La Persistenza degli Opposti a Matera

Il mondo surreale di Salvador Dalì a Matera: “La Persistenza degli Opposti”

La risonanza mediatica che Matera ormai ha acquistato è sotto gli occhi di tutti e ancora di più in quest’anno 2019 che va per concludersi, anno in cui la Città dei Sassi si è fregiata del titolo di Capitale Europea della Cultura, con un gran numero di presenza di visitatori da tutto il mondo, un trend che in realtà ha preso il via già negli ultimi anni. Anche qui, nelle pagine digitali di Pink Magazine Italia, avevo già scritto di Matera, proprio all’inaugurazione della grande annata a cui andava incontro la città lucana, tuttavia questo articolo vuole mettere l’accento su un evento che ha preso corpo tra i Sassi a partire dal 2018 e destinato a concludersi quest’anno, ma che alla fine sarà prorogato per tutto il 2020: mi riferisco alla mostra dedicata a Salvator Dalì, “La Persistenza degli Opposti”.

Forse in molti, tra i turisti e visitatori, avranno notato passeggiando per il centro storico delle bizzarre installazioni di bronzo, senza magari riconoscere la firma dall’eclettico ed eccentrico artista catalano. Un elefante sospeso come un trampoliere su lunghe e sottili zampe e un obelisco sulla schiena, in Piazza Vittorio Veneto, è “L’elefante spaziale”. Siamo ancora nella zona del cosiddetto Piano, con al centro lo scavo del palombaro lungo (la più grande cisterna della città) e adiacente la chiesa rupestre dello Spirito Santo attraverso la quale è possibile incamminarsi tra i vicoli e le abitazioni di uno dei quartieri storici, il Sasso Barisano. Se rimaniamo a livello stradale, la piazza è circondata dalla Chiesa di San Domenico, l’ex Convento adiacente sede oggi della Prefettura e poi ancora l’ampio prospetto del Palazzo dell’Annunziata, che ospita la Biblioteca Provinciale,e sull’angolo opposto gli zampilli della Fontana Ferdinandea alla quale le donne di Matera quotidianamente facevano la fila per riempire le rizzole e portare l’acqua alle loro case, prima della realizzazione dell’Acquedotto Pugliese che distribuì l’acqua anche in questa località grazie alle fontanelle di ghise disposte nei vicinati all’interno dei Sassi. Prima di allontanarci da Piazza Vittorio Veneto, dalla loggia accanto all’insolita chiesetta della Mater Domini lo sguardo si perde sul Sasso Barisano, verso il punto più alto della città, proprio lì di fronte, la cosiddetta Civita, dove svetta la Cattedrale della Madonna della Bruna. 

Si può percorrere via delle Beccherie, passando dal Sedile un tempo sede della Bagliva e oggi della Presidenza del Conservatorio “Duni”, oppure fare quattro passi per il Corso, per arrivare a Piazza San Francesco dall’omonima chiesa che vi si affaccia, e lì in un angolo su un monumentale pianoforte si alza su una gamba una ballerina, “Il piano surrealista”, denominato anche comunemente Pianoforte Danzante, altra installazione che traccia il cammino dell’esposizione di Dalì verso il complesso rupestre che ospita il cuore della collezione messa a disposizione dalla DalìUniverse. Si passerà quindi da Palazzo Lanfranchi con il Museo della Basilicata che accoglie le tele di Carlo Levi, da qui un intrico di scalette o una più comoda discesa, accompagna verso il Sasso Caveoso, l’altro quartiere monumentale della città, e proseguendo per la passeggiata panoramica che si affaccia sulla Gravina si scorgerà un maestoso Orologio Disciolto, “La Danza del Tempo II”, una delle opere simbolo dell’arte di Dalì, che ci indicherà che siamo arrivati al Complesso Rupestre di Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci, sfondo perfetto a dare risalto alle sculture del maestro del Surrealismo.

“La Persistenza degli Opposti”, questo è il titolo dell’itinerario museale, con l’intento di mettere in evidenza i principali dualismi concettuali dell’arte di Dalì, un artista e uomo di opposti, che riesce a operare la fusione  visuale e concettuale  di idee apparentemente contrarie. La sua arte è l’espressione della dicotomia fra razionale e irrazionale, l’onirico che prende forma nella realtà. E la scelta di Matera come location non è in tal senso casuale, se si guarda ai Sassi quale sito plurimillenario che affonda le sue radici e la sua memoria agli inizi della storia dell’umanità, al contempo un luogo che si conserva uguale a se stesso ma si evolve nei millenni, ed è proprio questa millenarietàin evoluzione a costituire il migliore ambiente per accogliere le tematiche artistiche di Salvator Dalì.

Il lavoro e il pensiero dell’artista catalano si racconta attraverso circa duecento opere autentiche (e autografe), insieme a cinque opere monumentali, di cui tre quelle che si incontrano – come scrivevo prima – passeggiando per il centro storico. Il percorso  è organizzato da The Dalì Universe, società con una delle più grandi collezioni private di opere d’arte  di Salvator Dalì, diretta da Beniamino Levi. La mostra raccoglie diversi tipi di opere d’arte, prime fra tutte le sculture realizzate in bronzo tramite la tecnica della fusione a cera persa. Il maestro del Surrealismo, forse più noto come pittore, in realtà era affascinato dall’idea di manifestare il proprio genio creativo anche nella tridimensionalità. «Dipingere è una parte infinitamente piccola della mia personalità», dichiarava lo stesso Dalì, che incominciò a trasformare in sculture quelle che restano tra le più famose e amate immagini iconografiche da lui create. “L’elefante spaziale” ne è un esempio, anticipato da un quadro degli anni ’40, “Le Tentazione di Sant’Antonio”, realizzato per l’unico concorso al quale Dalì abbia mai partecipato, ed è in un’opera grafica, sullo sfondo del deserto, che appaiano per la prima volta gli elefanti di Dalì inerpicarti su sottilissime e ossute zampe. Ma anche la serie degli Orologi “molli”, che nella prima sala della mostra nella Chiesa della Madonna della Virtù, si propongono in più sculture, hanno una più nota rappresentazione in pittura con opere come “La persistenza della memoria”.

Ma non solo bronzo. Nel percorso espositivo non mancano le meravigliose opere in vetro Daum, realizzate da Dalì in collaborazione con la prestigiosa vetreria francese DaumCristallerie dal 1968 in poi, e che costituiscono una delle più interessanti collezioni al mondo di sculture in vetro colorato. E ancora i libri illustrati e le illustrazioni: la mitologia, la religione e la storia stimolarono e ispirarono il Maestro a creare un vasto repertorio di immagini, personaggi e allegorie, poste a corredo dei libri più noti della letteratura internazionale. In esposizione alcuni prestigiose edizioni della Sacra Bibbia e della Divina Commedia da lui illustrate. All’interno dell’itinerario museale vi sono anche accessori d’arredamento, ricordando che Dalì è stato anche un designer: sedie, tavoli, lampade e sedute trasformate in oggetti speciali, stravaganti e sorprendenti che hanno perso ogni valore funzionale ma conservano ancora il loro aspetto simbolico. 

Molte le opere emblematiche che si possono incontrare lungo il percorso museale. Superato lo spazio con le sculture sul tema del tempo, quelle in vetro, gli accessori d’arredamento e le opere illustrate, si accede nelle profondità di un ipogeo scavato nella calca rinite dove si apre la sezione sul tema della religione, altra dimensione vissuta da Dalì con estrema contraddizione: diviso sin da bambino tra una madre profondamente cattolica e un padre tenacemente ateo, approderà a un suo personale elaborazione religiosa, con il “misticismo nucleare” all’indomani della bomba atomica nel corso della Grande Guerra, un reinterpretazione dell’iconografica religiosa impastata di scienza e giochi spaziali.In mostra “Cristo porta la croce”, “San Giorgio e il drago”, “Adamo ed Eva”, “Angelo del trionfo”. 
Nell’immaginario collettivo riferito all’arte di Dalì è di sicuro ben conosciuta la simbologia dei cassetti aperti che si schiudono e spalancano da anatomie umane. In quest’ambito si evidenzia l’influenza che su di lui ebbe Freud e la psicanalisi: “il corpo umano è pieno di cassetti segreti che solo la psicanalisi è in grado di aprire”; i cassetti dunque rappresentano i desideri nascosti e la sensualità segreta delle donne e Dalì li rappresenti aperti a suggerire che i segreti in essi custoditi sono ormai noti e non è necessario temerli, esprimono la nostra naturale tendenza a esplorare quanto vi è di chiuso e il fascino del mistero. 

L’esposizione si conclude all’aperto, con l’installazione del “Rinoceronte cosmico” che porta sulla schiena una piramide costituita da ricci di mare, il loro esoscheletro duro e la polpa molle sono espressione chiara del contrasto tra l’involucro coriaceo e l’interno tenero, altro tema della mostra e ben comune nell’iconografia dell’artista. Di fronte le due opere “Lumaca e l’angelo”: la lumaca occupa una posizione importante nell’universo daliniano, in quanto è in stretta relazione a un evento significativo della vita del Maestro, ossia il suo incontro con Sigmund Freud, quando vide una lumaca su una bicicletta fuori dalla casa dello psicanalista e la collegò alla testa umana, ma rimase anche affascinato dalla geometria delle sue curve. In queste opere troviamo un altro simbolo daliniano, la stampella, brandita dall’angelo che si lascia trasportare dalla lumaca: da ragazzo l’artista spagnolo trovò una vecchia stampella in soffitta e l’oggetto diventa per lui un feticcio, che gli dà sicurezza, da qui lo introduce nelle sue opere come sinonimo di sostegno, forza e stabilità. 
Le lumache di Dalì, di dimensioni irreali, collocate sotto gli ulivi, nella cornice del complesso rupestre, salutano il visitatore con l’impressione di creature surreali, fuori dalla realtà, un po’ come l’incontro di Alice con il Brucaliffo nel Paese delle Meraviglie. L’onirico che prende corpo nella realtà, nell’arte di Salvator Dalì.

Sara Foti Sciavaliere

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...