Ben is Back

BEN IS BACK di Peter Hedges è davvero un gran bel film e ritengo che il regista possa essere orgoglioso della performace di suo figlio Lucas, nei panni di Ben, affiancato ad una Julia Roberts, nei panni della madre, e entrambi padroni del loro personaggio. Tanto che, anche grazie alla costruzione della narrazione, lo spettatore entra emotivamente nella storia odiando e amando i personaggi di volta in volta, finendo con l’identificarvisi.

Il barboncino di famiglia è secondo me il filo conduttore, l’anima della vicenda, la proiezione dell’inconscio di ciascuno dei personaggi e di Ben in particolare, l’elemento unificante. E’ l’unico membro della famiglia che è in relazione con tutti gli altri senza riserve e con Ben in particolare lo fa subito all’inizio del film, quando tutto è ancora da scoprire, offrendo così la chiave di lettura da me percepita. Il barboncino riserva a Ben l’accoglienza che ognuno dei membri della famiglia gli avrebbe tributato se ciascuno non fosse imbrigliati nelle sue paure, legittime, umane, mentali; ad eccezione dei bambini il cui comportamento è simile a quello del barboncino ma poi condizionato dalle paure degli adulti e dal dovere di obbedienza.

Secondo Jung il cane nei sogni rappresenta un legame amichevole, il compagno di vita, il Sé interiore guardiano degli istinti. Il cane cucciolo, piccolo e giocherellone rappresenta l’accettazione della parte istintiva che tanto ci spaventa.

Ma non spaventa Ben che senza alcun dubbio né incertezza si lancia al recupero del barboncino rapito intraprendendo un viaggio a ritroso (Ben is Back!) attraverso tutti i gironi infernali della sua vita. E la madre, seppur con dichiarate ragioni dettate da paure e dubbi, istintivamente impone la sua presenza in questo viaggio in cui finalmente condivide e fa suo il dolore del figlio, donandosi l’occasione di vivere una nuova gestazione, sicuramente più consapevole e piena d’amore, che come la prima finisce col dono della vita, una nuova vita ad un livello sicuramente superiore.

Tutto a causa (o grazie) al trauma del rapimento del barboncino, ovvero del tentativo della vita di sopprimere nei protagonisti l’accettazione della parte istintiva e che, invece, come sempre, finisce per attivare la catarsi di Ben, della madre, dell’interno nucleo familiare e dei loro sentimenti.

Il barboncino è, secondo me, l’anima di quella famiglia, della storia e di un film di grande spessore in cui i temi della droga, della famiglia, del rapporto genitori e figli e, perché no, del ruolo degli animali, vengono affrontati e proposti con cruda delicatezza e amorevole determinazione.

Mi prendo la libertà di ringraziare qui Lidia Lovaglio, anima dell’omonima sala di proiezione di Venosa (Potenza) che, con passione, con le sue accurate selezioni e spirito indomito, consente al pubblico della provincia del nord Basilicata di godere del Grande Cinema.

Francesco Topi

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I libri sono in grado di cambiarci la vita? Ali Berg e Michelle Kalus ce lo raccontano

Se la sua vita fosse stata un libro, Frankie l’avrebbe intitolato Delusione, definendo così degnamente il disastro che erano la sua carriera, la sua famiglia e, naturalmente, la sua vita sentimentale.

Cosa aspettarsi da un incipit così? Dopo aver letto la sinossi di questo romanzo, scritto dalle autrici e amiche Ali Berg e Michelle Kalus, non ho potuto resistere ad acquistarlo. Ne ho sentito parlare tantissimo sul web e avevo delle aspettative molto alte. Motivo per cui mi sono avvicinata alla lettura in punta di piedi.

Ecco perché ora, per la prima volta, stava cercando di aprirsi; di dare un’altra possibilità alla vita, all’amore e alla scrittura. Era vero, aveva paura di ricominciare a scrivere.

Frankie vive a Melbourne, in Australia. Lavora in una libreria insieme alla sua migliore amica Cat e ama tantissimo scrivere. Da troppo tempo però è sola e così la sua amica ha un’idea geniale. Data la grande passione per la lettura, Frankie dovrà lasciare copie dei suoi romanzi preferiti in giro per la città con il suo indirizzo e-mail per trovare, chissà, il vero amore.
Iniziano così appuntamenti decisamente memorabili tali da essere portati alla conoscenza di tutti attraverso un blog.
Se poi sul suo cammino Frankie dovesse trovare davvero l’uomo dei suoi sogni? Cosa fare? La tragedia quale potrebbe essere? Per Frankie sicuramente sarebbe la totale diversità di gusti letterari.

Penso che tu abbia paura. Proprio come hai paura di aprirti con me, di lasciarti andare. Scrivere è ciò che sei. È ogni particella di te. È come se dicessi a Katniss Everdeen che è una pessima combattente. Non le importerebbe. Continuerebbe a tirare quelle frecce con tutta la forza che ha.

Per la prima volta, credo, di essere felice di aver letto un romanzo dove la stessa protagonista è l’opposto della perfezione. Non è la classica damigella in pericolo e non ha la fortuna dalla sua parte. Sotto certi aspetti risulta anche essere superficiale. Una donna saccente che giudica gli altri in base alle letture altrui non è, per me, una vera lettrice. La si ama, però, per il suo essere completamente impreparata all’amore e ci si diverte leggendo i suoi disastrosi appuntamenti.
Il protagonista maschile, Sunny, rappresenta per Frankie il salto nel vuoto. Grazie a lui, riusciamo a vedere una Frankie diversa, capace di modificare aspetti caratteriali che l’hanno resa così rigida nei confronti del mondo. Un uomo che ha sofferto, che ha paura ad amare nuovamente, ma che non perde l’occasione di essere felice per la seconda volta.
Essendo un romanzo scritto a quattro mani mi aspettavo confusione stilistica, invece, ho trovato la lettura molto fluida. Ottimo esordio davvero.
Un libro che ha la strada spianata per tutti quelli che, come me, credono che i libri possano portare la felicità.

COME UN INCANTESIMO – Mary e Percy Shelley nel Golfo dei Poeti

Titolo: COME UN INCANTESIMO – Mary e Percy Shelley nel Golfo dei Poeti

Autrice: Carla Sanguineti

Casa editrice: Kappa Vu

Genere: Biografico

Formato: Rilegato

Pagine: 240

Mary Shelley è un personaggio di cui  ho voluto approfondire la storia personale, prima di leggere le sue opere.

Il libro COME UN INCANTESIMO – Mary e Percy Shelley nel Golfo dei Poeti, della scrittrice Carla Sanguineti, edito Kappa Vu, non si può propriamente definire un romanzo, o una biografia nel senso classico del termine. L’autrice alterna , durante la narrazione, brani tratti dalle opere di Mary e Percy Shelley, a brani in cui racconta, in forma romanzata, la vita dei due ragazzi fuggiti da una Londra troppo conformista per loro idee liberali.
Mary, figlia di due illustri nomi della letteratura, Mary Wallstonecraft William Godwin, cresce in una famiglia anticonformista e dalle idee rivoluzionarie, soprattutto riguardo la figura della donna e il matrimonio. I genitori di Mary si sono sposati, infatti, unicamente per legittimare la sua nascita in una società conservatrice che lo pretendeva.
Quando però William Godwin si trova a dover gestire la situazione di una figlia sedicenne che si innamora del suo protetto Percy Shelley, un uomo sposato, non riesce a mettere in pratica le sue idee liberali e allontana i due ragazzi.
E’ così che Mary  e Percy iniziano a girare l’Europa, in parte per sfuggire ai creditori che perseguitano Shelley ed in parte per assecondare l’ispirazione artistica e creativa del poeta, stabilendosi per molti anni in Italia. Anni segnati da dolorosi lutti. Mary deve affrontare la morte dei suoi primi tre figli, ancora molto piccoli e il suicidio di sua sorella Fanny, rimasta a Londra e caduta in depressione proprio come sua madre.
Insieme a Mary e Percy parte anche Claire, la sorella acquisita di Mary, figlia della seconda moglie di Godwin, che fin dall’inizio pare sia stata una delle amanti di Shelley.
Intorno alla coppia gravitano figure di intellettuali, poeti e scrittori tra cui Lord Byron e John Polidori.
Proprio durante una notte a villa Diodati, una delle residenze di Lord Byron, che Mary concepisce e scrive Frankestein, la sua prima e più grande opera.
Uno degli aspetti che ho apprezzato molto in questo libro è che la Sanguineti oltre alle vicende della coppia, racconta anche alcuni episodi della vita di Mary Wallstonecraft, scrittrice rivoluzionaria, che difende i diritti e l’uguaglianza delle donne. Mary Shelley per tutta la vita subisce l’influenza della madre, e delle sue opere.

COME UN INCANTESIMO – Mary e Percy Shelley nel Golfo dei Poeti è un libro allucinante e allucinato, nel senso che racconta tramite i diari e le lettere di Mary una realtà quasi surreale vissuta dai due giovani e le allucinazioni di Percy quasi sempre sotto effetto di laudano.
Mary nonostante sia una donna dalle idee molto liberali, non riesce mai ad ottenere l’indipendenza emotiva e psicologica da Percy, nemmeno dopo la morte di lui, ancora giovanissimo nei mari italiani durante una traversata. Lei sopravvive al suo amore, ma vive solo in funzione di suo figlio, unico filo che la lega alla vita, e del ricordo del marito, sempre in bilico sul baratro della depressione.
Consiglio sicuramente la lettura di COME UN INCANTESIMO – Mary e Percy Shelley nel Golfo dei Poeti a chi ha il desiderio di approfondire la conoscenza di un personaggio complesso come Mary Shelley e soprattutto di conoscere le sue paturnie.
E’ un libro molto particolare, non posso affermare che sia di facile e scorrevole lettura, ma questo lo rende ancora più interessante.

Matera. Capitale Europea della Cultura 2019

Matera, la Città dei Sassi: da “vergogna d’Italia” a Capitale Europea della Cultura 2019

Nei prossimi giorni ci sarà l’inaugurazione ufficiale del calendario di eventi per celebrare Matera come Capitale Europea della Cultura 2019 con importanti ospiti internazionali e poi, in tre date, sarà la volta di un docufilm per la serie L’arte al Cinema, “Mathera. L’ascolto dei sassi”, un omaggio a questa città dal fascino antico ma che guarda con positività al futuro, riuscendo a capovolgere i pregiudizi e i luoghi comuni riferiti a molte città dell’Italia meridionale.

Una passeggiata per Matera significa percorrere i rioni Civita, Sasso Barisano e Sasso Caveoso, perdersi in un groviglio di case, di grotte, di scalinate, di vicoli tortuosi, di vicinati per scoprire angoli suggestivi di un insediamento rupestre tra i più antichi ed estesi al mondo. La Civita è l’area occupata dal castelvecchio longobardo e dalla cattedrale romanica di Santa Maria della Bruna, la parte più alta dell’insediamento, mentre a i due lati sono scavati in due valli profonde i rioni Sassi che si distinguono in Sasso Caveoso e Sasso Barisano, un groviglio di case e di grotte che si affacciano sulla gravina in armonia con un paesaggio unico al mondo. Il piano sopra i sassi, quello che guarda la Cattedrale per raggiungerla,  è considerato il centro storico della città ed è semplicemente chiamato Il Piano.

Per i buoni camminatori poi l’esperienza del trekking per le Gravine e il Parco delle Murge è una viaggio di scoperta, lento e silenzioso, nel seguire l’andamento sinuoso delle gravine, ammirare le cavità carsiche naturali frequentate dall’uomo nel Paleolitico, villaggi trincerati neolitici, casali rupestri, nuclei di grotte scavate a partire dalla preistoria, chiese rupestre affrescate, iazzi, masserie fortificate, conoscere le piante tipiche dell’ecosistema murgiano e l’uso che ne facevano un tempo i pastori.

Le abitazioni dei Sassi si presentano scavate e costruite allo stesso tempo, con i vicoli e le scalinate che sono il tetto della parte della in grotta delle abitazioni che si sviluppano nei livelli sottostanti. Nelle case e nei vicinati vi sono numerose cisterne per la raccolta d’acqua piovana che veniva convogliata soprattutto dal tetto delle abitazioni utilizzando delle grondaie di terracotta. Un’architettura che parla di secoli di storia custodita e trasferita ai posteri attraverso un piano di riqualifica urbanistica e di restauro conservativo, che ne ha consentito la sopravvivenza nella concreta visibilità. I Sassi, un tempo  additati come un esempio di “trogloditismo” , oggi rappresentano  uno dei più fulgidi esempi di civiltà e cultura rupestre in armonia con l’ecosistema che non trova confronti culturalmente omogenei nel mondo, poiché non è possibile documentare in altri luoghi la continuità della vita in grotta, come nella Gravina di Matera, dalla Preistoria fino ai giorni nostri.

In molti negli ultimi anni hanno scoperto la Città dei Sassi. I visitatori arrivano da tutto il mondo, non solo dalle altre aree dello stivale, diventando un orgoglio nazionale e ribaltando così quell’etichetta d’infamia con la quale era stata marchiata negli anni Cinquanta, quando sulla prima pagina della “Gazzetta del Mezzogiorno” fu definita “Vergogna Nazionale” da Palmiro Togliatti e in seguito Alcide De Gasperi impone lo sfollamento completo dell’abitato rupestre per ragioni igenico sanitarie, per poi pianificare e realizzare nuovi quartieri residenziali ai margini della città su iniziativa dell’imprenditore Adriano Olivetti e del sociologo Frederick Friedman.
Il valore dei Sassi, in special modo in virtù della conservazione del sito che mantiene ancora intatta la sua originalità, è stato riconosciuto dall’UNESCO nel 1993 con la seguente valutazione. “Il quartiere dei Sassi di Matera è, sul lungo periodo, il migliore e più completo esempio di popolamento in armonia con l’ecosistema, in una regione del bacino del Mediterraneo”. Matera è stata così tra le primissime città italiane e la prima del Mezzogiorno a essere inserita nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

Matera è diventata luogo d’attrazione di grandi maestri della fotografia quali Henry Cartier-Bresson, Mario Cresci, Franco Pinna, ma anche di scrittori del calibro di Carlo Levi, il quale descrisse Matera nel “Cristo si è fermato a Eboli”. Fu proprio quest’ultimo ad attirare una nuova attenzione sulla Città dei Sassi, poiché le operazioni di trasferimento degli abitanti dalle case-grotte, ritenute inabitabili, verso i nuovi quartieri, aveva condotto al completo isolamento dei Sassi destinati così a essere abbandonati non solo dalla presenza umana, ma perfino dalla memoria storica. Carlo Levi invece sostenne la necessità di non lasciare nella decadenza e nella rovina questi rioni, ma di provvedere alla tutela e alla valorizzazione dei Sassi.

Matera è considerata un palcoscenico naturale con le sue meravigliose location , i Sassi hanno ispirato e incantato numerosi cineasti italiani e internazionali, dagli anni Cinquanta fino a oggi sono stati oltre quaranta i film girati: Piera Paolo Pasolini che nella Città dei Sassi ambientò “Il Vangelo secondo Matteo” o più recentemente per “The Passion” di Mel Gibson e “Wonder Woman” (solo per menzionarne alcuni).

Provate a spingervi al tramonto, nella Contrada Murgia Timone, nel parco regionale della Murgia, e dal belvedere ammirate in un solo colpo d’occhio il fascino senza tempo di questa città, vi lascerà senza fiato. I Sassi scavati nella tenera e  bianca calcarenite, che si affacciano sulla gravina e l’omonimo torrente, si tingono delle sfumature del crepuscolo e, man mano che le ombre della sera scendono sulla città, si accendono le piccole luci tra le costruzioni rievocando le atmosfere di un presepe perenne, e sempre emozionante, in qualunque stagione.

Sara Foti Sciavaliere