African Trade Beads

Quella delle perle di vetro è una storia lunga ma soprattutto una storia antichissima che inizia circa millecinquecento anni prima di Cristo in Mesopotamia per giungere, nel corso dei secoli, fino a Venezia.

È la storia della lavorazione del vetro colorato e decorato con piccoli disegni che, nel periodo alessandrino, conobbe un periodo di grande fama durante il quale si produsse anche del vasellame che era considerato talmente prezioso da essere adoperato nei templi.

Nel 61 a.C. giunsero fino a Roma dei vasi in “murrha” che furono posti nel tempio di Giove; questi vasi vetrosi avevano oltre alla caratteristica decorazione di colore stratificato, anche la caratteristica di emanare un gradevole odore perché erano adoperati per contenere essenze   profumate, da qui l’origine del nome vasi di Murrha dal latino Mirra che significa, appunto, profumo.

Plinio il vecchio nel suo libro Naturalis Historia parla di questi vetri chiamandoli, per primo, “vasa murrhina”.

Nel Medioevo la produzione di questi particolari vetri fu dimenticata, bisognerà aspettare il XIII/XIV  secolo e i maestri vetrai di Venezia, per ritrovare una produzione di vetri che, ispirata a questi antichi monili e vasi, darà vita a quelle perle di vetro che oggi chiamiamo murrine.

I maestri veneziani usando dei crogioli contenenti del vetro fluido, ognuno di diverso colore, realizzavano, con una tecnica ingegnosa, dei cilindri di vetro a più strati, prelevando dai vari crogioli, con una bastone di ferro caldo, il vetro colorato ancora morbido, con il quale, formavano un cilindro di peso e spessore variabile. Con questa lavorazione ottenevano le cosiddette “canne” che servivano per produrre le perle di vetro.

Nel corso del tempo crearono perle veneziane di tre tipi: di conteria, a rosetta o a lume.

Le perle di conteria, risalenti al XIV secolo, sono monocrome, molto piccole e la loro lavorazione è fatta con sottili canne vitree forate; queste perline erano utilizzate anche per ricamare tessuti preziosi sia per abiti che destinati ad altri usi.

Le perle rosetta, inventate nel XV secolo da Marietta Barovier, figlia di Angelo, una delle più famose famiglie di vetrai muranesi, erano prodotte con canne forate e composte da più strati policromi, possiamo considerarle le prime vere e proprie murrine. Per ottenere i disegni nel vetro ancora morbido queste canne venivano inserite in un cilindro verticale nel quale veniva impressa la decorazione desiderata, il vetro era ripassato in uno o più strati di altri colori.

Le perle a lume invece sono una produzione del seicento, realizzate con una canna non forata, riscaldata a fiamma (a lume) e poi colata su un filo metallico tenuto, a mano, in costante rotazione durante la quale, si potevano aggiungere infinite varianti di effetti e colore.

Queste perle colorate erano molto amate da vari popoli e se esploratori, mercanti e missionari ne portavano con se delle quantità per offrirle in dono, ben presto capirono che potevano usarle come merce di scambio per attraversare i vari territori o per scambiarle con prodotti locali anche preziosi.

In Africa, per esempio, venivano scambiate con avorio, oro, pietre preziose e perfino con gli schiavi. I popoli africani amavano talmente queste perle colorate che i capi tribù si ornavano il corpo con le rosette veneziane, le quali, divennero il simbolo del loro prestigio, tanto preziose che il loro uso era concesso, solo in alcune particolari occasioni, alle loro mogli.

In Ghana alcune etnie di stampo matriarcale, usavano le perle multicolori per i cosiddetti riti di iniziazione delle fanciulle che passavano allo stato di donne pronte per il matrimonio; il corpo di queste ragazze era ornato interamente con chili e chili di perline di vetro colorate. Queste perle  di vetro divennero la dote preziosa di ogni donna, si ereditavano da madre a figlia, e rappresentavano un vero e proprio tesoro.

Inoltre, a ogni tipo di perla e a ogni colore era dato un significato magico: le perle blu erano simbolo di tenerezza e affetto, le gialle di maturità e prosperità, le rosse di passioni intense nel bene e nel male e così via.

Ovviamente avevano anche la funzione di amuleti per proteggere dalle malattie, per curarle, per favorire la gestazione e ovviamente, per proteggere dal malocchio. Nessuna donna in gravidanza andava in giro senza le sue collane, vi erano collane per i bambini, per le ragazze, per i giovani, per i guerrieri, per le persone ammalate, per i vecchi.

Questi alcuni dei motivi per cui furono dette perle africane o anche “African trade beads”.

In realtà dal XV secolo in poi il mercato dello scambio di merci con le perle di vetro ha avuto una platea decisamente mondiale, dagli indiani d’America, all’estremo oriente, nel corso dei secoli merci preziose furono scambiate con queste perle fino a un punto tale che i maestri veneziani arrivarono a creare più di 100 mila tipi di perline. Nel XVIII secolo le vetrerie di Murano giunsero a sfornare diciannovemila chili di perle a settimana, quasi tutte destinate al mercato estero.

Ovviamente, ci furono anche dei veri e propri tentativi di imitazione delle perle veneziane e in vari paesi europei, fra i quali, Inghilterra, Francia, Belgio, Moravia e Boemia, si produssero centinaia di chili di perle di vetro, che non eguagliarono mai la qualità di quelle veneziane. Oggi sono prodotte oltre che in Europa anche in Cina.

Le antiche perle di vetro sono oggetto di un prezioso collezionismo, quelle più antiche hanno la base colorata, mentre quelle con il fondo nero furono prodotte soltanto dal XIX secolo in poi.

Spesso si trovano collane di perle di vetro mescolate con pezzi di corniola, di ambra, con conchiglie e più raramente con altre pietre.

Sul mercato i monili di perle di vetro si trovano da tutti i prezzi ma quelle realmente antiche sono molto costose, pertanto, se vi chiedono poche decine di euro diffidate della loro autenticità e come sempre, per essere sicuri di fare buoni acquisti, rivolgetevi a persone di vostra fiducia e di provata competenza.

Angela Arcuri

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