Il prezzo delle ali di Palma Gallana

IL PREZZO DELLE ALI, UN ROMANZO CHE TUTTE LE DONNE DOVREBBERO TENERE SUL PROPRIO COMODINO

Secondo i dati Istat relativi al 2014, in Italia 6 milioni 788 mila donne hanno subito nel corso della propria vita una violenza fisica o sessuale: quasi una donna su tre (31,5% delle donne). Solo il 12% di queste donne ha avuto la forza di denunciare la violenza.

Ilaria B. la protagonista di Il prezzo delle ali, scritto da Palma Gallana (La Ruota Edizioni), è una di queste. Maltrattata per anni dal suo compagno, Ilaria B. trova il coraggio di dire basta e denuncia il suo amore malato. Questo ritorno alla vita lo deve a lei e alle sue due figlie. Perché, come le dice una sua amica: “Proteggiti per proteggere”. Questa frase diventerà un mantra che porterà Ilaria fuori dal buco nero.

 Chi rappresenta Ilaria B.?

Rappresenta tutte le donne di qualunque estrazione esse siano. Nessuna può ritenersi fuori pericolo. In tempi nemmeno troppo lontani si pensava che solo in determinati contesti potessero nascere e prosperare le violenze domestiche. Non è più così. Le violenze sono sempre frutto di un amore, e questo non è mai un sentimento razionale ma si basa sulla passione, sull’irrazionale, sul vivere il momento senza pensare al domani. L’amore non ha vincoli economici, sociali, culturali. Ecco perché anche le donne culturalmente, socialmente e anche economicamente più elevate non sono immuni dalla violenza. Ilaria B. fa parte di questa categoria: lei è indipendente da ogni punto di vista, è laureata, ha un lavoro e una casa. Razionalmente capisce che cosa sta accadendo, ma il suo cuore si rifiuta di appoggiare la ragione. La giustificazione per ogni violenza subita è sempre pronta.

Come è possibile che una donna con il bagaglio di Ilaria non capisca che deve porre la parola fine alla sua storia?

È una donna innamorata e il compagno lo sa molto bene. Qui sta il passaggio successivo. Gli uomini maltrattanti sono dei grandi manipolatori, sanno benissimo dove andare a colpire per creare paura, sottostima, dipendenza. Il maltrattante sfrutta al massimo il punto debole della donna per ottenere ciò che vuole.

Che cosa sono i periodi up and down? Tu nel libro li definisci proprio così.

I maltrattamenti non sono mai reiterati in maniera costante e continua, se così fosse per la donna sarebbe più semplice capire che così non può e non deve vivere e mettere alla porta il proprio maltrattante. Invece la cosa è molto più subdola: gli abusi sono ciclici, a momenti di calma apparente, dove sembra che tutto sia rientrato, si ha quasi l’illusione di avere una vita normale, con un uomo che ti ama e ti rispetta, si alternano momenti in cui basta il più piccolo dei pretesti per scatenare la furia e far ripiombare la donna nel baratro più nero.

Che tipo di amore è quello che vive Ilaria B.?

Sicuramente un amore malato,ma da lei riconosciuto solo a metà. Di fatto dopo le botte c’è sempre una riconciliazione, un chiedere scusa, un dire non accadrà più. Dopo le botte c’è la passione, l’amore, lo stare insieme. Ilaria B. accetta per tutto quello che c’è dopo le botte. Pensa che in fondo va bene così, l’importante sono quei momenti; le botte, le umiliazioni fanno parte del pacchetto, ma si possono sopportare se poi lui vuole solo lei.

Eppure Ilaria B. capisce quando sta per accadere qualcosa, sente che l’idillio sta per interrompersi.

Qui sta il maltrattamento psicologico. La donna è sempre all’erta, inconsciamente sa che prima o poi l’incantesimo si spezzerà, non sa che cosa lo spezzerà, ecco quindi la costante insicurezza e la paura di fare o dire qualcosa di sbagliato.

Quanto incide il retaggio familiare.

Noi siamo un gomitolo, dalla sala parto in poi iniziamo a vivere, e cominciamo ad assorbire e a tessere il nostro filo. Attraverso diversi studi e ricerche si è arrivati alla conclusione che la maggior parte delle donne maltrattate, nella loro infanzia adolescenza, ha assistito a maltrattamenti (la cosiddetta violenza assistita), se non addirittura averli subiti loro stesse. Dunque queste donne conoscono solo questo tipo di rapporto uomo/donna, questo tipo di amore e nella loro vita saranno più soggette a cadere nella trappola di uomini manipolatori e a credere che sia tutto normale.

A un certo punto Ilaria capisce che così non si può andare avanti; si rivolge, sollecitata e incalzata, a un centro antiviolenza; ma nel momento stesso in cui telefona si è già pentita.

Ilaria B. fa già un grosso passo avanti rispetto a molte altre donne. Chi chiama i centri antiviolenza in autonomia è già in grado di capire che la situazione ha raggiunto il punto del non ritorno. Di solito, purtroppo, le donne giungono ai centri direttamente dalle questure o peggio ancora dai pronto soccorso degli ospedali. Arrivate ai centri iniziano le grandi paure. Ce ne sono milioni, ma per chi ha figli quella peggiore è la possibilità di perderli. La donna quando denuncia ciò che ha subito vorrebbe già ritrattare; l’idea di essere reputata una cattiva madre, una donna labile, debole, non in grado di non far subire determinate cose la distrugge e la porta a credere che il suo bene più prezioso le verrà portato via. Qui i centri fanno un grande lavoro – le équipe sono formate da avvocati, assistenti sociali, psicologi, medici, nulla è lasciato al caso – per far capire che le cose si muovono in modo diverso e che solo ora la donna potrà iniziare a vivere ancora senza aver più paura per sé e per i propri figli.

Ilaria B. ce la fa. Il finale è positivo. Dalle violenze, dunque, si può uscire.

Si può e si deve uscire per noi stesse e per chi ci vive accanto. Il mantra di Ilaria B. è: proteggiti per proteggere. Questo è il messaggio che tutte le donne che subiscono violenza dovrebbero avere ben presente e dovrebbero sentirselo ripetere da ogni persona che entra in contatto con la loro vicenda. La vergogna, l’apparente inadeguatezza, il sentirsi sporca e fuori posto, sono tutte sensazioni che non hanno ragione d’essere. La donna ha il diritto di essere rispettata e accettata per quello che è: una persona. Ilaria B. sa di aver gettato in piazza tutte le sue vicende personali, ma per lei non è più motivo di vergogna, perché non è lei che deve vergognarsi, ma colui che le ha imposto quella vita.

Perché hai voluto scrivere di questo tema? Le cronache non ne parlano già abbastanza?

Il romanzo trae ispirazione da ciò che ho vissuto io. Mi ha aiutato molto scriverlo, e ho voluto anche dare un messaggio positivo. Dalle violenze si può uscire. Costa fatica, ma solo così ci si libera. Con questo libro faccio cadere un seme, non importa dove, importa che finirà per incoraggiare una donna a denunciare, a ribellarsi, a rinascere.Sono del parere che un romanzo abbia la capacità di mettere in luce tutto ciò che una donna pensa e sente quando vive questi episodi. La cronaca ci racconta fatti già accaduti ed è avulsa da qualsiasi tipo di sentimento ed emozione, come è giusto che sia. Spero solo che questo mio libro possa aiutare altre donne a prendere coscienza di sé, del problema e di quanto valiamo.

Che altro dire? Non chiudiamoci in noi stesse, parliamo, denunciamo. Non siamo noi le sbagliate, le inadeguate. Come tutti abbiamo i pregi e i difetti, accettiamoci per ciò che siamo, e non permettiamo a nessuno di mettere in dubbio la nostra persona. MAI. Lo dobbiamo innanzitutto a noi stesse, ma anche alle donne del domani. PROTEGGIAMOCI PER PROTEGGERE.

Manola Mendolicchio

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