Da Bohemian Rhapsody non si esce indenni!

Abbiamo già parlato del film evento dell’anno, Bohemian Rhapsody, ma non potevano non darvi un’ulteriore punto di vista. 

Ha ragione la mia amica Luciana: dalla visione in sala di Bohemian Rhapsody non si esce indenni! La sceneggiatura è piena di licenze temporali e narrative: avvenimenti realmente accaduti ma in modo diverso oppure prima o dopo rispetto alla loro collocazione temporale nel film. La comunicazione al gruppo della malattia di Freddie nel film è anticipata di due anni; oppure l’arrivo nel gruppo di John Deacon è anticipato di un anno. Evidentemente, una volta deciso che il film sarebbe finito con la riproposizione (non integrale) della performance dei Queen al Live Aid del luglio 1985, sono state fatte delle scelte con la consapevolezza di non poter omettere di parlare dell’AIDS di Freddie e per ciò di dover interpolare i fatti. Il rimescolamento temporale risulta però efficace finendo per conferire corpo alla narrazione che scorre con i medesimi ritmi del brano che dà il titolo al film: una rapsodia. Una forma musicale innovativa per il rock-pop nel 1975, quando Freddie Mercury e i Queen crearono il brano esattamente come si narra nel film, quando tutto o quasi nel rock era innovazione, sperimentazione; tanto che quel movimento, in cui i Queen sono in ottima compagnia, è passato alla storia non a caso come progressive-rock.

La sceneggiatura di Anthony McCarten, la regia di Bryan Singer (e Dexter Fletcher: non dichiarata), il magistrale montaggio di John Ottmann, la sapiente articolazione della colonna sonora ovviamente costruita esclusivamente con brani dei Queen, tutto questo ha reso il film ‘potente’. E non ne sono rimasto immune. Ho riconosciuto dalle prime note “Who Wants To Live Forever”; ma ascoltarla associata al momento della conoscenza da parte di Freddie della diagnosi infausta mentre la mia memoria aveva già evocato le immagini di “Highlander” e perciò intuire il senso della scelta, è stato un attimo: l’immortalità di Freddie Mercury scorreva davanti ai miei occhi. L’emozione prorompente mi ha velato d’umido lo sguardo. Lo stesso velo umido ch’è apparso nel rivivere quel vero e proprio rito dionisiaco ch’è stata la performance dei Queen al Live AID di Wembley del 1985 e che chiude il film. E sono rimasto lì, durante lo scorrere dei titoli di coda, sperando di vederlo saltar fuori dallo schermo e chiamare: “Eeeeeooh!”. Poi si sono accese le luci della sala.

Un’attenzione particolare merita il protagonista, Rami Malek. È intuibile il profondo lavoro di studio e d’immedesimazione anche emotiva nel personaggio. Così il protagonista è al centro e domina tutte le scene del film com’è avvenuto nella realtà. Il lavoro di preparazione e la qualità della performance sono senz’altro paragonabile al miglior Robert De Niro in Toro Scatenato.  Peccato per il trucco: la protesi dentaria avrebbe potuto essere meno protagonista, tanto da assumere a volte un ruolo nel ruolo.

Qualcuno ritiene che il film manchi di originalità, che sia l’ennesima riproduzione di un cliché nel genere cinematografico biopic: “L’infanzia modesta, il trauma fondante, l’ascensione con prezzo annesso da pagare quasi sempre con una tossicodipendenza, la caduta, la redenzione a cui segue qualche volta la malattia e la morte. Insomma visto uno, visti tutti.” (Grazia Gandolfi su MyMovies.it). Da un lato è difficile essere ‘originali’ nella narrazione di una vita già assai originale da sé. D’altro canto non trovo nulla di male in questo c.d. clichè, perché è una struttura esistenziale da sempre presente nella vita quotidiana di ognuno di noi e fatta propria già dalla tragedia greca di Euripide. È la struttura fondante del mito. Perciò non mi meraviglia né m’infastidisce che venga riproposta dalla settima arte e non solo nel genere ‘biopic’. Significa che ce n’è l’esigenza e credo che non sia mai sufficiente offrire stimoli, chiavi di riflessione esistenziale; meglio ancora se attraverso le storie di personaggi reali perché ci consente di sentire il mito vicino e possibile.

Bohemian Rhapsody ricostruisce la storia di un mito della mia generazione e lo consegna a quelle a venire: chi non ha avuto la fortuna di vivere i Queen e quegli anni di fermento creativo, vedendo il film non potrà non aver voglia di conoscere, di capire e magari lasciarsi contaminare.

Francesco Topi

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10 film natalizi (+1) per arrivare alla Vigilia belle cariche

Che siano d’amore, comici, o strappalacrime, ci sono dei cult movie che esattamente come l’albero e il presepe, fanno ormai parte della tradizione e se vogliamo stimolare uno spirito natalizio anche nel più Scrooge degli animi.

Niente paura, ce n’è per tutti i gusti.

  1. Piccole donne (versione del 1994)

Dal romanzo di formazione di Louisa May Alcott al grande schermo, la narrazione segue le vite delle sorelle March, che da ragazzine, appunto, crescono fino a diventare giovani donne. Essendo una storia spalmata su più anni, le vicende si svolgono in più stagioni, ma gli eventi più marcanti e toccanti cadono quasi sempre durante le loro festività natalizie, e ciò fa di Piccole donne, una delle tradizioni intramontabili dell’Advent calendar cinematografico. Tanto amore, tanta famiglia, tanta amicizia e tante lacrime. Prendete i pop-corn e la coperta per scoprire se siete più Meg, più Jo (io sono Jo), più Beth o più Amy.

  1. Il diario di Bridget Jones

Perfetto per una serata natalizia tra amiche durante la quale mandare al diavolo diete e regimi depurativi per festeggiare alla grande come Bridget. La single più imperfetta e pasticciona di sempre ci trascinerà nel suo vortice di feste natalizie durante le quali non si risparmia figure pessime al limite dell’imbarazzante. E poi ci sono Hugh Grant e Colin Firth… devo aggiungere altro?

  1. Love Actually

Colonna sonora stre-pi-to-sa. Commedia super-romantica che intreccia le storie d’amore e di guai di 5 coppie/single sullo sfondo di una Londra che più natalizia non si può. È sicuramente passato alla storia per una delle dichiarazioni d’amore più romantiche della storia del cinema, quindi… perfetto per sognare con gli occhi a cuoricino, abbracciati sul divano, bevendo cioccolata calda.

  1. L’amore non va in vacanza

E continuiamo alla grandissima con le rom-com! Qui abbiamo un’algida Cameron Diaz che scambia la sua villa di Los Angeles con il cottage nella campagna inglese di Kate Winslet, gattara dal cuore infranto. Natale nella neve per una e Natale al sole dalla California per l’altra, le due ragazze si scambieranno la vita per 10 giorni magici, che stravolgeranno il loro (e nostro) cuore. A mio parere, una delle commedie natalizie più riuscite degli ultimi tempi.

  1. Edward mani di forbice

Vintage anni ’90 con un indimenticabile Johnny Depp e una giovanissima Wynona Ryder, favola che alterna buio e colori supersaturi. Edward è un moderno Pinocchio, “figlio” di un inventore che muore prima di potergli costruire le mani, lasciandolo così con dieci lame al posto delle dita (e un biscottino di pastafrolla al posto del cuore). L’outsider puro di cuore e la bella della città. Una poesia d’amore, una dedica eterna, una ninna nanna, Edward Mani di forbice è quel film che tutti nella vita dovrebbero vedere. E rivedere.

  1. O.S. fantasmi

È il retelling in salsa anni ’80 del Canto di Natale di Dickens, impregnato della comicità di Bill Murray. E siccome ogni Natale, la tradizione del Christmas Carol va onorata, questa versione la stra-consiglio.

  1. Mamma ho perso l’aereo

Che ve lo dico a fa’?!

Ok, questo punto in realtà vale doppio, perché non si può guardare Mamma ho perso l’aereosenza Mamma ho riperso l’aereo, mi sono smarrito a New York. Perché tutti, guardandolo, ci siamo sentiti un po’ Kevin!

  1. Un amore tutto suo

E rieccoci con le rom-com, questa è particolarmente dolce e tenere, con Sandra Bullock bigliettaia della metro, innamorata persa di un cliente abituale del quale non sa neanche il nome (il Sandy Cohen di O.C.). Da Miss Nessuno si ritrova sua fidanzata da un giorno all’altro, dopo avergli salvato la vita da un incidente mortale. E il Natale di Sandra, non sarà più lo stesso.

  1. Scrivimi fermo posta

Questa è una autentica chicca. Alzi la mano che ha visto C’è posta per te con Meg Ryan e Tom Hanks! Ora alzi la mano chi sapeva che è un remake!… Nessuno? Immaginavo. Il film originale è del 1940 e si chiama proprio Scrivimi fermo posta, in inglese The shop around the corner.

Questa è la trama: Alfred e Klara, due commessi di Budapest che lavorano nello stesso negozio di articoli da regalo, corrispondono per lettera ignorando l’uno l’identità dell’altro: mentre per lettera hanno iniziato una romantica relazione epistolare che li ha portati a innamorarsi, nella realtà si detestano. La vicendevole antipatia cresce a mano a mano che aumenta la loro relazione epistolare. A fare da cornice alla storia, anche qui, è il Natale.

  1. Vacanze di Natale ‘95

Che top 10 sarebbe senza neanche uno dei cinepanettoni storici? Che piacciano o non piacciano, è innegabile che abbiano segnato un’era e a mio parere, questo rappresenta l’apice del duo Boldi-De Sica. Boldi porta in vacanza ad Aspen la figlia quindicenne innamorata di Luke Perry, De Sica invece è un giocatore d’azzardo sfortunatissimo, che dopo essere stato ripulito al tavolo da poker, deve scegliere se pagare il debito o “cedere” la sua bellissima moglie per una notte con l’avversario.

Equivoci, scambi di persona, qui pro quo, do ut des… chi più ne ha più ne metta.

E se questi dieci film non vi sono bastati, avremo sempre la certezza che la notte della vigilia, in tv passerà Una poltrona per due.