Il lato oscuro del multi tasking

Con multi tasking si intende la tanto decantata abilità di svolgere più azioni contemporaneamente. Ecco, è stato dimostrato che questo non è possibile.

Ovvero, il nostro cervello non è in grado di computare correttamente due azioni nello stesso tempo ma ha la capacità di dividere la propria attenzione su più compiti. Quello che apparentemente sembra multi tasking è in realtà task switching (spostare costantemente il proprio focus da un compito ad un altro). Mi spiego meglio.

Quando compiamo un’azione, questa assorbe la nostra concentrazione, ma nel contempo, una parte del nostro focus resta aperta e vigile su ciò che accade nell’ambiente circostante, per questo si parla di “attenzione parziale”. Questa capacità ha avuto uno scopo evolutivo. Se i nostri predecessori, quando si andavano ad abbeverare in uno stagno, non avessero avuto la capacità di prestare attenzione anche ad una belva feroce in avvicinamento, adesso non saremmo di certo qui.

Quindi, la nostra attenzione si sposta costantemente da un task a un altro. Il task principale assorbirà gran parte della nostra attenzione, il secondario invece di meno. Prova a vedere cosa succede quando guardi la tv mentre controlli il telefono. La tua attenzione passa rapidissimamente da un device all’altro, nel tentativo di carpire più informazioni salienti possibili.

In tutto questo però c’è un grande problema. Tanto più la nostra attenzione fa ping-pong tra vari tasks, tanto più diminuisce la capacità di compiere questi compiti in maniera corretta. L’avvento delle nuove tecnologie “smart” ci stanno facendo diventare più “stupid”. Questo stato, in cui passiamo gran parte del nostro tempo, viene definito Attenzione Parziale Costante (APC), ovvero uno stato di perenne distrazione in cui l’attenzione si posa su un oggetto o un’azione solo per pochi secondi. Questo fa sì che le informazioni non sostino nella memoria a breve termine per un periodo abbastanza lungo, tanto da essere sedimentate in quella a lungo termine.

Diviene un costante stato di oblio. Quante volte ti capita di non ricordarti a chi hai scritto un messaggio, cosa gli hai scritto, leggere un capitolo di un libro (costantemente interrotto dalle notifiche dello smartphone) e non ricordati una sola riga?

Qualche giorno fa ero in treno e, oltre a notare come l’intero vagone di passeggeri fosse intenta a “scrollare” il cellulare, ho visto tre ragazzi, presumibilmente studenti, che per tutto il tempo del viaggio, non hanno fatto altro che passare dal cellulare, al tablet, per poi controllare un secondo cellulare, per poi accendere un libro elettronico, per poi tornare al primo cellulare e così via.

Ogni volta che accediamo a un device abbiamo un impennata di dopamina che ben presto rallenta, finché il nostro cervello non ci suggerisce che forse, se passiamo ad un altro apparecchio o un’altra app, potremmo trovare uno stimolo saliente, un messaggio, una notifica, una notizia, il che si traduce in un nuovo picco di dopamina.

Questo meccanismo è alla base di ogni dipendenza: maggior tempo di utilizzo della tecnologia, aumento dell’urgenza di passare da un apparecchio a un altro, aumento del numero dei devices in nostro possesso (telefono, iPad, tablet, kindle, iPod, etc.).

Ansia, insonnia e inquietudine sono gli effetti collaterali del multi tasking, unitamente ad una ridotta capacità di assorbimento della dopamina da parte dei recettori preposti, il che si traduce in maggiore e crescente difficoltà nel provare piacere; forse è giunto il momento di rallentare e tornare a fare una cosa alla volta, diminuendo il tempo di esposizione alle nuove tecnologie e alla rete in generale.

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