Il PhEST di Monopoli

PhEST – See Beyond the Sea: una passeggiata al Festival della fotografia a Monopoli

Per due mesi, dal 6 settembre fino al 3 novembre, Monopoli, cittadina pugliese sull’Adriatico, è stata scelta, per il terzo anno consecutivo, dagli organizzatori di PhEST – See Beyond the Sea, il festival internazionale di fotografia e arte. L’evento ha il patrocinio di Regione Puglia – assessorato Industria Turistica e Culturale, Comune di Monopoli – Monopoli Tourism, Puglia Promozione, Ministero della cultura albanese e Apulia Film Commission. Anche quest’anno il festival si avvale della direzione artistica di Giovanni Troilo e della curatela fotografica di Arianna Rinaldo.

Il Festival è stato strutturato come un’esposizione “diffusa” che ha coinvolto tutto il centro storico e Monopoli si presenta ai visitatori simile a una galleria d’arte a cielo aperto contaminata dalle fotografia selezionate e dai messaggi che esse intendono trasmettere, all’interno di una serie di progetti da convogliarsi in un unico tema, “Religione e miti” . L’intento di questa edizione è quella di esplorare, giocare, riflettere, immaginare, riportare le religioni e i miti a quello spazio intimo in cui poter dialogare con i sogni, le paure e i desideri di ciascuno di noi.

Vi accompagno nella visita della mostra, passeggiando per Monopoli. Se volete seguire il mio percorso, fate ingresso nella città antica dalla Villa Comunale, centro murattiano, (magari dopo una capatina allo IAT per munirvi di mappa per orientarvi nel dedalo di stradine e recuperare anche la brochure del Festival con i punti di interesse dell’evento) quindi proseguite seguendo le indicazioni per raggiungere la Basilica Cattedrale della Madonna della Madia (o potreste accedere direttament al Largo Cattedrale da Piazza Manzoni). A voi la scelta!

Una visita alla Cattedrale è d’obbligo per il suo sfarzo barocco, e in fondo dato il tema di PhEST si tratta di partecipare con un proprio approccio alla religiosità del luogo. Nella navata di destra si trova la Cappella delle Travi, dove in un grande armadio a muro sono esposte 33 travi della madia ossia la grande zattera su cui – secondo la tradizione -, nel 1117, l’icona mariana giunse nel porticciolo di Monopoli; l’immagine sacra è custodita in una cappella sopraelevate nel presbiterio e affacciata sull’altare maggiore. Lasciata la Basilica, in pochi passi siete davanti alla Chiesa del Purgatorio in cui sono esposti in teche di vetro, ben visibili, i corpi di alcuni Confratelli defunti.

L’odore del mare per la via vi annuncia che siete prossimi alla prima meta del PhEST, Cala di Portavecchia. Qui, sul muraglione che affaccia sull’Adriatico, il progetto speciale “Terra di Santi”, commissionato quest’anno a Sanne De Wilde, fotografa fiamminga, neovincitrice del World Press Photo per il suo progetto “Land of Ibeji” (La terra di Ibeji ndt) in collaborazione con la fotografa di Noor Benedicte Kurzen. Sanne De Wilde in residenza artistica in Puglia, ospitata da Palazzo Fizzarotti, dal 13 al 23 agosto ha scattato foto in alcune delle più suggestive feste religiose pugliesi con l’obiettivo di restituire alla nostra regione, ai suoi abitanti e ai numerosissimi turisti che sempre più la scelgono come meta delle loro vacanze, l’idea di quello che la fede e le feste religiose rappresentano ancora oggi, tra legami con il passato e sguardo rivolto al futuro.

L’avventura per vicoletti, case imbiancate e scorci di angoli ricchi di suggestioni, permette di raggiungere Largo Palmieri con l’omonimo palazzo marchesale, sede di snodo dell’evento fotografico. Nella corte interna su cui si affacciano due livelli di loggiati, il progetto di Piero Percoco, #searchgodinthings,sulla vita religiosa in Puglia, e in un piccolo locale adiacente, in un atmosfera silenziosa e raccolta, l’esposizione social photo contest #TAGYOURGOD.

Tra i progetti accolti nel percorso tra le sale del primo piano, voi segnalare in particolare “33MM-Maria Maddalena” di Julia Krahn, “che ritrae donne a sé molto care in una creazione personale che racconta la sacralità di ogni donna”. Musa ispiratrice dell’artista tedesca è Maria Maddalena, “la Santa più contemporanea, più discussa e più amata. Sotto il suo mantello convivono religioni, il suo ventre è gravido di sacralità pagana: madre-terra, forza della vita, energia, amore, luce.” Passando poi a un’italiana, Giulia Bianchi, con il suo progetto dedicato alle donne sacerdote “Women Priests Project” e al gruppo di suffragette che dall’estate 2002 porta avanti una protesta di disobbedienza religiosa a favore dell’ordinazione delle donne. Proprio una di loro, Bridget Mary Meehan, donna vescovo dal 2009, punto di riferimento sul tema dell’ordinazionale femminile, è l’icona della locandina del PhEST 2019: “Le donne sono ancora cittadine di seconda classe nella nostra chiesa” sostiene il vescovo Meehan. “Il sessismo, come il razzismo e il classismo, è un peccato che spezza i nostri cuori oggi. Più che mai abbiamo bisogno dell’esperienza e della saggezza delle donne”.

Riprendiamo la nostra camminati e ritorniamo sul fronte costiero, dove si affaccia la Chiesa di San Salvatore, una delle più antiche di Monopoli. La tradizione popolare tramanda che fu edificata dal capitano di un vascello pirata scampato con tutto il suo equipaggio a un naufragio e per questa ragione rivolta verso il mare. Nell’aula unica della chiesa, troviamo il progetto del fotografo di viaggi, Richard Silver, “Vertical Churches”, che rappresenta una maniera unica di vedere le cbiese del mondo. Si tratta di un work in progress, iniziato a New York nel 2011, il fotografo statunitense ha realizzato oltre 400 scatti di chiese dal sud al nord del globo con questo punto di vista privilegiato.

Se si prosegue sul lungomare Santa Maria si incontrerà inevitabilmente il Castello Carlo V, a nord della città vecchia, in un punto un tempo strategico poichè situato all’imboccatura del porto antico. Il primo piano del fortilizio cinquecentesco ospita altri porgetti della mostra, tra i quali quello sull’ateismo “Atheism Museum” che arriva dal Museo Nazionale di Fotografia Marubi di Scutari (Albania) a cura di Luçjan Bedeni, dedicata al tentativo del regime comunista di denigrare e cancellare la fede e i suoi elementi identitari; un periodo durante il quale furono chiuse circa 740 moschee, 608 chiese ortodosse e monasteri, 157 chiese cattoliche e 530 tekke: in parte furono distrutte, ma spesso furono trasformate in magazzini e in luoghi di propagada come palazzetti dello sport, cinema, istituzioni culturali.

La visita del PhEST, in un soleggiato pomeriggio di autunno che ancora porta con sè l’estate, volge verso il termine e intanto il sole è tramontato e le luci dell centro storico si gettano sulle acque del porto antico popolate di piccoli pescherecci e gozzi, e costeggiando l’insenatura si può ammirare l’ultimo progetto esposto en plein air. Si tratta dei lavori di Daniel Ochoa de Olza che ha ritratto “La Maya”, usanza spagnola di origine pagana che vede ogni anno quattro o cinque bambine tra i 7 e gli 11 anni alternarsi su un altare disposto per strada per dare il benvenuto alla Primavera, ma si dice pure che sia simbolicamente legata al passaggio da bambina a donna.

PhEST si propone, dunque, anche in questa edizione come una mostra che è in verità un insieme di mostre, con autori diversi sapientemente accostati dalla sensibilità artistica degli organizzatori, un suggestivo connubbio tra le visioni di tutti i fotografi nella cornice di mare, pietra e arte che è il centro storico di Monopoli.

Sara Foti Sciavaliere

 

 

Qualche annotazioni per i visitatori. Le esposizioni a cielo aperto e l’ingresso alla Chiesa di San Salvatore sono gratuiti; invece, per prendere per visitare le esposizioni all’interno di Palazzo Palmeri e nel Castello Carlo V è previsto un ticket unico di ingresso (intero 8 euro, ridotto 5 euro).

Per ulteriori informazioni sulle mostre, sui luoghi e sulle iniziative del PhEST, consultare il sito ufficiale: https://www.phest.info/

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