Mahmood, Neo e il daiquiri

Drinking with L. A.

Un drink con Alessandra Lumachelli

di Alessandra Lumachelli

Immaginate una bolgia, di notte. Immaginate gente che farfuglia in dialetto, accalcata su un prato spelacchiato, per un concerto di cui si vanta di non aver pagato il biglietto. Passeggini, con neonati che dovrebbero dormire da ore. Anziani, che non hanno mai sentito musica che non sia da balera. Adolescenti, che rovesciano birra scadente sulle altre persone “così si spostano”. Transenne messe a caso, rivestite di tela ombra. Un incubo. Dopo aver ottenuto pass nei migliori locali e festival. Con la considerazione e la stima ricevute nel tempo. Con il mio “curriculum” di artisti nazionali e internazionali, intervistati e fotografati. Un vero incubo. Che ha, per me, una motivazione: il miracolo che sta per accadere. Come nelle saghe più famose, dalla massa informe emerge una luce. Una voce. Un eroe. È lui, Mahmood. È lui il motivo per cui mi trovo in un luogo che non mi appartiene e che mette oggettivamente a disagio. Lui, che percorre il palco con naturalezza, come fosse casa sua. Lui, intrattenitore nato. Lui, con una voce da paura, meglio (se fosse possibile!) dal vivo che registrata. E le miserie circostanti scompaiono, per il tempo del live. Scompaiono le brutture che testimonierebbero un sentire becero e volgare. Ma tutto il resto sparisce, spazzato via da una voce che racconta il dolore della separazione. La separazione delle famiglie. La separazione delle persone. La separazione dei mondi (“Asia e Occidente”). Ma il miracolo è che, apparendo, tu, Mahmood, hai riunito e armonizzato ciò che è separato. Tu sei riuscito, con la tua voce e le tue parole, a sublimare il dolore di questo mondo squallido e solitario, per il tempo del tuo live.

Eh sì, Angels, anche questa volta vi ho raccontato un’impresa, dove la scelta del supereroe poteva ricadere su Neo. La macchina del tempo poteva portarlo nel passato. Ma per il drink, vi prego, non quella birra, no! Beviamoci sopra (è il caso di dirlo) un bel daiquiri, magari seduti sulla testa della Sfinge, dove la voce magica di Mahmood ci ha trasportati, d’incanto.

Grazie, Mahmood. Alla prossima, Angels! E non fatevi mai abbattere dalle difficoltà. Rincorrendo ostinatamente i vostri sogni.

Un pensiero su “Mahmood, Neo e il daiquiri

  1. Che bell’articolo complimenti, ha saputo descrivere la straordinaria musica dello straordinario Mahmood così come la sento anch’io
    Per me la sua musica è diventata il mio rifugio

    "Mi piace"

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