Laura Salimbeni, Extraordinary Coach

Il sorriso di Laura è solare e accogliente come il modo che usa per svolgere il suo lavoro e per stare insieme agli altri. Laura Salimbeni è una NLP trainer e coach, coordinatrice della Extraordinary Coaching School di Claudio Belotti. A differenza delle professioni regolamentate, quella del coach è priva di un Ordine professionale, pertanto non esistono allo stato dei requisiti minimi per il suo esercizio, ma nel caso di Laura, l’esperienza professionale e la formazione acquisita valgono più di qualsiasi iscrizione. Laura si è formata con i più importanti esperti mondiali in PNL, Richard Bandler, Robert Dilts, Stephen Gilligan e nella quotidianità del suo lavoro affianca sportivi professionisti, oltre a essere la mental trainer della Nazionale Italiana Pallavolo sorde. Se questo non bastasse possiamo fare alcuni nomi del suo portfolio clienti, come Privalia, Trenitalia, Air Berlin, Terranova. Laura, che cosa significa essere un Senior Extraordinary Coach? “Sul piano personale molto. Ho scoperto questa professione come cliente. In più, non sarei chi sono se Claudio Belotti non fosse parte del mio di viaggio. Lui è l’anima di Extraordinary e da lui ho imparato tanto. Insegniamo un metodo di cui ho sentito sulla pelle i benefici, che applico e vedo funzionare sui miei clienti. Partiamo dallo scopo, sempre: accompagniamo i nostri clienti in un percorso di profonda scoperta in cui, quello che si fa e che si ha, diventa la conseguenza di chi si è. Le Dinamiche a Spirale e il One Hand Coaching sono metodiche che, se usate bene, cambiano il modo di vivere e pensare. Essere un Senior Extraordinary Coach è sentire che svolgo una professione utile, un vettore che migliora la qualità della vita di chi incontro e accompagno”.

Oggi si fa un gran parlare di coaching, ma in Italia questa disciplina ha preso piede solo da pochi anni. Fu Timothy Gallwey nel 1974 che cominciò a parlare di coaching, accostando il business allo sport, con il libro The Inner Game of Tennis, che oggi ha superato il milione di copie vendute in tutto il mondo. Il coaching è una metodologia di sviluppo personale, una partnership attraverso cui il coach supporta il proprio cliente, coachee, nel raggiungimento di uno specifico obiettivo personale, risultato di una scelta ed espressione e realizzazione di se stesso.

Laura, qual è per te l’intimo significato di questa professione?

“Mi piace la parola intimo. C’è tanto di intimo nel processo di coaching. La professione del coach, quando è praticata nella sua vera essenza, porta al cliente consapevolezza, senso di autoefficacia, un metodo per pensare efficiente che lo facilita nell’agire in modo sostenibile per sé e per il sistema di riferimento. Un coach non è né uno psicologo né un amico né un motivatore. Un coach facilita individui o gruppi di individui a diventare la versione migliore di se stessi: versione che è già presente in loro, ma non è riuscita a manifestarsi in modo completo. Quindi, sì, il coaching è un percorso intimo, è un viaggio di scoperta della propria vera essenza e di come esprimerla in modo pieno e consapevole”.

Il coaching trova supporto anche nella Teoria dell’apprendimento costruttivo di Williams & Irwing, nella certezza che non esista un’unica realtà o meglio che noi non interagiamo con essa, ma con la rappresentazione che ci creiamo attraverso i sensi e i processi cognitivi. Nel coaching, presupposto della conoscenza è la consapevolezza di sé, delle proprie risorse e delle aree migliorabili. Consapevolezza che permetterà al coachee di focalizzare specifiche mete da raggiungere attraverso la definizione delle strategie più adeguate. Si tratta quindi di un percorso autorigenerativo che facilita un cambiamento trasversale, perché avviene su diversi livelli: individuale, professionale, relazionale, culturale, sociale e organizzativo. Nelle aziende questo strumento è ancora più importante se si pensa alla necessità di conciliare le caratteristiche dell’individuo con l’esigenza dell’organizzazione di ottenere performance più elevate.

Qual è la sfida più grande che ti sei trovata ad affrontare? E quale insegnamento porti con te?

“Avere il coraggio di essere pienamente me stessa. Il mio Coach dice che ognuno di noi ha dentro un drago, che, prima o poi, ti deve sconfiggere se vuoi diventare veramente te stesso. La mia sfida più grande è stata perdere con il mio drago. Ero una brava bambina prima di questa battaglia, di quelle che fanno la cosa giusta, sempre. Peccato che alle volte la cosa giusta per gli altri, non era la cosa giusta per me. Odiavo sbagliare. Mi stavo spegnendo e perdendo nei giochi di ruolo, nella routine quotidiana: c’è stato un momento in cui nello specchio riflettevo un’estranea. Poi ho capito che, quello che credevo gli altri volessero da me, era una mia fantasia, come lo sono i sogni, i desideri, le paure; ho imparato che anche l’errore è un maestro di vita e che non vale mai la pena tradire se stessi per un modello che non può essere assoluto. Insomma ho imparato a sbagliare e poi a fare una correzione, una nuova azione più sostenibile per me. Ma la sfida più grande deve ancora arrivare: credo sia così per tutti, perché si fa esperienza a ogni passo”.

Non c’è nulla di immutabile, tranne l’esigenza di cambiare. È con le parole di Eraclito che ringrazio Laura per essere stata con noi e saluto i lettori di Pink Magazine Italia. Arrivederci a presto.

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