Come ti vesto Curvy: sei una donna mela o pera?

Noi donne Curvy abbiamo due fisicità ben distinte: forma a mela e forma a pera.

Credo che la maggior parte di voi abbia un’idea chiara sulla forma del suo corpo, in caso contrario per capirlo non dovrete far altro che mettervi di fronte allo specchio a figura intera, indossando solo dell’intimo. Se vedete che le vostre spalle sono più strette rispetto ai fianchi, allora avete la forma a pera. Se invece avete spalle e busto più importanti rispetto ai vostri fianchi che, invece, risultano più stressi, allora avete una forma a mela.

Quindi, la prima cosa che vi verrà in mente sarà come nascondere questa vostra caratteristica e non c’è nulla di più sbagliato! Ciò che dovrete fare sarà, invece, valorizzare con l’abbigliamento giusto la vostra fisicità per renderla ancora più armoniosa. Proprio per questo ho preparato semplici ma utili consigli, cosicché possiate acquistare i capi giusti o semplicemente abbinare in maniera perfetta quelli che avete già e magari non mettete mai perché non crediate vi valorizzino.

Forma a mela:

La cosa più importante per chi come voi a una forma a mela è concentrare l’attenzione sulla parte del bacino e delle gambe, quindi sì a giacchini corti e maglie che valorizzino il vostro seno ma senza mostrarlo troppo: il vedo non vedo è sempre la scelta più azzeccata anche per una serata in cui vorrete essere più sensuali del solito. Quindi, una gonna corta che mostri le vostre gambe e un tacco molto alto per slanciare la figura è la scelta perfetta.

Qui di seguito alcuni pratici esempi da cui prendere spunto.

Forma a pera:

In questo caso è bene valorizzare la parte sopra e il punto vita. Quindi sì a camicette, cinturoni a vita alta e gonnelloni un po’ più ampi stile anni ’50. Non possono mancare nel vostro guardaroba. Ma anche giacche o mantelline più morbide sui fianchi, o abiti aderenti che valorizzino i vostri fianchi. Le ballerine sì per il pomeriggio o al lavoro, ma i tacchi alti (con plateau per stare più comode se non siete abituate a portarli) la sera. Qui di seguito alcuni pratici esempi da cui potete prendere spunti interessanti.

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Cambio vita di Lorraine Fouchet

Il mio consiglio di lettura per la festa della donna, un libro che tutte dovrebbero leggere: Cambio vita, di Lorraine Fouchet. Edito: Garzanti.

Sinossi: Se la vita in città è diventata insostenibile, il traffico ti soffoca e il lavoro ti logora. Se hai pensato qualche volta di andare a vivere in campagna per ritrovare il rapporto con la natura. Insomma, se vuoi davvero cambiare vita, questo è il romanzo che fa per te. La protagonista di Cambio vita, Juliette, è una giornalista trentenne, vive e lavora a Parigi con la sorellina Alice e il figlio Aurélien. Quando si rende conto che la sua vita professionale e sentimentale sta andando a rotoli, prende una decisione coraggiosa: mollare tutto per andare a vivere in campagna. Ma che fare, una volta trasferiti al Sud? Con un’amica d’infanzia, Sarah, ha un’idea semplice e geniale: aprire un’agenzia che sotto l’insegna «Cambiare tutto» offre consigli, aiuto e supporto logistico a chi vuole abbandonare la metropoli e trovare un ritmo di vita più sano, in solitudine o con la propria famiglia. Per Juliette comincia così una nuova fase dell’esistenza, popolata di nuovi amici, di nuovi amori, ma anche di vicini diffidenti o addirittura ostili, in un crescendo di avventure simpaticamente divertenti. E soprattutto arrivano i clienti dell’agenzia, che portano il loro desiderio d’avventura e la loro briciola di mistero, dimostrando a sé stessi – e anche a Juliette – che è sempre possibile dare una svolta al proprio destino.

Questa è una storia di rinascita e di speranza che racchiude in sé molte emozioni: commozione, divertimento, amore, amicizia, il tutto portato avanti dalla deliziosa protagonista Juliette, che è un esempio di positività per tutti i personaggi che la circondano, e che raccontano una storia che, seppur romanzata, parla di verità. Di voglia di ricominciare, di voglia di avverare i propri sogni.

Le vicende dei protagonisti sono narrate in terza persona e ciò dà la possibilità di entrare ancora di più in simbiosi con la storia, dà modo a tutti i personaggi di parlare di sé, di raccontarsi. Si comincia parlando di un’idea tra due care amiche e, grazie a questa sincera complicità, non potrà altro che uscirne qualcosa di buono.

Anche l’ambientazione circostante è molto curata, ho percepito i profumi della campagna che fa da cornice all’agenzia di Juliette e… chissà che non possiate trovare anche voi consigli utili grazie a questa storia!

Come ti vesto Curvy: Fiorella Rubino

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La moda dedicata alle donne curvy negli anni passati non era considerata di grande valore come invece lo è adesso: se ben ricordate alcuni marchi dedicavano un piccolissimo angolino con abiti a dir poco agghiaccianti, poca scelta, e quel poco che vi era non si potevano definire abiti. Era più che altro un “contentino”. So che posso sembrare brusca e anche esagerata, ma è la pura e semplice verità e non c’è niente di più giusto dell’essere sinceri quando si parla di rivoluzione. Come in questo caso ‘rivoluzione curvy’. E allora ho pensato che un semplice slogan quale ‘Come ti vesto curvy’ potesse essere perfetto nei riguardi di un marchio piuttosto recente che si occupa di moda a 360° con un’ottima qualità prezzo. Ed entra così in gioco Fiorella Rubino, a mio avviso uno dei marchi di eccellenza per la moda curvy, con i suoi 200 negozi presenti in tutto il territorio italiano.

Certo, siamo ancora lontani dal pagare un capo che va dalla 44-46 in su quanto un capo di taglia più piccola, mi riferisco in questo caso a marchi molto più economici, alla portata di tutti, purtroppo è ancora utopia anche se ci stiamo avvicinando sempre più. Fiorella Rubino, però, è un buon compromesso e anche in periodo di saldi si possono acquistare capi davvero belli, possiamo trovare una vasta scelta per ogni nostro gusto, in base alle nostre possibilità e non è cosa da poco.

Io stessa acquisto volentieri da loro e quando provo un capo che mi piace in modo particolare lo sento perfetto addosso, mi fa sentire a mio agio e frizzante. Qui di seguito qualche esempio degli abiti di Fiorella Rubino da cui potete anche prendere semplicemente spunto per un outfit che fa al caso vostro. Nel prossimo articolo vi parlerò degli abiti perfetti in base alle proprie forme, perché ognuna di noi può indossare qualcosa che la renda davvero speciale e irresistibile.

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Una passione tutta Curvy!

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Il termine inglese Curvy (avere le curve, curvilinea) in verità è molto più recente di quanto si possa pensare. Mentre prima, specialmente nel mondo della moda, le modelle o fotomodelle dalla taglia 44 in su venivano etichettate come modelle per taglie forti ora il termine curvy è il più utilizzato. Ma perché questo cambiamento? Qual è il vero motivo? Si potrebbe pensare che ciò dipenda dal fatto che la parola curvy sia molto più carina, quasi gentile e raffinata, rispetto a taglia forte, ma in verità il motivo non è questo. In verità, negli ultimi dieci anni, il mondo della moda si è evoluto in maniera esponenziale, sono nati e cresciuti brand favolosi che si occupano di taglie dalla 44 in su con modelli di abiti dalle fantasie più svariate che, a differenza di nascondere il corpo formoso di una donna, lo valorizzano. Valorizzano un seno prosperoso, un fondoschiena importante e imperfetto e fianchi prorompenti. Permettono di valorizzare un girovita non proprio piatto, non portando più a pensare che la donna curvy debba essere un tabù o debba rappresentare uno stile di vita sbagliato, perché non è così, ma di questo aspetto parlerò in un articolo dedicato.

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Ci sono modelle che sono diventate molto famose, sia in Italia che all’estero, per il loro corpo imperfetto nella propria perfezione, tra cui Elisa D’Ospina, Ashley Graham e molte altre ancora che conosceremo presto e che si battono da sempre per uno stile di vita sano, uno stile di vita sano che può essere assolutamente portato avanti con una passione tutta Curvy!

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Siamo tutte un po’ Daenerys Targaryen e un po’ Louisa Clark

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Daenerys Targaryen e Louisa Clark sono due personaggi di fantasia interpretati dalla bravissima Emilia Isabelle Euphemia Rose Clarke, attrice inglese nata il 23 ottobre 1986, e che ha studiato al Drama Centre di Londra. Nelle sue interpretazioni cinematografiche è davvero camaleontica: ha recitato in molti film riscuotendo dalla critica apprezzamenti e riscosso molto successo tra il pubblico di tutto il mondo, diventando una vera e propria star del cinema.

Ci sono però questi due ruoli importanti che l’hanno davvero portata all’apice della sua carriera, due ruoli completamente diversi, due personaggi completamente diversi che però, in un certo senso, si accomunano, in quanto rappresentano con semplicità molte sfaccettature in cui ogni donna riesce a ritrovarsi e a immedesimarsi, nonostante le due storie che la bravissima attrice ha rappresentato siano ambientate in epoche differenti e non abbiano nulla in comune a livello di trama, se non la forza di due giovanissime donne tanto fragili quanto determinate.

Daenerys Targaryen, personaggio originariamente nato dalla penna dello scrittore George R. R. Martin, nella serie medioevale tv di Game of Thrones ispirata ai suoi libri, presenta un carattere in principio fragile e insicuro che muterà a causa delle avversità che le si presenteranno, portandola, così, al modo di fare e agire tipico dei suoi antenati Targaryen. La sua interpretazione nella serie ha un qualcosa di davvero speciale e magico, cattura l’attenzione, ci si immedesima in lei che sa essere forte, risoluta, sicura delle sue decisioni quando è il momento giusto di esserlo. Ma, in alcuni momenti toccanti, ritorna a essere quella fanciulla insicura, dal cuore fragile, i ricordi riaffiorano, nonostante riesca a nascondere tutto dietro al suo viso per lo più inespressivo, eppure sono i suoi occhi a comunicare. Severa, ma al tempo stesso misericordiosa, un personaggio che l’attrice ha sentito sottopelle e che traspare nel guardarla. Un personaggio quello di Daenerys che è un po’ tutte noi, nella vita che spesso è difficile, nei momenti in cui dobbiamo prendere decisioni, nel momento in cui ci sentiamo madri protettive, come lo è lei con i suoi Draghi che, man mano che crescono, diventano sempre più difficili da gestire, ma lei con la forza di una guerriera non si fa abbattere dalle avversità.

Louisa Clark è il personaggio che interpreta nel film Io prima di te, ispirato al bellissimo romanzo da cui prende il nome, della scrittrice Jojo Moyes. Anche qui, nonostante il trovarsi in un periodo storico attuale, la protagonista è una ragazza fragile, insicura, per certi versi imbranata. Eppure, qualcosa accade: Louisa si trova a fronteggiare una situazione tanto, troppo grande per lei, e tutto comincia quando incontra Will, il ragazzo paralizzato di cui si prenderà cura, per cui lavorerà, e che la porterà a lavorare anche su se stessa. Non a cambiare, ed è proprio ciò che ho apprezzato in questo personaggio: il rimanere sempre se stessa. Ma si evolverà, maturerà, rimanendo sempre la solita dolce e sensibile Louisa, una Louisa che però sarà forte, combatterà per ciò in cui crede, cadrà tante volte ma imparerà a rialzarsi, ed è proprio questo il messaggio che tanto mi è piaciuto e che unisce due personaggi femminili, due interpretazioni differenti, in due epoche totalmente diverse ma che hanno un unico comune denominatore: la forza che sta proprio nell’evolversi ma rimanendo sempre se stessi.

Mai più senza cerchietto!

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Il cerchietto nasce con gli antichi greci che portavano ghirlande tra i capelli. Sia i greci che i romani li indossavano per occasioni speciali: cominciarono a decorare le loro ghirlande con gioielli in oro e argento. Col passare del tempo, però, l’uso dei cerchietti è cambiato, portandoli a diventare veri e propri accessori di moda adatti a qualsiasi occasione. Oltre a essere belli sono anche molto comodi e permettono di acconciare non solo i capelli lunghi, ma anche i capelli corti. Sono tornati molto alla ribalta per l’inizio della nuova stagione primaverile e ne potete trovare di eleganti o più semplici, non solo per le più piccole, non vi è età per portare il cerchietto, e tra queste foto potreste trovare proprio quello che fa per voi.

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Ci sono amori che vanno al di là del tempo

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Ci sono storie d’amore che spesso ci sembrano irreali, impossibili. Le troviamo nei libri che tanto amiamo, ci immedesimiamo, ci chiediamo se davvero nella realtà possano accadere situazioni magiche, colpi di fulmine. Poi ascoltiamo storie di vita vere e allora sì che ci rendiamo conto che, quelle che leggiamo nei libri, non sono storie d’amore semplici, in verità, o impossibili, comuni… Specialmente quando veniamo a sapere di amori che vanno oltre il tempo e la morte.

Mi ha tanto colpita una storia in particolare, una storia che racconta di Margaret McCollum. Margaret si reca ogni giorno, da dodici anni a seguito della morte del marito nel 2007, il celebre attore inglese Oswald Laurence, presso il capolinea della Northern Line, nella stazione di Embankment, a Londra, per poter ascoltare la voce di lui, registrata nel lontano 1950 e che dice: “Mind the gap”, per avvisare i passeggeri di fare attenzione allo spazio tra treno e banchina.

Lo ha fatto ogni giorno fino a che è stato introdotto un nuovo annuncio creato con il computer. Sconsolata, Margaret, ha subito inviato un reclamo alla TfL per richiedere una copia dell’annuncio inciso dal marito, per poterlo così ascoltare a casa. Nigel Holness, il direttore della compagnia, è rimasto così colpito dalla sua richiesta da aver deciso, insieme allo staff, di ripristinare il vecchio annuncio alla stazione di Embankment.

“Mi siedo sulla piattaforma e salto un paio di treni solo per poterlo sentire”, ha detto Margaret. “Sapere di potere andare lì e ascoltare ancora la sua voce mi è di grande conforto. Lui non è mai andato via dalla mia testa e dal mio cuore”.

“So che può sembrare ridicolo, ma non sentire più la voce di Oswald mi ha devastato. Ero sotto choc”, aveva raccontato Margaret McCollum alla Bbc. “Oswald sarebbe commosso da tutta questa grande attenzione nei suoi confronti e per me sarà il modo migliore per ricordarlo. Sapere di potere andare lì e ascoltare ancora la sua voce mi è di grande conforto. Lui non è mai andato via dalla mia testa e dal mio cuore”, ha detto ancora Margaret.

Abbiamo proprio bisogno di storie così, di continuare a credere e a sperare nella forza dell’amore.

Diorama come fermalibri

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I libri aprono le porte su tanti mondi, reali o fantastici, che ci permettono di viaggiare con la fantasia, di sognare. Ed è proprio ciò che ha voluto rappresentare Monde, un artista giapponese che ha creato bellissimi fermalibri diorama che, messi sugli scaffali delle librerie tra un libro e un altro, rappresentano in maniera visiva ciò che suscita la lettura. Si entra anche con gli occhi non solo con la mente, nelle pagine, nelle storie raccontate su carta. Il suo progetto presentato entro la fine del 2018 alla Design Fiesta di Tokyo ha avuto subito un grande successo. Questi bellissimi oggetti che prendono il nome di diorama (simili a modellini, plastici) hanno una funzione decorativa in quanto rappresentano una situazione o un evento, proprio come quelli creati da questo artista e che rappresentano in tutto il magico mondo dei libri.

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Il coraggio di Irena Sendler

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Irena Sendler nacque a Varsavia nel 1910 da una famiglia socialista. Polacca e cattolica, cominciò la sua attività di opposizione alle persecuzioni antisemite già dall’università dalla quale proprio per questo motivo venne espulsa per tre anni.

Diventò assistente sociale nell’amministrazione comunale e dal 1939 al 1942 diede aiuto a numerose famiglie ebree residenti a Varsavia fornendo loro documenti falsi. Si unì al Consiglio di Aiuto degli ebrei fondato nel dicembre del 1942 noto con lo pseudonimo Zhegota, un gruppo clandestino di polacchi, ma anche di ebrei appartenenti a schieramenti politici di destra e sinistra, rimasto attivo fino a gennaio del 1945.

All’associazione clandestina guiderà il dipartimento per l’infanzia, porterà in salvo 2500 bambini, sottraendoli al destino previsto per loro presso il ghetto di Varsavia, il più grande ghetto europeo nel quale furono uccise 450.000 persone.

Ottenne un lasciapassare come infermiera addetta ai controlli per la diffusione delle epidemie sotto lo pseudonimo di Jolanta, una rete di soccorso interna al ghetto. Indossava sempre una stella di David per essere del tutto credibile. Nelle sue lettere scrisse: «L’enorme numero di bambini messi in salvo da Zhegota andava catalogato e ricordato, nonostante l’enorme pericolo che questo tipo di operazione comportava, perché era l’unico modo per consentirne, a guerra finita, il ritorno alle famiglie d’origine e perché basandosi sull’elenco in cui erano annotati gli indirizzi ai quali ciascun bambino veniva destinato, potevano essere recapitati i soldi per coprire le spese di soggiorno».

Le liste venivano scritte su foglietti nascosti in casa della stessa Irena e poi trasferiti in un barattolo sotterrato nel giardino di un amico fidato della Sendler.

Per far sì che il suo compito potesse essere compiuto, i bambini venivano sedati e rinchiusi in sacchi per farli sembrare morti di tifo, nascosti tra stracci sporchi di sangue all’interno di ambulanze o dentro casse di attrezzi trasportate nel furgone di un tecnico del comune che teneva sul sedile anteriore il suo cane addestrato ad abbaiare in presenza di soldati nazisti, per poter coprire il pianto dei bambini.

Una volta in salvo, alcuni bambini venivano affidati a famiglie residenti nelle campagne, altri portati in conventi cattolici o presso i preti che li nascondevano nelle canoniche.

Irena scrisse, ancora: «Dopo la fine del conflitto ho affidato gli elenchi ad Adolf Berman, tesoriere di Zhegota che a guerra conclusa divenne presidente del Comitato ebraico di aiuto sociale.  Egli, con l’aiuto degli attivisti a lui subordinati, prelevò i bambini dagli istituti polacchi gestiti da ordini cattolici o dalle famiglie private che li nascondevano. Il mio ruolo si esaurì sostanzialmente qui; non ricordo i loro nomi e loro non seppero mai il mio, dopo tutto, ciò fu indispensabile per la sicurezza di tutti. Per loro io ero solo “Auntic Jolanta”».

Riuscì nel suo nobile intento, se non che nel 1943 venne arrestata dalla Gestapo e torturata, ma ciò non bastò a farla parlare. Venne condannata a morte, ma proprio quando il suo triste destino stava per compiersi, la rete della resistenza polacca riuscì a farla fuggire facendo scrivere il suo nome tra i prigionieri già morti.

Dopo la guerra, ormai abituati a quella nuova vita, i bambini non volevano tornare dalle loro famiglie di origine e in diversi casi fu necessario l’intervento del giudice.

Le istituzioni ebraiche si trovarono a dover gestire l’adattamento dei bambini alle nuove e diverse condizioni. Fu necessario un lungo lavoro per rintracciare i parenti più o meno lontani così da ricreare un legame con le famiglie d’origine, nella maggior parte dei casi sterminate nel ghetto.

Dopo la fine della guerra, Irena, ottenuto il divorzio dal suo primo marito Mietek Sendler, si risposò con Stefan Zgyzebski dal quale ebbe due figli: Adam e Janka. Tornò presso i Servizi Sociali di Varsavia ma non alla normalità, in quanto ormai marchiata come sovversiva dal partito comunista polacco, e le sue azioni, seppur incredibili e coraggiose, costarono ai suoi figli, nonostante il conflitto concluso, la possibilità di iscriversi e frequentare l’università di Varsavia.

Irene morì il 12 maggio del 2008 a Varsavia, e venne sepolta nel cimitero polacco della città. Venne proposta come premio Nobel per la pace nel 2007, ma il premio non le fu assegnato.

Il coraggio di Irena Sendler è il film biografico del 2009, diretto da John Kent Harrison, con Anna Paquin e Marcia Gay Harden e che narra la vita di questa donna coraggiosa, e chi con lei. Un film molto bello e curato, da vedere per comprendere in modo totale questa dura e crudele realtà.

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Little Free Library

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Il movimento del Little Free Library si sta espandendo sempre più in giro per il mondo: l’idea iniziale era partita dal Book Crossing qualche anno fa, ovvero il lasciare libri in giro per le città e i paesi, ovunque ci si trovasse, perché questi libri venissero presi e poi letti dai passanti, continuando poi questa sorta di tradizione che aveva come scopo diffondere la lettura. Un’idea che pian piano nel tempo si è sviluppata sempre più sino a portare al riutilizzo di piccoli spazi (cassette della posta, cabine del telefono, vecchi tronchi d’albero, ecc…), o abbandonati o ristrutturati, che contengano i libri che i passanti possono lasciare e scambiare con altri. Ed è proprio così che nasce Little Free Library, un vero e proprio movimento con un suo sito web a cui registrarsi se si vuole creare la propria piccola libreria e che ha tracciato una mappa, a cui potete accedere online per trovare, ovunque voi siate, queste piccole e originali librerie, fenomeno che sta conquistando sempre più anche l’Italia.

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