La magia eterna di Notre Dame de Paris

Notre Dame è avvolta nel silenzio, in lei dal 15 Aprile 2019 (giorno in cui scoppiò un incendio senza precedenti, che sconvolse il mondo e distrusse gran parte della Cattedrale) non risuona nulla di più dell’eco indistinto del brusio che aleggia su Parigi, e il lento rimescolare delle acque della Senna che sembrano quasi proteggerla e cullarla.

Ma come qualcuno ha detto, Notre Dame è “un libro di pietra” e continua da sempre e per sempre ad attrarre e affascinare tantissime persone, e come tutti i migliori romanzi lascia messaggi e racconta storie.

La sua costruzione inizia nel 1163, nell’area dove sorgeva un antico tempio pagano dedicato a Giove. È la Regina delle cattedrali, Chiesa madre del culto cattolico a Parigi, e sovrasta la parte orientale dell’Île-de-la-Cité, nel cuore della capitale francese.

I colori che si riflettono dal magnifico rosone, espandono luce e giochi d’ombra su questa struttura che di pietra e splendore incanta gli occhi e imprigiona l’anima come pochi altri posti al mondo. Pieno di storia, arte e cultura; intreccio di simboli ed elementi alchemici spesso sconosciuti a molti.

Di questo maestoso esempio d’architettura gotica, da tempo immemore si scrivono e si narrano storie misteriose ed eterne. Venite con me, scopriamone alcune:

– Le serrature del Diavolo: leggenda vuole che Biscornet il fabbro, incaricato della costruzione delle serrature che sarebbero state montate sul portale principale, non riuscisse a terminare il lavoro. Nonostante le sue abilità e l’innato talento, gli sembrava impossibile forgiare queste nottole. Disperato e affranto, cercò aiuto nel Diavolo al quale promise la sua stessa anima, qualora fosse riuscito a finire il lavoro e a montare le serrature per tempo. Satana accettò e riuscì nell’impresa, impreziosendo il portale con un lavoro unico e ineguagliabile. Purtroppo però durante l’inaugurazione, fu necessario gettare acqua santa per sbloccare gli ingranaggi e permettere il proseguo della cerimonia! Di Biscornet la storia ci racconta che morì pochi giorni dopo l’avvenimento, rispettando il patto fatto con il maligno.

– La galleria delle chimere e le gargoyle: le famose statue che hanno sembianze di creature mostruose e dall’aspetto inquietante, sono state posizionate a guardia di tutto il perimetro della cattedrale, durante il restauro curato da Viollet-le-duc, che le immaginò e le fece costruire, come se fossero dei veri e propri “sogni di pietra”. Questi mostri dall’aspetto goliardico e inquietante , in realtà fungono da scoli per l’acqua piovana, ma se vogliamo lasciare la penna alla leggenda, ce n’è una che racconta di un drago – primo leggendario antenato delle gargoyle – chiamato Grand’Oule che viveva in una grossa grotta vicino alla Senna, a Rouen (città a Nord della Francia, una delle poche ad essere insignita delle Legion d’onore) che terrorizzava il popolo, il quale riusciva a placare la sua ira e fame con ciclici sacrifici. Verso il ‘600 arrivò in città un monaco di nome Romano (che poi divenne anche Santo) che dichiarò che sarebbe stato in grado di sconfiggere il mostro, a patto che tutta la popolazione si convertisse al cristianesimo. Il monaco con un crocifisso esorcizzò la creatura, riuscendo poi a ucciderla; ne fece bruciare il corpo conservando la testa rimasta integra, per essere esposta in pubblica piazza creando la leggenda dalla quale nacquero le gargoyle, ammirabili su tutte le cattedrali gotiche in Francia; soprattutto a Notre Dame. Questa è solo l’ennesima leggenda che rende queste statue tanto caratteristiche, quanto terrificanti!

– La grande campana Emmanuel: ognuna delle campane della cattedrale, ha un nome proprio e -da sempre- il loro suono e i loro rintocchi scandiscono il tempo a Parigi, ma tutte hanno subìto notevoli mutamenti e ampliamenti; per esempio durante la Rivoluzione Francese furono tutte rimosse e fuse, a eccezione della più famosa e antica la grande campana Emmanuel, che pesa circa 13 tonnellate e si trova nella torre sud. Quando fu posizionata nel 1400, pesava solo la metà e il suo nome era Jacqueline – donata nel 1400 da Jean de Montaigu, ciambellano di Carlo VI di Francia – venne poi rinominata e resa ancora più imponente dopo la seconda fusione, avvenuta nel 1631, durante la quale si narra che le donne di Parigi lanciarono i loro gioielli d’oro, nel metallo fuso donando alla campana la famosa purezza della sua tonalità Fa diesis (Fa#2)

Ci sarebbero così tante altre cose da scrivere, da ricordare perché questo magnifico “libro di pietra” narra e sussurra storie ed emozioni, nonostante il grande incendio che l’ha strappato ai nostri occhi; trattenendone ancora i grandi portali chiusi al pubblico.

Ma in questi giorni pieni di inquietudine e incertezza, in cui siamo obbligati a rimanere chiusi in casa possiamo provare a cercare con gli occhi del cuore, un luogo dove poter ritrovare serenità e forza. Io scelgo Notre Dame. Sono lì ancora adesso con la memoria del cuore, attraverso la quale ho potuto scrivere questo pezzo che – spero vivamente – vi abbia permesso (anche solo per pochi minuti) di abbandonare le case e le restrizioni imposte, volando con me tra le guglie della Regina delle Cattedrali, passeggiando nella grande navata, tra giochi di luce e colori, ombre e sussurri d’una storia immortale, che presto avremo la possibilità di visitare di nuovo.

Mirtilla Amelia Malcontenta

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