Il mito della Dea

“Intendevamo semplicemente raccogliere le storie e le immagini delle dee per come erano state espresse nelle differenti culture […]. Ci sembrava valesse la pena farlo perché uno dei modi in cui le creature umane comprendono la propria esistenza è proiettandola nelle immagini delle loro dee e dei loro dèi”, scrivono le due autrici del volume Il mito della Dea (Venexia edizioni). Anne Baring e Jules Cashford vanno oltre la mera raccolta, si accorgono fin da subito, infatti, che nel corso della storia e in culture all’apparenza differenti vi erano similitudini e parallelismi nei miti riguardanti la Dea. La continuità era così impressionante da spingerle parlare del mito della Dea come di un’unica entità, dalle constanti varianti e raffigurazioni. Perché raffigurare la Dea era raffigurare la vita come unità. La Dea Madre è un’immagine che focalizza l’espressione dell’universo come un tutt’uno sacro in cui l’umanità è figlia.

Nella nostra epoca, a parte l’immagine della Vergine Maria come Regina del Cielo, le raffigurazioni della Dea sembravano scomparse, continuano le autrici. Così è nato in loro il desiderio di capirne il perché. Ai nostri giorni la natura è stata desacralizzata e la Terra non è più percepita come essere vivente. È avvenuto, per Baring e Cashford, un inquinamento del mito: la stessa parola pollution (che in inglese e in francese ha il significato di inquinamento) ha origini dal latino pollutio che etimologicamente vuol dire “profanazione di ciò che è sacro”. Ed era esattamente ciò che era avvenuto: era stato profanato il mito. Ma per quali ragioni?

Nel saggio è ricostruita la storia dell’evoluzione della coscienza umana dalla fase della sintonia e della sacralità della Natura, venerata come Grande Madre per lunghissimi millenni (dal Paleolitico e all’Età del Bronzo), a quella tuttora dominante affermatasi con la vittoria delle religioni monoteiste e trascendenti, con effetti disastrosi sia sulla psiche umana che sul rapporto con la vita del pianeta.

Uno studio monumentale che si presenta come una sintesi di agile lettura e riccamente illustrata su temi di vitale attualità non solo per la spiritualità femminile. L’archeologa Marija Gimbutas (Il Linguaggio della Dea) ha definito questo testo “un magnum opus indispensabile per chiunque si accosti allo studio della genesi e dello sviluppo delle idee religiose”.

L’obiettivo di questo poderoso saggio è dunque capire il modo in cui il mito della Dea è stato perso; quando, dove e come sono emerse le immagini di un Dio uomo e come si è relazionato con la Dea; nel corso della lettura si giunge così alla conclusione che negli ultimi quattromila anni il principio femminile come espressione di santità è stato perso ma non è affatto sparito. Continua anzi a vivere in “incognito” e attraverso le immagini e le credenze popolari.

Joseph Campbell ha scritto che il mito è un sogno che ognuno di noi ha: “Non sarebbe eccessivo sostenere che il mito è la porta segreta attraverso cui le inestinguibili energie del cosmo si riversano nella manifestazione culturale umana”. Sognare il sogno perpetuo dandogli un abito moderno, secondo Jung.

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I quattro enigmi degli eretici di Armando Comi

È un personaggio oscuro e da sempre avvolto in una foschia fatta di leggenda, mito e stupore: Cola di Rienzo, al secolo Nicola di Lorenzo Gabrini. Eletto il 20 maggio 1347 tribuno e “liberatore” dello stato romano, obbligò i potenti baroni a sottomettersi, reclamando per Roma la dignità di capitale del mondo; pur dichiarando di non voler attentare ai diritti della Chiesa, insospettì l’allora pontefice Clemente VI. Nella cupa Roma del tardo Medioevo, Cola splende di quella luce che è propria dei sognatori: visionari, tormentati e mai compresi dai loro contemporanei. Il dramma della solitudine è palpabile non solo nella storia reale di Cola di Rienzo ma anche tra le pagine del raffinato thriller di Armando Comi, che descrive un personaggio vero, concreto pur nella sua eccezionalità.

Siamo nell’autunno del 1342. A Roma sì è appena consumato un crimine abominevole. Un cavaliere cinto da una corona con dieci corna uccide un neonato per impedire l’avverarsi di un’inquietante profezia. Il piccolo sembra essere colui che un giorno erediterà uno specchio che porterà sciagure nel mondo. Cinque anni dopo, nel giorno di Pentecoste, Cola di Rienzo esce di prigione con l’intenzione di realizzare una predizione ricevuta in sogno, ma il suo destino si incrocia con un messaggio che giunge dal passato e lo incita a mettersi alla ricerca di uno specchio occulto, lo Speculum in Aenigmate. Si tratta di un manufatto realizzato con la pietra incastonata nella corona di Lucifero, prima della caduta, capace di stravolgere le sorti dell’umanità. La sua non è una ricerca solitaria: da secoli due sette cercano di entrarne in possesso ed entrambe tramano alle spalle di Cola per manovrarlo. Cosa sono disposti a fare coloro che cospirano per impossessarsi dell’oscuro oggetto della profezia?

Il Cola di Rienzo di Comi è un uomo pieno di ombre, visionario, brillante e cupo nello stesso tempo, il cui comportamento ci pone dinnanzi a domande e a questioni etiche. È questa la grandezza del thriller I quattro enigmi degli eretici: la trama impone riflessioni sul comportamento umano, sulla tragedia della libertà negata, sul destino dell’uomo. Scritto magistralmente e fluido nel lettura, il romanzo di Comi è una sorta di viaggio iniziatico ai confini tra il bene e il male, tra la ragione e la necessità.

Spiccano le figure femminili: Luna, la donna accusata di stregoneria, e Giovanna Colonna. Entrambe forti e determinante, con alle spalle una sofferenza che però le ha forgiate, incidendo nella loro carne le ferite dell’anima.

Speciale San Valentino

Noi San Valentino lo festeggiamo così…

Daniela Perelli – Tutti i colori del cuore

Alia è una studentessa universitaria che vive da molti anni a Genova con la sua famiglia: per lei la vita trascorre tranquilla nonostante quelle terribili cicatrici che porta sempre nel cuore. Ha conosciuto il dolore, quello vero, che con fatica cerca di lasciarsi alle spalle e nasconde dietro grandi occhi, intensi ed espressivi, e tra le pagine di un diario che porta sempre con sé.
Andrea è un archeologo: figlio di una famiglia conosciuta e importante, vive a Genova, lavora presso il museo di Storia Naturale e saltuariamente come insegnante. Affronta le sue giornate cercando, sempre più, di allontanarsi da quel benessere che troppo spesso lo ha fatto sentire arrogante e superficiale.
Complice una conferenza, incontra Alia. Così diversa dalla sua fidanzata storica. Quegli occhi grandi, messi in risalto ancor di più dal velo che le ricopre il capo, lo affascinano in un modo che mai avrebbe creduto possibile. La vuole conoscere, vuole parlarle, vuole sapere tutto di lei…
Questa è la storia di un’amicizia tra due culture differenti. È la storia di un amore che vuole sbocciare, puro e sincero. 

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Sara Foti Sciavaliere – Il profumo dei gelsomini

Contea di Tripoli,1229
Nel Krak des Gardiens, una delle roccaforti erette dai crociati in Oriente, l’assalto dei famigerati hasaschin porta lo scompiglio. Nonostante le terribili storie che si raccontano sulla setta di assassini di Alamut, uno di loro finisce nelle prigioni del Krak in fin di vita. Quell’uomo però non è chi tutti credono che sia. Nasconde un segreto, che solo la nobile Agnès, intollerante verso le imposizioni del suo rango ma dallo spirito caritatevole, scorge subito nel prigioniero. “Una folle incauta”, come le fa notare Bashir, il guerriero maronita ed esperto di medicamenti che le ha segnato l’uso delle erbe e dell’arte medica. Agnès saprà dimostrare che il suo cuore non si inganna e che il suo sguardo ha solo visto oltre le apparenze?

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Anne Went e Mari Thorn – Il tuo passo era troppo veloce

Avere una passione nella vita aiuta a raggiungere obiettivi ambiziosi e il successo. Lo sa bene Gregorio Pagliari che ha sempre sognato di cucinare e si è impegnato per anni per arrivare a essere uno degli chef più rinomati di Roma. 
Avere un sogno nella vita aiuta anche a superare i momenti difficili. Lo sa bene Valerie Stevenson, che ha sempre amato le parole scritte, quelle degli altri, come le proprie.
Greg e Valerie si erano incontrati quando la passione di lui e il sogno di lei erano ancora pieni di incertezze. Un amore intenso e travolgente, il loro, che aveva portato Valerie a mettere in secondo piano il suo sogno per aiutare Greg ad aprire il ristorante stellato Nebula.
Ma l’amore a volte può non bastare se uno dei due perde di vista le priorità della vita. Così per Greg e Valerie la fine del matrimonio era stata inevitabile.
Ora Valerie ha ritrovato la serenità grazie al lavoro come editor di una casa editrice, piccola ma di qualità, e accanto a Massimo. Greg invece si è lasciato trascinare dalla routine dei suoi ristoranti e da relazioni senza futuro.
Eppure il destino ha ancora in serbo qualcosa per loro. Sarà una piccola casa in riva al mare a farli incontrare di nuovo. La casa che Greg non ha mai venduto e che Valerie considera sua.
Torneranno le discussioni e i ricordi, le liti, ma anche i rimpianti.
Perché un amore come il loro non finisce, si nasconde solo in un angolo del cuore.
Valerie rinuncerà a Massimo e alle sue nuove sicurezze? Greg capirà finalmente cos’è davvero importante per lui?

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Un valzer tra gli scaffali

Per San Valentino, arriva al cinema una storia delicata e indimenticabile, che rivela momenti di grande poesia nel raccontare la banalità della vita quotidiana, perché la vita può essere incredibile anche nelle piccole cose. In Un valzer fra gli scaffali di Thomas Stuber, protagonisti sono un amore nato tra gli scaffali di un supermercato e il microcosmo pieno di umanità rappresentato dalle persone che vi lavorano, che fra quegli stessi scaffali trovano amicizia, amore, orgoglio e dignità. Tratto da un racconto di Clemens Meyer e interpretato da Franz Rogowski (Premio Lola Miglior Attore del Cinema Tedesco) e Sandra Hüller (l’intensa protagonista di Toni Erdmann) il film è stato presentato con successo all’ultima edizione del Festival di Berlino, dove ha ricevuto il Premio della Giuria Ecumenica e Premio Guild delle Giurie indipendenti, e ha incantato la giuria dei giovani del Napoli Film Festival vincendo il Vesuvio Award come miglior film.

Un valzer tra gli scaffali sarà distribuito in Italia dal 14 febbraio da Satine film che, ancora una volta, dopo i recenti successi di Wajib – Invito al matrimonio e A Quiet Passion, porta nel nostro paese una pellicola che ha colpito il cuore del pubblico e della critica internazionale.

Le luci di un grande supermercato alla periferia di una cittadina della Germania Est si accendono e, sulle note di Sul Bel Danubio Blu, i carrelli per la movimentazioni delle merci volteggiano come abili danzatori in un valzer tra i corridoi. Un’ immagine onirica ed evocativa che sembra contrastare con la monotona quotidianità di questo luogo, popolato di gente, lavoratori o clienti, unicamente impegnata a riempire o a svuotare interi bancali di merci. Eppure, in questo microcosmo di vite scandite da una banale e impassibile regolarità, si cela una profonda umanità: storie di solitudini e malinconie, ma anche di emozioni e di complicità, anima- no la vita tra i corridoi creando l’illusione, tra i lavoratori, di essere parte di un’ unica, grande famiglia.

Il nuovo arrivato Christian, timido e riservato scaffalista notturno, non resta insensibile a questa atmosfera e presto finisce per considerare il supermercato come fosse la sua vera casa. Ma, soprattutto, Christian non resta insensibile a lei, la Marion ai dolciumi che lo ha folgorato al primo sguardo e che, tra un incontro e l’altro alla macchinetta del caffè, cerca teneramente di conquistare.

Love’s Kamikaze

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di Mario Moretti

regia Claudio Boccaccini

con Marco Rossetti e Giulia Fiume

Dopo il debutto al Teatro Torlonia, torna in scena dal 7 al 17 febbraio al Teatro Marconi, LOVE’S KAMIKAZE, scritto da Mario Moretti per la regia di Claudio Boccaccini.

Un testo crudo, pieno di pathos e drammatica tensione, difficile da interpretare e anche da assorbire ma necessario.

I due attori protagonisti, Marco Rossetti e Giulia Fiume, sono credibili e spudorati, passionali e teneri quando raccontano del loro amore, della politica che li separa e del sangue che scorre nelle loro vene e che li porta ad amarsi e ad amare le loro tradizioni nonostante tutto. Il conflitto israeliano-palestinese è palpabile in ogni loro singola parola. Persino quando fanno l’amore sgorga dal loro trasporto l’unicità del momento. Quando spudorati e innamorati si uniscono, sperando che un domani tutto cambi.

Il difficile ma scorrevole testo ci pone dinnanzi alle motivazioni che spingono due giovani innamorati, lui palestinese, lei ebrea, l’uno verso l’altra quando invece dovrebbero respingersi: ciascuno inevitabile rappresentante involontario del proprio popolo e delle proprie tradizioni.

La scena è spoglia: un materasso, un tavolo con delle stoviglie e qualche scaffale. Naomi, bella e colta ebrea, fa l’amore con Abdel, palestinese, nel sottosuolo dell’Hotel Hilton di Tel Aviv. I due ragazzi si amano cercando di dimenticare la guerra che divide i loro popoli. Nell’intimità di quel luogo essenziale si confrontano, discutono, si scambiano idee a proposito del proprio posto nel mondo, riflettendo sulle diverse motivazioni che animano le due parti di cui sono involontari rappresentanti, fino ad arrivare a una conclusione tanto inaspettata quando tragicamente reale. Fra le pieghe di una quotidianità soltanto apparente, tra il rito del caffè e quello dell’amore, si insinua il desiderio di un impegno civile che salvi i due protagonisti dal ruolo di passivi spettatori di morte in cui si sentono precipitati. «Qualcosa deve cambiare!», grida disperata Naomi dopo l’ennesimo attentato. Sulle loro spalle grava il fardello di una colpa il cui principio si perde nel tempo, ma rimane tragicamente presente nelle vite di coloro che devono farsi carico delle sue conseguenze.

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«Due ragazzi liberi da idee preconcette, alieni da qualsiasi fondamentalismo religioso e da ogni distruttivo nazionalismo, lontani dai calcoli bizantini della politica dei vari paesi – tutti – che sono, in un modo o nell’altro, implicati nella questione arabo-israeliana: due ragazzi che, malgrado le differenze di religione, di classe, di storia, sono e si sentono ancora fratelli e figli della stessa terra, sono costretti alla fine a cadere nel baratro che separa due famiglie nemiche», raccontava l’autore Mario Moretti (scomparso nel 2010). «È la rinnovata tragedia, se si vuole, di Giulietta e di Romeo, è la vicenda della cecità umana che si fa stupidità storica e che si infrappone come un muro, sì, ancora un muro, fra i sentimenti puri e maturi di due giovani vite. Ecco: il teatro non racconta solo favole, vuole anche essere carne, viscere, sangue della nostra faticosa, assurda, impietosa esistenza. E, soprattutto, vuole portare un granello di sabbia, una pietra, un mattone, alla costruzione dell’edificio della pace. Un discorso utopistico? Senza dubbio. Ma le utopie dei deboli sono le paure dei forti. Perché l’utopia è l’anticipazione di una ricerca che deve solo superare le strettoie del presente».

«Quando dieci anni fa portammo in scena per la prima volta Love’s Kamikaze, pensammo che quello fosse il periodo più giusto per raccontare una storia d’amore che avesse come scenario il conflitto arabo-israeliano», commenta il regista Claudio Boccaccini. «A dieci anni di distanza la questione arabo-israeliana è purtroppo ancora al centro delle tragedie mondiali e, anzi, lontana dal mostrare anche solo lievi segni di pacificazione – complice probabilmente una miope e sciagurata politica internazionale che ha portato ulteriore destabilizzazione in un contesto estremamente critico – si tinge quotidianamente di nuovi inquietanti sviluppi. Love’s kamikaze continua quindi a mostrare la sua tragica attualità e rappresenta oggi, da parte nostra, la disperata volontà di continuare a contrapporci alle barbarie e alle ingiustizie con le uniche armi a nostra disposizione: il teatro e la poesia».

Uno spettacolo dunque necessario ma che non vi deluderà. Si ride, si piange, ci si indigna e si prova amore. È questo un testo palpitante che vive grazie all’ottima interpretazione dei due protagonisti. Andate a vederlo. Merita.

 

LOVE’S KAMIKAZE

di Mario Moretti

regia Claudio Boccaccini

con Marco Rossetti e Giulia Fiume

scene Eleonora Scarponi

costumi Antonella Balsamo

luci Marco Macrini

musiche originali Antonio Di Pofi

foto Tommaso Le Pera

 

 

Teatro Marconi

viale Guglielmo Marconi 698 e

dal 7 al 17 febbraio

tel 065943554 -info@teatromarconi.it

info@teatromarconi.it

http://www.teatromarconi.it

dal giovedì al sabato ore 21.00

domenica ore 17.30

biglietti Intero 24€ ridotto 20€

 

 

Cosa indossare a San Valentino?

Indecise su cosa indossare a San Valentino? Il nostro colore preferito, ovvio, perché svela tanto di noi, “parlando” al posto nostro quando l’emozione ci toglie la voce. Possibile? Certo, leggete un po’ qui…

San Valentino pieno di colori! I colori dicono tanto di noi, forse tutto. Vi site mai chieste perché compriamo quel maglioncino di cachemire in lilla anziché in rosso? Oppure perché quella gonna grigia vi mette di cattivo umore mentre quella blu vi regala energia da vendere? I colori influiscono sul nostro umore, sulle nostre scelte. La sottoscritta, per esempio, se va vestita di beige in un negozio, tende ad acquistare capi in abbinamento con ciò che indossa, anche se non deve metterli nell’immediato. Sono reazioni psicologiche che vanno al di là della razionalità: ciò che indossiamo rispecchia il nostro umore, la nostra personalità e i nostri sogni. Avete capito bene, i nostri sogni.

Recenti studi americani hanno messo in luce una connessione tra colore, stato d’animo e riuscita di un progetto o di un appuntamento. In sostanza: esistono capi che portano fortuna? Evidentemente sì.

Fatta questa premessa, ecco la gamma di colori da indossare per la perfetta riuscita della vostra romantica cena di San Valentino, in base alla vostra personalità.

Rosso. Il colore della passione, un classico per la serata di San Valentino. Se optate per il rosso siete donne appassionate, energiche, piene di vita e pienamente consapevoli della vostra bellezza. Un bell’abito con la gonna di tulle può ammorbidire la vostra figura rendendovi più romantiche. Per chi vuole osare, invece, un bel tubino rosso non guasta mai.

Blu. Il colore del cielo e della libertà. Se lo scegliete siete donne emotive, ma forti, con uno spiccato senso estetico. Da abbinare con perle e argento per un tocco di classe.

Nero. Come non pensare subito allo splendido e raffinato tubino nero di Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany? Ebbene, se indossate un abito nero siete donne pratiche, coraggiose, forti e ambiziose. Quest’anno gli stilisti si sono sbizzarriti proponendoci varianti di tutti i tipi della petite robe noire. La più sofisticata e anche elegante forse è la versione con gli inserti di velo (specialmente sulle maniche e sulla schiena), per un raffinato effetto vedo-non vedo.

Bianco. Il colore della purezza e del matrimonio. Se per San Valentino scegliete di vestirvi di bianco (senza allusioni a possibili anelli in arrivo: rovinereste tutto!) allora siete donne con uno spiccato senso del dovere, ma site anche tenere, oneste e dolci. Belli gli abiti di pizzo bianchi che rimandano alle atmosfere della Carmargue.

Rosa. Il colore femminile per eccellenza. Se lo si sceglie per San Valentino vuol dire che si hanno le idee chiare su cosa si vuole, ma significa anche che site donne con uno notevole senso estetico, serene e avete un ottimo rapporto con la vostra femminilità. Splendida la sfumatura di rosa antico che regala eleganza alla figura.

Scegliete con gusto e razionalità anche i tessuti: seta, crêpe de chine, georgette, pizzo ma anche comodo jersey, per le più pratiche. Tacchi alti non necessariamente in pendant con l’abito (eviterei l’effetto divisa) e un filo di perle per completare. Buon San Valentino a tutte!

Sherlock Holmes al Teatro Ciak

Sarà un scena fino a domenica 17 febbraio al Teatro Ciak di Roma lo spettacolo Sherlock Holmes – Uno studio in rosso, tratto dall’omonimo romanzo di Sir Arthur Conan Doyle per la regia di Anna Masullo con Alessandro Parise, Camillo Marcello Ciorciaro, Lorenzo Venturini, Mariachiara Di Mitri, Giovanni Carta, Massimo Cimaglia e Fabrizio Bordignon.

Il tocco inconfondibile della regia di Anna Masullo è palpabile fin dalla prima scena. Si piange e si ride, ci si cimenta nella risoluzione di un enigma che sembra sepolto in un recente passato dalle sfumature tragiche e avvolte dal velo del fanatismo e del sonno della ragione.

Alessandro Parise è perfetto nel ruolo di Holmes e Lorenzo Venturini in quello di Watson è un credibile e fedele compagno di avventura. Un cast davvero straordinario per una pièce che muta, ci confonde e ci stupisce a ogni scena in un andirivieni tra passato e presente che non ci lascerà indifferenti. Mai. E sono davvero bravi tutti: dalla giovanissima Mariachiara Di Mitri, a Camillo Marcello Ciorciaro, Giovanni Carta, Massimo Cimaglia e Fabrizio Bordignon. Tutti perfetti nei loro ruoli tutt’altro che “semplici”. Danno tutti carattere e originalità ai loro personaggi smembrandoli e facendoci vedere i loro lati più oscuri ma anche quelli più grotteschi.

È con cuore molto pesante che prendo la penna per scrivere queste parole, le ultime con le quali avrò mai più occasione di ricordare al mondo le straordinarie capacità che il mio amico Sherlock Holmes possedeva.” Questo è ciò che il fedele Watson pronuncia nel racconto “L’ultima avventura” in cui Holmes muore per mano dell’acerrimo nemico Moriarty, il Napoleone del crimine, sulle cascate di Reichenbach, in Svizzera. Per lenire il suo sordo dolore, Watson non manca di lasciarsi travolgere dai ricordi delle prodigiose esperienze vissute con Sherlock, come il loro primo fortuito incontro all’epoca dell’avventura che chiama, appunto, “Uno Studio in Rosso”. Prima apparizione di Sherlock Holmes, primo incontro con il dottor Watson, prima indagine in cui fa sfoggio del metodo della deduzione.

Una parola, RACHE, scritta con il sangue sul muro di una casa disabitata dove viene trovato il cadavere di un uomo. Ma il sangue non gli appartiene. Spetta a Sherlock invece la soluzione di un caso che travalica i confini del tempo. Watson si sveglia da quel ricordo ed esce dalla casa di Baker Street, forse per l’ultima volta. Ma Sherlock continuerà a stupirlo…

Perderlo sarebbe un delitto!

Le scene e i costumi sono di Susanna Proietti, le musiche di Alessandro Molinari, luci e fonica di Marco Catalucci.

Orario spettacoli:

Da Giovedì 31 Gennaio a Sabato 2 Febbraio ore 21

Domenica 3 Febbraio ore 17

Da Giovedì 7 a Sabato 9 Febbraio ore 21

Domenica 10 Febbraio ore 17

Giovedì 14 Febbraio ore 17

Venerdì 15 e Sabato 16 Febbraio ore 21

Domenica 17 Febbraio ore 17

Prezzo biglietti:

Intero € 25,00

Ridotto € 22,00 (under 20, over 65, gruppi 10+ e disabili)

Spettacolo in abbonamento

Aiuto regia Serena Pallacordi

Scene e Costumi Susanna Proietti

Capo Costruzioni Mario Di Gregorio e Diego Caccavallo

Musiche Alessandro Molinari

Luci e fonica Marco Catalucci

Service audio e luci Gianchi srl

Woman before a Glass – Peggy Guggenheim al Palladium

Woman before a glass, una produzione di Laboratori Permanenti, è uno monologo molto forte, intenso e pieno di storia. Scritto da Lanie Robertson, il trittico scenico in quattro quadri viene magistralmente condotto da Caterina Casini, che interpreta il ruolo di Peggy Guggenheim, istrionica mecenate dell’arte contemporanea.

La regia è di Giles Stjohn Devere Smith, la scenografia scarna ma suggestiva è di Stefano Macaione, i costumi della Stemal Entertainment Srl. Tutto contribuisce a ricreare ed evocare un modo, quello della stravagante Peggy, che è fatto di luci e ombre, di passato e presente che pesano come macigni ma che librano nell’aria. La voce di Peggy aleggia solitaria, vivace ma di quella vivacità che nasconde dietro sofferenza e insofferenza.

Dopo il debutto al Festival di Todi e le repliche al Teatro Quarticciolo di Roma, gli applausi di Torino, Livorno e tante altre città italiane torna nella Capitale con il suo linguaggio disinvolto e trasgressivo, così com’era la stessa Peggy.

Com’è noto, Peggy acquistò Palazzo Venier dei Leoni a Venezia, dove raccolse la sua straordinaria collezione d’arte moderna. Nel testo di Robertson sono ripercorsi i momenti drammatici della guerra, la fuga di Peggy dalla Francia per le persecuzioni naziste – durante la quale nascose tele e sculture tra i piatti e le vettovaglie di cucina -, i difficili rapporti con mariti e amanti. Emergono i suoi momenti di forza e le sue debolezze: il rapporto conflittuale con la figlia, morta suicida; gli affari con i più importanti musei del mondo; i suoi rimpianti, le nostalgie e il lento scivolare verso la serenità della fine.

Peggy Guggenheim fu una donna capace di intuire il mondo che la circondava; era coraggiosa, credeva negli artisti su cui puntava, anche se il resto del mondo ancora non sapeva riconoscere: parliamo di Pollock, Kandinsky, Mirò, Bacon, Ernst e tanti altri. C’è una componente essenziale che Peggy trasmette al pubblico: la tensione che vive e si specchia nella certezza e nei ricordi; gli amanti, i colori, i pittori, i vestiti, il fumo, gli amici, le macchie, l’acqua, il dramma.

Ogni momento viene rievocato dalla sua memoria rivivendo nei due blocchi scenografici. La tecnica del video-mapping permette di isolare parti di una superficie creando quindi una “mappatura bagnata” dalla video-proiezione.

Andate a vederlo.

TEATRO PALLADIUM

piazza Bartolomeo Romano, 8 – Roma –

Tel: 06 5733 2772 – – teatro@uniroma3.it

https://www.facebook.com/

Attivo due ore prima dello spettacolo il numero: 0657332768

Prenotazioni via e-mail biglietteria.palladium@; prevendite http://www.liveticket.it/

Info line per prenotazioni cell 350 011 9692 (attivo tutti i giorni, 11:00-13:00 / 16:00 – 20:00)

Biglietti intero 18€, ridotto 12 €, studenti 8 €

La scienza e noi

LA SCIENZA E NOI

SEI LUNEDÌ PER PARLARE DEL FUTURO

 

 

Dopo il grandissimo successo delle passate edizioni, che hanno registrato sempre il tutto esaurito, riprende quest’anno al Piccolo Eliseo il terzo ciclo di incontri La Scienza e noi. 

La rassegna è a cura di Viviana Kasam, giornalista e presidente di BrainCircleItalia, associazione no-profit nata sotto l’egida di Rita Levi Montalcini con l’obiettivo di incentivare la divulgazione scientifica con focus sui rapporti tra cultura e cervello e del loro impatto sulla trasformazione del quotidiano. 

Per sei lunedì, a partire dal 4 febbraio fino al 15 aprile, scienziati di rilievo internazionale si rivolgeranno ad un pubblico eterogeneo per trasmettere, attraverso un linguaggio discorsivo e per non addetti ai lavori, l’emozione e la bellezza della scienza. 

L’intento quest’anno – racconta Viviana Kasam – è riuscire a spiegare al grande pubblico le nuove frontiere della ricerca scientifica, dall’intelligenza delle piante al suono del pensiero, dalla neurolinguistica alla parapsicologia, dall’esistenza del tempo alla Mate-magia che spiegherà come la magia inganna il cervello e come la matematica si struttura nel nostro pensiero”.

La manifestazione, a ingresso gratuito, è di forte richiamo non solo per ricercatori e appassionati ma soprattutto per gli studenti che interagiscono ad ogni incontro con gli scienziati anche on line, grazie alla diretta in streaming su www.brainforum.it, curata dalla media strategist Luisa Capelli. Nelle passate edizioni La scienza e noi ha registrato sulla sua pagina Facebook migliaia di visualizzazioni.

 

GLI APPUNTAMENTI:

Dall’intelligenza delle piante il nostro futuro è il primo appuntamento in programma  lunedì 4 febbraio alle ore 20.00.

Interverranno Renato Bruni, Università di Parma e Barbara Mazzolai, IIT (Pontedera).

Quello che le piante possono insegnare passa attraverso la loro diversità, non solo di forme ma anche per il modo in cui leggono il mondo e vi si adattano. La fotosintesi clorofilliana per esempio è un sistema ecologicamente perfetto per produrre energia per effetto delle dinamiche evolutive.

L’intelligenza delle piante ispira oggi anche la ricerca della robotica che, imitando le capacità dell’apparato radicale, sta sviluppando nuovi robot per il monitoraggio dei suoli e per l’esplorazione di ambienti impervi.

Renato Bruni insegna all’Università di Parma, dove si occupa di fitochimica. È co-fondatore del gruppo di ricerca LS9-Bioactives & Health, che studia il legame tra botanica, chimica, salute e nutrizione. 

Da diversi anni conduce una intensa attività di divulgazione sui temi della botanica e per Codice Edizioni ha pubblicato Erba Volant – Imparare l’innovazione dalle piante, con il quale si è aggiudicato lo Science Book Award 2017 e Le piante son brutte bestie, dedicato alla scienza del giardinaggio. I suoi libri sono stati tradotti in Germania, Cina, Turchia, Francia. Da quasi 10 anni cura il blog erbavolant e una omonima pagina Facebook sulle complicate relazioni ecologiche e culturali tra uomini e vegetali.

 

Barbara Mazzolai, biologa con un dottorato in ingegneria dei microsistemi, è attualmente la direttrice del Centro di Micro-BioRobotica dell’Istituto Italiano di Tecnologia. Barbara lavora da sempre su tematiche legate al mondo naturale e al monitoraggio ambientale, tant’è che la sua attività le è valsa numerosi riconoscimenti, tra cui il prestigioso premio “Marisa Bellisario” e la Medaglia del Senato. Grazie al suo spirito innovativo nel settore della robotica, nel 2015 è stata anche riconosciuta tra le 25 donne più influenti nel settore della robotica.

 

 

18 febbraio: Dalle lingue impossibili al suono del pensiero: un viaggio nella neurolinguistica

Andrea Moro, Scuola Universitaria Superiore –IUSS Pavia

 

4 marzo: Il tempo esiste solo nel nostro cervello?

Domenica Bueti, Sissa di Trieste e Mauro Dorato, Università di Roma Tre

 

18 marzo: Magia, cervello e matematica: come i numeri governano il nostro pensiero 

Antonietta Mira, Università della Svizzera italiana e Università dell’Insubria e Giorgio Vallortigara, Università di Trento

 

1 aprile: Leggere il pensiero: dalla parapsicologia alla scienza

Fabio Babiloni, Università la Sapienza

 

15 aprile: Blockchain: oltre il bitcoin c’è di più

Renato Grottola, direttore generale Trasformazione digitale di Dnv GL–Business Assurance

 

 

Piccolo Eliseo – ore 20.00

Via Nazionale 183 – 00184 Roma

Ingresso libero fino a esaurimento posti

Prenotazioni: cultura@teatroeliseo.com

Info: www.brainforum.it

 

Ufficio Stampa: Madia Mauro

Comunicazione: Maria Luisa Migliardi Euro Forum srl

Organizzazione: Elisa Rapisarda

Riprese video: Sandro Ghini