Dietro la maschera: Louisa May Alcott

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“Io non ho paura delle tempeste perché sto imparando come governare la mia barca”

Il 9 gennaio 2020 è uscito nelle sale italiane il nuovo adattamento di quel romanzo intramontabile che è “Piccole Donne” di Louisa May Alcott. Questo nuovo adattamento cinematografico del romanzo, diretto e sceneggiato dalla regista due volte candidata all’Oscar Greta Gerwig, enfatizza ancora di più i grandi temi principali dell’opera: la coscienza della propria autonomia, l’orgoglio della propria femminilità e la forza della propria determinazione.

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Tuttavia questo film altro non è che l’ultimo di una lunga serie di produzioni cinematografiche (ma anche televisive) del capolavoro della Alcott. Ma chi era davvero Louisa May Alcott? Chi era davvero la donna dietro “Piccole donne”?

Louisa May Alcott nacque nel 1832 a Germantown, una cittadina della Pennsylvania e morì nel 1888 a Boston (Massachusetts) all’età di 56 anni. Louisa era figlia del trascendentalista Broson Alcott e trascorse la maggior parte della sua infanzia a Boston dove crebbe in compagnia di Ralph Waldo Emerson ed Henry David Thoreau, due tra i più insigni esponenti del trascendentalismo. Il trascendentalismo è un movimento filosofico e poetico sviluppatosi negli Stati Uniti nei primi decenni dell’Ottocento e si presentava come una reazione al razionalismo, esaltando in particolar modo i rapporti tra l’individuo e la natura. Tuttavia il padre di Louisa anche se aveva delle idee rivoluzionare non riusciva a provvedere alla famiglia, la quale viveva in condizioni di povertà. Proprio per questa condizione precaria nella quale viveva la sua famiglia, Louisa iniziò ad insegnare per un breve periodo, poi lavorò come domestica ed infine cominciò a scrivere.

The home of Bronson Alcott and his family, including his daughter Louisa May Alcott, in Concord, Mass., wood engraving, 1875.
La casa di Bronson Alcott e della sua famiglia a Concord (Massachusetts), incisione su legno, 1875

Inizialmente la Alcott scrisse libri commerciali e molte delle sue storie, specialmente quelle scritte sotto lo pseudonimo di “A.M. Barnard”, erano spaventose e violente. Queste ultime erano insolite soprattutto nel loro ritratto delle donne, le quali erano forti, indipendenti e dotate di immaginazione. Inoltre Louisa fu anche infermiera volontaria durante la Guerra Civile americana (1861-1865) ma contrasse la febbre tifoidea e dovette ritornare a casa. A causa di questo episodio la sua salute fu rovinata per sempre.

I racconti della Alcott iniziarono ad essere pubblicati sul The Atlantic Monthly e, siccome la famiglia versava in condizioni economiche disperate, scrisse il romanzo autobiografico “Piccole donne”, la sua opera più celebre, che divenne un successo immediato. Basato sui suoi ricordi ed esperienze di infanzia, il romanzo racconta le avventure delle quattro sorelle March (Jo, Meg, Beth ed Amy) in particolar modo focalizzandosi sul loro passaggio dall’infanzia all’età adulta e tutte le vicissitudini riguardanti il mondo del lavoro, la società e il matrimonio.

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frontespizio di Piccole Donne (1868)

I libri della Alcott destinati ai giovani lettori sono rimasti sempre popolari e la ripubblicazione di alcuni dei suoi lavori meno conosciuti, avvenuta nel tardo ventesimo secolo, ha suscitato un rinnovato interesse critico nella sua produzione per un pubblico adulto. Un esempio è “Un moderno Mefistofele”, un romanzo gotico pubblicato anonimamente che parla di un poeta fallito che fa un patto col diavolo. Un altro esempio è “Work: A Story of Experience” (1873), basato sulle difficoltà che la Alcott ha dovuto affrontare, racconta la storia di una ragazza povera che cerca di mantenersi attraverso una serie di lavori umili. I racconti gotici e thriller che la Alcott ha pubblicato sotto lo pseudonimo di A.M. Barnard tra il 1863 e il 1869 furono raccolti e ripubblicati; tra i più importanti troviamo “Dietro la maschera, o il potere di una donna” (1975) e “Un lungo fatale inseguimento d’amore” (scritto nel 1866 e mai pubblicato fino al 1995).

Dalla sua produzione letteraria è evidente che Louisa May Alcott fosse un’autrice non convenzionale (alcune sue opere sfociano addirittura nel pulp), ma non utilizzava soltanto la carta e l’inchiostro per muovere guerra al patriarcato opprimente del suo tempo. La Alcott era molto impegnata socialmente ed era una paladina del femminismo e dell’emancipazione femminile (temi che traspaiono anche in “Piccole Donne”), in particolar modo era interessata al tema del suffragio universale e dei diritti civili delle minoranze. È la stessa Louisa a scrivere nel suo diario:

“Divenni abolizionista quand’ero ancora molto piccola, ma non ho mai capito se per l’aver visto George Thompson nascosto dietro il letto di casa nostra durante il tumulto di Garrison oppure per essere stata soccorsa, alcuni anni più tardi, da un ragazzo di colore che mi salvò dall’annegare nello stagno delle rane. Comunque sia, la conversione fu genuina; e il mio più grande orgoglio è di aver vissuto per conoscere i coraggiosi uomini e le donne che hanno fatto così tanto per la causa”

Louisa May Alcott, la donna dietro la maschera, la vera donna dietro “Piccole Donne” era un emblema di indipendenza ed un esempio lampante di come si può imparare a governare la barca della vita anche nella più burrascosa delle tempeste. Lei viveva secondo questo principio che ci ha trasmesso nei suoi scritti, patrimonio immortale della sua esistenza.

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