Dove finiscono le parole di Andrea Delogu

Andrea Delogu

Dove finiscono le parole

Rai Libri

240pp

 

Che cosa leggi, mi chiede mia madre sedendosi sul divano accanto a me.

La storia di una persona a cui non era stata diagnosticata la dislessia. Andrea Delogu, la conosci? 

Sì certo, una presentatrice. Bella, brava, spigliata, preparata. 

Spigliata e preparata Andrea Delogu lo era a quanto pare anche da ragazzina, quando combatteva una lotta impari con quelle lettere che non ne volevano sapere di susseguirsi – a lei che le leggeva – nell’ordine giusto. Che strano: una bambina dall’immaginazione così fervida, così interessata alle cose, così determinata, che però non riesce a scrivere un tema che non sia disseminato di segni rossi e blu. È intelligente ma non si impegna: questo è il giudizio quasi unanime giacché, negli anni Ottanta, di dislessia e di relativi (diversi) metodi di apprendimento non si parlava ancora.

Questo però non è un libro tecnico sulla dislessia, ma è l’esperienza personale, a volte seria a volte ironica, di una dislessica “incompresa”, di una mancata diagnosi. L’ho letto perché Andrea Delogu m’incuriosisce (tutte le volte che intelligenza e umanità si incontrano sono incuriosita) e lo consiglio perché penso che leggerlo insegni qualcosa, ai ragazzi e ai genitori.

«Io sapevo benissimo chi ero e ogni volta che qualcuno mi dava della stupida sapevo che non lo ero». Ma non è certo facile, a quell’età, avere una simile consapevolezza. Andrea Delogu lo sa, col senno di poi, di essere stata fortunata ad avere i genitori che ha avuto, gli amici e i compagni di classe che ha avuto. Genitori che – pur increduli di fronte a quel suo ripetere sempre gli stessi errori – non hanno mai rinunciato a manifestarle la propria stima. Amici e compagni di classe che – lungi dall’emarginarla per un’evidente difficoltà – hanno sempre fatto squadra aiutandola. Qualche professore che, intuendo l’intelligenza al di là della difficoltà oggettiva, le ha teso la mano (bello fra tutti l’esempio della prof di filosofia all’esame di maturità). Non sono convinta che la competitività tra ragazzi sia cosa di oggi. Forse oggi è esasperata, ma essendo stata ragazzina degli anni Ottanta, sono certa che esistesse e che, allora come oggi, fossero gli stessi genitori a instillarla. Leggendo queste pagine mi sono detta che, al di là di quel che insegna sulla dislessia, questo libro possa essere letto come esempio di quanto la collaborazione e l’assenza di giudizio rigido possano essere determinanti per il “destino” di qualcuno. Anche solo per la quantità di sofferenza cui andrà o non andrà incontro. In questo caso, quella sofferenza è stata poi trasformata (e il merito credo sia dell’autrice) in un’arma, in una forza. Per affrontare con gli strumenti giusti il futuro, per esempio una carriera radiofonica e televisiva in cui gli inciampi e le cadute possono essere fatali a chi non sia temprato e sicuro. Adesso la battaglia da portare a termine è quella per consentire a un dislessico adulto di potersi sottoporre a un esame presso il sistema sanitario nazionale. Diagnosi, quella della sanità pubblica, necessaria per poter avere un certificato che consente l’accesso all’università, usufruendo delle facilitazioni che il caso richiede. Ci sono storture nei nostri sistemi che non hanno davvero spiegazioni. Ma finché qualcuno non si mobilita e spende energie per cambiarle, tutto resta fermo. Qualcosa mi dice che la “riserva energetica” di Andrea Delogu servirà a cambiare qualcosa.

Alessandra Penna

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...