Dario Imbò. Sperimentazione e innovazione

Dario Imbò racconta ai lettori di Pink Magazine Italia della sua arte

“La spontanea dimestichezza con diverse tecniche artistiche mi ha sempre liberato da condizionamenti. Ho iniziato a utilizzare i materiali tessili nel 1996, in modo spontaneo, soltanto a posteriori mi sono chiesto il perché.

Oggi, lavorando spesso all’estero, vedo chiaramente l’influenza materica e concettuale della cultura romana e dell’Arte Povera che ho assorbito per via non accademica. Utilizzo i materiali tessili come tali e non con come supporto.

La scelta fatta è stata quella di operare nell’ambito del reale, tangibile, per esprimere aspetti di umanità. I miei soggetti sono spesso realtà complesse astratte in forma materica. Ho la necessità di un’intimità multisensoriale e il primo materiale con cui si confronta dalla nascita, per tutta la durata della vita, è quello tessile”.

Hanno detto di lui

1. DARIO IMBÒ – TACTILE

Il personalissimo approccio di Dario Imbò all’arte tattile è al tempo stesso tradizionale ed innovativo, interpretato in chiave dinamica e ricca di espressioni creative. Le sue sono mani che adorano operare su più materiali sempre con l’intento di creare qualcosa di artistico, sia con la tecnica della tessitura sia con quella della giustapposizione materica che contraddistingue il suo stile. Tali superfici materiche in accostamenti geometrici riempiono le superfici dei suoi lavori che sempre più conoscono una forma in continua evoluzione, pregio della ricerca operata dall’autore.

I tessuti tinti a mano, seguendo tracciati diversi, mescolano colori affini o a contrasto e le lievi torsioni del tessuto muovono la silhouette rigorosa accompagnando incroci che si sollevano improvvisi per ideare la ricerca astratta operata dell’artista. L’opera finale è definibile come un vero e proprio muro tessile che esprime al meglio la propria artigianalità con lavorazioni di strisce sottili e colorate ad imitazioni di contrapposti temi di armonia e tempesta. Il lavoro è definito in maniera grezza come i materiali utilizzati, in apparenza poveri, ma ricchi di materia con cui comunicano.  Il paziente allinearsi dei tessuti in questo lavoro diventa una commistione che si appropria di un nuovo linguaggio contemporaneo, conferendo alla tecnica tattile una creatività rinnovata in un diretto rapporto con l’ascendenza cromatica e materica del tessuto. Questo polimaterismo è un segno tangibile del forte contatto che unisce l’antica tecnica dell’arte “musiva” alle sue elaborate declinazioni contemporanee, in un progetto proiettato verso il futuro che conosce continue sperimentazioni ed evoluzioni.

Sarah Palermo

2. DARIO IMBÒ – SOUND ATMOSPHERES – dyeing with memories

Le Atmosfere sonore materializzano sensazioni depositate nella memoria. Dario Imbò, con il procedimento alchemico della tintura (dyeing), impregna di ricordi le trame naturali: quattro notti d’estate, un giorno assolato, gli attimi evanescenti dell’alba marina.

Le Atmosfere sonore non rappresentano il suono in quanto fenomeno fisico, ma rendono visibile l’elaborazione mentale di una percezione, di un’esperienza. La fibra tessile, così presente e tangibile, permette di connettersi all’immaginario sonoro sedimentato nella memoria, in modo concreto, primordiale.

Questo mondo di suggestioni multisensoriali è evocato dalle sottilissime variazioni di colore ottenute con il procedimento della tintura. Le irregolarità della trama generano il rumore di fondo, una vibrazione vitale per l’opera, che sollecita l’immaginazione dello spettatore.

L’artista si confronta con il materiale povero e, immergendolo nel colore, conferisce fisicità a sensazioni fugaci.

Tingere con i ricordi (dyeing with memories) per salvare ricordi morenti (dying memories).

Flavia Rovetta

 

 

3. Il percorso della esposizione inizia con la serie Atmosfere Sonore, progetto sofisticato che presenta già gli elementi caratterizzanti della poetica dell’artista : un lavoro che indaga l’emotivo, la memoria, attraverso la trasfigurazione del suono in “materia” visibile, rappresentando le onde sonore attraverso le trame del tessuto assemblato, sfilacciato, a volte “contaminato” da colori che rievocano catrami e terre oscure, altre volte accarezzato da tinte tenui quasi impercettibili, al fine di attivare un processo di reminiscenza, che conduce il fruitore a riscoprire, attraverso la conoscenza intellettiva, quelle percezioni universali ed eterne, che sono causa e origine del mondo fenomenico. L’intento dell’opera è dunque una sollecitazione delle memorie, delle emotività, innescabili attraverso una sorta di “archetipo” del sentire collettivo, una energia viscerale che conserva in sé un codice universale.

Francesca Pirillo

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