L’immortale di Marco D’Amore

L’immortale regia di M. D’Amore – con Marco D’Amore, Giuseppe Aiello. Produzione Cattleya, Vision Distribution

L’immortale è un film drammatico, uscito nelle sale cinematografiche il 5 Dicembre 2019 e attualmente il lungometraggio italiano con il record d’incassi per miglior debutto al botteghino degli ultimi cinque anni.

La pellicola, diretta e interpretata dal bravissimo Marco D’Amore, ha un come protagonista il boss di Secondigliano Ciro di Marzio, detto “l’Immortale”- già conosciuto nella serie evento di Sky Gomorra (liberamente tratta dall’omonimo best seller di Roberto Saviano, che ne firma anche la sceneggiatura) – che avevamo lasciato moribondo ad annegare nelle acque del Golfo di Napoli, a seguito di un colpo di pistola sparato dal suo amico/nemico per eccellenza, Gennaro Savastano, durante l’ultima puntata della terza serie.

Ed è proprio durante gli attimi che precedono il suo salvataggio, ancora avviluppato tra le onde del mare che cercano di portarlo via con sé, che ha inizio il viaggio nei ricordi di un Ciro in fasce, sopravvissuto miracolosamente – grazie alle braccia materne che l’hanno protetto fino alla fine – al terribile terremoto che colpì Napoli nel 1980.

Sarà proprio quest’avvenimento che gli varrà il soprannome di Immortale, appellativo che lo accompagnerà per tutta la vita; un’intera esistenza dedicata completamente alla camorra e al suo mondo potente e oscuro.

Ciro schiva la morte anche questa volta, decidendo di accettare una nuova “proposta di lavoro”, permettendogli di lasciare Napoli, i ricordi e le sue radici per provare a ricominciare.

Durante questo tentativo, accolto da connazionali in una terra fredda e lontana, Don Ciro è spesso accompagnato dai fantasmi della sua infanzia, che si riaffacciano nella sua nuova vita e lo spingono a dedicare tempo e sguardi a ricordi che fanno male. Perchè l’Immortale è un boss spietato, che ha fondato la sua esistenza sul silenzio e sulla convinzione che per sopravvivere non bisogna fidarsi di nessuno, ma ci sono ferite non visibili all’occhio umano che ancora sanguinano e fanno male.

In un viaggio tra passato e presente, dove il dolore e la necessità di dovere crescer in fretta, in una vita maledetta e perversa nella quale non si ha tempo per provare pietà, nè dubbi; lo spettatore si trova a capire e a comprendere molto del passato di quest’uomo e del suo profondo dolore. Glielo si legge negli occhi, quello sguardo velato di lacrime trattenute, e parole mai pronunciate. Nulla è come sembra nella vita di questo boss, tanto importante quanto profondamente solo, ma le radici che ha tentato di recidere non sono pronte a lasciarlo andare e per Ciro di Marzio ci sarà una nuova decisione da prendere, occhi negli occhi con chi ormai lo credeva morto ma ha scoperto la verità e sta tornando per riprendersi quello che è suo.

Io sono rimasta letteralmente incollata alla poltrona, rapita da questo racconto e dalla bravura del suo protagonista che firma anche la regia e dirige un cast di talento e rispetto. L’immortale è un film che va visto e rivisto perché è lenta la discesa negli inferi di questo boss, e Marco d’Amore riesce letteralmente a prendere per mano lo spettatore e a percorrere questo sentiero insieme a lui, insieme a Ciro.

Questo film, mi preme scriverlo, non è una “costola” o uno spin-off della serie tv. È il cuore di Gomorra e da esso e per esso, sono sicura, continuerà a battere più forte di prima.

Non c’è bisogno di essere fan della serie tv, l’importante è apprezzare il buon cinema italiano e questo film, ne ha tutti i requisiti per essere visto, amato e rivisto.

Mirtilla Amelia Malcontenta

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