Glitch: quando gli zombie sono più “umani” dei vivi

Forse sono un po’ in ritardo con questa recensione, dato che in Italia la serie è arrivata circa tre anni fa, ma ho finito giusto pochi giorni fa di vedere le due stagioni di Glitch su Netflix.

In questa serie made in Australia si parla di morti viventi in un modo davvero inusuale.

Ci troviamo a Yoorana – immaginaria cittadina australiana che dovrebbe essere non molto lontana da Melbourne – ed è una notte come tante quando, nel cimitero locale, sette persone risorgono dalle loro tombe.

Bene, adesso non aspettatevi il classico incipit apocalittico, con i non-morti che cominciano a cacciare i vivi, super affamati di cervelli, spietati e cattivi, brutti e sfatti.

No, i redivivi di Yoorana sono i primi a “svegliarsi” in stato confusionale: tremanti, sporchi di terra e in preda al panico più nero.

Inizialmente faticano a ricordare perfino il loro nome, ma non appena la dottoressa Elishia e il poliziotto del luogo, James, li soccorrono, ecco che anche le loro memorie passate riaffiorano con lentezza.

Alcuni di loro sono morti di recente, come ad esempio Kate che è la moglie dello stesso James, deceduta due anni prima a causa di un cancro al seno, mentre altri provengono chi dalla fine dell’Ottocento, chi dagli anni Ottanta e così via.

Ciò che tormenta James ma anche Elishia, la dottoressa che ospita gli “zombie” in una fattoria di sua proprietà, proteggendoli da un misterioso confine invisibile che impedisce loro di lasciare Yoorana, pena la morte (di nuovo), è il perché: perché proprio queste sette persone sono tornate in vita? Esiste una connessione tra loro?

Ed è proprio questo “perché” che fa muovere le due stagioni in una ricerca sempre più affannosa del passato dei vari protagonisti.

Se è vero che in linea generale questa serie mi è piaciuta, devo anche ammettere che molti episodi hanno sofferto di una discreta lentezza narrativa, alcune lacune più o meno importanti e qualche piccola forzatura per far andare avanti la trama in una determinata direzione.

Ciò che invece ho apprezzato molto è stata l’accuratezza psicologica con cui sono stati costruiti i personaggi, c’è un pathos individuale di grande spessore che rende tutti estremamente “tridimensionali”. Le storie di ognuno dei protagonisti sono talmente ricche e piene di dettagli che ci si riesce ad affezionare un po’ a tutti, vivi e redivivi.

Altra caratteristica di Glitch che va a far alzare l’asticella di gradimento, sono i dialoghi. Ben concepiti, “naturali”, toccanti i momenti a due tra James e Kate nonostante la lacerante difficoltà dell’uomo, diviso tra la nuova compagna che sta per dare alla luce il loro figlio e l’amore mai sfiorito per la sua adorata moglie.

Il percorso che porta i risorti a ricordare il loro passato è complesso e tortuoso, i colpi di scena sono stati ben piazzati nell’iter narrativo, proprio là dove la storia cominciava un po’ a languire.

Nonostante si narri di morti tornati in vita, la serie parla di sentimenti e sviscera una delle paure più profonde dell’uomo: la paura verso l’ignoto. Perché se è vero che i non-morti iniziano a ricordare il loro passato, è anche vero che nessuno di loro si ricorda dell’intervallo tra la morte e il ritorno in vita.

Così il grande enigma di cosa accade dopo la fine della vita terrestre, rimane irrisolto; l’horror vero, a mio avviso, è presente in minima parte e forse non si può chiamare nemmeno così. C’è però un alone di mistero e turbamento che, dopo alcuni risvolti improvvisi, si fa via via più intenso.

Il finale della seconda stagione è convulso, forse uno dei pochi episodi a procedere con una certa velocità discorsiva, ed estremamente tragico. Il problema è che non risolve i tre grandi interrogativi della serie: perché sono tornate in vita proprio quelle sette persone? Chi sono in realtà Elishia e William? Cosa sono i morti/non morti che cercano di uccidere gli altri risorti?

La speranza è che sia vero che in questo 2019 arrivi la terza stagione e che questa possa mettere un punto fermo a tutti i dubbi.

Se c’è una cosa che odio, infatti, sono le serie che non si concludono o per mancanza di volontà da parte degli ideatori, che quindi amano lasciare interrogativi irrisolti e preferiscono sia lo spettatore a trarre le sue conclusioni, o perché la serie non viene più rinnovata per varie ragioni, tra cui audience non molto favorevole… lo trovo ingiusto!

Concludendo: vi consiglio di vedere Glitch? Sì, per tutti i motivi elencati sopra, no se anche voi non sopportereste di rimanere pieni di dubbi dopo la fine della seconda stagione, senza la certezza di un seguito.

A voi la scelta…

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...