Le fiabe come metafora di crescita personale

Le fiabe di ogni epoca e cultura nascondono, nel loro significato più profondo, un messaggio allegorico.

Ogni mito, leggenda, favola o storia può essere letta come una metafora, la rappresentazione di un viaggio di trasformazione dell’animo umano.

Il mito dell’eroe, per esempio, rappresenta il percorso di crescita che ognuno di noi deve intraprendere nel corso della propria esistenza. Le difficoltà, gli ostacoli e le lotte che l’eroe deve affrontare nel suo viaggio sono archetipi che simboleggiano, le lotte, difficoltà e sofferenze che ognuno di noi deve incontrare nella propria vita. Ed ognuno di noi può accettare quelle sfide, affrontando quelle prove con coraggio, grinta e determinazione. Proprio come farebbe un eroe. Nel nostro piccolo, possiamo essere tutti eroici, nei nostri gesti e nelle scelte che operiamo.

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Donne: esempio di equilibrio tra sensibilità e forza

Coloro che sono sensibili spesso sono deboli. Coloro che si sentono forti spesso sono insensibili. Alcuni sono sensibili verso se stessi, ma insensibili verso gli altri. Altri sono sensibili verso gli altri, ma insensibili verso se stessi. Coloro che sono sensibili solo verso se stessi, spesso criticano gli altri. Quelli che sono solo sensibili verso gli altri, spesso si ritrovano nell’autocommiserazione. Qualcuno realizza che è meglio non essere per niente sensibili . La sensibilità porta dolore, così si distaccano dagli altri.

Se non sei sensibile, perderai tutte le cose più sottili della vita – intuizione, amore, gioia. Questo sentiero e questa Conoscenza ti renderà sia sensibile che forte. Spesso le persone che sono insensibili non riconoscono la loro insensibilità e quelli che sono sensibili, spesso non riconoscono la loro forza. La loro sensibilità è la loro forza. 

Sensibilità è intuizione; sensibilità è compassione; sensibilità è AMORE. Sensibilità è forza. Forza è calma, autonomia, silenzio, mancanza di reattività, sicurezza, fede – e un sorriso.

Sii entrambi sensibile e forte.

SRI SRI
Ashram di Montreal
18 Giugno, 1997

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Uomini che amano troppo

Tutti, nel corso della vita, desiderano prima o poi di instaurare una relazione affettiva. Per desiderio di condividere un pezzo di strada insieme a un altro essere umano, per desiderio di genitorialità o per bisogno di sentirsi amati e protetti. Per alcuni individui però la relazione può rappresentare un vero e proprio incubo, in quanto essi sviluppano, all’interno del rapporto, quella che viene definita “dipendenza affettiva”. Non meno distruttiva di altre forme di dipendenza, come quelle da alcool e da sostanze stupefacenti, la dipendenza affettiva è caratterizzata dall’annullamento di sé stessi per compiacere il partner. Il dipendente affettivo si dimentica della propria identità e dei propri bisogni, vive una vera e propria ossessione d’amore in cui ogni pensiero, parola e azione è rivolta al compagno/a. Si vive nel costante timore di essere lasciati, la paura dell’abbandono causa instabilità emotiva e pensieri ossessivi di pena e lutto, ci si dà da fare per dimostrare di meritarsi l’amore della controparte con gesti di affetto e azioni materiali perché il dipendente affettivo ha bisogno di una costante conferma che il partner sia ancora innamorato di lui. Così si finisce per amare ”troppo” che è diverso dall’amare tanto. Forse non può considerarsi nemmeno una vera e propria forma d’amore perché manca l’elemento basilare che rende quel sentimento vero e sincero: l’amore per sé stessi. Continua a leggere

Liberarsi dalle catene della vergogna

Un amico mi raccontò una storia: durante un viaggio in Giappone ebbe la possibilità di effettuare una gita sul monte Fuji. Era accompagnato da una guida locale, a cui chiese di poter fare un tragitto diverso da quello ordinario, voleva perdersi lungo sentieri più avventurosi e impervi. La guida lo accontentò e si incamminarono per raggiungere la vetta. Con suo sommo stupore il mio amico si trovò davanti un panorama desolante. Il sentiero era cosparso di rifiuti e immondizia di ogni genere, e chiese come fosse possibile. Era rimasto colpito dall’ordine e la pulizia che aveva trovato lungo le strade e nelle case di grandi città come Tokyo e Kyoto, e ora che sperava di potere esplorare una natura incontaminata e selvaggia si trovava a dover testimoniare una situazione di degrado e inciviltà che non credeva di trovare in un paese rigoroso come il Giappone.

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