta, anche il nostro modo di pensare, di parlare, di scrivere. Per pigrizia (e si spera solo per quella) la grammatica cede il sopravvento a qualche: “Sì, dài, il senso si coglie!”. Per pigrizia saltano le virgole. Per pigrizia i cappelli diventano capelli di paglia, il Po abbonda e straripa, erroneamente, in quasi tutte le frasi. Per pigrizia le parole non scritte si trasformano in tanti puntini di sospensione che, da essere tre, mal interpretati, mandano in tilt la comunicazione. Immaginiamo una conversazione estiva (nello specifico) in chat tra due fidanzati o tra amici, per esempio: a un certo punto un interlocutore, solo perché è in vacanza e le ferie sono sacrosante, risponde con una riga di puntini di sospensione… “perché che noia, l’ho scritto prima!” e cosa significheranno mai quei puntini? la comunicazione, a quel punto, è fortemente compromessa. Continua a leggere