#SalTo30: Pensieri e impressioni Pink

Con il Salone del Libro di Torino ho sempre avuto un rapporto particolare. Prima di quest’anno, non ero mai riuscita a visitarla e la custodivo nel cuore come un sogno non realizzato. Poi è arrivato il 2017, questo maggio pieno di vento che mi ha vista arrivare a Caselle col mio tesserino Pink dopo un volo diversamente rilassante – un atterraggio ritardato di venti minuti, un balletto da giostra nell’ultimo tratto – che però, come si vedrà, ne è valso la pena.

E ne è valso la pena perché la Fiera non inizia dal Lingotto, dalla coda interminabile che si riversa sulla strada, tra le macchine piene di gente che abbassa i finestrini per fissare questi appassionati lettori, editori e scrittori dritto negli occhi. La Fiera inizia dalla metro, dai vagoni che già da Porta Nuova si riempiono di visitatori. Li si riconosce dalla borsa piena di libri da far autografare, dai discorsi, dall’entusiasmo col quale controllano le fermate una dopo l’altra, pur sapendo che il Lingotto è il capolinea, non possono sbagliare. All’arrivo, basta dare un’occhiata al serpentone di gente in coda fin oltre i cancelli per capire che questa edizione sarà un successo. Si chiacchiera, girano voci di editori che nei primi due giorni sono già riusciti a pagarsi lo stand. Quindi i lettori ci sono, è il mio primo pensiero mentre entro nel primo padiglione e sento il caldo umido dei corpi, l’odore della carta che si mescola a quello del sudore, il basso continuo delle chiacchiere e delle risate. Tanta, tantissima gente. Anzi, non “gente”, ma lettori. Persone in piedi intorno agli stand che scelgono i libri, li soppesano, ne leggono la quarta di copertina, spesso li comprano. Il discorso sulle statistiche sulla lettura sarebbe lungo da affrontare, eppure qui, alla Fiera, una scintilla di ottimismo non può che accendersi. Che importa se i ragazzi più giovani sono venuti con la scuola? A che pro le polemiche che sempre ci sono e ci saranno? Ciò che conta è che i libri diminuiscano negli stand, che un autore possa esclamare “Sold out!”, che i piccoli editori abbiano la possibilità, finalmente, di farsi conoscere.

Perché questa Fiera, vi dirò la verità, mi è davvero sembrata il trionfo della piccola editoria di qualità. Ho avuto il piacere di stringere la mano di giovanissimi editori – Las Vegas Edizioni, Astro Edizioni, DZE Edizioni, tra gli altri – e di apprezzare da vicino il loro lavoro, l’entusiasmo col quale ogni giorno affrontano la sfida del riuscire a entrare nelle case dei lettori. Il SalTo è stato anche occasione di incontri con gli autori, emergenti e affermati, che con passione hanno autografato i libri e si sono offerti alle domande dei lettori e alle loro curiosità.

È stato, naturalmente, anche il Salone degli incontri. Tra gli altri, mi piace ricordare l’interessante incontro “Il viaggio femminile nel passato, fra realtà e finzione letteraria”, organizzato dalla Jo March Agenzia Letteraria e incentrato, tra le altre cose, sulle opere di Lucy Maud Montgomery e Mara Barbuni (che ha scritto di Elizabeth Gaskell). Noi di Pink non potevamo che ascoltare incantate il racconto tutto al femminile del viaggio inteso come esperienza di vita che stimola la produzione creativa e si fa fonte d’ispirazione letteraria.

Ho lasciato il Salone col cuore colmo di entusiasmo e di ottimismo, nonché con una borsa decisamente piena di libri. Perché il mondo letterario dovrebbe essere anche questo: aiuto reciproco e sostegno, curiosità di conoscere l’opera altrui e di lasciare recensioni, commenti, segni del proprio passaggio. Lo scrittore ci mette il cuore, ma al lettore spetta il compito di completare l’opera col proprio immaginario e con le sue sensazioni. Ben vengano, dunque, occasioni come quella offerta dal Salone del Libro di Torino per far sì che la lettura non sia soltanto un piacere solitario, ma la condivisione di interi mondi tutti da scoprire.

 

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