E ora venitemi a dire che I Monologhi della Vagina non è un testo attuale…

Ho letto I Monologhi della Vagina di Eve Ensler un po’ di tempo fa, fino ad oggi, non ne ho mai scritto nello specifico e non ne ho parlato molto sui social, mi sono limitata a consigliare questo libro a chiunque incontrassi, proprio chiunque… Donne, ma anche uomini.
Secondo me infatti ogni essere umano, appartenente a qualunque genere o orientamento sessuale dovrebbe leggere attentamente I Monologhi, e riuscirci senza saltare le pagine dolorose, le pagine crude e le descrizioni delle disumane atrocità inflitte alle Donne in tutto il mondo, mentre gran parte del “resto del mondo” resta in silenzio o gira lo sguardo da qualche altra parte.

Nel 2018 I Monologhi della Vagina hanno compiuto vent’anni. La coraggiosa autrice di questa piece teatrale, Eve Ensler, inizia con queste parole la prefazione all’ultima edizione del suo libro:
” La prima volta che ho messo in scena I Monologhi della Vagina, ero certa che qualcuno mi avrebbe sparato. Può sembrare difficile da credere, ma al tempo, vent’anni fa, nessuno diceva la parola vagina.”

La “crociata” di Eve Ensler, contro la violenza sulle Donne e contro ogni tipo di discriminazione di genere, inizia vent’anni fa in un piccolo teatro di Manhattan, per declamare i monologhi che aveva scritto dopo aver intervistato più di duecento donne, di ogni etnia e provenienza. Ad ogni rappresentazione, sempre più donne cercavano Eve, l’aspettavano per raccontarle la propria esperienza, per confidarle le loro memorie ed affidarle il proprio dolore e la rabbia che provavano, cosicché lei potesse trasformare tutto ciò in denuncia e solidarietà.
Eve Ensler aveva rotto ogni tabù!
Nei mesi e negli anni successivi, lo spettacolo fu ripreso in tutto il mondo, altre donne volevano denunciare, altre donne volevano finalmente interrompere il silenzio che le aveva costrette a sottomettersi a realtà dure e crudeli, fatte di violenza sui loro corpi e sulle loro menti, di dolore e spesso anche di morte.
I Monologhi arrivarono fino in Medio Oriente, dove ovviamente la riproduzione ne era stata vietata,  Eve fu invitata in Pakistan ad assistere alla piece in un posto nascosto “sottoterra” , dove coraggiose attrici pakistane mettevano in scena i Monologhi con grande approvazione del pubblico femminile.
Poco dopo la diffusione mondiale dello spettacolo, Eve Ensler, insieme ad altre donne attiviste femministe, ha contribuito  a fondare il V-Day, un movimento mirato a sostenere tutte le Donne di ogni razza, colore o orientamento sessuale. Attraverso la riproduzione dei Monologhi, le attiviste del V-Day hanno raccolto milioni di dollari per finanziare centri di accoglienza per le donne vittime di stupro e violenza di ogni genere e per spezzare finalmente il silenzio.

Oggi a vent’anni dalla prima volta che I Monologhi della Vagina hanno visto la luce, Eve Ensler scrive queste parole: “E ora, vent’anni dopo, non desidero altro che poter dire che le femministe radicali antirazziste hanno vinto. Ma il patriarcato, insieme alla supremazia bianca, è un virus recidivo. […] Il nostro compito, finché non verrà trovata una cura, è di creare condizioni ultra-resistenti per rafforzare il sistema immunitario e il nostro coraggio, rendendo così impossibili ulteriori focolai epidemici. […] Quando rompi il silenzio ti accorgi di quante altre persone stessero attendendo il permesso di fare lo stesso. Noi – donne di ogni genere e tipo, ciascuna di noi e le nostre vagine – non verremo mai più messe a tacere.”

Purtroppo a sostegno della tesi di Eve Ensler, proprio ieri, ho letto sul quotidiano La Repubblica la drammatica storia di Francesca, una ragazza di 23 anni, che solo oggi ha trovato il coraggio di denunciare la sua famiglia.
Secondo la sua testimonianza, Francesca era ancora un’adolescente di 15 anni e abitava nel suo paese di origine in provincia di Palermo, quando i suoi genitori, complice la sorella, hanno scoperto il suo orientamento sessuale e la madre ha pronunciato queste parole: “Meglio una figlia morta che lesbica”. La ragazza è stata malmenata da tutta la famiglia e stuprata dal padre che ha deciso così di punirla perché Francesca “guardava le donne”. Sempre secondo la testimonianza della ragazza, il paese a conoscenza delle violenze di cui era vittima, si è chiuso nell’omertà e Francesca è rimasta vittima della sua stessa famiglia fino a quando finalmente maggiorenne è riuscita a scappare, tentando nel frattempo il suicidio ben tre volte.

Sempre in questi giorni una ragazza è stata vittima di stupro, da parte di tre diciottenni, fatto provato dalle telecamere di sorveglianza, nella stazione della Circumvesuviana di San Giorgio a Cremano, in provincia di Napoli. Stupro a cui la stessa ragazza era riuscita a sfuggire circa un mese fa, ma evidentemente questi esseri immondi non hanno gradito il “primo fallimento” e sono riusciti al secondo tentativo nel loro intento.

Adesso venitemi ancora a dire che il problema della violenza sulle Donne, non è più un “problema principale” nella nostra società occidentale e civilizzata, venitemi a dire che sono cose che accadono solo in “alcune parti del mondo” e che I Monologhi della Vagina è un testo che richiama l’attenzione su situazioni lontane da noi e ormai vetuste e non un testo attuale, ed io mi opporrò alla vostre tesi mostrandovi  l’orrore del mondo in cui viviamo e quanto ancora dobbiamo combattere “tutti” insieme perché queste mostruosità non debbano più avvenire.

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