La visione urbana in mostra a Isernia. Eterotopia, distopia, atopia, utopia?

A Isernia dal 28 settembre al 27 ottobre sarà possibile visitare, nelle sale dell’Auditorium della città molisana, un’interessante mostra incentrata sulla visione urbana contemporanea.

L’evento rappresenta la 7^ edizione del P.A.C.I (Premio Auditorium Città d’Isernia) organizzata dall’associazione culturale SM’Art!, che da 7 anni promuove l’evento con il desiderio di creare un momento unico ed identitario per la città.

Le opere porteranno il visitatore in un viaggio fra l’architettura figurata, la pittura e la scultura alla scoperta degli innumerevoli modi in cui una città o un paesaggio possono essere percepiti e progettati. Sono 17 gli artisti, tra cui 6 architetti, i quali permetteranno di creare un momento di condivisione con i fruitori, un momento che innescherà dubbi, domande ed una inevitabile situazione di confronto. Fra gli architetti troviamo nomi importanti del panorama italiano come Franco Purini, Carmelo Baglivo, Carlo Prati, Renato Partenope e nomi di giovani emergenti come Faro Image e Antonio Pallotta. A loro si uniscono ottimi artisti provenienti da varie regioni italiane e dalla Germania: Celeste Baraldi, Nino de Luca, Francino, Dalip Kryeziu, Max Lippolis, Vilma Maiocco, Fabio Mariani, Antonio Mazziale, Giorgio Ortona, Graziano Pompili, Monica Sarandrea. Tutto il lavoro di selezione e critica è stato curato dalle storiche dell’arte Gioia Cativa e Carmen D’Antonino.

La scelta di questa tematica nasce dall’osservazione di una ricerca artistica che non tocca solo l’arte figurativa ma che incontra anche l’architettura e permette di raccontare quel confine che oggi divide la realtà dalla finzione, spesso con connotazioni negative. Potremmo considerare queste finzioni come una visione personale della realtà, filtrata dalle singole soggettività.

Per scenari non intendiamo semplicisticamente il paesaggio, ma cerchiamo qualcosa che va oltre la rappresentazione. Pertanto, volendo ampliare i nostri orizzonti, abbiamo pensato di far coabitare arte e architettura figurativa, richiamando sia artisti che architetti che avvalorino tale ricerca.

La modernità, paradossalmente, sta portando una “decadenza” della società e di conseguenza dell’habitat in cui vive, e da qui nasce l’idea della riqualificazione sia sociale che urbana. Da questo incontro, da questa doppia polarità, che scenari possono nascere? Nell’excursus sulla storia della città e di come l’arte ha rappresentato la sua evoluzione nei secoli, è innegabile quanto la mano dell’uomo sia generatrice di tutto ciò che vediamo dove viviamo.

Ma lo sviluppo della città ha sempre diviso sul lato emozionale. Non sempre il progredire delle “cities” ha trovato appagamento e soddisfazione in tutti. Ci sono stati artisti che ne hanno esaltato lo sviluppo urbano, sottolineandone le enormi potenzialità di mega agglomerati urbani, mentre altri ne hanno evidenziato il caotico ammasso umano come un girone infernale 2.0 che neanche il sommo Dante avrebbe potuto immaginare. Le città possono diventare utopie, atopie o distopie, possono diventare spazi che sono singolari con la loro esteticità ma divengono poco funzionali nel momento di essere inseriti nello spazio; la riqualificazione urbana è argomento di complessa natura che raccoglie moltissimi pareri, molti tra loro estremamente discordanti, non imbocca una strada comune e non sempre i risultati sono  quelli sperati. La mostra, allestita all’interno delle sale dell’Auditorium, assume una connotazione particolare poiché inserita in un edificio che ancora non vede la sua conclusione, un progetto che doveva dare un nuovo volto alla città ma che ancora lascia molte perplessità. L’auditorium pertanto risulta essere il contenitore ideale per questa edizione del P.A.C.I., andando ad evidenziare criticità e aspetti positivi all’interno di un panorama articolato come quello della visione urbana. Come deve essere una città? Quali messaggi deve veicolare? Come l’uomo vede e vive la città?

Il tema urbano è estremamente attuale in una realtà che parla di inclusione, di globalizzazione, di identità, di origine: nel 2030 si pensa che la popolazione mondiale arriverà a 12 miliardi con il rischio che si creino delle gabbie dove la gente sarà costretta a vivere senza avere i servizi necessari perché una città possa definirsi a dimensione umana. E’ per questo motivo che uno degli eventi satellite che accompagneranno la mostra sarà un interessante dibattito sul tema della “Città del Futuro”, che si terrà domenica 6 ottobre nelle sale dell’Auditorium. Interverranno il critico letterario Mariapia De Martino, il professore universitario Giuseppe Limone e il dottor Angelo Cocozza, i quali riproporranno il loro discorso tenuto nel 2014 al Palazzo delle Nazioni Unite a New York, coordinati dall’urbanista Prof. Corrado Beguinot, sul “Manifesto per la Città del Futuro”. Un evento di incredibile spessore culturale che creerà un legame fra varie discipline. Il tema della città è stato anche protagonista nel campo letterario – basti pensare alle “Città invisibile” di Italo Calvino,  a “1984” di Orwell oppure alla Parigi distopica raccontata da Strindberg in “Inferno”- dove le città si trasformano oppure restano immutate nel tempo. Testimonianze importanti che manifestano una presa di coscienza sul tema della città come habitat dell’uomo.

La mostra sarà aperta tutti i giorni, escluso il lunedì, dalle ore 18 alle ore 20 presso la sala espositiva dell’Auditorium della città d’Isernia.

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