Che fine ha fatto il Natale?

CHE FINE HA FATTO IL NATALE?

Le festività natalizie sono finite e torna quel senso di “vuoto”. Gli addobbi, l’albero, le decorazioni e i colori vengono tutti smantellati per fare spazio a quella definita da molti come la “normalità”. Niente più luci per le strade, niente più motivetti pubblicitari che inneggiano alla gioia e all’amore anche se sponsorizzano detersivi o cellulari di ultima generazione, niente più campane in festa né per le strade, né in tv, né alla radio. Niente.

Dopo l’epifania sembra che tutta quella decantata bellezza sia destinata a finire! Un’improvvisa ecatombe del Natale.

Charles Dickens aveva cercato di protrarre lo spirito natalizio nel suo celebre Canto di Natale in cui recita: “Onorerò il Natale nel mio cuore e cercherò di tenerlo tutto l’anno”.

Un nobile tentativo, il suo, di preservare quella nuova e scoperta delicatezza riposta nel cuore.

Il magnanimo proposito, suggerito dall’insigne scrittore inglese, prende piede nei credenti o in chi, semplicemente, tiene fede ai propri valori. Eppure, poi qualcosa va scemando durante l’anno: c’è sempre il collega che proprio non sopportiamo, l’amico-nemico di comitiva che crediamo oscuri la nostra personalità, il parente che crea dissapori in famiglia, torna l’intolleranza verso qualcuno, riemergono lontani ricordi di passate discordie e desideri di nuove rivendicazioni nella storia personale e nella Storia… e addio buoni propositi! Il vecchio e gretto Scrooge dickensiano si reimpossessa di una parte di noi!

Ma allora, dov’è finito il Natale? Il Natale che valica ogni religione, che rallenta i pensieri, le aggressività, il Natale universale, quello che porta il buonsenso.

Dopo aver disfatto l’albero, aver tolto le decorazioni natalizie, ed essere tornata a quella “normalità”, ho concluso la lettura di Lettere contro la guerra di Terziano Terzani. Ho pensato: “Gran bel libro da suggerire!”. Epistole, non indirizzate a nessuno ma proprio per questo indirizzate a tutti, all’umanità.

“L’occasione è di capire una volta per tutte che il mondo è uno, che ogni parte ha il suo senso, che è possibile rimpiazzare la logica della competitività con l’etica della coesistenza, che nessuno ha il monopolio di nulla, che l’idea di una civiltà superiore a un’altra è solo frutto di ignoranza, che l’armonia, come la bellezza, sta nell’equilibrio degli opposti e che l’idea di eliminare uno dei due è semplicemente sacrilega.”

Lettere scritte nei mesi successivi all’attentato dell’11 settembre 2001. Un libro che ha una precisa genesi storica, eppure così attuale. Una posizione super partes tra Islàm e Occidente, quella dell’insigne Terzani. Un libro che disvela il lato umano di entrambe le parti coinvolte.

“Parliamo di pace, introduciamo una cultura di pace nell’educazione dei giovani. Perché la storia deve essere insegnata soltanto come un’infinita sequenza di guerre e di massacri? […]. Cominciamo a prendere le decisioni che ci riguardano e che riguardano gli altri sulla base di più moralità e meno interesse. Facciamo più quello che è giusto, invece di quel che ci conviene. Educhiamo i figli a essere onesti, non furbi”.

Dopo aver disfatto l’albero, aver tolto le decorazioni natalizie, dopo aver ascoltato le ultime news tra gli opposti Usa e Iran, ho ripreso Lettere contro la guerra di Terzani, ho riletto queste righe e ho riscoperto il Natale.

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