Ca’ Dario, il palazzo maledetto

Ca’ Dario, il palazzo maledetto

Venezia. Antichi palazzi, il mare a bagnarne le fondamenta e a lambirne i muri con il lento incedere delle sue acque. Sul Canal Grande, al civico 353 nel sestiere di Dorsoduro (il “sestiere” è una delle sei zone in cui è divisa la città, sinonimo di quello che noi chiamiamo quartiere), si affaccia il Ca’ Dario: palazzo elegante, suggestivo e di contrasto rispetto agli altri edifici più in stile gotico. La sua facciata ha elementi architettonici rinascimentali completamente decorato da marmi policromi, i cui camini in puro stile veneziano, svettano ancora in cima e sono originali d’epoca. Caretteristico il fatto che penda su un fianco, a causa di un cedimento strutturale mai risolto. Il Ca’ Dario sembrerebbe a tutti gli effetti un bellissimo esempio di archittettura italiana, ma cela una maledizione che tutt’oggi getta mistero, avvolgendo letteralmente la storia di questo palazzo in un vortice di morti cruente e strani imprevisti che hanno coinvolto tutti i suoi proprietari.

Nel 1479, Giovanni Dario – importante commerciante, notaio e segretario ducale, che ebbe anche l’appellativo di “salvatore della patria” dopo essere riuscito a trovare un accordo di pace con i Turchi – commissionò all’architetto Pietro Lombardo la costruzione dell’edifico che sarebbe stato la dote nuziale per la figlia Brunetta, promessa sposa al mercante di spezie Vincenzo Barbaro. Subito dopo il matrimonio, Vincenzo ebbe un tracrollo finanziario e morì accoltellato, mentre Brunetta distrutta dal dolore e dalla sua attuale condizione, decise di suicidarsi. Morì anche il loro unico figlio Giacomo, vittima di un agguato sull’isola di Creta.

Per decenni il palazzo rimase di proprietà della dinastia dei Barbaro, sino a quando nell’Ottocento, Alessandro cedette l’edificio ad Arbit Abdoll – mercante armeno di pietre preziose – che finì in bancarotta subito dopo l’acquisizione della Ca’ Dario. Rawdon Brown storico britannico, nel 1838 ne divenne il legittimo proprietario acquistandolo da Abdoll, ormai in balia dei debiti. Ma anche lo storico morì in circostanze misteriose insieme al suo giovane amante.

La Ca’ Dario venne ceduta e comprata molte altre volte. Nuovi nomi a siglare i documenti che ne attestavano la proprietà, nuove vite che volevano animare quelle stanze vetuste e sconfiggere quella maledizione che continuava a rendere quella casa maledetta. Un susseguirsi di nomi, il continuo scorrere del tempo, l’avvicendarsi di sparizioni e morti misteriose, tutte legate alla Ca’ Dario. Tutte, nessuna esclusa.

Negli anni ’70, il palazzo ospitò (per poco) il suo nuovo proprietario: Filippo Giordano Lanze, che venne brutalmente ucciso dal suo amante proprio in una delle stanze della dimora.

Anche Christopher “KIT” Lambert – famoso agente della Rock band “The Who”- comprò la casa che fu anche palcoscenico della sua morte improvvisa, avvenuta per una caduta (accidentale?) dalla scale. Le indagini vennero chiuse, ipotizzando il suicidio.

Noto a molti il caso che unisce il nome del famoso imprenditore italiano negli anni ’90, Raul Gardini, al palazzo veneziano. Questi, subito dopo averlo acquistato, fu protagonista di scandali finanziari che lo portano al crollo umano e professionale che si concluse (anche questa volta) in un suicidio.

Non possiamo non citare il famoso tenore Mario Del Monaco che morì in un incidente stradale, proprio mentre andava a siglare il contratto di compravendita dell’edificio, per il quale sarebbe diventato di lì a poco, il nuovo legittimo proprietario. Leggenda narra che poco prima di morire in ambulanza, sussurrò al suo assistente:”Straccia il contratto”.

A oggi, la Casa Dario e la sua maledizione, non ospitano nessuno. Dal 2006 la proprietà è in mano a multinazionale americana in rappresentanza di un acquirente tutt’ora ignoto. Il palazzo è ancora in restauro e non v’è traccia di vita al suo interno. Molti i turisti che di passaggio sul Canal Grande l’osservano, ascoltando il ritmico sciabordio delle acque che sfiorano quelle mura inalterate dai secoli, custodi di una maledizione che fatica a essere spezzata.

Mirtilla Amelia Malcontenta

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