Il nero e l’argento di Paolo Giordano

IL NERO E L’ARGENTO – Paolo Giordano – Einaudi 2014 pp. 118

Ogni coppia felice è felice a suo modo, si potrebbe dire, riadattando un celebre incipit. E ogni coppia felice può non essere consapevole di quanto precario sia l’equilibrio di certe felicità, né accorgersi quando – per un motivo apparentemente estraneo alla coppia – quella felicità si trasforma repentinamente nel suo opposto.

È quanto accade a Nora e suo marito, che da un giorno all’altro si devono confrontare con l’assenza della signora A. Non è facile sintetizzare chi sia la signora A. e quale ruolo abbia nelle loro vite: non abita in città, è credente, tradizionalista; pur essendo più legata a Nora, riconosce il marito come pater familias e gli attribuisce diritti quasi superiori a quelli della moglie. La signora A si insinua nella famiglia che la accoglie, rendendosi a poco a poco indispensabile, e quasi imponendo i propri modi di fare: lei conserva i propri, Nora e il marito si adeguano ai suoi. Eppure, nonostante la differenza che li separa da loro, la signora A. diventa ben presto una di famiglia, elemento fondamentale per gli equilibri della coppia e nei rapporti con le rispettive famiglie. Una madre – anche se nessuno lo dice –, una nonna per il loro unico figlio. Arrivo a questa lettura dopo essere passata per Divorare il cielo (Pink Magazine Italia, Inverno 2018-19 p. 77) e mi sembra che ancora una volta uno dei temi cari a Giordano sia quello dei legami familiari non strettamente legati alla consanguineità. La signora A. diventa “madre” perché sa prendersi cura di loro, e la cura è una delle principali e inequivocabili manifestazioni dell’affetto.

Per questo anche l’unione della coppia sembra scricchiolare quando la signora A. si sottrae e, presa dalla preoccupazione per la sua malattia, pare tornare a pensare a sé stessa. Orfani si sentono Nora e il marito, incapaci sulle prime di elaborare il distacco di una persona diventata familiare ma che propriamente “di famiglia” non può dirsi. Quasi non autorizzati a provare dolore, ma al tempo stesso ben consci del vuoto che la signora A. ha lasciato.

Se chi si prende cura di noi (in quanto coppia) si allontana, allora la necessità di tornare a prendersi cura di noi stessi e dell’altro si fa impellente. E se ci si fosse disabituati a farlo? Anche solo a esprimere il bisogno di “cura”? Ci vuole un attimo perché il silenzio si insinui in una coppia e prenda a dimorarvi quasi fosse uno spazio fisico.

Il nero e l’argento è un lungo racconto che parla di una forma insolita e non codificata d’amore e di una crisi. I silenzi dei suoi protagonisti, di fronte ai quali il lettore si trova, sono però capaci di smuovere in lui pensieri e riflessioni, che vanno – e sono certa che Giordano ne sia stato consapevole – ben al di là di questa singola storia.

Alessandra Penna

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