A caccia dell’amore

In amore vince chi fugge, ne era consapevole Atalanta. La figlia di Scheneo rifiutava le nozze e, per scoraggiare i pretendenti, li sfidava in gare di corsa dove lo sconfitto era condannato a morte certa.

Eppure, questo pericolo non spaventava gli aspiranti sposi. Tra questi vi era Ippomene, che poté contare sull’aiuto speciale di Afrodite: la bella Ourania donò al ragazzo tre mele d’oro del giardino delle Esperidi, e il giovane le fece cadere durante la corsa, una dopo l’altra. Attratta dai pomi, per raccoglierli Atalanta rallentò abbastanza da perdere la gara.

Nella Grecia antica, la dinamica amorosa era strettamente collegata al tema della caccia. Uscire a cacciare significava dimostrare la propria crescita davanti a un gruppo di uguali. Al pari del successo sulla preda, l’attrazione verso il sesso opposto indicava una prontezza fisica tale da rendere l’uomo cacciatore, è questa una metafora ben chiara anche a noi contemporanei.

Nel caso specifico, Atalanta sconvolge completamente ogni consuetudine: rifiuta le vesti femminili, alle attività delle coetanee predilige arco e frecce; nel gioco della seduzione non accetta di farsi preda perché è prima di tutto una cacciatrice.

Ben lontana dal modello ‘Elena di Troia’, che placa il marito mostrandogli il seno, Atalanta innesca un gioco mortale con cui capovolge la dinamica della caccia e i ruoli dell’amore, indossando l’abito dell’uomo e femminilizzando, così, tutti quei coraggiosi che però non riescono a dominarla nell’agone ginnico. Come le bestie, infatti, ne diventano prede.

L’azione di Ippomene riporta l’audace eroina nella sfera femminile. D’altro canto, la divinità che accorre in aiuto del giovane innamorato è Afrodite, la cui funzione è proprio quella del congiungimento, la sua arma è la seduzione. Atalanta non può fare a meno di farsi sedurre dalle mele, diminuire l’andatura del proprio passo e raccoglierle.

In questo processo di costruzione della donna, la presenza della mela è fondamentale per tutti i significati attribuiti al frutto: abbondanza, fecondità e prosperità. La mela è un elogio al femminile. Saffo, nei suoi frammenti, vi paragona la donna e ancor prima, rimanendo in ambito mitologico, è con una mela che il giovane Aconzio riesce a farsi sposare da Cidippe. E non fu forse una mela, a scatenare la lite tra Athena, Hera e Afrodite?

Così, Atalanta ritorna alla sua condizione di donna all’interno della dinamica che lega a doppio filo la caccia e l’amore. Cogliendo la mela, la ragazza si rende libera di interpretare il ruolo della preda, ristabilendo un equilibrio sociale che affida a uomini e donne compiti ben distinti. Riconosce, in Ippomene, il cacciatore uomo a cui potersi arrendere.

Che questa resa sia poi foriera di sventura, è un’altra storia da raccontare.

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