Federico Baccomo, ma tu sei felice?

Federico Baccomo, milanese classe 1978, ha esordito sotto lo pseudonimo di Duchesne nel 2009 con un romanzo rivelazione che ha scalato tutte le classifiche di vendita: Studio Illegale (Marsilio).  Il romanzo è uno spaccato feroce e al contempo brillante del mondo lavorativo milanese, nella fattispecie quello degli avvocati aziendali. Un mondo che Federico conosceva benissimo dal momento che aveva svolto proprio quella stessa carriera. Il protagonista di Studio Illegale, il giovane avvocato Andrea Campi, guarda con occhio disincantato i colleghi e i superiori e ne descrive le manie, le illusioni e le piccolezze senza tuttavia mai giudicare. Le situazioni in cui Andrea si vede, talvolta suo malgrado, coinvolto sono così reali benché paradossali da indurre il lettore a non poter fare a meno di chiedersi come andrà avanti la vicenda. Il meritatissimo successo del romanzo ha spinto il regista Umberto Carteni a trarne, nel 2013, un lungometraggio con protagonista Fabio Volo nel ruolo di Andrea.

Federico Baccomo ha lasciato così la carriera di avvocato d’affari per dedicarsi a tempo pieno al mestiere di scrittore e di sceneggiatore. Il suo ultimo romanzo è Ma tu sei felice? (Solferino, 2019).

Tutto comincia con una domanda: Ma tu sei felice? È l’inizio di un dialogo all’apparenza ordinario tra Vincenzo e Saverio, due amici seduti al tavolino di un bar per il classico aperitivo. Nel botta e risposta trascinante che questa opera mette in scena, ci appassioniamo ai colpi di teatro delle loro vite di umanissimi antieroi.

Federico Baccomo crea la classica dipendenza da buon romanzo di cui noi forti lettori a volte siamo affetti, e questo grazie al suo stile, alla sua verve brillante dal retrogusto vagamente malinconico; e ci innamoriamo dei suoi personaggi, anche se alcune loro visioni della vita quasi ci fanno accapponare la pelle: perché Baccomo ribalta i luoghi comuni e gioca con le nostre aspettative, in un dialogo serrato e brillante, a tratti  comico, ma che, come sempre, induce alla riflessione senza mai giudicare.

Raccontaci della genesi del tuo primo romanzo, Studio illegale.

Studio illegale nasce dalla frustrazione: la frustrazione di fare un lavoro – l’avvocato – che si era rivelato quello che avevo sperato, la frustrazione del fatto che quel lavoro si stava mangiando quasi esclusivamente il mio tempo, e soprattutto la frustrazione di non riuscire a comunicare questa frustrazione. Così ho pensato che raccontare quel mondo potesse essere più efficace che lamentarmene a cena, ed è nato il blog e successivamente il romanzo.

Romanzo rivelazione diventato poi un film di successo. Com’è stato vedere sul grande schermo i tuoi personaggi prendere forma?

È stato soprattutto sorprendente: la sorpresa di vedere una piccola idea, nata per gioco, tornando a casa una notte dopo una pizza, diventare un gorsso progetto, con produttori, regista, attori, maestranze al servizio proprio di quella piccola idea.

Ma tu sei felice? è la tua ultima fatica. Sembra già pronto per il teatro: è disarmante, ironico, trasversale. Com’è nata l’idea di scrivere un romanzo interamente basato sui dialoghi?

La prima spinta è stata la sfida. Amo molto scrivere i dialoghi, ed è uno dei pochi talenti che mi riconosco, in qualche modo è come se riuscissi a riconocerne la melodia. Così mi son chiesto: sarei capace di scrivere un intero romanzo in forma di dialogo? Poi, una volta cominciato, mi sono innamorato delle voci di questi due personaggi, Vincenzo e Saverio, che conducono il botta e risposta, e la sfida ha perso di consistenza e ha lasciato spazio alla gioia del racconto.

Vincenzo e Saverio cosa rappresentano per te?

Sono i nostri errori, le nostre presunzioni, le nostre arroganze, tutte le volte che prevarichiamo, che inganniamo, che crediamo di aver capito e non abbiamo capito nulla.

Quali caratteristiche deve avere una storia per indurti ad affrontare la fantomatica prima pagina bianca?

Deve essere una storia che mi piacerebbe leggere, una di quelle che, se sono fuori a bere qualcosa, non vedo l’ora di tornare a casa per andare avanti nella lettura.

Progetti futuri?

Banalmente, scrivere. C’è già un nuovo libro che sta prendendo forma, e fortunatamente è proprio una di quelle storie che mi piacerebbe leggere.

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