Un tailleur rosa sangue

Se c’è un abito attraverso il quale è passata la storia, è quello di cui sto per raccontarvi.

Dallas, 22 novembre 1963. La Lincoln Continental decappottabile viaggia a passo d’uomo su Elm Street.

Ai lati della strada, dieto le transenne, si accalcano migliaia di persone che sventolano la mano in segno di saluto al passaggio della coppia reale.

Sì, gli Stati Uniti sono una repubblica federale, ma i coniugi Kennedy, negli anni Cinquanta-Sessanta, sono stati per gli USA l’equivalente dei Windsor inglesi.

John Fitzgerald era un delfino predestinato alla presidenza fin da ragazzo tanto che, ancora oggi, è l’uomo più giovane ad aver coperto la carica.

Pur essendo un democratico aveva riferimenti politici più liberali e moderati che strizzavano l’occhio ai conservatori.

E se c’era una che sembrava fatta con lo stampino della conservatrice, quella era sua moglie Jackie.

Jacqueline Kennedy, nata Bouvier, aveva la stoffa della monarca: veniva dalla meglio società di Long Island, era una cavallerizza esperta, appassionata di lettura, arte, pittura e fotografia, parlava quattro lingue e aveva arricchito la sua cultura con lunghi soggiorni in Europa.

Insomma, entrambi facevano parte di “quelli che contano” e il loro matrimonio da duemila invitati poteva rivaleggiare con ogni royal wedding ufficiale.

Al loro insediamento, nel gennaio 1961, la Casa Bianca venne ribattezzata la Camelot d’America, per i sontuosi ricevimenti dati dalla First Lady ai quali era invitata la crème degli intellettuali del paese e d’Europa e lei, con il suo stile, dettava legge in fatto di moda.

Il Jackie-style era essenziale, pulito, sobrio ed elegante: caschetto in piega, tailleur tinta unita, cappellini a tamburello, filo di perle, filo di tacco e le donne la imitavano come un esercito di brave soldatesse in jersey.

Quel 22 novembre, la regina salutava la folla, speculare al marito, vestita in un tailleur Chanel in lana rosa lampone Linton Tweed, lavorata bouclé, con finiture blu navy; giacca doppio petto con sei bottoni dorati e quattro tasche quadrate. Non manca il cappellino a tamburello coordinato.

In realtà, per molti anni si è speculato se quell’abito fosse uno Chanel originale o una imitazione di Chez Ninon, un salone di moda newyorkese che produceva imitazioni dei modelli di Chanel. La maison parigina però ha specificato che erano loro stessi a mandare tessuti, bottoni e ricami a Chez Ninon e che questi avevano confezionato l’abito per Jackie seguendo la tecnica “linea per linea” inventato da Chanel e quindi fosse una produzione autorizzata (lo scopo era rendere meno “francese” il vestiario della First Lady che, anche oggi, è richiesto che privilegi griffes americane a quelle straniere).

Alle 12.30 locali, due spari interrompono l’allegria della parata e, prima ancora che si possa capire da dove siano esplosi, il presidente Kennedy si accascia sul sedile dell’auto, un grembo alla moglie.

La ferita alla testa macchia con una chiazza di sangue la gonna rosa di Jackie che, dopo pochi secondi è costretta ad abbandonare il corpo esanime di John e a strisciare sul cofano della Lincoln perché la sicurezza la metta in salvo dal tiro dell’attentatore.

La First Lady non volle cambiarsi fino a dopo l’insediamento del vice, perché era sua intenzione che tutti vedessero la scena del crimine.

Il giorno successivo il tailleur ancora macchiato, con cappellino e borsa, è stato riposto in una scatola e oggi sono conservati in un luogo tenuto segreto, in una stanza senza finestre con umidità controllata al 40%, e ricambio di aria attivato ogni sei ore come un reperto archeologico.

Secondo le istruzioni della figlia Karoline, l’abito non potrà essere esposto al pubblico fino al 2103.

Il tailleur, oggi, è uno degli oggetti preziosi più protetti al mondo.

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