Emma, una ragazza con un dono speciale

Questa è una di quelle interviste che ti entrano sottopelle e per un bel po’ senti la loro presenza. Emma Orlando è una ragazzina di 13 anni, bella e spensierata come sanno esserlo solo le ragazze della sua età. Emma è affetta da autismo, ma se hai a fianco una famiglia con la F maiuscola che sa supportarti, stimolarti e pensare a te anche quando il mondo va a dormire, allora nulla potrà impedirti di arrivare dove vuoi. Questo è ciò che è accaduto a lei: giovane pittrice in erba che nel mescolare colori, provare nuove tecniche ha trovato forse la sua reale dimensione.

 

Arrivo a casa Orlando che è quasi ora di cena, ci sono tutti, papà Valerio, mamma Simona, i figli Alice, Emma e Diego. Mi fanno accomodare in salotto, dove già scorgo diverse tele accatastate le une alle altre, ma non rilevo confusione, ogni cosa ha un suo posto logico e il caos non regna sovrano. Immediatamente, oltre a mamma e papà, che fanno gli onori di casa scortandomi verso il tavolo, si palesano i ragazzi che diligentemente si posizionano sul divano, Emma sta nel mezzo. Non una mosca volerà durante l’intervista, nessuno dei tre si alzerà per tutto il tempo che io sarò lì; mentre papà e mamma racconteranno di Emma, ma anche di loro, perché famiglia è questo: fare quadrato e aiutarsi l’uno l’altro sempre.

Cominciamo dal principio. Quando si sono manifestati i primi sintomi specifici.

Sino ai due anni Emma era una bambina nella norma. Poi ha iniziato a non parlare più, ha perso il contatto oculare, rimaneva fissa a guardare il vuoto, non rispondeva quando entravi in casa e salutavi. Abbiamo immediatamente fatto tutti gli accertamenti del caso e la diagnosi è stata, disturbo generalizzato dello sviluppo.

Che cosa comporta avere questo tipo di disturbo?

Da quel momento non ha più potuto imparare niente spontaneamente. Emma deve essere stimolata e portata a fare le cose che le vengono richieste, per questo ci siamo attivati contattando dei centri specializzati che ci hanno proposto il metodo ABA – ABA è l’acronimo di Applied Behavioral Analysis, che significa “analisi applicata del comportamento”. L’ABA si propone come una tecnica pratica per la progettazione, messa in atto e valutazione di programmi di intervento, ndr -. Attraverso questo metodo strutturato Emma è stata in grado di apprendere delle nozioni. Ovvio, il limite è sempre quello per cui nulla nasce da lei spontaneamente, neanche la voglia di fare o di conoscere qualcosa, tutto è sempre soggetto a stimoli guidati dall’esterno.

Per voi che cosa ha significato?

Non è stato facile e non lo è tuttora. Lo ripetiamo spesso anche ai nostri figli, non tutte le persone che incontri sono in grado di capire che cosa stai vivendo, sono ancora molte quelle che non ti tolgono gli occhi di dosso e senti nei loro sguardi un che di rimprovero e un voler tenere a distanza quel qualcosa che non comprendono. Di contro abbiamo conosciuto tantissime persone stupende che ci hanno accolto con sorrisi per noi, ma soprattutto per Emma. E di queste persone ci siamo circondati, di quelle che anche con un saluto e un sorriso ti fanno sentire parte di una comunità che ti accoglie e che nel suo piccolo ti manda un messaggio di solidarietà e vicinanza.

I fratelli come si relazionano con Emma?

Da fratelli, ci verrebbe da rispondere. Forse per Alice, la maggiore, in piena età adolescenziale, è un po’ più difficile: andare in giro e sentire sempre tutti gli occhi puntati su di te e sulla tua famiglia… Non è semplice per una ragazza in un’età in cui forse vorresti essere guardata per quello che sei e non per chi ti sta accanto.

Siete in contatto con altre famiglie o enti con cui potersi confrontare?

Di enti e associazioni ce ne sono parecchie, noi però ci affidiamo alla nostra psicologa che ci segue da sempre e con la quale ci relazioniamo costantemente. Di sicuro il confrontarsi e condividere ci aiuterebbe, ma obiettivamente non sapremmo dove trovare il tempo. Oltre a Emma appunto abbiamo altri due figli che hanno tutto il diritto di avere i propri genitori presenti e attenti anche nei loro confronti.

La pittura. Come è nata l’idea di iniziare questo percorso creativo?

È nata quasi per caso. Emma deve essere costantemente tenuta in attività, altrimenti tende a chiudersi in se stessa, a creare un bozzolo tutto suo. Finché il tempo lo permette cerchiamo di stare all’aperto il più possibile e dato che a me (papà) piace molto pattinare ho insegnato a Emma ad andare sui roller. Lei si diverte tantissimo e quindi appena torno a casa mi metto in modalità pattini e usciamo insieme. Il problema si pone quando il tempo non permette di stare fuori. In casa non è facile tenerla impegnata, per questo quasi per gioco ho rispolverato dei miei vecchi colori, e molti fogli di carta e ho iniziato a farle vedere come spandere il colore, come mescolarli. All’inizio non è stato facile, Emma tendeva a mischiare tutti i colori insieme dando vita così a un qualcosa che non portava a nulla. Ho introdotto allora un po’ di step: un foglio, un colore, che ogni volta assumeva gradazioni diverse. Questo processo lo abbiamo portato avanti per parecchio tempo, circa un anno e mezzo, era l’inverno del 2013, sino a quando Emma non lo ha assimilato.

Ma l’idea di provare un percorso con la pittura nasce per puro caso o avete un passato che vi ha portato in questa direzione?

Papà: io ho frequentato il liceo artistico, ma la pittura non era la forma in cui mi esprimevo, ho sempre amato di più la grafica e soprattutto il fumetto. Il mio approccio poi è di tipo figurativo, l’astratto non ha mai incontrato il mio pieno interesse, nemmeno da studente. Con Emma ho iniziato ad apprezzarlo e a capire come gestirlo, scoprendo quanto la pittura astratta abbia forse maggior bisogno di armonia e bilanciamento, non sempre facili da raggiungere. 

Dove dipingete?

La mamma ride di sottofondo, guardandomi come a dire “Vuoi davvero sapere dove dipingono?!”

Papà: proprio qui dove siamo seduti ora. Questo tavolo lo apriamo per tutta la sua lunghezza – circa due metri -, le sedie spariscono, e tutto viene ricoperto da teli così da evitare di trovare pittura ovunque e iniziamo. (mamma Simona interviene: “Chissà perché poi misteriosamente la pittura la ritrovo sul pavimento, sui mobili e allora ci mettiamo io e Diego (altro figlio) la domenica mattina a grattare e a pulire!”). Emma ha scoperto che le piace dipingere su superfici ampie, dai fogli siamo quindi passati quasi subito alle tele.

Spiegami come lavorate.

Emma non usa i pennelli se non per miscelare i colori, questa fase per la maggior parte la porta avanti lei, io finisco cercando di rendere omogenea la tintura oltre che senza grumi. Lavora in orizzontale, quindi senza cavalletto, le piace “gettare” sulla tela i colori e vedere che forme prendono. Il suo è una sorta di dripping alla Pollock. Abbiamo anche usato lo stucco che lei spara sulla tela e poi spatola con diverse tipologie di questo strumento per dare le forme e le consistenze che vuole.

Qual è il tuo ruolo?

Io sono il suo assistente: finisco i colori appunto, preparo tutti gli stencil che poi lei utilizzerà, passo la colla nei punti più piccoli del quadro dove andrà applicata la foglia d’oro o magari applico gli stencil lasciando le zone che Emma deve dipingere libere. Queste attività Emma le svolge tranquillamente su superfici più grandi, su quelle più piccole ci stiamo lavorando ma sono fiducioso che arriverà a gestirle da sola. 

Decide lei che cosa miscelare , da che colore partire?

Di norma sì, magari io le suggerisco se aggiungere qualcosa o no. Poi la tecnica di come spararli sulla tela è tutta opera sua. Questo non vuol dire che è sempre buona la prima. Sono tante le tele che sono state coperte e ricoperte, alcune ormai le utilizzo proprio solo per sperimentare cose nuove. Non sempre gli accostamenti e abbinamenti di Emma danno un esito positivo, il riconoscimento cromatico per lei non è così immediato.

Come vive il momento pittorico.

Dipende. Ci sono momenti in cui si lascia completamente andare anche aiutata dalla musica, che è costante durante le nostre sessioni di pittura; altre è più contenuta, soprattutto quando in casa ci sono anche i suoi fratelli e la mamma.

Mamma Simona: è vero, lei adora dipingere con suo papà. Ha capito che è un momento solo loro ed è in un certo senso gelosa di tenere la cosa solo per sé, tanto che quando Diego ha cercato di entrare nel gruppo Emma si è subito estraniata.

Papà: durante la settimana, in inverno, dipingiamo la sera, quando torno dall’ufficio. Ammetto che non sempre ho voglia, ma vedo che lei aspetta questo momento.

Mamma: tante volte capita che siamo a tavola a cenare e Emma inizia a dire che vuole dipingere e sposta le sedie, che ormai sa benissimo dove vanno posizionate; altre volte si avvicina a suo papà gli fa le fusa, dandogli un bacino e lo incalza a muoversi. Noi ridiamo perché Valerio ogni tanto alza gli occhi a dire che gli tocca pure quella sera.

Papà: di fatto il divano non so nemmeno come sia fatto!

Quante tele ha dipinto sino a ora?

Finite e pronte per essere esposte saranno tra le 35 e le 50 tele all’anno. Quelle scartate non saprei, comunque parecchie.

Poi sono arrivate le mostre.

Anche qui è nato tutto per caso: una mia amica mi ha indicato una sua amica pittrice, che ama esporre anche con quadri di altri artisti. Le ho inviato alcune foto dei lavori di Emma. Le sono piaciuti e così ci siamo ritrovati a Rovellasca, Como. Molte di quelle esposte le abbiamo anche vendute. Questa cosa ci ha fatto capire che poteva esserci un futuro per i quadri di Emma e anche un po’ di respiro per noi, che ormai eravamo sommersi dalle tele, come ancora adesso. Se giri per le stanze li trovi ovunque. Poi è arrivato il sito http://www.evopaintings.com/it/, nel quale anche io rivivo un po’ tutto il percorso di Emma. Inoltre il sito ci dà la possibilità di far conoscere i lavori di Emma a un pubblico più ampio. Ormai abbiamo quasi una clientela fissa oltre quelli che si aggiungono con il passaparola. Da quella prima mostra non ci siamo più fermati, cerco di coinvolgere Emma il più possibile tra mostre e concorsi.

E il resto della famiglia?

Mamma Simona: siamo un po’ tutti coinvolti quando ci sono mostre in ballo: imballaggio, trasporto, gestione… Ognuno ha il suo ruolo.

Quindi proseguirete?

Direi proprio di sì, per Emma è un grande sfogo e sino a quando vorrà andare avanti noi la sosterremo.

Che cosa fa Emma, oltre dipingere.

Lei è molto fisica, ha proprio bisogno di muoversi, quindi lo sport è una risorsa importante. Oltre ad andare sui roller, pratica il nuoto (ha un istruttore privato che la segue oltre a me, papà, che entro in vasca con lei), va molto in bicicletta; ci eravamo buttati anche sull’arrampicata, qui purtroppo abbiamo trovato qualche difficoltà legata alla sua situazione e allora abbiamo deciso di lasciar perdere. Emma può tendenzialmente fare tutto, ha solo bisogno che qualcuno la segua e soprattutto necessita di sapere che ci sia qualcuno che possa prendere come riferimento, così da ripetere le sequenze. 

Quante tecniche ha assimilato sino a oggi Emma?

Molte e infatti credo di essere arrivato un po’ al mio limite. Ora sto cercando nuovi strumenti da utilizzare. Pensavo agli spray, ma a casa sarebbe impossibile. Vorrei provare con degli elementi figurativi, li avevo già proposti e mi era sembrato fosse propositiva in tal senso.

Non vi fermate mai.

Mai. Sicuramente non smettiamo di provare, di sperimentare. Per quanto le persone autistiche trovino nella ripetitività di determinate azioni e comportamenti una certa sicurezza, Emma di contro non respinge i cambiamenti.

Come vedete il futuro di Emma?

Non vogliamo ancora pensarci. Cerchiamo di affrontare un passo alla volta. Il futuro un po’ ci spaventa e dunque lo lasciamo lì dov’è, ne prenderemo atto quando ci arriveremo. Viviamo il qui e adesso e per ora ci basta.

Vi basta sì, e come potrebbe essere diversamente? È tempo di levare le tende, l’ora di cena è arrivata e questa famiglia fantastica deve riunirsi intorno al tavolo che a breve vedrà Emma protagonista. Non vorrei mai che papà Valerio riuscisse a provare il divano!

Manola Mendolicchio

 

 

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