Claudio Dominech: il bello della diretta

È napoletano il conduttore televisivo volto maschile di Mattina 9, l’emittente partenopea che si distingue per la qualità dei suoi programmi; si chiama Claudio Dominech.

Sei uno dei volti televisivi partenopei più apprezzati… 

Ne sono molto felice! Sono tempi difficili, si sa, per cui resto concentrato sul lavoro, passo dopo passo, provando a dare sempre il meglio e, soprattutto, a lavorare su me stesso attraverso uno studio continuo e una formazione mirata.

Giornalista professionista cresciuto nelle emittenti locali con dei trascorsi nelle major, presentatore istrionico e versatile, scrittore attento e riflessivo, attore in scena e sullo schermo. Cosa significa portare con sé esperienze tanto diverse?

È molto semplice, sento che nella mia vita, le esperienze, seppur differenti tra loro, traggano tutte origine dalla stessa pulsione che riguarda il desiderio profondo di comunicare, in ogni modo e qualunque costo… Tutto ciò mi fa “sentire” la vita, alla stregua di un attore che, mettendo in scena un personaggio mai interpretato prima, trasale, restandone scosso, come uomo prima che come professionista. Quell’interrogarsi, vacillare al proprio cospetto per poi riprendersi e finire per conoscersi un po’ più a fondo, è una manifestazione significativa di ciò che si è e del proprio fare. Nel mio caso si tratta di comunicare fatti ed eventi o, alla meglio, di stimolare una riflessione in chi mi segue. Ebbene, ogni mattina rappresenta per me un inizio, una prova e un’esperienza diversa. Perciò parlerei di quello che faccio tutti i giorni, la conduzione… “mestiere” per il quale ho studiato, vissuto e continuo a farlo… Non a caso utilizzo questo termine, proprio perché chiama in causa diversi aspetti della vita professionale e non soltanto. Mattina 9, la trasmissione che conduco  tutti i giorni, mi dà la possibilità di mettere in campo la parola come il corpo, il pensiero come la tecnica, la creatività come le 5 W, lasciandomi esprimere pienamente. Inoltre, essendo sempre in diretta, tutto ciò diventa adrenalina purissima. È lì davanti, che mi sento “vivo”. Qualcosa di essenziale, credo, per l’essere umano in genere ma che purtroppo oggi diventa sempre più raro, fagocitati come siamo dal tran tran quotidiano che ci distrae, drammaticamente.

Sei il volto di Mattina 9. Ogni mattina affronti argomenti sempre diversi e poi tutto in diretta. Come riesci a gestire tutto questo materiale, entrando ogni giorno nelle case dei telespettatori, non trascurando mai di strizzare l’occhio alla telecamera?

L’impegno è obiettivamente grande e richiede senz’altro uno spirito di adattamento a tutte le situazioni ed eventualità. Alla base c’è uno studio costante e appassionato di tanti argomenti che, però, non penso facciano parte del lavoro quanto della persona. Si studia innanzitutto per sé e per vivere più intensamente il tempo che ci è dato. Quanto alla diretta, il timer corre veloce e chiede rispetto. Il lavoro di squadra diventa altresì importante soprattutto per la gestione degli imprevisti, ma è indubbio che nelle due ore in cui siamo in onda è indispensabile una pronta capacità d’improvvisazione. Lo spettatore va preso per mano, coccolato e accompagnato nella comprensione delle tematiche affrontate. Ma questo è uno degli aspetti più divertenti, nei quali viene fuori la personalitàin scena. Lo “Spazio Letterario”, per esempio, mi diverte maniera particolare per lo stesso motivo. L’ospite che mi siede a fianco è innanzitutto una persona che, prima di scrivere il libro che sta presentando, ha dovuto fare i conti con se stesso, calarsi nel buio della propria coscienza, ispezionarsi e infine uscirne nel modo migliore possibile. Tutto questo esige rispetto e un’attenzione maggiore nei suoi confronti, soprattutto se si desidera catturarne l’essenza, distillandone i concetti. Quando la lucina rossa si accende, la trama dell’opera perde importanza. Ciò che catalizza il mio interesse è invece la persona che l’ha scritto e ciò che riesco a tirare fuori dal suo mondo interiore nei pochi minuti a disposizione. Solo  riuscendo a individuare l’anima del mio interlocutore e interpretarla come merita posso abbattere quella “quarta parete” ed entrare in casa dello spettatore senza bisogno di bussare.

Hai fatto la cosiddetta “gavetta” nelle televisioni private e collezionato diverse collaborazioni in quelle nazionali. Cosa ti lasciano queste esperienze così importanti? 

Ho cominciato a scrivere per i quotidiani locali dal periodo universitario, dopo la laurea mi sono dedicato a tempo pieno alla professione giornalistica, occupandomi della realizzazione completa dei servizi e conduzione di Tg, e trasmissioni. Poi sono arrivate le collaborazioni con SkyTg24, Mediaset e Tv2000 dove mi impiegavano nei collegamenti in diretta per la giornata del Papa. Esperienze paradigmatiche per la mia formazione che oggi mi consentono di divertirmi quando sono in video. Se per gavetta intendi una crescita in generale, invece, ti rispondo che la mia non si è mai conclusa e credo non lo farà mai. Penso che la vita stessa sia un flusso di crescita continua e, in tal senso, il lavoro non fa eccezione. Si continua a imparare e a perfezionarsi giorno per giorno, fino a quando si smette. Tutto ciò genera quella fonte inesauribile di stimoli che mi esorta a fare sempre meglio nella professione che amo.        

Comunicare è lavorare con la parola. Quali sono le parole chiave della sua vita? Ti senti più aggregatore o produttore di notizie?

Non sento di avere parole chiave determinanti nella mia vita, credo però profondamente nella loro potenza. Ciò che ho veramente a cuore sono i concetti. Due in particolare, capitali, anche se solo apparentemente contraddittori: professionalità ed estro. Spesso assistiamo a molto dell’uno e poco dell’altro o viceversa, attraverso format che finiscono per diventare spettacolo del dramma o dramma dello spettacolo. Riuscire a portare davanti alle telecamere entrambi contemporaneamente,  vuol dire fare della buona televisione e, considerati i tempi che corrono, riscattarla. Rispondendo alla tua seconda domanda, direi che con Mattina 9 più che aggregare le notizie mi impegno ad argomentarle nella maniera più chiara possibile puntando a generare una riflessione edificante in chi ci ascolta da casa. Spesso, però, l’entità degli argomenti, il valore degli ospiti e l’incisività delle domande contribuisce ad accrescere la già fittissima rassegna stampa del programma.

Mattina 9 è un format generalista, si va dalla politica allo spettacolo passando per la cultura che in brevissimo tempo è riuscito a distinguersi come miglior format regionale, riscuotendo un grande successo di pubblico. Qual è il segreto di tutto questo?

Nessun segreto. Parlerei piuttosto di punto di forza, che risiede certamente in un impegno comune. Il team di Mattina 9 è stato caratterizzato sin dal principio da una condivisione di interessi, primo fra questi la ricerca della qualità in ogni dettaglio. Gennaro Coppola è riuscito nell’impresa di portare sulla piattaforma regionale un programma di taglio nazionale, puntando sull’impegno e la professionalità che ogni anno riconfermano la trasmissione come 1° morning show della Campania. A sua volta Gianmarco Ravo, da responsabile commerciale, lo ha dimostrato con i numeri. Il nostro è un gruppo coeso ed efficiente, dalla regia di Giada De Gregorio ai tecnici, passando per gli autori e la redazione, rispettivamente con Vittorio Marotta e Oscar De Simone che lavorano con passione, e Mariù Adamo che vedete tutti i giorni al mio fianco. Sono grato a tutta la squadra per lo straordinario lavoro che riesce a compiere tutti i giorni nel rifornire del carburante necessario una macchina che ha bisogno di correre più delle altre, considerati i traguardi prestigiosi, prefissati sin dal principio. Ma in particolare ringrazio il mio produttore, Genny Coppola, per avermi dato questa occasione, unica nel panorama locale. Genny è un produttore lungimirante e un grande amico.

Anche il grande schermo ti è amico e a teatro ti senti a casa. È stato lei a cercare il cinema o viceversa? Come riesce a conciliare i due volti di una medaglia: la veridicità giornalistica e la fiction della recitazione?

Be’, lo scorso anno mi sono diplomato come attore presso il Teatro Elicantropo, andando in scena diverse volte da protagonista, in particolare con “Terrore e miseria del III Reich” di Carlo Cerciello, spettacolo messo in cartellone per ilNapoli Teatro Festival 2018. Nel cinema ho recitato in alcune pellicole, con Gianni Amelio ad esempio, e Vincenzo Salemme, quindi direi sicuramente che mi è capitato. Stesso discorso per il piccolo schermo e le fiction. Sono state tutte esperienze molto interessanti ma oggi, dopo il percorso teatrale concluso, credo di riuscire ad affrontarle in maniera molto più consapevole ciò che del resto richiede un’arte così nobile come la settima. Come dicevo poc’anzi, un contenitore d’intrattenimento come Mattina 9 dà la possibilità di coniugare bene entrambi gli aspetti. Credo che il ruolo di giornalista si possa fondere con quello di attore se si lavora con serietà, non perdendo mai di vista la qualità del prodotto che si offre al telespettatore. Si può trattare una notizia importante strizzando l’occhio alla telecamera, e viceversa affrontare una tematica leggera con un taglio professionale. Anzi, talvolta ciò rende il messaggio addirittura più incisivo. L’importante è farlo con cognizione e, in tal senso, penso sia proprio questa la sfida del vero conduttore televisivo.

De Generazione è il titolo del tuo primo libro uscito pubblicato qualche anno fa. Che rapporto hai con la scrittura?

Scrivere è per me una necessità e, forse, una terapia. Non smetto mai veramente di farlo, è qualcosa che mi accompagna di continuo e che oggi, seppur in forme diverse, scopro esserci sempre stato. Tra semplici pensieri, che forse tanto semplici non sono, riflessioni legate ai viaggi o alla vita, e aforismi. Di notte, soprattutto, la mia mente è particolarmente prolifica. Da sempre lavoro a un diario di viaggio interiore che non so se e quando deciderò mai di pubblicare. Intanto mi godo questa magia che ci consente di dire tutto e a dispetto di tutti, di esserci anche se gli altri non vedono, di trasformare il pensiero in azione, rimarcando la nostra esistenza con una risoluta presenza. Inoltre, curo costantemente una raccolta personale di aforismi e, chissà, forse un giorno pubblicherò anche questi… Come mi chiedevi, qualche anno fa ho scritto de Generazione pubblicato da Guida Editori. Una raccolta di riflessioni su svariati argomenti relativi a questo momento storico, dall’occupazione ai rapporti interpersonali e con la fede, rese dalla prospettiva disincantata delle giovani generazioni. Un’esperienza nata da uno sfogo, una ribellione intellettuale come racconta la copertina, ma che ha riscosso un risultato gratificante non soltanto in termini professionali ma soprattutto personali. Perciò, direi che scrivere fa bene innanzitutto a me. Di qui, chissà se un giorno il pubblico apprezzerà la mia penna.

Sei sempre elegante e in forma in video, segui una dieta particolare? Quanto conta l’estetica nel tuo lavoro?

Quanto nella vita. È importante sentirsi bene col proprio corpo, in salute e in forma soprattutto perché ci aiuta a star bene psicologicamente. Almeno, questo è l’effetto che sortisce in me. Vengo dal tennis ma negli ultimi anni il nuoto mi ha dato tanto da entrambi i punti di vista. Quanto alla dieta, certo che ne seguo una, e ferrea! Nutro la mia mente di libri, tetro, cinema, viaggi, arte e tutto quanto è utile a trascendere, ad “andare un po’ più in là”. O, almeno, a provarci…

A proposito, il pubblico femminile ti ha soprannominato: “Il bello della diretta”, cosa rispondi loro?

Che le ringrazio e le abbraccio una per una! Ma al momento resto focalizzato maggiormente su quanto devo dire in video che su come appaio, e conto di restarci. Però, certo, fa piacere sentirlo!

Il tuo sogno nel cassetto?

Da bambino rispondevo: “Il tennista!”. Ma il cassetto è rimasto chiuso. Oggi ho provato ad aprirlo   e ho scorto qualcosa… Eppure, resta un ultimo sforzo da compiere. Nel frattempo cerco di esprimere al meglio le mie possibilità.

Lo abbiamo già anticipato in apertura, per cui ti chiederò come intendi raggiungere il prossimo, più grande, obiettivo con la O maiuscola?

Continuando a dare il massimo un giorno dopo l’altro, con l’impegno e lo studio che si richiede. Ma soprattutto con la passione e lasciando libero l’istinto, cosa che sento nelle mie corde più di ogni altra. Dedizione e cuore.

 

 

 

 

 

 

 

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