Viva gli sposi!

Walter, vuoi tu prendere la qui presente Mirtilla?

Questi sono giorni un po’ folli e impegnativi, in redazione. Recensioni, nuove rubriche e l’uscita del Magazine rendono l’aria “champagnina” e i ritmi davvero serrati. Chat convulse, T9 impazziti che invece di accettare: “Ma ci sarà tanta gente?”, traduce e modifica il tutto con un più subdolo: “Ma sei deficiente?”… capite da soli, che non sempre è facile gestire questo e il resto delle nostre vite! Per di più il prossimo numero di Pink in uscita – interamente dedicato alle spose – mi riporta non solo lo stress a livelli paragonabili alla notte prima della maturità, ma anche al ricordo del giorno del mio matrimonio avvenuto nel lontano 2002.

“Walter, vuoi tu prendere Mirtilla?”… Ancora oggi, dopo ben 17 anni, ricordo con emozione, gioia – e un consistente aumento ponderale – il giorno della nostra cerimonia.

Ero una giovane sposa pronta al grande passo, ma non a vivere lo stress dell’organizzazione del proprio matrimonio. Un anno di ansie ed epigastralgia da guiness dei primati; continui flash del tipo:

“Oddio, ma zia da Roccacencia l’ho invitata??”

“La damigella l’ha capito che il bouquet per quanto l’ho pagato , col cacchio che lo tiro??”.

Molteplici domande, altrettante verità, perché al grande giorno non si arriva mai del tutto pronti, ma di sicuro totalmente esausti!

Ricordo i piedi gonfi di mia madre e le sessantasettemila forcine che mi tenevano in testa una super acconciatura che neppure il parrucchiere di Moira Orfei avrebbe mai potuto creare. Il vestito dei miei sogni e la guaina contenitiva che mi ha bloccato la circolazione sanguigna durante il matrimonio e cerimonia annessa, rendendo concreta la possibilità d’una trombosi fulminante, ma permettendo al vestito di avvolgere il mio corpo in una sintonia perfetta… peccato che la sera per toglierla, ho praticato le stesse manovre di un sommozzatore senza bombola (avevo preso il patentino, proprio per l’occasione!). Ricordo il velo davanti gli occhi che, in un attimo d’isteria pre-altare, ho “delicatamente” tolto dal viso come se avessi uno sciame impazzito di zanzare vampiro del Madagascar, in agguato sul mio volto perfettamente truccato… a tal punto che mia zia Francesca quando mi vide, esclamò : “Amore de zia tua, fatte dà un bacio che bella così quando te ce rivedo?”, che nell’attimo concitato della situazione lo presi come un complimento; ma passata la serata a struccarmi col decalcare e batuffoli di cera d’api, mi resi conto che più che un complimento era una pura e vera constatazione…

Ero talmente truccata bene da arrivare a salutare e chiedere indicazioni per la toilette durante i festeggiamenti alla mia immagine riflessa nello specchio antistante il salone del ricevimento!

Quanti balli di gruppo, quante risate… quante fotografie, in tutte le pose e con le unghie blue a fare da nuance al volto quasi esanime, visto che ci siamo sposati a Dicembre nel tardo pomeriggio di un sabato glaciale – faceva -4°- e il fotografo voleva immortalare il momento magico del calare della sera sui nostri volti, nel pieno centro storico della città dove ci siamo detti SÌ… per carità, le foto bellissime, ma io ho rischiato l’ipotermia! Su alcune immagini, sembro Barbie Frozen sposa cadavere.

Ricordo i deliri di mia madre, quando scoprì che anche per questa cerimonia, come nelle mie precedenti: comunione e cresima – battesimo no, perché non avevo ancora capacità dialettali- non avevo voluto le tanto amate bomboniere. Rammento ormai col sorriso, il suo fare subdolo e sornione quando sussurrando con mia zia al telefono, dichiarava: “Ti rendi conto cognata mia, che neppure per questa cerimonia, avrò un cimelio da spolverare?”.

Ma molti degli invitati ci avranno sicuramente benedetto negli anni, visto che del nostro matrimonio non v’è traccia su mobili, teche e/o servanti; per buona pace di chi riordina e pulisce!

Ricordo il sorriso del fioraio quando gli chiesi: “Vorrei il bouquet come Lady Diana!”, e lui, carismatico e comprensivo dichiarò: “Tesoro, quello non è un bouquet normale, ti ci vuole la patente per portarlo… Posso aiutarti io a scegliere qualcosa di un po’ più sobrio e adatto?”. Arrivando a portare il bouquet più bello di sempre perché totalmente formato con i fiori preferiti del mio papà. Lui che fisicamente non mi ha potuto accompagnare all’altare, ma che ha reso chiara la sua presenza in più occasioni durante tutta la giornata.

Ricordo i sorrisi di molti e la costante vicinanza dei testimoni che, ancor oggi e in modo ancora più concreto, continuano a far parte integrante delle nostre vite. Le risate e le dimenticanze, il peggio e il meglio; perché diciamoci la verità: ogni coppia di sposi vorrebbe un matrimonio perfetto? Ma la perfezione cos’è, se non un punto di vista?

Io rivivrei quel giorno, molto volentieri… come rivivrei ogni istante della lunga storia che mi lega al mio compagno e non perché indossavo l’abito da sposa, ma perché quegli occhi azzurri che m’hanno calamitato fino all’altare sono – ancora oggi – il posto più bello dove voglio stare.

Sposatevi, divertitevi e ridete insieme di voi e per voi… W gli Sposi!

PS: nessuna bomboniera è stata maltrattata o tenuta in ostaggio, durante il mio matrimonio!

Mirtilla Amelia Malcontenta

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