Llorona e il suo pianto che ci accompagna da secoli

Accanto al ciglio del fiume, c’è una donna: lunghi capelli neri le incorniciano il viso velato, che rimane sempre nascosto agli occhi di chi la osserva, impossibile da descrivere e ricordare. Piange, grida e si dispera per il suo amore infedele, per i suoi figli perduti. Un urlo stridulo che inquieta l’anima e scuote le membra di chi assiste -attonito- al suo manifestarsi. È eterea e non tangibile, ma quando la sua presenza si manifesta, nessuno ha la forza per smettere di guardarla.

Un lungo vestito bianco usurato dal tempo e dalle intemperie la copre fino ai piedi. Sembra non toccare neppure il suolo, durante il suo passaggio. Si lamenta, continua a vagare e il suo dolore è così forte da arrivare dritto come un pugno, a chi la vede. Appare in molti posti ma predilige lo scorrere dell’acqua che ha accompagnato gli ultimi istanti della sua vita,su questa terra. Lei, continua a cercare i suoi figli. Lei, che li ha uccisi…

Il suo nome è Llorona (trad. Donna che piange) e questa è la sua storia, la sua leggenda:

Messico, periodo coloniale: una bellissima ragazza meticcia, s’innamora contraccambiata di un affascinante quanto importante nobile spagnolo, che si è trasferito in quella che è oggi Città del Messico. Tra i due il sentimento è forte e lui la va a trovare spesso. Dalla loro unione nascono due figli. La ragazza li ama, tanto quanto il suo compagno e crede in questo folle amore fino ad arrivare a pensare che per loro ci sia la possibilità di una unione alla “luce del sole”; anche se lei è un’indigena e lui un Hidalgo.

Ma tutte le sue convinzioni crollano presto, perchè il nobile spagnolo non vuole ufficializzare il loro rapporto e anzi, s’allontana sempre di più da lei e dai loro figli, lasciandola definitivamente sola. Il dolore della separazione è lacerante, perchè la ragazza pensa che l’uomo si vergogni di lei e tema il giudizio della gente del suo rango. Ma c’è una notizia che porta la situazione a un punto di non ritorno: l’hidalgo sposa una donna spagnola, la giovane indigena impazzisce dal dolore e arriva a vivere un livello di disperazione tale che prendi i figli e li annega nel fiume. Impazzita per il folle gesto, decide di suicidarsi perchè incapace di sopravvivere con questo supplizio e questo rimorso. Da quella notte sono iniziate le apparizioni della Llorona, molti indigeni hanno assistito al suo passaggio, hanno ascoltato il suo lamento, portatore di morte e sfortuna.

Della figura spettrale si ha paura e rispetto allo stesso modo, perchè si teme il suo dolore e la sua disperazione, ma si rispettano le sue lacrime e il perpetuo incedere nell’eterna ricerca di riposo e quiete.

A lei si dedicano statue, e una delle canzoni messicane più popolari racconta proprio della figura di questa donna e del suo pianto. Vi invito ad ascoltare quella interpretata dall’iconica Chavela Vargas.

Col passare del tempo, la sua figura è entrata a far parte del folklore e delle leggende di molti paesi dell’America Latina – dall’Argentina sino al Cile, ma la nazione dove è più radicata è sicuramente il Messico dove esistono due versioni di questa leggenda.

Io vi ho raccontato quella che più mi ha colpito, ma va sottolineato anche che delle molte varianti di questa storia il comune denominatore è sempre lo stesso: una donna disperata alla ricerca dei figli scomparsi e del suo amore distrutto.

Ogni stato ha la sua leggenda, ogni cultura il suo folklore, ma è chiaro che la Llorona è il simbolo di tutte quelle donne vittime di dolori strazianti a cui neppure l’eternità riesce a dar pace.

“Ahimé!, Llorona, Llorona,

Llorona dagli occhi di tenebra,

Ahimé!, Llorona, Llorona,

Llorona dagli occhi di tenebra,

Con questa canzone ti dico addio, Llorona

adorandoti in ginocchio.

Con questa canzone ti dico addio, Llorona

adorandoti in ginocchio.”

Mirtilla Amelia Malcontenta

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