V come Vendetta

Immagina che la stessa sera di un evento molto importante al quale sei invitata, tuo marito rilasci un’intervista esclusiva sulle reti nazionali per raccontare che il vostro matrimonio è finito, che ti tradisce, da quanto tempo ti tradisce (otto anni) e con chi (la sua ex con cui stava prima che vi spostaste).

D’istinto, chiunque deciderebbe di chiudersi in casa: chi mai avrebbe voglia di gettarsi nella fossa dei leoni e prendere parte a una festa dove tutti parlano di te appena volti le spalle?

Qualcuno si domanderà: “Che stupida, come ha fatto a non accorgersene?”.

Altri sputeranno sentenze: “Nessuno ha mai detto che sarebbe stato facile far parte di quella famiglia. La posizione ha un prezzo e lei lo sapeva”.

Poi ci sono i pietisti: “Tra loro due c’era troppa differenza anagrafica, è stata usata solo per fare figli e garantire degli eredi”.

Chi te lo fa fare? Stai a casa, che i piranha pasteggino senza di te.

La frustrazione però inizia a lasciare spazio a un sottile desiderio di vendetta. Potrà toglierti il cognome, la posizione sociale ma non ti toglierà la libertà di fare quello che vuoi.

Andrai a quella festa.

E sarai una bomba.

Questo è ciò che è accaduto il 24 giugno del 1994, a Londra.

La lei della storia è Lady Diana Spencer, il lui è il Principe Carlo di Galles, erede al trono dei Windsor, l’altra è Camilla Parker-Bowles.

Il gala della Serpentine, nella cornice da sogno di Hyde Park, è uno degli eventi mondani clou della stagione e la sua presenza era fissata da tempo.

La designer greca Christina Stambolian le aveva mandato un abito di sua creazione ma Diana lo aveva messo da parte perché troppo audace: corto oltre il ginocchio, fasciante, con quello scollo off-the-shoulder come se le potesse cadere di dosso da un momento all’altro, quel taglio asimmetrico che mostra un lembo di coscia e un volant malizioso non da principessa, ma da dea. No, troppo.

Il Valentino è molto più in linea con la serata e con quello che era stato il suo stile fino ad allora.

Però, quella sera, con Carlo che stava dicendo al paese intero che nonostante un matrimonio e due figli, preferiva la sua amante a lei, il Valentino non era abbastanza.

“Fammi brillare come un milione di dollari” disse a Kerry Taylor, la sua stylist. Quello fu il momento in cui tornò in pista il sexy abito nero di Christina Stambolian.

Poco più tardi, Diana scese dall’auto e lasciò tutti senza fiato.

Aveva un aspetto a dir poco vincente. Sì, perché quel vestito diceva proprio “Caro, sei tu che ci perdi”.

E come dare torto alle sue gambe toniche velate dal collant, alle spalle scolpite e al sorriso abbagliante.

Non ci sono dubbi che quel sorriso le sia costato uno sforzo terribile, ma il messaggio che stava lanciando era più importante.

“Non sarò più un’altezza reale, ma sono ancora viva, sono ancora una donna”.

La notizia del giorno sui giornali doveva essere l’intervista di Carlo e i retroscena del matrimonio reale fallito, invece in prima pagina c’era lei, Diana, relegando ancora una volta il suo ormai ex-marito a comparsa sul fondo della scena.

Lo ribattezzarono il Revenge Dress, perché senza dire una parola, Diana aveva mandato al diavolo tutti.

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