Harry Potter: un classico della letteratura per ragazzi! Intervista a Mariagrazia Mazzitelli

Babbani, Cioccorane, dissennatori, mezzosangue, in quali romanzi troviamo queste parole? Nella saga di Harry Potter naturalmente. Sono passati vent’anni dall’uscita del primo libro di J.K. Rowling ma il successo del piccolo maghetto non accenna a diminuire. Qual è il suo segreto? Lo abbiamo chiesto a Mariagrazia Mazzitelli, direttore editoriale di Salani, editore per l’Italia della saga.

Come arriva la Salani a comprare i diritti del libro? Che cosa ci ha visto di interessante?

Dobbiamo tornare indietro nel tempo al 1997. Salani continuava a ristampare Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare di Sepulvedaa testimonianza della determinazione della nostra casa editrice a credere che un libro per ragazzi di valore è un libro per tutti, senza limiti di età. Harry Potter e la pietra filosofale arrivò attraverso la nostra scout inglese e il nostro ufficio diritti, con la segnalazione di “romanzo di qualità di un’esordiente”, pubblicato da Bloomsbury

Fummo consigliati di guardarlo abbastanza in fretta. Lo lessero Luigi Spagnol e Donatella Ziliotto. Era in effetti un libro di qualità: la cosa che colpiva di più era la costruzione fantastica, l’inesauribile moltiplicarsi delle invenzioni, una fantasia senza limiti. Facemmo una sorta di riunione in redazione, in cui decidemmo che, considerata la qualità della produzione Salani, dovevamo fare un’offerta anche per questo, non poteva mancare nel nostro catalogo. Tutto qui. Non c’erano altre notizie sul libro e sull’autrice, non era ancora niente, neanche un caso. Dall’Inghilterra sapevamo solo che era stato proposto anche ad altre case editrici italiane e che, forse, ci sarebbero state altre offerte. Luigi diede la svolta, offrendo una cifra alta per i primi due libri della serie, un two books deal. Un’offerta con un anticipo da libro per adulti, per intenderci, allora che il mercato dei libri per ragazzi aveva parametri più bassi. L’offerta fu accettata, nell’ottobre del 1997 avevamo il contratto. Pensammo quindi di pubblicare la nostra edizione nel maggio del 1998; affidammo la traduzione a Marina Astrologo, e le illustrazioni a Serena Riglietti. Preparammo un dépliant per la riunione cedola estiva, abbastanza di impatto con lo slogan “Il debutto di un nuovo Roald Dahl”, e che, evidenziato in un punto, riportava come temi di fondo: “La fragilità dei rapporti umani, le relazioni di potere tra adulti e bambini, l’abuso di potere da parte di chi lo possiede”. Rileggendo questo brano a distanza di anni, be’ un po’ di intuito l’abbiamo proprio avuto.

Quando avete acquisito i primi due libri, sapevate che facevano parte di un progetto più ampio?

Sì, ma non sapevamo come la storia si sarebbe evoluta, come certe caratteristiche dei personaggi sarebbero state importanti e funzionali per l’intera vicenda. Per molti aspetti navigavamo a vista affidandoci esclusivamente sulla nostra lunga esperienza e professionalità nel settore di libri per ragazzi. Le racconto una curiosità: quando abbiamo pubblicato la nostra prima edizione, Harry Potter in copertina non portava gli occhiali e il nome dell’autrice era scritto per esteso. Ricevemmo a distanza di mesi una lettera di protesta dall’agente, con la richiesta di modificare entrambe le cose in una ristampa. Ma chi avrebbe mai potuto prestare tanta attenzione agli occhiali e chi sapeva che l’indicazione del contratto con le iniziali al posto del nome per esteso rispondeva a una scelta precisa dell’autrice, nel ricordo di A.A. Milne, e forse del fatto che era meglio non identificare il sesso dell’autore, nel caso di un’esordiente? Noi pensammo solo a una affrettata scrittura del contratto.

Alla luce di tutto ciò come è stata affrontata la traduzione e di seguito l’editing dei testi?

Dal punto di vista della traduzione, è stato un lavoro molto impegnativo (abbiamo dovuto inventare tutti i nomi), un lavoro collegiale, molto divertente; sono nostre creazioni parole come: i Babbani, le Cioccorane, le Caramelle Tuttigusti +uno. In Harry Potter i nomi di persone o di luoghi contengono quasi sempre un’allusione, una parodia, un gioco di parole. Molto spesso è stata mantenuta la forma inglese, perché più evocativa e immediata, altre volte si è scelta una traduzione che ricalcasse il significato dell’originale o privilegiasse l’assonanza, altre ancora un’interpretazione che rendesse la suggestione comica o fiabesca o quotidiana del contesto. Ma solo dopo l’uscita di tutti e sette i volumi abbiamo pensato di rimettere mano all’intero corpo del testo cercando di dare maggior voce al romanzo originale. Le prime traduzioni seguivano esclusivamente il testo in questione, non avevamo la possibilità di capire che cosa sarebbe accaduto dopo, questo ha comportato un lavoro maniacale sul libro in uscita, mentre l’aspetto corale non veniva toccato e soprattutto non era possibile mettere nella giusta prospettiva l’evoluzione di tutti i personaggi. Stefano Bartezzaghi insieme a un team molto competente e preparato sul mondo di Harry Potter ha rimesso mano a tutto ciò, soffermandosi su ogni singola parola, cercando di capire se mantenere il nome dato da noi, utilizzare la parola originale, oppure cercarne una nuova, alla luce di tutto ciò che ormai sapevamo sulla saga e su ciascun personaggio. È stato un lavoro enorme e di grossa responsabilità, ma crediamo di avere centrato l’obiettivo finale: quello di dare ancora più spessore all’intera vicenda e ai suoi protagonisti, come era nelle intenzioni dei testi originali.

Alle case editrici non capita tutti i giorni di imbattersi in un libro che entrerà negli annali dell’editoria, oltre a diventare un classico della letteratura. Come definisce questo successo?

Magico? Sicuramente unico in questa vicenda editoriale è il rapporto creatosi con gli agenti Mr Christopher Little prima e con Neil Blair dopo e con le persone che hanno lavorato e lavorano con loro, e anche quel comitato di editori europei di Harry Potter che due volte l’anno si sono incontrati  per parlare e per scambiarsi idee sulle situazioni delle vendite e della promozione nei vari paesi.

Poi bisogna credere nella qualità e avere fortuna. Non trovo altre parole, non ci sono stati altri segreti. 70% di fortuna avrebbe detto Mario Spagnol, sulla base della sua ricetta di editoria, 10% di intuito (il restante 20% 10 umiltà, 10 curiosità, ma non in questo caso). In questa vicenda fortunata, ho solo il rammarico che lui non abbia fatto in tempo a vivere con noi questo successo.

Quando avete capito che Harry Potter sarebbe diventato un fenomeno di livello mondiale e che anche in Italia avrebbe fatto impazzire milioni di ragazzi?

L’8 luglio del 1999 esce in Inghilterra il terzo volume Harry Potter e il prigioniero di Azkaban; La rivista americana “Time” dedica la copertina a Harry Potter, i cui primi due volumi sono già usciti sul mercato americano in tempi molto ravvicinati. È la consacrazione. Dilaga la Harrypottermania nel mondo. E anche da noi il decollo è immediato, la nostra azione di promozione è sicuramente facilitata, sostenuta dall’impegno di tutti: il 22 ottobre del 1999 esce il secondo volume Harry Potter e lacamera dei segreti, con una tiratura di 21.000 copie ed è subito richiesta una ristampa del primo volume. Il resto è storia.

Quali potrebbero essere le ragioni di un così enorme successo che non accenna a diminuire?

Harry Potter ha intercettato lo spirito di quel tempo, ha segnato un’epoca e una generazione, ormai chiamata appunto “generazione Harry Potter”. Ma poi è andato oltre ridefinendo i canoni di ciò che i ragazzi ricercano in generale nelle loro letture: uno specchio della loro vita, una lettura che sia alla loro altezza e storie appassionanti. Harry Potter è questo.

Chi è la signora Rowling?

Joanne Kathleen Rowling, J.K. Rowling sulle copertine, ormai, come tutti sanno, è più ricca della regina d’Inghilterra. Una donna particolare, dotata di una logica ferrea e di una visione morale della vita, che in un’ansa del suo straordinario cervello (“La sua immaginazione,” dice Stephen King, “dovrebbe essere assicurata presso i Lloyds di Londra per due o tre miliardi di dollari.” Entertainment Weekly, 11 agosto 2003),sin da bambina, si è abituata a costruire storie e si è raccontata la realtà. Non si possono altrimenti scrivere sette romanzi in cui ogni elemento è così prezioso per l’architettura generale dell’opera.

La case editrice come ha affrontato il successo della saga?

Non sedendosi sulla fortuna. Migliorare sempre la qualità del prodotto attraverso un lavoro costante e continuo.

Harry Potter si può già definire un classico della letteratura per ragazzi?

Sì, sono 20 anni dalla prima uscita e non c’è bambino o ragazzo che non si approcci alla saga. A oggi si può ben dire che Harry Potter è un vero classico della letteratura per ragazzi.

A suo avviso all’orizzonte c’è sentore di qualche manoscritto che potrebbe ricalcare, almeno in parte, il successo del maghetto?

Non si può prevedere. Sicuramente il successo di Harry è stato straordinario e forse per certi aspetti irripetibile. Molto probabilmente noi non lo vedremo.

Che lettori sono i ragazzi?

Non c’è una tipologia di lettore. Ci sono quelli che leggono in maniera bulimica, chi solo per dovere, altri saltuari e solo determinate cose.

Quali sono i criteri, se essi ci sono, per la scelta di un testo per ragazzi?

Bisogna scegliere con gli occhi dei ragazzi, calarsi nei loro panni. Non si può editare un libro per questa fascia di età e pensarlo con la mente di un adulto.

Che cosa vuol dire essere direttore editoriale di una casa editrice per ragazzi?

Vuol dire una grossa, ma bellissima, responsabilità. Di fatto la lettura di un libro può segnare profondamente il modo di essere di un ragazzo anche da adulto. Io ne sono un esempio, se sono quella che sono oggi lo devo anche a un libro che lessi da bambina e che mi segnò molto. Non sempre, poi, i libri più famosi sono quelli che di più influenzeranno le nostre scelte. Ognuno ha il proprio romanzo di riferimento. L’importante è trovarlo. Per chi come noi fa libri per ragazzi la cosa più importante è gettare un seme, poi ognuno raccoglierà quello che maggiormente avrà un senso per lui.

Manola Mendolicchio

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Christmas in Paris!

Christmas in Paris (Pink Magazine Italia) di [Spring, Viola]

Sinossi

Charlotte Blake ha deciso: passerà il Natale a Parigi! Sua zia Georgie ha appena aperto una libreria a Montmartre, così lei non esita nemmeno per un istante a prendere il primo volo diretto in Francia, dove l’aspetta Pierre, il suo grande amore. Troppi chilometri li hanno separati per mesi e mesi, ma ora è giunto il momento di prendere decisioni sul loro futuro insieme. Chiaro, no? Così sembra, almeno fino a quando mette piede sull’aereo che da New York vola verso la capitale francese. Tra le nuvole, dopo qualche turbolenza e un paio di cocktail, Charlotte si ritrova a raccontare la sua vita a un perfetto sconosciuto, che forse non è così tanto sconosciuto come crede…

E se colui che ti fa battere tanto forte il cuore fosse proprio la persona che più al mondo detesti?

Charlotte è una protagonista scoppiettante, crede nell’amore tra lei e il suo ragazzo francese sino a che un affascinante compagno di volo per la Francia non insinua in lei qualche dubbio, per poi ritrovarsi incredibilmente attratta da questo personaggio tanto sfacciato, arrogante, ma che in verità ha un cuore d’oro e vuole veramente il bene di lei. La incoraggia, in un certo senso, nonostante i suoi modi forti, troppo diretti e sinceri. Quello che cerca Charlotte è conforto tra le braccia del suo amore parigino, quando in realtà quelle sono braccia da cui stare ben bene alla larga…

La storia si svolge a Parigi nel periodo più magico dell’anno, ci si ritrova a chiudere gli occhi e a immaginare la Tour Eiffel, le luminarie della città, e tutto ciò che fa da contorno a un amore che vuol sbocciare anche quando i presupposti non sembrano esserci.

Un libro da leggere e assaporare, scritto in maniera fluida e intelligente da una penna delicata che vi farà sognare.

Acquista qui: Viola Spring – Christmas in Paris

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Dalla Francia un assaggio di Alba

Oggi usciamo dai confini italiani e ci addentriamo in quelli francesi. Vi parlo della bottiglia stappata con dei cari amici qualche giorno fa. Il vino in questione è L’Alba dell’azienda vinicola Jean-Louis Tribouley che produce solo vini con certificazione Bio nella zona Latour De France, un piccolo paesino francese vicino ai Pirenei Orientali.

 

Come sempre, prima uno sguardo all’etichetta che è molto semplice, ma rimane impressa nella mente per i suoi colori vivaci.

Ora ci dedichiamo a questo nettare di Bacco. Il colore è intenso e di un bel rosso rubino; i profumi di frutti rossi sono delicati, come le note vegetali. Al palato sprigiona tutta la forza della terra calcarea e argillosa, dal quale proviene e del vigneto i cui ceppi sono cinquantenni. È un vino secco, deciso, dissetante e persistente, che si accompagna molto bene con un piatto di arrosto o del gulasch.

Si consiglia di stappare e lasciarlo decantare così da poterlo assaporare al meglio. Lo consiglio come regalo per chi ama degustare sempre qualcosa di nuovo.

 

Vin de France, 70% carignan, 15% syrah, 15 % grenache, all in ciment tank

 

http://www.bio66.com/fr/annuaire/vins-8/domaine-tribouley-jean-louis-latour-de-france-102.html

E vissero per sempre INFELICI E CONTENTE… Grazie Cinderella!

Cara Cinderella,

alla mia epoca ti chiamavamo Cenerentola… che fa rima con “pentola”, situazione già molto indicativa, ti scrivo questa lettera perché, a nome di tutte le donne, sento il bisogno di “ringraziarti”.
Grazie perché hai fatto sì che delle bambine “predestinate”, in tutto il mondo,  che un tempo costringevano mamme, nonne e zie a leggere e rileggere innumerevoli volte la storia della tua vita, oggi sono donne che cercano compulsivamente “il grande amore”, che spesso alla soglia dei quaranta, aspettano ancora che  il principe azzurro e il suo cavallo bianco bussino alla loro porta, solo che oggi si chiama Mr. Big grazie al significativo apporto di Carrie Bradshaw, e vola a salvare la sua bella a Parigi su un aereo privato. Senza comprendere che il famigerato principe NON ESISTE!!
Grazie per aver reso la professione di psicologo una delle più remunerative e delle più appetibili dei nostri tempi!
Grazie perché hai generato complessi in intere generazioni, perché i capelli della maggior parte delle bambine non erano biondo miele e soffici alla spazzola come i tuoi, ma castani e spesso anche un po’ crespi… e perché difficilmente il numero di scarpe in adolescenza corrispondeva a un 36, ma piuttosto a un 39 e si è diffusa quindi così la frase “piedino di Cenerentola”.
E rimanendo in tema di scarpe… Grazie perché hai generato una sorta di patologia: “compratrice compulsiva di scarpe” di cui sono affette il 90% delle donne. Si perché la colpa di tutto ciò nasce lì nella tua favola, e non come tutti credono dalla povera Carrie, che anche lei vittima di Cinderella Story, investe tutto il suo patrimonio in scarpe, 40.000 dollari per l’esattezza, e accetta la proposta di matrimonio “più romantica del mondo”, proprio perché anche lei Cinderella Addict, in un armadio,  con Mr. Big ,Il principe, inginocchiato e con in mano invece di un anello una Manolo Blahnik! Per poi ritrovarsi dopo due anni su un divano ad affrontare la semplice monotonia della routine del “VISSERO PER SEMPRE FELICI E CONTENTI!”
Grazie perché hai diffuso la balzana idea che la mattina ci si debba svegliare canticchiando, quando l’unica cosa che la maggioranza delle donne hanno voglia di ascoltare fino al secondo caffè della giornata è solo un profondo ed inestimabile SILENZIO!!

Per concludere ti vorrei ringraziare per aver reso i nostri sogni desideri di felicità che altro non è che felicità irrealizzabile o fittizia!

Ed è così che le Cinderella Addict vissero per sempre INFELICI E CONTENTE!