Au bout de la rue: cosa c’è in fondo alla strada?

È uscito a febbraio di tre anni fa il cortometraggio Au bout de la rue del regista francese Maxime Gaudet; un piano-sequenza notturno, in cui si segue il rientro a casa di una ragazza che, dopo aver salutato i suoi amici, percorre un paio di isolati fino a giungere al suo appartamento. E fin qui, tutto bene. O forse no? Cosa si nasconde in fondo alla strada? La tensione della giovane è palpabile mentre attraversa le vie poco illuminate di una città (che potrebbe essere una qualsiasi metropoli occidentale). Dietro l’angolo si potrebbe celare un pericolo senza nome né volto pronto però a risucchiarla.

Ciò che fa più impressione, quando si guarda il cortometraggio, è la sequela di epiteti che le rivolgono i passanti, maschi. Una donna che attraversa le vie della città da sola è ancora un tabù in una società come la nostra? La risposta è sì. Anche io sono stata più volte costretta a farmi dare “passaggi” telefonici da amici o parenti per tornare a casa: sentire una voce familiare nelle orecchie mi tranquillizzava, forse perché convinta che “se mi vedono al telefono desistono, perché chi è all’altro capo potrebbe chiamare le forze dell’ordine”. Non so se funzioni o meno questo espediente, ma fa stare più tranquille.

Il problema vero è di certo la sicurezza nelle nostre città ma è anche e soprattutto un problema di mentalità: una donna non può ancora comportarsi come un uomo. Quante esperienze ci sono precluse perché potrebbero esporci al pericolo? Tante, troppe. Quante di noi sono state chiamate “puttane” dall’ubriacone di turno, all’angolo della strada? Tante, troppe. Quante di noi non si sentono apprezzate nel loro ambiente lavorativo perché capita a volte, durante il mese, che si sia più fragili e si abbia bisogno di riposare. E non sto parlando di emotività.

Non entro in polemica con le ultime sentenze riguardanti “tempeste emotive” e compagnia bella. Sentenze che ci hanno fatto tornare indietro di decenni e non ne avevamo decisamente bisogno. Proporrei la visione del cortometraggio (il finale è un tocco di genio, a mio avviso) non solo nelle scuole. Sarebbe bello se diventasse virale, per tante ragioni.

 

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