Una storia straordinaria di Diego Galdino

“Il destino spesso ci sorprende, mettendo sul nostro cammino persone con cui saremmo dovuti partire insieme e che invece ci ritroviamo ad aspettare seduti da qualche parte. Perché il bello di una storia d’amore banale e scontatissima non è il lieto fine, ma come ci si arriva.”

In una Roma bella e romantica si snoda questo splendido romanzo che vede in Luca e Silvia i suoi perfetti protagonisti. Ambedue vivono nella città eterna, a volte si sono sfiorati nella quotidianeità di questa grande metropoli, ma sia lui che lei hanno le loro vite fatti di sogni, lavoro e la costante ricerca della serenità.

Purtroppo per entrambi, la vita deciderà di costringerli a un bivio doloroso e netto: Silvia subirà un’aggressione e regredirà nel suo dolore; Luca diventerà ipovedente a causa di una rara malattia, costringendolo a trasformare sé stesso e il suo quotidiano in modo totale e irreversibile, ma il destino ha già iniziato a tessere le proprie trame permettendo così l’incontro tra i due.

Silvia e Luca si conoscono al cinema e dalla passione condivisa per la settima arte, scoprono di avere molto altro in comune ma soprattutto sono irrimediabilmente attratti l’uno dall’ altra. Sarà questo il primo di molti altri incontri che permetteranno ad entrambi di sbriciolare i rispettivi muri eretti a protezione delle rispettive fragilità che li rendono unici e speciali, iniziando così a capire che l’amore muove e smuove il mondo, infondendo nei loro cuori una forza che disorienta e che profuma di felicità.

Ma il fato tesse e il fato disfa, e proprio quando tutto sembra prendere la piega giusta, il destino riporta entrambi al proprio punto di partenza come un cerchio che stenta a chiudersi e che pretende di presentare il conto sia a Luca che a Silvia… Sarà pronto il loro legame a subìre una prova così grande e profonda come il dolore che devono di nuovo affrontare?

Avrei voglia di dirvi di più, avrei bisogno di farvi capire ancora più distintamente quanto sia bello questo romanzo, ma la realtà è che l’unico consiglio che posso platealmente darvi è di leggere (e rileggere) questo libro che vi permetterà di sognare e credere nell’amore più vero e profondo che nasce e cresce, restituendo ai protagonisti la giusta dose di realizzazione e a noi lettori, di vivere un sogno ad occhi aperti tenendo tra le mani questo testo.

Mirtilla incontra l’autore Diego Galdino:

Diego Galdino nasce a Roma nel 1971, definito uno scrittore – imprenditore oltre a pubblicare romanzi di successo, tradotti anche in altri paesi come la Germania, Spagna, Austria e Sudamerica – lavora e possiede un bar nel centro di Roma nel quale continua a servire ogni giorno il caffè ai propri clienti, omaggiandoli della sua simpatia e professionalità. Alterna il suo lavoro d’imprenditore a quello di scrittore di successo riuscendo quest’anno a pubblicare con Leggereeditore “Una storia straordinaria”, mentre il suo primo romanzo “Il primo caffè del mattino” (pubblicato da Sperling & Kupfer nel 2013), presto diventerà un film.

Premessa: hai scritto un libro davvero bellissimo che mi ha fatto emozionare e per una come me, non è affatto facile lasciarsi andare alla commozione… complimenti! Inoltre ti ringrazio del tempo e della cortesia accordatami, accettando l’intervista. Innanzitutto, come stai?

Ciao, tutto bene, grazie. Ci tenevo a dirti che sono molto lusingato nel rispondere a questa intervista e che spero di farti fare una bella figura.

Ti ho ritrovato tra le pagine del romanzo, è chiara la descrizione del barista al quale Silvia vuole raccontare la sua storia… È davvero andata così anche nella realtà?

Nella realtà è andata in modo differente. Questa storia è nata tanti anni fa, una domenica mattina, mentre ero a passeggio con le mie figlie sull’Aventino, più precisamente all’interno del Giardino degli Aranci. Seduto su una panchina osservavo le mie figlie farsi dei selfie tenendo alle loro spalle il bellissimo panorama che si gode da quel posto affacciato sull’intera e meravigliosa città di Roma. A un tratto mi sono chiesto cosa avrei fatto se mi fosse stata tolta improvvisamente la possibilità di guardare le persone che amavo, la mia città, i film di cui sono un grande appassionato. Quando ho riaperto gli occhi ho iniziato a scrivere nella mia mente una storia straordinaria, dove i due protagonisti hanno i nomi di una delle canzoni d’amore a cui sono affezionato… La Silvia lo sai di Luca Carboni. Il riferimento al Bar dove lavoro è stato un voler omaggiare tutte quelle lettrici che mi sono venute a trovare da ogni parte del mondo in questi anni, regalandomi un po’ del loro tempo.

Palese e concreto è il tuo amore per la città di Roma che descrivi in modo sublime in tutte le sue sfaccettature, lasciandole un posto d’onore all’interno della storia, qual è il posto che ami di più di Roma?

Per rispondere a questa domanda userò un brano del mio romanzo… “Il rione Ripa è considerato uno dei più belli di Roma, incastonato sull’Aventino come una pietra preziosa su un anello d’oro. Come una di quelle formazioni di calcio che ricordano tutti a memoria, così tutti sanno quali sono le cose che rendono unico il rione Ripa: la Bocca della Verità, il Circo Massimo, il Roseto Comunale, il giardino degli Aranci, Sant’Anselmo, Sant’Alessio, Santa Sabina, il Priorato di Malta”. Ecco, di luoghi belli a Roma ce ne sono un’infinità, ma nel mio cuore il Rione Ripa sull’Aventino occupa sicuramente il primo posto.

Non posso non chiederti, qual è il primo ricordo che ti lega alla scrittura?

Credo di essere uno dei pochi che sa il giorno e il posto preciso in cui è diventato uno scrittore. Ho iniziato a scrivere molto tardi, ma poi non ho più smesso. Per me la prima storia che ho scritto resta indimenticabile perché è nata in un modo particolare e per merito di una ragazza a cui sono stato molto legato… Un bel giorno mi mise in mano un libro e mi disse: «Tieni, questo è il mio romanzo preferito, lo so, forse è un genere che piace più alle donne, ma sono certa che lo apprezzerai, conoscendo il tuo animo sensibile». Il titolo del romanzo era Ritorno a casa di Rosamunde Pilcher, e la ragazza aveva pienamente ragione: quel libro mi conquistò a tal punto che nelle settimane a seguire lessi l’opera omnia dell’autrice. Il mio preferito era I cercatori di conchiglie. Scoprii che il sogno più grande di questa ragazza di cui ero perdutamente innamorato era quello di vedere di persona i posti meravigliosi in cui la Pilcher ambientava le sue storie, ma questo non era possibile perché un grave problema fisico le impediva gli spostamenti lunghi. Così, senza pensarci due volte, le proposi: «Andrò io per te, e i miei occhi saranno i tuoi. Farò un sacco di foto e poi te le farò vedere». Qualche giorno più tardi partii alla volta di Londra, con la benedizione della famiglia e la promessa di una camicia di forza al mio ritorno. Fu il viaggio più folle della mia vita e ancora oggi, quando ci ripenso, stento a credere di averlo fatto davvero. Due ore di aereo, sei ore di treno attraverso la Cornovaglia, un’ora di corriera per raggiungere Penzance, una delle ultime cittadine d’Inghilterra, e le mitiche scogliere di Land’s End. Decine di foto al mare, al cielo, alle verdi scogliere, al muschio sulle rocce, al vento, al tramonto, per poi all’alba del giorno dopo riprendere il treno e fare il viaggio a ritroso insieme ai pendolari di tutti i santi d’Inghilterra che andavano a lavorare a Londra. Un giorno soltanto, ma uno di quei giorni che ti cambiano la vita. Tornato a Roma, lasciai come promesso i miei occhi, i miei ricordi, le mie emozioni a quella ragazza e forse le avrei lasciato anche il mio cuore, se lei non si fosse trasferita con la famiglia in un’altra città a causa dei suoi problemi di salute. Non c’incontrammo mai più, ma era lei che mi aveva ispirato quel viaggio e in fin dei conti tutto ciò che letterariamente mi è successo in seguito si può ricondurre alla scintilla che lei aveva acceso in me, la voglia di scrivere una storia d’amore che a differenza della nostra finisse bene e poi non ho più smesso fino ad arrivare a Il primo caffè del mattino… 

“Il primo caffè del mattino” diventerà un film, cosa si prova da scrittore a sapere che il tuo romanzo prenderà vita sul grande schermo?

Per un cinefilo compulsivo come me pensare che un mio romanzo stia per diventare un film è la sublimazione del sogno supremo. È tanti anni che aspetto questo momento e credo che avere uno dei produttori cinematografici e televisivi più importanti a livello internazionale e la sceneggiatura scritta da Paolo Girelli uno dei più bravi ed importanti sceneggiatori italiani sia una base di partenza davvero incredibile.

Hai realizzato i tuoi sogni nel cassetto?

Non si smette mai di sognare, io lo faccio scrivendo, ogni mia storia è un sogno, quindi finché continuerò a scrivere avrò dei sogni da realizzare. Anche se il mio sogno super segreto è quello di poter partecipare alla serata degli Oscar e vedere un film tratto da un mio romanzo vincere la statuetta per la migliore sceneggiatura originale.

Hai un talento straordinario nel descrivere l’amore, un sentimento così importante e dalle mille sfumature, sei così romantico anche nella vita?

Non conosco un altro modo di vivere la mia vita se non romanticamente e in modo appassionato. Io sono la risposta vivente alla sola domanda che gli antichi greci erano soliti porsi nell’epitaffio per la morte di qualcuno… “Era capace di passione?”

C’è un momento particolare della tua giornata che ami dedicare alla scrittura, oppure ti lasci trasportare dall’inspirazione?

Da sempre, o meglio, da quando ho iniziato a scrivere, mi sveglio tutte le mattine alle quattro per scrivere un paio d’ore poi mi vesto da barista e vado a fare il primo caffè del mattino ai personaggi delle mie storie. Quello è il mio momento “solo”…In quel momento so che tutte le persone che amo dormono tranquille nel loro letto e quindi io posso dedicarmi completamente alla storia che sto scrivendo.

L’ultimo libro che hai letto…

L’ultimo libro che ho letto è “La libreria dei piccoli segreti” di Corinne Savarese, ma lei non lo deve sapere, perché le sto preparando una sorpresa.

Qual è il romanzo a cui sei legato di più?

Prima avrei risposto Persuasione di Jane Austen, ora mi sento di dire il mio Una storia straordinaria. Per dirla alla maniera del protagonista del romanzo… Una storia straordinaria sta a me come Il ciclone a Pieraccioni…

Nel tuo prossimo futuro, c’è una nuova storia da raccontare?

I miei progetti futuri sono tornare a girare l’Italia per parlare faccia a faccia con i lettori del mio ultimo romanzo, aspettare l’uscita de L’ultimo caffè della sera in tutti i paesi di lingua spagnola e di Mi arrivi come da un sogno in Bulgaria e leggere la sceneggiatura definitiva del film tratto da Il primo caffè del mattino. Per quanto riguarda la scrittura in questi mesi ho ripreso una mia vecchissima storia riscrivendola quasi completamente, con la speranza che possa diventare il mio prossimo romanzo. Una storia diversa da quelle scritte fin’ora, si parla di stregoneria, una favola in cui per la prima volta il principe azzurro non s’innamorerà della principessa. Una storia in cui dimostrerò che nessuno può fare nulla contro l’amore, forse nemmeno Dio. Al momento il titolo provvisorio è Incanto.

Io nell’attesa di vedere la trasposizione cinematografica di “Il primo caffè del mattino”, aspetterò con ansia anche il tuo prossimo romanzo, per il momento non mi resta altro che ringraziarti e augurarti il meglio…

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