Joker

Joker: l’analisi psicologica di un mondo in cui non splende mai il sole e le ombre scappano da se stesse

“Joker” è un film del 2019 diretto da Todd Phillips e vincitore del Leone d’oro per il miglior film alla 76esima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

Qualche giorno fa, spinta da recensioni super positive e da interesse personale, decisi di andare a vederlo. A mio parere lo ritengo uno dei film migliori dell’anno ed uno dei migliori ad essere ambientati nell’universo di Batman (anche se con tutto l’universo DC ha ben poco a che spartire). Ciò che ha reso “Joker” un film eccezionale ed, oserei dire, un capolavoro, è il suo andare oltre il semplice intrattenimento: ha tanti dettagli che possono aprirsi a vari livelli di lettura e di analisi del film.

Il personaggio principale è Arthur Fleck, interpretato da uno strepitoso Joaquin Phoenix, un uomo con dei disturbi mentali che vive in una città completamente allo sbando, sommersa dai rifiuti a causa dello sciopero dei netturbini. Già questo piccolo particolare ci dà un indizio su uno dei temi fondamentali del film: il divario tra ricchi e poveri. Questi rifiuti che inghiottono Gotham City sono a loro volta portatori di significato, ovvero rappresentano come vengono viste le persone come Arthur: sono degli scarti sociali, dei rifiuti. “Joker” parla di una società che è molto simile alla nostra e per questo ci porta implicitamente ad analizzare la società in cui viviamo ma anche noi stessi.

Ciò che contraddistingue questo film è che è un film su un villain, su un cattivo ma allo stesso tempo, attraverso l’escalation vertiginosa ed incontrollabile della malattia di Arthur, è come se puntasse a rendere più “umano” un personaggio che sostanzialmente appartiene al mondo dei fumetti. Proprio per il realismo crudo e senza filtri che vediamo nel film, personalmente ho provato molta empatia per il personaggio di Arthur: vive in un mondo dove non c’è un eroe, un mondo ingiusto dove nessuno tutela i diritti dei più deboli. La cattiveria del film, dunque, non deriva da Joker ma, al contrario, è lui che la subisce maggiormente.

Un altro particolare del film che mi ha particolarmente colpito è la risata. Non si può fare a meno di provare un senso di angoscia mista a tenerezza ogni volta che la si sente: un connubio di inquietudine e disperazione, quasi fosse un grido di aiuto soffocato.
Arthur è un uomo che vorrebbe vivere una commedia ma è intrappolato in una tragedia. Il “cattivo” non combatte contro l’eroe ma contro la società, contro se stesso. E qui veniamo al perno centrale attorno al quale ruota tutto il film: la malattia mentale, considerata da sempre (e, purtroppo, ancora oggi) un tabù. In questo film non vediamo quella pazzia “stereotipata” ed euforica caratteristica ad esempio dei cartoni animati o quella violenza gratuita, ma l’evolversi di una malattia mentale. Secondo la società, una persona con una malattia mentale deve comportarsi come se non ce l’avesse. E proprio questo concetto verrà espresso da Arthur stesso in una delle battute più taglienti del film: “La parte peggiore di avere una malattia mentale è che le persone si aspettano che tu ti comporti come se non l’avessi”. Abbiamo il ritratto di una società che è lei ad essere malata: per cercare di risolvere i “problemi” della città non esita a togliere i fondi per gli assistenti sociali, gli psicologi e gli psichiatri e non dà la possibilità alle persone meno abbienti di comprare le medicine necessarie per alleviare i loro disturbi. Alla fine Joker, l’outisder, abbraccia e si appropria della sua risata per la quale era stato rifiutato e umiliato.

La trasformazione da Arthur a Joker non è dipesa da lui: alla società non interessa il fatto che lui sia affetto da una malattia mentale, non si fa nessuna domanda ma resta totalmente indifferente. Anzi, per le “brave persone”, la sua malattia viene considerata una colpa, una lettera scarlatta, una croce che dovrà portare per tutta la sua vita senza l’aiuto di nessuno. La malattia mentale non viene presa sul serio. E qui verrebbe da chiedersi: chi è effettivamente il cattivo all’interno di questo film? Le persone più negative sembrano essere Thomas Wayne (il padre di Bruce Wayne, il futuro Batman) e il governo che ha lasciato un bambino da solo nelle mani di una madre instabile vittima di violenza a sua volta.

Dopo questa analisi vorrei dire due parole sull’interpretazione di Joaquin Phoenix: magistrale e grandioso. Un attore straordinario e troppo sottovalutato. La sua interpretazione rimarrà nella storia così come quella dei Joker prima di lui, in particolare Jack Nicholson ed il compianto Heath Ledger, e si spera che possa scuotere e risvegliare le molte coscienze intorpidite.

 

2 pensieri su “Joker

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