La Torre del Diavolo

In uno degli Stati Americani meno densamente popolati come il Wyoming, si trova una montagna unica al mondo, una formazione geologica alta più di 1500 sul l.d.m che da sempre è fulcro di storie paranormali e antiche leggende dei nativi americani. Si eleva alta e oscura , sembra sia fatta di basalto (roccia di origine vulcanica) che placida osserva lo scorrere del tempo e imperante dello stupore e la meraviglia dell’uomo, continua imperterrita ad attirare geologi e visitatori. Signori e Signore, ecco a voi, la Torre del Diavolo!

Sembra essere appoggiata lì per caso, spoglia di alberi e vita, liscia e piatta sulle pareti tranne che per impressionanti solchi sui lati; appare come un gigantesco “albero pietrificato” che fa da sentinella al parco naturale (a cui ha dato anche il nome) che si estende tutto intorno, sul quale svetta silenzioso e magnifico regnando incontrastato. Questa terra è da secoli culla delle più antiche tribù di Nativi Americani, tra cui i Cheyenne, Kiowache e Lakota, che hanno decretato la montagna un luogo sacro e intoccabile. Proprio quest’ultimi la chiamavano Mato Tipila (Matȟó Thípila in lingua Lakota), che significa Torre dell’orso in quanto protagonista di una singolare leggenda che da secoli viene tramandata e che vede protagoniste sette bambine e alcuni orsi.

Mentre le bambine giocano poco lontane dal loro villaggio, arrivano degli orsi che tentano di attaccarle per saziarsi delle loro carni; le piccole prese dal terrore più puro cercano riparo salendo sopra una roccia e iniziano a pregare il Grande Spirito di proteggerle e salvarle. La pietra sulla quale sono salite , “prende vita” e inizia ad alzarsi sempre più velocemente verso il cielo, portandole lontano dalle fauci delle belve affamate – tanto che i solchi profondi che si osservano sui fianchi della montagna, proprio secondo la leggenda sono i segni tangibili degli artigli dei feroci orsi, che tentano di arrampicarsi sulla montagna per catturare le bambine. Le piccole furono salvate dalle fauci degli ursidi, ma non tornarono più al villaggio perché il Grande Spirito le trasformò nelle famose stelle Pleiadi (conosciute nella cultura popolare proprio come “le sette sorelle”, appartenenti alla costellazione del toro rinomate anche per essere il gruppo di stelle più luminoso della volta celeste).

Tutt’oggi la montagna è sacra per gli Indiani d’America che aborrano qualsiasi tipo di intrusione da parte di scalatori e/o studiosi che vogliono esaminarla. Soprattutto nel mese di Giugno, molti gruppi di nativi la visitano per celebrare riti ancestrali e sacri per i quali richiedono ai visitatori (anche se non in via ufficiale) di non andare sul massiccio.

Si evince anche che il nome con il quale è comunemente conosciuta, nasce da un’erronea traduzione da parte del colonello Dodge che durante una spedizione nel 1875, interpretò il nome indigeno in “Bad God Tower”, iniziando a chiamarla così: Torre del Dio cattivo.

Altre teorie la vedono protagonista di luci notturne ad illuminarne la vetta cadenzati a ritmi precisi, come se fosse una torre radar per atterraggi alieni; ipotesi tanto allettanti da arrivare a farla scegliere dal famoso regista Steven Spielberg per alcune tra le riprese più suggestive del film cult del 1977: “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, dove la torre viene diventa il luogo d’incontro tra gli alieni e gli umani.

Certo è che della sua formazione non vi è ancora oggi nessuna certezza scientifica , ma molte correnti di pensiero sposano la tesi per la quale sia stata formata da lava vulcanica letteralmente “sparata” durante un’eruzione vulcanica, di cui non si sà nulla di più. Un mistero geologico che dura da secoli e attraverso il quale si emana il fascino di questa gigantesca roccia – proclamata nel Settembre del 1906 dal Presidente T. Rooselvet, primo monumento degli Stati Uniti d’America.

Intanto il tempo scorre e la Torre del Diavolo continua ad attrarre e affascinare, così intensa e misteriosa proprio come le sue origini avvolte nell’oscurità della storia.

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